Ci pensavo proprio ieri. Anzi, è una vita che mi faccio questa maledetta domanda: qual è il cliente ideale per un freelance? Beh, mi sembra ovvio: quello che paga. Possibilmente nei tempi stabiliti.

Purtroppo la nostra società si basa sul vile denaro e siamo stati abituati a definire la realtà in base a un’unica scala: la retribuzione. La giusta retribuzione. Il cliente ideale paga senza fare storie.

cliente perfetto

Mi sembra giusto. Lavori e guadagni per vivere (non il contrario), hai bisogno del denaro per gestire la tua vita. Per acquistare beni di prima necessità e tante, ma ti assicuro tante, cose inutili.

Quei diavoli del reparto marketing hanno sempre un asso nella manica.

Per te il cliente ideale è quello che paga, giusto? Il cliente ideale è solo ed esclusivamente quello che, puntuale come una guardia Svizzera, ogni mese versa il dovuto sul conto corrente.

Non c’è bisogno che aggiunga molto: io non la vedo in questo modo. Il cliente ideale per il freelance non è quello che paga senza fiatare, ma quello che rispetta la tua professionalità.

Come? Niente accenni al pagamento puntuale? Non c’è bisogno: la perfezione contempla anche il rispetto dei pagamenti, al massimo con un po’ di ritardo. Ma non è questo il punto.

E tu conosci il cliente ideale? – Fonte Picjumbo

Guadagnare non è la strada per la felicità. Lo so, mi stai guardando male. Però pensaci: tu sei disposto a fare qualsiasi cosa per il tuo cliente? Metteresti la musica nella home page del sito? Ti piegheresti alla legge dell’azienda leader del settore? E a quella dei gattini su Facebook?

Non riusciresti ad accettare questa assurdità. Il cliente ideale non ha sempre ragione e tu non puoi diventare semplice esecutore. Non puoi essere una semplice protesi operativa perché il cliente – nella maggior parte dei casi – non ha le competenze necessarie per decidere.

[Tweet “Il cliente ideale è il cliente che si fida della tua parola #mysw”]

Il tuo lavoro non è solo materiale ma anche concettuale: tu consigli il cliente nel migliore dei modi possibili e cerchi di ottenere il massimo dal tuo operato. Fa parte del tuo essere freelance.

Ma come reagisci di fronte al cliente che dice: “Fai come ti dico, ti pago per questo”? Io credo che questa sia una espressione fedele della frustrazione. Di quella frustrazione che fa male.

Il cliente ideale si crea

Esatto. Il cliente ideale non esiste ma si crea giorno dopo giorno. A volte non c’è bisogno, a volte sì: prima di perdere il lume di fronte il cliente poco attento alle tue esigenze spiega i motivi delle tue decisioni, descrivi le tue azioni e cerca di motivare le tue parole con dati certi.  Attenzione però:

  • Evita descrizioni dettagliate: ci sono clienti disposti a rubare il lavoro che hai descritto per commissionarlo al nipote tuttofare. Ovviamente a un costo minore.
  • Metti i punti più importanti su email. Cerca conferme scritte. Magari su contratto. Non per mancanza di fiducia ma solo per avere le spalle coperte.

Parlare con il cliente è importante. Parlare con il cliente vuol dire investire il tuo tempo per formare una persona che saprà apprezzare il tuo operato. Fatica sprecata?

Io non credo. E tu? Hai avuto esperienze positive o negative?

11 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo!
    Non posso che essere d’accordo con te. Nulla di banale nell’affermare che i soldi non fanno la felicità! Ovvio che se un cliente vuole giocare al ribasso con il nostro compenso (come ho scritto nel mio ultimo post http://ludovicadeluca.com/507/creo-ergo-sum/ ) ci sentiamo sviliti, tuttavia non è solo questo che sminuisce il nostro lavoro. Ancor prima c’è l’incapacità di comprendere la nostra professionalità e le nostre competenze, la poca predisposizione ad accettare consigli e a scambiarsi opinioni.
    Certo è, d’altra parte, che anche noi dobbiamo essere capaci di ascoltare con attenzione e di comprendere realmente le esigenze e le motivazioni di chi ci è di fronte.

