Le migliori strategie marketing di McDonald’s che puoi usare anche tu

Quali sono le attività di marketing secondo McDonald's? Come fa quest'azienda a comandare il mondo della ristorazione? Ecco alcune idee da ricordare e mettere in pratica.

Sì, hai capito bene. Puoi copiare le migliori strategie marketing di McDonald’s senza aver paura di fare una figuraccia. Perché questa è una multinazionale, siamo d’accordo. Ed è un brand decisivo nel mondo della ristorazione fast food.

strategie marketing di McDonald's
Qual è la filosofia McDonald’s?

Ma segue dei principi chiari del web marketing, delle filosofie nette e condivisibili che puoi sfruttare a pieno titolo nella tua attività. Ad esempio quando promuovi la tua pagina Facebook o mentre fa social media marketing. Allora, da dove iniziamo?

Come conservare, guadagnare, convertire

Un perno delle strategie marketing di McDonald’s. Ho trovato questo passaggio nella pagina dedicata alle soluzioni crescita e credo che rappresenti uno dei passaggi essenziali che dovrebbe essere al centro di ogni azienda, piccola e grande non fa differenza. Il motivo?

Tutto ruota intorno alle persone. McDonald’s vuole mantenere i clienti, rafforzando ed estendendo le aree di forza mantenendo però sempre un focus sulla famiglia (e dopo vedremo perché).

Poi c’è il tentativo di ritrovare i clienti persi migliorando il gusto e la qualità del cibo, migliorando il rapporto qualità/prezzo. Infine trovi la conversione: trasformare un cliente occasionale in fisso. Velocity Growth Plan, questa è la soluzione. Ti piace?

Da leggere: cos’è e a cosa serve l’inbound marketing

Mai perdere di vista la pubblicità (ADV)

Aspetta un attimo, non mettere da parte questo dettaglio: McDonald’s è la prova concreta che non esiste realtà immune a questo passaggio. Anche se sei un gigante e pensi di non dover temere la concorrenza hai sempre bisogno di fare pubblicità.

pubblicità mcdonalds
La pubblicità secondo McDonald’s.

E di diversificarla. Questo brand è presente con messaggi sponsorizzati attraverso partnership, influencer marketing, promozione di eventi sportivi e presenza diffusa.

Ad esempio su media locali, nazionali e internazionali. La pubblicità si fa sempre e lavorando anche su dinamiche come quelle del viral e guerrilla marketing. Per vendere, fare brand awareness e rimanere nella mente dei consumatori.

Lavora sul target giusto per il tuo brand

Nelle strategie marketing di McDonald’s c’è un focus particolare sull’audience che fa la differenza nel processo decisionale. Vale a dire i più piccoli e relativi soggetti correlati: bisogna promuovere l’azienda come adatta ai bambini e alla famiglia.

Fare appello ai pargoli vuol dire coinvolgere anche i genitori. Non a caso McDonald’s ha presentato Ronald e altre mascotte per riassumere spensieratezza e giocosità.

Negli Stati Uniti, circa il 96% dei bambini conosce il personaggio di Ronald McDonald, e ciò lo rende più popolare di Babbo Natale.

WikiPedia

Senza dimenticare i giochi e le aree per bambini che si trovano in quasi tutti i centri e ristoranti. Se convinci i più piccoli hai in mano un intero nucleo familiare.

Scelta del prezzo: un passaggio decisivo

Per soddisfare i cambiamenti e le esigenze del pubblico, McDonald’s introduce sempre nuovi prodotti eliminato quelli vecchi ponendo sempre grande attenzione al prezzo d’acquisto. I clienti si creano un’immagine del valore di un prodotto e questo elemento, alla base del marketing mix, diventa cruciale per vendere di più.

Un prodotto è più di un numero, ha influenze psicologiche sul cliente. Il rischio di utilizzare il prezzo basso come strategia di marketing è chiaro: il cliente associa questo dato con la scarsa qualità del prodotto. C’è una diversificazione dei prezzi?

La qualità dei prodotti e delle materie prime.

Certo, esistono prodotti che costano di più e altri economici ma i menu di punta non scendono mai sotto un determinato prezzo. Proprio perché McDonald’s fa molta pubblicità e promozione per proporsi come ristorazione fast food ma di qualità.

Ad esempio usando testimonial come Bastianich e lavorando sul Made in Italy. Abbattere il prezzo d’acquisto vuol dire comunicare un messaggio contraddittorio.

