Portare le proprie passioni online è facile.

Sei un cuoco? Scrivi un articolo dedicato al mondo delle pastiere e sei al settimo cielo. Sei un’aspirante stilista? Pubblicare un post con le ultime novità del prêt-à-porter per te è il massimo.

scrivo
Facile scrivere quando puoi immaginare – Fonte

Il problema arriva quando devi lavorare su qualcosa che esca dalla tua comfort zone. Quante volte ho parlato di questa caratteristica che ti consiglia di non scomodare le tue capacità?

Vuoi vivere bene nel tuo recinto? Fai pure, fuori però c’è un mondo che ti aspetta. Continuerai a scriverai come fashion o food blogger ma ci sarà sempre qualche argomento scomodo.

Sempre. Lo eviterai in eterno? O, in modo professionale, lo affronterai e lo consegnerai con la cura che ti contraddistingue? La seconda opzione è quella che i tuoi lettori aspettano, lo sai.

Vuoi sapere qual è la mia ricetta? Immaginare.

Scrivo e immagino

Esatto. Quando scrivo – che sia un argomento piacevole o meno – mi immagino di essere un’altra persona. Un cuoco, un designer, un freelance, un blogger: una persona che cerca un articolo.

scrivere

Immaginare la persona che dovrà usare il post non è facile all’inizio. Devi abbandonare il tuo punto di vista, devi pensare con la testa di un altro individuo. Per questo è importante conoscere il target: per questo è importante studiare il sottobosco fatto di conversazioni sui blog, nei forum e sui social.

Per questo è importante fare comment marketing. Ecco la parte relativa all’osservazione. Poi c’è la tua sensibilità. Una sensibilità che ti permette di mettere da parte la tua personalità e di pensare: “ok, di cosa ha bisogno il lettore oggi?”.

All’inizio sbaglierai. All’inizio cercherai di rimanere nella tua zona comfort, ma non puoi saperlo. Questo è (secondo il mio punto di vista) il tuo destino: provare e riprovare, registrare le reazioni dei lettori e pubblicare di nuovo facendo tesoro degli errori.

Ma per scoprirli li devi prima fare, li devi prima vivere. Non ci sono tempi nel blogging. Mi dispiace. Ma quando esci dai tuoi schemi e affronti argomenti che non fanno parte delle tue passioni il rischio c’è, ma è accettabile.

Accettabile, esatto

Da un lato c’è la possibilità di uscire dalla zona di comfort fondendo scrittura e immaginazione, dall’altra c’è l’immobilismo. Lo scrivere solo per gli argomenti che rientrano nelle tue corde.

seth godin quote
Una delle grandi citazioni di Seth Godin – Fonte

Bada bene: non c’è nulla di male. Un blogger o un webwriter decide di specializzarsi? Perfetto, ben venga. La specializzazione è necessaria, ma rintanarsi nelle mura delle proprie idee e delle proprie convinzioni può chiudere le porte a buone occasioni di crescita (anche economica).

La tua opinione

Ti lascio la mia: non aver paura di osare, di rischiare, di muovere un passo avanti. Studia, informati, trova le soluzioni per migliorare le tue conoscenze dell’argomento e dei lettori. Poi scrivi e sporcati le mani. Come? Ma che domande… sbagliando.

Ora è il tuo turno: riesci ad affrontare argomenti lontani dai tuoi interessi? Riesci a immedesimarti nel lettore e a scrivere contenuti utili e di qualità? Aspetto le tue idee nei commenti.

Fonte immagine

18 COMMENTI

  1. Condivido appieno il tuo pensiero, Riccardo!

    Capire “di cosa ha bisogno il lettore oggi” è fondamentale per riuscire a scrivere un articolo che sia utile e che abbia seguito; riuscire a mettersi nei panni altrui e affrontare l’argomento in modo interessante e completo è complicato, ma non impossibile se si riesce ad uscire dalla comfort zone.

