Sai cosa succede? C’è una marea di persone che non leggerà mai i tuoi articoli. Una tragedia, vero?

In realtà è una tragedia difficile da definire perché i numeri sono dalla tua parte. Soprattutto quelli delle condivisioni. Le visite arrivano, le persone condividono i tuoi post ma si accontentano del titolo.

leggere un articolo
Leggere fino alla fine – Fonte Flickr

Leggono e condividono il titolo. Stimano il tuo lavoro, ti seguono su Facebook e Twitter, ma non ti leggono. Cioè ti leggono a grandi linee. Ma condividono la tua autorevolezza. E la forza della tua headline.

Non puoi provarlo ma è così. Sai che è così. Questo è il risultato? Devi veramente sprecare tempo e fatica per scrivere articoli ricchi e ben studiati? Perché non devi avere la soddisfazione di una lettura degna di tale nome? Tutto dipende da te.

Certo, dalla tua capacità di scrivere testi capaci di farsi leggere.

1. Non è una questione di lunghezza

Tolgo subito il dente: non è una questione di short o long copy. Non puoi ridurre tutto al caro less is more. Gli estremi rischiano di imprigionare la tua attività: perché limitarti alla sintesi estrema?

No, non è una questione di lunghezza. Non lasciare che tutto si limiti al numero delle battute. Un post può essere letto fino alla fine anche se si spinge oltre le 800 parole. Anche se va oltre le 1.000 parole.

2. Usa parole visuali

Parlo delle quote, delle citazioni all’interno del testo che ti permettono di mettere in evidenza concetti essenziali, concetti che vuoi spingere per attirare l’attenzione e far leggere un articolo.

Hai diverse soluzioni per creare delle citazioni all’interno del testo. La migliore contempla l’uso di un design specifico che metta in risalto una stringa di testo. Altrimenti puoi usare uno dei tanti tool per creare quote da semplici sfondi o immagini free. Ecco qualche link:

Una soluzione speciale può essere quella che ha proposto Valentina Falcinelli in uno degli ultimi post: dei milestone visual che informano il lettore. “Continuiamo!, “è quasi finito”, “fine polpettone, spero ti sia piaciuto”.

fine post

Ovviamente non è un elemento messo a caso: il banner segue il concept grafico di Pennamontata, c’è l”immagine di Valentina e c’e un testo accattivante che cambia di volta in volta. Leggere un articolo è un piacere!

3. Togli quello che non serve

C’è una bella differenza tra togliere quello che non serve e costringere un testo alla brevità assoluta. Nel primo caso togli parole che non aiutano all’economia dei contenuti, nel secondo limiti le tue possibilità.

Per essere ancora più chiaro: il long copy può essere sintetico, preciso, essenziale. Mentre un testo short copy può essere la fiera delle parole vuote, degli avverbi e degli aggettivi inutili.

4. Informazioni

Ci sono diversi elementi che possono aiutare il lettore a individuare i passaggi necessari per completare la lettura. I banner proposti da Valentina sono utili, ma ci sono anche informazioni accessorie che possono far capire a priori il tipo di articolo che stai per leggere.

webhouse

Ad esempio puoi indicare il tempo stimato per la lettura o il livelli di difficoltà: se capisco che non posso portare a termine la lettura me li salvo e lo leggo dopo. Guarda, ad esempio, come lavora Webhouse.

5. Leggibilità

Vuoi far leggere un articolo dall’inizio fino alla fine? Cura la leggibilità dei post, fa’ in modo che le persone non trovino ostacoli lungo la lettura del testo. I punti da seguire per migliorare questo aspetto? Ecco una lista:

  • Scegli un font di buone dimensioni e con un buon contrasto.
  • Evita il muro di parole.
  • Scegli titoli dei paragrafi significativi.
  • Usa la formattazione.

Questa è la base. Le scelte avanzate per migliorare la leggibilità riguardano la natura responsive del tuo blog. Avanti, credi davvero che una persona riesca a leggere con la giusta attenzione un testo microscopico su uno smartphone?