Social media marketing di McDonald’s

La promozione non avviene solo su cartelloni, giornali e Tv ma anche attraverso gli strumenti del web marketing. In particolar modo sui social, strumenti che il pubblico usa per creare discussioni e chiedere informazioni. Ma anche per costruirsi un’idea.

In realtà il valore aggiunto che dà McDonald’s al lavoro di social media marketing è la tempestività nel riuscire a cogliere opportunità comunicative. Qualche esempio concreto? Ecco due casi che hanno fatto scuola per chi fa promozione online.

Charles Ramsey e il Big Mac

Questo personaggio di Claveland stava mangiando un panino di McDonald’s vicino casa. All’improvviso nota una persona che grida. Dà l’allarme e grazie al suo intervento si scopre che il vicino di casa è l’autore del rapimento di tre ragazze.

Charles Ramsey e il Big Mac
Il messaggio di ringraziamento.

Strategia marketing di McDonald’s: collegare il suo brand con l’evento. Niente speculazione o messaggi pubblicitari, un ringraziamento e un modo per creare empatia con l’accaduto. Operazione molto delicata ma andata a buon fine.

Strategie marketing di McDonald’s

Fare social media marketing per McDonald’s è un vero imperativo. Ma non basta selezionare contenuti e usare tool come Hootsuite per monitorare le conversazioni: devi sfruttare il tempismo per lavorare con il newsjacking e cavalcare temi.

newsjacking mcdonalds
Un buon esempio di SMM.

Esempio? Guarda il tweet inviato il 24 giugno 2014 da McDonald’s Uruguay: “Hola @luis16suarez, si te quedaste con hambre vení a darle un mordisco a una BigMac”. Traduco: “Ciao Luis Suarez, se hai fame vieni a dare un morso a un Big Mac”.

strategie marketing di mcdonald's
Le strategie marketing di Mcdonald’s.

Durante la sfida tra Italia e Uruguay per i Mondiali un giocatore della squadra sudamericana ha dato un morso alla spalla di Chiellini. Il caso ha fatto notizia e l’account di McDonald’s è stato capace di racchiudere tre caratteristiche per i social.

Buon gusto

Fare ironia, in qualche caso, vuol dire toccare la sensibilità del pubblico. Quello che per te può essere divertente per altri può diventare un’offesa grave.

Prima di pubblicare chiediti se testi e immagini rispettino qualsiasi tipo di sensibilità. Soprattutto se gestisci un account seguito da diverse culture che non conosci.

Tempestività

Il tempo è tutto in questi casi. Devi cavalcare l’attimo, inviare il tweet nel minor tempo possibile per sfruttare l’onda dei sentimenti. Aspettare? No, ogni minuto che passa è prezioso. Ogni minuto che passa è un passo in direzione opposta alla viralità.

Sarcasmo

Ok, questa è la parte più difficile. Il tuo tweet deve essere tagliente, deve farsi notare: deve essere sarcastico, ovvero deve veicolare un’ironia abrasiva. Grezza.

In parte dolorosa per chi la subisce. La grandezza di chi fa dell’ottimo sarcasmo sta nel riuscire a colpire senza ferire. Devi sempre seguire le regole del rispetto.

Da leggere: come diventare influencer su Instagram

Quali strategie marketing di McDonald’s

Queste sono attività legate ai social media che mi interessano. E che possono essere trasportate anche in realtà differenti. Solo le grandi aziende possono lavorare a questi livelli? Non proprio, molto dipende dall’impegno e dalla capacità di adattarsi. Ti piace il modo di gestire il social media marketing da parte di McDonald’s?

Ultimo aggiornamento: 9 aprile 2019.

23 COMMENTI

  1. Un tweet di questo tipo dimostra una grande professionalità. Concordo con te sugli elementi di una buona azione sociale. In questo caso McDonald’s era “sul pezzo” come si suolo dire, al centro di una discussione online in tempo reale e ha reagito tempestivamente ad un evento imprevedibile, contestualizzandolo a proprio favore. Chapeau!

    Una curiosità: che voi sappiate McD è anche sponsor dei Mondiali?

  2. Grazie Riccardo iniziare la giornata con il tuo articolo è stato utilissimo e piacevolissimo! E complimenti anche a te per la tempestività!:)

  3. Oreo (SuperBowl – 4 febbraio 2013) insegna, no?Per me restano sempre i migliori. Ma anche queste pillole, un po’ amare per noi IItaliani, mi fanno comunque sorridere per l’ironia ed il tempismo con cui sono state generate. Grazie a te per averle raccolte ed averci resi partecipi!

