Quanto vale un dipendente?

Questa è la condizione: non puoi ottenere il massimo dalla tua attività se continui a circondarti di dipendenti che non rispettano la condizione essenziale. Vale a dire quella di essere speciali.

In realtà il lavoro dipendente nel settore web è un argomento ricco. Per lavorare come freelance devi vendere valore, ma questo discorso vale anche per il lavoro dipendente. Soprattutto quel lavoro che diventa sempre più precario, instabile.

Quanto vale un dipendente?
Ci sono bisogni differenti.

Ma soprattutto difficile da tutelare. Devi essere un dipendente speciale (ecco le istruzioni per l’uso), devi essere così speciale da non aver paura di dare quel piccolo contributo in più per fare la differenza tra te e un altro individuo.

Ma le aziende?

Esatto, le aziende? Parlo sempre del lavoratore, di chi deve prestare le proprie abilità. Perché deve essere speciale solo il freelance o il dipendente?

Perché siamo sempre noi i protagonisti? Oggi, dopo un primo maggio passato ad ascoltare proclami e buone intenzioni, il mio articolo è rivolto alle aziende italiane: date valore alle persone che lavorano al vostro fianco. Date il giusto valore.

dipendente

Non mi riferisco solo al denaro. Le persone hanno bisogno di uno scopo, hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo. La piramide di Maslown illustra le necessità.

Anche quelle che vanno oltre la sopravvivenza. Il mio consiglio alle aziende: volete dipendenti speciali? Siate speciali. Date valore alle persone, fatele sentire parte di un progetto superiore, non alimentate contrasti e isterie, ascoltate le critiche, non fate favoritismi. Un dipendente deve sentirsi onorato di far parte del tuo gruppo.

Il dipendente vale

Sai cosa ha fatto Jeff Bezos, CEO Amazon, per dimostrarlo? Ha sfruttato il modello Pay to Quit e ha offerto 5.000 dollari ai dipendenti per andare via, per lasciare il proprio posto di lavoro. Come ha mandato questo invito? Con una lettera intitolata:

“Per favore non accettare questa offerta”.

Non si tratta solo di licenziare i fannulloni o di spremere fino all’ultima goccia di sudore il dipendente, non si tratta solo di sfruttare il cavillo legale per non assumere ma continuare a sfruttare: si tratta di dare valore alle persone che compongono il motore della tua azienda. Certo, questo è il lato brillante di Amazon.

lavoro dipendente
Quanto vale un dipendente?

Bezos dovrebbe dare uno sguardo alle persone che subiscono le vessazioni dei vigilantes mentre si occupano delle spedizioni dei pacchi. Facile fare proclami per attirare l’attenzione del web, ma è anche giusto tutelare i diritti dei più deboli.

La tua opinione

Oggi la tua opinione è importante. Sei dipendente? Hai lavorato in azienda? Come hai affrontato il mondo del lavoro dipendente? Ti aspetto nei commenti.

6 COMMENTI

  1. Invadi il mio campo Riccardo 🙂 Sai è più complicato di così: l’azienda è fatta di persone, se ogni persona dà il meglio di sè, quel qualcosa in più, allora l’azienda diventa un’azienda vincente a breve, medio e lungo termine. Il problema del mettere le persone al centro di tutto il processo di business, quale che sia, è dato dalla scarsa conoscenza dei mezzi per farlo e alla lunga questo porta ad una situazione di scoramento in chi ha il compito di stimolare e gratificare le persone. Si fa, si fa anche bene ma non sai quanto faticoso sia portare questo modus operandi all’interno delle organizzazioni. Poi i vantaggi sono altissimi, anche in termini di danaro tanto per la proprietà quanto per i dipendenti ed anche in tempi rapidissimi. Il grosso del lavoro sta nell’impostazione alla base di tutto.

    • I vantaggi sono altissimi. Hai ragione.

      Le persone non lavorano solo per i soldi. Lavorano perché è giusto che sia così, e perché hanno bisogno di gratificazione. Hanno bisogno di educazione, di correttezza, di una pacca sulla spalla quando necessario. Non sempre, non ogni giorno. Quando serve.

      È davvero così difficile?

      • Si è difficile Riccardo. Mi spiego: se hai 2, 3, 15 dipendenti allora è proprio una questione di buon senso perchè i rapporti sono così ravvicinati che conosci bene i tuoi dipendenti e loro conoscono bene te. Quando le aziende cominciano a diventare più grosse si innescano altri problemi e non basta più il buon senso. Diventa necessario sapere esattamente cosa fare e come farlo con ogni soggetto. Anche la Piramide di Maslown risulta un po’ semplicistica, per quanto valida. Concordo con tutto quanto affermi, solo che all’aumentare delle dimensioni diventa una cosa più tecnica. Per farti un esempio: qualunque ragazzino di 2a liceo sa scrivere, ma se vuoi un corporate blog devi rivolgerti ad un webwriter. Qui il concetto è simile: se vuoi far stare bene la tua azienda fai stare bene i tuoi dipendenti e lo fai col cervello. Se ne hai 200 o 1000 devi creare una struttura e formare e formarti, in modo più specifico (mi pagano per questo Riccardo) anche perchè il più delle volte la pacca sulla spalla non arriva nel modo e nel momento giusto e in più spesso sono le persone a non sapere consapevolmente ciò che vorrebbero. Allora se sono pochi puoi intuirlo facilmente, quando sono tanti rischi di fare danni o comunque di disperdere risorse. Pensa che recentemente ho avuto un cliente che aveva speso quasi 15mila euro per incentivare un dipendente, creandogli solo più problemi. Abbiamo risolto con un investimento di 500 euro in 24h. È un po’ complesso sviscerare tutto qui, ma se vuoi sai che sono disponibile a rivelarti tutti i segreti del mestiere privatamente.

        • Accidenti, questo è un invito difficile da rifiutare.

          Ammetto di aver tralasciato un punto chiave: quello dei numeri. lavorare in un’azienda di medie o grandi dimensioni non è semplice. Allo stesso tempo rilancio: a volte il buon senso manca anche nelle aziende con meno di 10 dipendenti. Dobbiamo sempre confidare nella sensibilità del singolo.

  2. Agiungo che è importante, per quanto possibile, non far fare un lavoro a una persona per cui è troppo qualificata, ma bilanciare le difficoltà e le responsabilità (e lo stipendio) alle capacità e alle conoscenza del lavoratore.

    8-12 ore a fare un lavoro di livello molto più basso del proprio è alienante e porta a compiere male anche quel dovere.

    Detto questo, per farlo è necessario spendere tempo, denaro ed energie per capire dove un dipendente può rendere al massimo. Molte aziende se ne fregano, e il risultato si vede. Basti pensare alla differenza dell’assistenza tra aziende come Apple e Amazon e altre come Samsung.

    • Organizzare il lavoro è la grande sfida del nostro tempo. Non è facile, lo so. Però assistiamo giorno dopo giorno ad aziende medio piccole, anche micro, gestite da persone che hanno un unico modo di ragionare: l’imperativo.

      E se qualcosa non funziona è colpa dell’ultima ruota del carro…

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