6. Link interni

Una delle tecniche avanzate per richiamare l’attenzione del lettore all’interno del post: parlo dei cliffhanger, dei link interni necessari per attirare e mantenere l’attenzione del lettore. Ma come si crea un cliffhanger?

Collegando due paragrafi con un artificio linguistico capace di spingere il lettore verso il prossimo blocco di testo. Puoi usare una domanda di sfida, la curiosità di chi ti legge, il dubbio, l’ironia. Ecco qualche esempio:

  • Vuoi conoscere i dettagli, vero?
  • Ecco cosa ti aspetta.
  • Hai veramente capito questo aspetto?
  • Non sono sicuro: perché non approfondiamo?

I cliffhanger hanno il compito di riprendere il lettore dal suo torpore: sono delle stringhe di testo apparentemente inutili (Less is more ma senza esagerare) lo guidano verso la conclusione dell’articolo.

Leggere un articolo: è così difficile?

Alla base c’è sempre il discorso relativo ai contenuti di qualità. Ma poi? È giusto parlare di un pubblico di lazzaroni che non ha voglia di leggere o sei tu che semplicemente non riesci a scrivere senza annoiare?

A volte la verità è semplice, si trova dietro l’angolo: la tua scrittura annoia, è poco frizzante. Per questo consiglio di mettere in primo piano la propria personalità, lo stile individuale. Solo così puoi dare il massimo.

Ora la parola passa a te: devo aggiungere qualcosa alla lista? Sei d’accordo con i punti elencati?

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Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

18 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo,
    spesso capita di non avere il tempo per respirare, come capita a me in questo ultimo periodo, e anche se ho davanti un post davvero interessante se è lunghissimo tendo a leggere facendo dei piccoli salti.
    Leggo magari i titoli in grassetto ma non l’approfondimento e mi riprometto di leggerlo in seguito ma non sarà così perchè ci sarà un nuovo post altrettanto interessante.
    La lunghezza dei post infatti un po’ mi spaventa, se mi rendo conto che ci vorranno più di 3 minuti per leggerlo di solito non riesco ad arrivare in fondo.
    Sicuramente se nel testo trovo immagini simpatiche e accattivanti, sarò maggiormente incentivata a continuare a leggere oppure mi soffermerò solo su quelle perchè avranno spiegato il concetto espresso sotto a parole.
    Non so, io sono per il minimalismo quando possibile, senza perdere il senso di ciò che si vuol dire.
    Sbaglio io?

    • Ciao Fra,

      Non è una questione di minimalismo ma di necessità. Quel testo è necessario per raggiungere la buona forma e la sostanza? Sì o no? In questi casi c’è un po’ di esperienza che fa comodo, un po’ di fiuto, un po’ di conoscenze tecniche: se il minimalismo deve essere una scusa per scrivere meno e nascondersi dietro il paravento del less is more allora no.

  2. D’accordo su tutto. Aggiungo che un buon modo per tenere viva l’attenzione del lettore è cominciare con il lead giusto, che introduca l’argomento dell’articolo dando informazioni parziali da completare proseguendo la lettura, e continuare con un ritmo di scrittura incalzante fatto di frasi brevi, secche e incisive. Immagini, grafici, formattazione e suddivisione in paragrafi fanno il resto.

  3. “È giusto parlare di un pubblico di lazzaroni che non ha voglia di leggere o sei tu che semplicemente non riesci a scrivere senza annoiare?”, personalmente, per quel che vedo tramite Webhouse, valgono entrambe le considerazioni e non ho trovato una risposta univoca. Sicuramente tanti dicono di “leggere dopo i post” ma in realtà leggono dopo soltanto quei post che realmente gli interessano, e quindi l’operazione “salvo e leggo” rimane lì per momenti migliori. Per il resto invece sicuramente un taglio più avvicente aiuta, anche se aiuta chi ha già deciso di fare un passo “oltre il titolo”.

