Sai cosa significa essere freelance?

Significa essere libero come l’aria? Significa lavorare quando e come meglio credi? Significa scegliere solo i clienti che pagano con lingotti d’oro e che mandano una email ogni 6 mesi?

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Gli ostacoli da superare per la tua carriera freelance – Condividi questa foto

Già sai che la risposta a queste domande è distante anni luce dal sì. Essere freelance vuol dire fare sacrifici. Ma soprattutto vuol dire definire il tempo e il denaro in modo differente. Molto differente.

Mi spiego meglio. Sei stato abituato a lavorare otto ore al giorno e a definire la produttività in base (esempio) al numero di articoli consegnati. Credi che tutto ciò che si trovi fuori da questo perimetro sia una terribile perdita di tempo.

Ti capisco perfettamente. Durante gli anni scolastici sei stato/a indirizzato/a verso un modello fatto di doveri stabiliti da un programma che (guarda caso) è sempre troppo avanti rispetto alla classe.

O meglio, al classe è indietro rispetto al programma.

Il lavoro dipendente si avvicina alla disciplina scolastica. Hai dei compiti, degli orari. Tutto quello che fai – ogni click, ogni finestra aperta sul browser – deve essere funzionale all’obiettivo.

Ok, sto esagerando. Ma solo per sottolineare che il lavoro freelance si trova all’esatto opposto di questa mentalità schematica e (a mio parere) negativa per la produttività. Ed è tanto negativa quanto difficile da estirpare dalla mentalità, dal ragionamento produttivo.

 

Come ha giustamente sottolineato anche Alessandro Cosimetti, molti freelance si ostinano a lavorare come dei dipendenti. Si ostinano, questo è il mio punto di vista, a rinchiudere le risorse nelle pareti che il lavoro dipendente ha costruito nel tempo. Ti faccio qualche esempio:

  • Se lavori 2 ore ti senti in colpa e se passi 12 ore davanti al pc credi che questa vita sia ingiusta.
  • Passi 5 ore a creare/mandare preventivi e maledici ogni secondo non utilizzato per produrre.
  • Rispondi ai tuoi fan, follower e lettori con gran piacere ma forse dovresti tornare al lavoro.

Questi esempi sono perfetti per spiegare la tua condizione di freelance. Il tempo definito da un inizio e una fine non ha più senso, così come non ha più senso il compito da consegnare in bella copia come unico obiettivo della tua giornata.

Il tempo deve essere tracciato per ottimizzare l’impegno, certo, ma non deve essere utilizzato solo per produrre. Anche il tempo impiegato per aggiornare le proprie conoscenze è speso bene; anche il tempo impiegato per conoscere potenziali clienti è speso bene.

2 ore possono essere più fruttuose di 10 e un pomeriggio trascorso a rispondere ai commenti può darti nuove idee, nuovi spunti per scrivere meglio. E può aiutarti a fare network.

 

Sembra difficile, vero? Per avere un quadro chiaro del mondo freelance devi fare esperienza. Devi avere le basi ma devi anche tuffarti in questo mondo, devi viverlo e devi sporcarti le mani. E devi capire che non puoi pensare come un lavoratore dipendente quando sei freelance.

Giusto?

12 COMMENTI

  1. Però sono in molti a credere che frequentare i social media e leggere altri blog e tenerne uno sia solo un passatempo, quando invece è formazione e network.

  2. “Non c’è trappola più mortale di quella che prepariamo con le nostre stesse mani”
    Raymond Chandler, Il lungo addio
    E’ proprio così, rispettare rigidamente vecchi schemi mentali può essere la causa del nostro fallimento.

  3. Da freelance diventi schiavo di te stesso, o meglio, dei committenti e di come, quando, perché e se ti pagano. Non ci sono più orari, weekend, feste comandate. E peggio ancora se il tuo hobby ed il tuo lavoro coincidono.
    La frontiera verso il workhaolism è labile, una volta perché si diventava schiavi dell’impegno costante, ora per fare la spesa al supermercato e sopravvivere.

  4. L’unica cosa che mi frena? I clienti che rimandano di continuo i pagamenti, e quelli che dicono “E per gestire una pagina Facebook dovrei pure pagarti?”
    Per il resto, finalmente faccio quello che mi piace.

    • Cara Marzia,

      Questo è un freno che affligge un po’ tutti noi. Devi avere polso, far firmare contratti e lavorare molto sul tuo brand.

      Hai un blog?