    Osare è la giusta parola d’ordine per riuscire a centrare entrambi gli obiettivi 🙂

  2. Partiamo da un concetto inopinabile: giusto scrivere di ciò che si conosce bene. Questo è ciò che distingue un professionista da un buon dilettante. Il professionista, specializzato in una o più materie, affronta senza problemi le sue competenze, approfondendo dove è il caso e dribblando possibili ostacoli che non porterebbero interesse e curiosità.
    Il vecchio adagio “meglio tacere e fare la figura dello stolto che parlare e confermare l’ipotesi” è giusto e sempre valido. Uno strafalcione espone l’autore ad un rischio tangibile, verificabile da un lettore occasionale o affezionato. Tuttavia è proprio dai punti di vista opposti che si realizzano scambi di opinione, confronti e giusti contrasti: in questo modo abbiamo la possibilità di crescere, di fare nostri concetti ai quali, senza quel confronto, non saremmo arrivati. Se mi interesso di cinema, è facile scrivere di cinema ma non posso farlo tutta la vita: devo leggere, capire cosa c’è in giro, cosa pensa la gente, ascoltare e seguire il trend del momento e, se non capisco quello che trovo, approfondirlo e ne saprò di più in quanto comincerò ad immagazzinare dati ed a farmi un’opinione.
    La curiosità distingue sempre chi ha voglia di crescere da chi si sente a suo agio a casa propria. Sarebbe come dire che io ho una bellissima casa, arredata con gusto e soddisfazione, nella quale accolgo i miei ospiti e mi sento gratificato da questo: giustissimo, ma non per questo devo rinunciare a viaggiare, conoscere il mondo, visitare un paese straniero e parlare con altri popoli che hanno usi, costumi e relazioni completamente diverse da me.
    In conclusione, via libera alla sperimentazione, come dici tu. Del resto, un buon reportage in un luogo mai visto si fa alla fine del viaggio, no?

  3. Quando si entra in una nuova realtà, sia con la scrittura che con un progetto creativo, è naturale che sia necessario conoscerla e approfondire ogni dettaglio.
    Detto questo penso che sia anche più stimolante non chiudersi dentro un settore specifico ma bensì poter spaziare e quindi realizzare progetti diversi, conoscere nuove realtà.
    Anche questo è arricchimento e crescita.
    Io sono per uscire sempre dalla Comfort Zone e in effetti in questo periodo mi sto spingendo molto oltre ma sempre con la consapevolezza che dovrò documentarmi ed essere sul pezzo.
    Quindi per me è sì! Studio, apprendo e mi metto dall’altra parte come se fossi io il fruitore del testo, della campagna, dello spot.
    Ovvio non sempre si fa centro ma sbagliando di impara!

    • Brava Francesca, spingiti oltre sempre, impara sempre nuove cose, ritagliati del tempo per studiare diversi settori, il Direttore Creativo (io adoro chiamarlo Regista) oggi deve sapere tutto in tutti i campi proprio come un Regista che coordina lo sceneggiatore, attori, scenografi e direttori della fotografia, mi capisci? Io ci ho messo 12 anni.

      Costa molta fatica ed esperienza ma quando avrai in pugno la situazione, non ti fermerà più nulla. Ho avuto la fortuna di addentrarmi in vari settori nel tempo facendo corsi anche e (spesso dopo 10 ore di lavoro), oggi posso tranquillamente dire che la mia comfort zone è il web design, marketing, grafica, fotografia, seo ecc…

      ah una cosa che non so fare troppo bene, il web writer ma per questo settore conosco molta gente in gamba 🙂

      • Grazie Ciro!
        Penso ormai di sapere quale sia il mio core business ma sto sperimentando e penso che non finirò mai di farlo.
        La curiosità e la passione mi spingono sempre oltre 🙂
        Ovvio che lì dove non sono particolarmente “skillata” ho dei validi collaboratori che mi supportano.
        Parlavi di corsi: io parecchi dei miei week end li dedico proprio a questo, alla mia istruzione. Sabato e Domenica corso intitolato “Impara dai campioni” e a marzo sempre una due giorni di “Vendita 3.0”
        Investo su di me, investo sul mio futuro!

        • Grande Francesca, da come ti sento parlare avverto che sei una super appassionata ed è la passione che muove tutto anche nei momenti difficili. Parli di collaboratori? Esatto e ti dico che non è facile accerchiarsi di validi collaboratori, per questo da Art Director ti dico che bisogna sapere un po tutto per poter individuare sempre la persona giusta. Mi piace il tuo pensiero 😉

          • La passione è il mio motore 🙂
            Infatti sto praticamente studiando ogni cosa (figurati che ora sono anche in grado di parlare di SEO… O.o) e normalmente metto sempre alla prova i collaboratori oppure li studio on-line.
            I risultati alla fine sono quelli che contano e fino ad oggi ho fatto buone scelte.
            Grazie per i tuoi preziosi consigli.

            • Figurati il mio è solo puro confronto con chi nutre le stesse passioni ^_^
              Grazie della chiacchierata. Buon Lavoro!