    Un saluto,
    Ludovica

    • Ciao Ludovica,

      Anche noi dobbiamo essere capaci di ascoltare. Hai perfettamente ragione: il cliente perfetto non esiste, e quando parla del suo progetto dobbiamo essere in grado di raccogliere quante più informazioni possibili. A volte anche conquistandole con qualche stratagemma. Tu fai qualche domanda al cliente?

  2. In genere adotto questa taecnica: comincio dalle domande generiche, tipiche ed entro nello specifico man mano che si stabilisce una certa confidenza e che ho l’opportunità ed anche i mezzi per capire che tipo di cliente ho di fronte. Scelgo e miro le mie domande di conseguenza, insomma.
    Tu che atteggiamento prediligi?

    • Ciao Ludovica, e scusa per il ritardo della risposta.

      Io lascio un brief, un documento con tutte le domande utili. In linea di massima queste domande sono quelle che ho riassunto del documento condiviso nel blog di Webhouse http://www.webhouseit.com/modello-brief-webwriter/

  3. Ciao Riccardo e ciao a tutti, argomento interessante.
    Per me il cliente ideale è il cliente che riesci a fidelizzare.
    E’ naturale che inizialmente ci sia della diffidenza(da entrambe le parti eh), non vi conoscete, magari tutti e due siete rimasti scottati da esperienze negative precedenti e quindi ci si deve andare con i piedi di piombo.
    Sinceramente io all’ inizio cerco di dare più del massimo per far capire al cliente la mia professionalità e le mie capacità.
    Cerco di coinvolgerlo, di farlo parlare e farlo riflettere su eventuali decisioni sbagliate e che possono essere migliorate. Gli pongo domande sulla sua azienda, sul target di riferimento, sulle sue aspettative e poi gli espongo le mie idee, magari con esempi chiari o precedenti lavori effettuati.
    Insomma inizialmente il cliente va coccolato, deve sentirsi al centro dell’ attenzione, come se steste lavorando solo per lui(anche se non è così :)).
    Be’ per la mia esperienza 9 volte su 10 sono certo che mi richiamerà per altri lavori e soprattutto non sindacherà sul prezzo preventivato.

    Valerio

  4. Una parola che hai scritto evidenzia il problema principale dei freelance secondo me…Rispetto…Non so perchè ma con i miei clienti si innesca sempre la superba convinzione che il mio lavoro è quello necessariamente più semplice o più stupido di tanti altri. Alla fine, il cliente, quello meno serio, si sente in diretto di chiederti riduzioni di prezzo, piaceri a costo zero, o scadenze a tempi indefiniti…Questo è quanto. W il cliente che paga (sempre e comunque) anche se non fidelizzato!

    • Ciao Paolo,

      Io credo che riguardi soprattutto l’approccio. Devi dare valore al tuo lavoro, e devi comunicarlo al cliente. Devi far capire che il tuo lavoro non è semplice: non basta scrivere per essere webwriter. Qualche riflessione utile https://www.mysocialweb.it/2014/04/30/freelance-buon-venditore/

  5. Ottimo articolo Riccardo.
    Condivido in pieno tutto e purtroppo devo ammettere dopo averlo provato in prima persona che il punto in cui dici:

    “Evita descrizioni dettagliate: ci sono clienti disposti a rubare il lavoro che hai descritto per commissionarlo al nipote tuttofare. Ovviamente a un costo minore.”

    è assolutamente vero.

    All’inizio per farmi conoscere e soprattutto per dare prova della competenza usavo scrivere analisi o preventivi che erano dei piccoli how to, con spiegato il perché suggerivo una cosa e come l’avrei realizzata. Ora sono molto meno “logorroico” e i preventivi son di più, a discapito dei nipoti dei clienti 😛

    Ciao

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