  5. Io ogni mattina torno qui su questo blog e so che il tempo speso a leggere e scrivere il commento è speso bene.
    Le mie giornate non so mai a che ora termineranno nonostante io sia molto organizzata ma da freelance gli imprevisti sono all’ordine del giorno.
    Punto la sveglia presto e mi do da fare. Ci sono giorni interminabili in cui arrivo alle 18 di sera e ancora ho da lavorare altre 4 ore e altri dove alle 14 ho la possibilità di dedicarmi a 4 chiacchiere on-line, a guardare un po’ di tele o altro.
    Cerco di canalizzare le energie in ciò che può far bene a me e al mio brand senza escludere la chiamata di piacere o il networking.
    Ho abbandonato il cartellino ormai da anni e non me ne pento ma non perchè così posso cazzeggiare tutto il giorno, anzi. Solo perchè posso organizzare il mio tempo al di fuori di uno schema prestabilito da qualcun altro.
    Poi esistono le scadenze e le rispetto sempre (sono una precisina quasi maniacale in questo) ma rispetto i miei tempi.
    Quindi non posso che concordare con te Riccardo e aggiungo che grazie anche al networking e alla rete di contatti sviluppata on-line ora ho la possibilità di seguire nuovi progetti e di collaborare con professionisti di rilievo.
    Ho addirittura potuto iniziare a scrivere #guestpost ed era un mio sogno nel cassetto. Ecco, diversamente non l’avrei potuto fare.

  6. Grazie Riccardo per aver ripreso il mio tweet. Aggiungo anche che molti freelance a priori escludono l’idea di creare – parallelamente alle consulenze – qualcosa di proprio (o in partnership). E questo credo sia dovuto proprio all’approccio tipico da dipendente, anche senza esserlo.

    L’attività di consulente non deve escludere le altre.

      • Bella domanda, non è facile quantificare … tra sito, blog, social, letture e formazione almeno un terzo del tempo. Per tanti anni davo sempre la precedenza alle richieste dei clienti e questo è stato un errore. Ad esempio ho (quasi) sempre lavorato nel fine settimana ma adesso mi impongo di fare solo cose mie. E tu?

  7. Io non ho scelto di essere freelance, ma lo sono diventata…la condizione mi piace, non lo nego, faccio anche diverse cose nella stessa giornata ed evito di annoiarmi. Anche io però ho poco tempo da dedicare al mio brand, al mio blog e alle mie cose, che potrebbero incrementare anche il mio lavoro 🙁 Sono forse troppo concentrata sui clienti?

  8. Io sono freelance e sono incazzata nera. Ho provato con piccoli clienti e ho capito che sono dispersivi e pagano, quando pagano, molto poco. I grandi clienti ti cannibalizzano stracciando la possibilità di non essere monocliente perché non hai più una vita tua. L’estate scorsa avevo un ingaggio per seguire due progetti che mi avrebbero dovuto fruttare 12000 euro circa. L’unica pesante condizione era essere presente e raggiungibile in caso di richieste. Purtroppo man mano che passavano le settimane mi sono resa conto di essere in trappola. Le date sono slittate, l’estate stava finendo e il budget a consuntivo per il numero di prestazioni realmente effettuate si è ridotto e 3500 euro. Questo è il rapporto di lavoro che piace oggi. Ti pago a pezzo, ma tu devi essere lì disponibile ai miei comodi finchè lo dico io. Sì perché il grande cliente si sente in diritto di mandarti una email alle 7 di sera di venerdì scrivendoti che c’è una urgenza per lunedì mattina -byebye- e agisce con te come se tu fossi un collega nella stanza accanto, pensando che invece che in una riunione o a colloquio con un altro potenziale cliente (per non rimanere monocliente) tu sia lì seduto davanti al monitor in attesa dei suoi deliri. Il cliente grosso che diventa monocliente dopo averti cannibalizzato e reso isterico ti lascia dall’oggi al domani perché cambia il managemenet o per mille altre ragioni, ti dice che ci sono problemi organizzativi per quell’anno, sentiamoci più in là, più in là diventa sempre più in là e tu ti ritrovi a fine anno che non hai lavorato. Ma intanto l’inps, il commercilista, le bollette, quelli li hai dovuti pagare tutti.
    Essere freelance non è riuscire a gestire il proprio lavoro conciliando autoformazione. famiglia, autopromozione. Sono stata in azienda, ero dipendente e so di cosa parlo.

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