  4. Ovviamente sono d’accordo, Ricky…
    …e sono d’accordo anche sullo sbagliare (sbagliando s’impara).
    Però penso che gli argomenti a noi del tutto estranei possiamo tranquillamente evitarli (come se io mi mettessi a parlare di fisica o chimica, quando al liceo prendevo puntualmente l’insufficienza in materia…)
    Insomma, allargare gli orizzonti sì, e uscire dalla zona di comfort… ma con fantasia e divertimento 🙂

    Moz-

  5. Assolutamente sì, Riccardo. Trovo sia necessario uscire dalla “comfort zone”.
    Questo perché già si fa fatica a lavorare, ai tempi della crisi, se poi ci limitiamo anche a rimanere chiusi nel nostro guscio…buonanotte al secchio!

    Io, ad esempio, quando andavo a scuola, in italiano, prendevo puntualmente la mia insufficienza. Con gli anni (e la maturazione!) i miei interessi sono cambiati.
    Vedi infatti il corso di copywriting e blogging che affronterò con te prossimamente; tutto è nato dalla richiesta di un cliente e (soprattutto) dalla mia voglia di crescita professionale… 😀

  6. Più che una scelta, uscire dalla propria comfort zone spesso è una necessità. Con conseguenze che possono andare dagli attacchi di panico al ritrovarsi inaspettatamente a proprio agio, o addirittura a scoprire che la nuova zona è ancora più confortevole di quella vecchia. L’unico problema, come dicevi tu Riccardo, è che il rischio di commettere errori aumenta considerevolmente. Quindi ok a varcare i propri confini, ma in punta di piedi, e sapendo che ci si addentra in terra d’altri e che ci vorrà un po’ perché diventi anche la nostra.

  7. Sono d’accordo con te.

    Uscire fuori dalla tua zona di comfort/conforto è sempre molto utile.

    Parlando poi d’immaginazione, non a caso si tratta di una derivazione dal sostantivo “immagine”.

    Come ho spiegato nel mio ultimo post, negli ultimi anni il mio approccio creativo al blogging e alla scrittura è cambiato partendo proprio dalle immagini.

    Non so se ciò possa funzionare per ogni blogger o scrittore che voglia definirsi tale, ma di certo rappresenta un approccio “laterale” alla creazione di articoli e narrativa.

    😉

  8. A me questo sembra un modo di ragionare più da pubblicitario che da blogger… ok, a questo punto mi è chiaro che di blogging non ci capisco nulla :/

  9. Ma perché penso che devo essere io a voler trasmettere il mio gusto ai lettori, e non il contrario. La pubblicità fa questo: studia il gusto dei clienti e adegua il prodotto. Ma un blogger, se ha qualcosa da dire di originale, non dovrebbe farsi condizionare più di tanto da quello che pensano i lettori. Poi magari dipende anche dal tipo di blog, da quello che c’è dietro, da quello che si propone: è chiaro che il blog di un hotel può essere più incline a seguire gli interessi dei clienti. Faccio un esempio: nel mio blog (in cui parlo dell’ Italia soprattutto a chi non è italiano) nei post dedicati alla musica leggera italiana difficilmente parlerò di Laura Pausini perché, nonostante sia molto conosciuta e popolare all’estero, non rappresenta assolutamente l’idea che ho della musica italiana ( non parlo di generi: nello stesso genere pop ci sono cantanti più bravi, quindi non dico che non posso parlare di pop, ma solo che lo farò in base ad altri criteri, che non sono certo la maggiore o minore fama).
    Questa è la mia idea di blog (molto personale e per nulla supportata da conoscenze di alcun tipo: quindi se ho detto un mucchio di bischerate perdonami)

    • Ciao Tosca,

      Allora, ci sono degli equilibri da mantenere. Certo, non puoi cambiare completamente stile solo per seguire la massa: un blogger deve mantenere il proprio stile, sempre. Ma deve anche capire le esigenze della nicchia.

      Il punto è questo: la tua idea di musica leggera è quella che condivide anche il tuo pubblico? Puoi continuare a seguire il tuo principio e raccogliere gli stessi risultati, oppure puoi provare qualcosa di diverso (senza stravolgere il tuo stile) e osservare i risultati.

  10. Ciao Riccardo,
    ho una domanda per te ma anche per chi ti segue. Quando decidi di uscire dalla comfort zone e ti avventuri in un campo che conosci solo in modo superficiale, come fai a capire che il tuo studio è stato abbastanza fruttuoso da darti la possibilità di parlare di quell’argomento serenamente? Non converrebbe prima sottoporre le proprie idee a qualche amico o collega un po’ più esperto?

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here