In un mondo basato sull’arrivismo e sul (falso?) mito del numero uno hai un unico obiettivo: raggiungere obiettivi misurabili. Questo vale in ogni situazione professionale, anche quando si parla di blogging.

Ma non devi cadere nel tranello delle visite, non c’è un unico parametro da registrare e non c’è un’unica metrica da misurare. Lavorare nel mondo del blogging vuol dire avere diversi numeri da monitorare.

lettori
Ecco i tuoi lettori – Fonte Flickr

Per questo cerchi di ottimizzare ogni aspetto di un post. E segui i comportamenti virtuosi dei tuoi beniamini, cercando di cogliere gli aspetti che potrebbero favorire anche il tuo blog. Niente di male. Fa bene prendere qualche spunto da chi ne sa più di te.

Perché i guru sono avanti e ne capiscono di blogging. Ma se ti dicessi che non sempre i guru si comportano in modo lineare? Ti immagini che si dirigano rapidi come una spada verso la diffusione dei contenuti.

Eppure il mondo delle pubblicazioni online è pieno di personaggi capaci di comportarsi in modo assurdo. E di raccogliere comunque grandi risultati. Qualche esempio? Te ne lascio due di grande spessore.

Via i commenti

Seth Godin è il primo. Cosa ha fatto l’autore dei classici del marketing? Cosa si è inventato l’autore de La Mucca Viola? A ben guardare, il suo blog è scarno ed essenziale. Certo, il click sulla testa è divertente.

Sicuramente è ben posizionato e può vantare un numero di condivisioni abnorme, ma ha una caratteristica unica: non ha i commenti. Esatto. Il blog di Seth Godin non ha uno dei tratti caratteristici del blogging.

Perché? Non ha il tempo per gestire un numero infinito di commenti. Lo ha ammesso personalmente: “non ho il tempo per gestirli”. Inoltre – ed è questo il punto più interessante – non vuole modificare il suo stile. Vuole scrivere per tutti, e non solo per chi commenta. Il finale è lapidario:

seth

Via i social

Il portavoce del minimalismo online. Io amo Leo Babauta perché amo l’essenzialità delle linee orizzontali e verticali, del font nero e di grandi dimensioni sullo sfondo bianco. La semplicità è tutto sul web. O quasi.

Leo Babauta ha rinunciato a tutto. Proprio a tutto. Ha cestinato barra laterale, widget, accessori. Ha rinunciato anche ai tasti per la condivisione dei post sui social.

Possibile eliminare i tasti per ripubblicare i testi sulle bacheche? Ok, non vuoi essere dipendente dai circuiti social, vuoi dare pulizia alla tua piattaforma online. Ma sei disposto a eliminare anche le visite dei social?

leo

Solo attenzione ai lettori

Perché continuano a funzionare questi blog? Perché sono studiati intorno alle esigenze della nicchia, Perché, nonostante l’assurdità di queste scelte, Babauta e Godin mettono al centro la figura del lettore.

Certo, hanno intrapreso scelte difficili da seguire. Io non te le consiglio: non rinuncerei mai ai commenti o alle condivisioni sui social che arrivano dai tasti perché fanno parte del mio modo di fare blogging.

Però guarda con quanta forza tutelano il punto di vista del lettore. Seth Godin elimina i commenti perché vuol scrivere per tutti i lettori e non solo per quelli che commentano; allo stesso tempo Leo Babauta vuole concentrare tutto sul contenuto, vuole dare valore alla vita quotidiana dei lettori.

E per dare valore hai bisogno dei commenti? Hai bisogno delle condivisioni? No, basta il contenuto.

Il tuo punto di vista

Ok, non puoi seguire queste prese di posizione. Godin e Babauta sono due “fari”, due punti di riferimento del proprio settore e possono permettersi queste scelte. Noi non possiamo. Ma allo stesso tempo dobbiamo prendere come riferimento l’approccio base: scrivere per i lettori.

Non scrivere per ottenere più condivisioni, non scrivere collezionare commenti. Cosa sono queste metriche? Sono sinonimi di successo? Possono essere alterate, lo sai. Non esiste un numero sincero al 100%.

Esiste l’impegno quotidiano per chi ti legge. Sei d’accordo?

12 COMMENTI

    • Certo, l’atteggiamento di questi autori riflette un successo planetario. Come direbbe il Marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un ca…”.

      All’inizio c’è bisogno di visite per dare la spinta al blog. Ma già durante le prime settimane consiglio di dare un profilo ben preciso al proprio blog ed evitare il pubblico generalista: all’inizio tutto è più difficile ma è giusto trovare la propria nicchia.