    Personalmente io tendo a leggere a fondo qualcosa solo di strettamente legato alla mia professione, il resto è una lettura sommaria, che condivido, per avere una cultura web (di base) generale più ampia possibile. Cosa che si traduce in ambito lavorativo nella possibilità quotidiana di interfacciarsi con tutte le figure professionali di cui siamo circondati in modo adeguato.

    • Eccomi Davide!

      In realtà non possiamo intervenire al 100% su questa situazione: ci sarà sempre qualcuno che leggerà l’articolo in modo superficiale, e ci sarà sempre qualcuno che lo condividerà senza leggere. Io credo che l’unico modo per tamponare sia la scelta degli argomenti: se punti la nicchia i lettori saranno ultra fedeli. Ma, automaticamente, numericamente inferiori.

  4. Non c’è niente da fare, per quanti artifici si utilizzino, la lettura di un articolo web sarà sempre e comunque più veloce, frammentata e distratta di quella di un testo cartaceo. Questo per il semplice fatto che, anche se siamo nativi digitali, leggere guardando uno schermo è più faticoso che leggere guardando la pagina di un giornale o di un libro.
    Dal momento che la lettura sul Web procede tramite procedure di “scroll” e “scanning” (cioè il lettore fa scorrere velocemente la pagina con la rotella del mouse e individua passaggi chiave), non si può pretendere che il testo venga letto nella sua interezza. Non succederà quasi mai.
    Le soluzioni quindi sono proprio quelle indicate da Riccardo: post strutturato in paragrafi, titolazione efficace, passaggi chiave in evidenza tramite formattazione o visual, no “muro di parole”.

  5. è proprio vero, arrivare fino alla fine di un articolo è problematico, io faccio così con quelli degli altri, ma è una fine che fanno tutti quelli, famosi e non, che fanno gli articolisti…L’ argomento, me l’ hanno detto a scuola, deve essere confutato e preciso, uno stile personale e la notizia accattivante fanno il resto!

  6. Davvero molto utile. Riuscire a far arrivare le persone alla fine di un articolo di 2000 parole è una vera impresa. Proverò a mettere in pratica i tuoi consigli

    • Sono sicuro che ci riuscirai: non è difficile migliorare la leggibilità di un testo. Devi solo essere vicino alle persone che vuoi raggiungere.

  7. In definitiva credo che se non leggono quello che scrivi è perchè non gli interessa. Ci possiamo inventare quello che vogliamo ma se il contenuto non è interessante per la persona che si trova sulla nostra pagina, forzalo a rimanere sul sito è solo una tortura.

    Lo stiamo costringendo a barattare il suo tempo perchè a noi interessa che magari si iscrivi alla nostra newsletter o che ricondivida il nostro post sulla sua bacheca facebook dove, la maggior parte dei suoi contatti non se ne infischia affatto di quello che vi è scritto…

    Penso in definitiva che forme per rendere un testo più fruibile possa agevolare la lettura, il resto sono solo trucchi, e se invece utilizzassimo le nostre menti per capire quali sono i contenuti che i nostri utenti stanno cercando?? non sarebbe meglio??

      • Più che immaginare, bisognerebbe ascoltare.. Già questo è il 90% del lavoro. Per esperienza personale, so che la maggior parte di chi, nel mio settore, vuole aprire un sito web, non sa se poi avrà successo, bene.

        Adesso quì utilizzo la mia mente per immaginare cosa può essergli d’aiuto affinchè possa risolvere il suo problema con il mio prodotto. Questo però non vuol dire che è sempre quello che faccio, ma teoricamente secondo me è questo che rende un articolo allettante.

        Leggevo ieri che nei siti di streaming di video illegali l’utente pur di fruire il contenuto è disposto a fare il percorso ad ostacoli tra banner, popup e trojan.. tutto questo perché vuole a tutti i costi quel contenuto…

        Chi ha creato questi siti sa cosa l’utente cerca disperatamente, ed addirittura non ne agevola la fruizione, la complica..

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