  1. Il tuo post capita al momento giusto, proprio in un momento in cui mi chiedo cosa significa scrivere per i lettori. I punti di vista che hai riportato, con le loro scelte estreme, sono interessanti spunti di riflessione. Tuttavia, mi fanno porre anche delle domande: come faccio a sapere chi sono i miei lettori se non ho dei feedback? Come faccio a scrivere per loro se non so cosa vogliono?
    Alla fine, insomma, non diventa un parlare al muro?

  2. Posso permettersi di rinunciare ai commenti perché sono famosi, altrimenti non l’avrebbero mai fatto, questo lo sappiamo tutti. Anche Copyblogger, il blog numero uno sul content marketing, ha rinunciato da poco ai commenti, spostandoli su Google+.

    Comunque, è sbagliato quanto dice Seth sui commenti: anche se li hai, tu scrivi comunque per tutti, non solo per chi commenta.

    Riguardo ai bottoni sociali, approvo la scelta di Leo Babauta e sono portato anche io a toglierli. In fondo, se davvero vuoi condividere un post, sai benissimo come fare anche senza bottoni.

    • Probabilmente si riferisce al fatto che puoi iniziare a scrivere per ricevere commenti, o per rispondere a domande nate nei commenti. Un po’ come facciamo noi 😀

  3. Per loro è facile fare scelte così “forti” visto che comunque hanno già un notevole seguito, ma per un “blogger normale” sarebbe un suicidio. Sarebbe interessante come esempio un blogger normale che adotta questa soluzione e vedere che risultati ottiene… con Godin e Babauta è troppo facile 😀

    • In realtà sì, è facile. Ma non è questo che ci interessa. Meglio concentrarsi su un concetto base: evitare il particolarismo, magari la domanda che può interessare il singolo, e concentrasi sempre sulla figura ampia del lettore. Sul target, non sul singolo.

  4. Mah, rinunciare ai bottoni social no, per un solo motivo: si può condividere lo stesso ma è uno sbattimento e io quando devo sbattermi se non è un mio interesse diretto (ci guadagno qualcosa) non lo faccio. Se c’è il bottone e reputo interessante il contenuto allora lo sfrutto molto volentieri. Chi mi complica la vita non mi piace. Quanto ai commenti, comprendo il concetto “scrivo prendendo spunto da un commento”, succede. Però non fosse che magari qualcuno ha voglia di fare una domanda e (come sopra) non ha voglia di sbattersi con un e-mail, diventano una comodità, un servizio al lettore. Ma al di là del fatto che faccia sempre piacere ricevere un commento direttamente sul blog, francamente Riccardo non ne ho mai vista un’utilità pratica.

    • Non vedi l’utilità di commentare un post o di ricevere un commento a un tuo post?

      Nel primo caso il lettore chiede chiarimenti al blogger, altre info sui temi trattati, ecc. O comunque continua la discussione, perché il blog è soprattutto dialogo.

      Nel secondo caso, il commento misura l’apprezzamento del lettore verso ciò che hai scritto. Sei riuscito, cioè, a stabilire un contatto.

      Grazie, comunque, per avermi dato l’idea per un post con questo tuo commento 😀

      • Ecco Daniele, come ho scritto concepisco la comodità di chiedere un chiarimento tramite i commenti, e ripeto fa sempre un piacere immenso ricevere un commento, proprio perché hai creato un contatto più intimo col lettore. Però non vedo il risvolto pratico. A me ne arrivano dai social e anche in privato di apprezzamenti. Spesso sotto forma di “mi dai una mano a…” e più apprezzamento di così non si può. Insomma non ho mai preso i commenti come metro del valore di quanto ho scritto. Anzi ti dico di più: fatto 100 la diffusione media di un mio articolo, quelli meno commentati o addirittura senza alcun commento hanno fatto 200. Sarà che sono strano io, ma questi sono i dati che ho.

  5. Non ho capito i tuoi dati, sinceramente. Io preferisco i commenti alle condivisioni. Su Penna blu, per esempio, sto ricevendo pochissime condivisioni – trascurabili, anzi – ma sono aumentati i commenti. Per me è meglio.

    • Parto dal principio che io non mi priverei (almeno al momento) mai né degli uni né degli altri. Detto questo e ri-sottolineando, come ho scritto anche sul blog di Daniele, che secondo me i social hanno in parte sostituito i commenti nella loro funzione, non dimentichiamoci che c’è comunque un’altra componente importante che li differenzia: i commenti arrivano e si trovano sul tuo spazio, a “casa tua” e lì rimangono. Le condivisioni e le discussioni sui social avvengono, appunto, sui social, in un luogo pubblico (seppur potenzialmente nello spazio dedicato alla tua pagina/profilo). Possiamo trascurare anche il lato “branding” di tutto ciò?

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