  4. Per me per produrre questi tweet ci vuole una dote che in genere è propria delle persone e raramente delle aziende (almeno, raramente è una dote dei marchi italiani): la simpatia. Mi pare che molti gestiscano i social affidandosi principalmente alla paranoia.

  5. Ciao Riccardo, concordo con ogni tua parola. Sono state vincenti le intuizioni di McDonald’s e Barilla e la tempistività in questo caso è stata la chiave del successo virale delle iniziative. Ottima intuizione anche darci il buongiorno con questo post, esempio di come stravolgere un piano editoriale per stare sul pezzo. Buona giornata!

  6. I post sicuramente avranno molto successo sui social, ma secondo te qual’è la loro utilità pratica? Queste sono aziende che non hanno bisogno di branding, eppure il valore di questi post mi pare giusto in quel senso. Secondo te una piccola azienda sarebbe riuscita a trarne lo stesso giovamento? Io dico di no. A me pare che su Twitter, ad esempio, si possa ampliare la platea solo passando per influencer. Dovrei scriverci un post e sai che ti dico, lo farò 😉

    • Ciao Emanuele,

      Dipende. Una piccola azienda può avere sicuramente più difficoltà a farsi notare, ma un post sagace – ben calibrato e sottile – può giocarsi una buona carta per raggiungere nuovi utenti.

  7. Bel Post Riccardo,

    la mia visione è leggermente diversa, ritengo che sia meglio la tua attività di Social Media Marketing, come in questo caso, che quella fatta per attività di Branding dei casi da te esposti.

    Provo a spiegare la mia idea:

    Fare Social Media Marketing, nel mio modo di vedere questa attività come integrativa e di supporto strategico al brand, NON significa scrivere cose (più o meno ironiche e divertenti) purché se ne parli, altrimenti ritorniamo alla teoria dell’ago ipodermico di 50 anni fa.

    La funzione di un Social Media Marketer, inteso come professionista analista del contesto sociale di riferimento, è quello di guadagnare autorevolezza, come fai tu, e NON creare buzz effimero sui Social Media.

    Fare attività di social media Marketing significa avere grandi doti analitiche e conoscenza sociologica applicata ai Media, non scrivere cose “ad muzzum” (anche se ragionate al fine di fare buzzing).

    Tu fai Social media Marketing con il tuo blog, NON i Social Media Manager che gestiscono i brand in quel modo, anche se la tendenza è quella che hai messo in evidenza.

    A mio avviso è un modo distorto di concepire il potere mediale delle piattaforme Social.

    Il messaggio che vorrei passasse dal mio concetto è che online i numeri contano, ma il rischio di voler “gonfiare” i numeri è quello tendenzioso di replicare modelli pubblicitari ormai desueti e poco affidabili in termini di Redemption Marketing.

    Non trovi?

    • Ciao Daniele,

      Sono il primo a rifiutare il concetto “purché se ne parli” https://www.mysocialweb.it/2014/03/28/ceres/ Ma credo che ci siano buone possibilità di lavorare a 360 gradi in questi casi. Da un lato si cerca di lavorare sull’autorevolezza, da un altro sul customer care, da un altro sui messaggi viral, da un altro sullo storytelling… non credi?

      • Ciao Riccardo,

        sì, bisogna completare un piano sfruttando tutte le possibilità necessarie e soprattutto “adatte” agli obiettivi.

        È anche possibile che tra gli obiettivi di Snickers, Barilla e McDonald’s ci fosse il Buzz, quindi hanno “vinto”, non sta né a me né a tutti noi metterlo in discussione, sarebbe stupido, non essendo direttamente coinvolti nel management.

        Il mio pensiero, però, è più ampio, prende spunto da questi episodi e allarga la discussione al “concetto” di “fare Social Media Marketing” e di “uso” del web in generale.

        Vado su un altro esempio per approfondire la mia visione, semmai ti interessasse:

        Se domani un cliente viene da te e dice che vuole acquistare “traffico web” per aumentare il ranking su Google (se hai letto articoli sui BOT e della loro “Potenza” sai di cosa parlo) , mettiamo pure che ti pagherebbe bene per farlo, tu lo faresti?

        Ok, mettiamo che io lo farei, così ti semplifico la discussione. Mettiamo che io accetterei di fare un lavoro “sporco” al fine di accontentare il cliente.

        Immagina adesso che esistano milioni di persone come me.

        Cosa credi che comporti questo ragionamento sul medio/lungo termine?

        Provo a semplificarti il mio ragionamento:

        Aumento dei costi d’ingresso al web, dovuto ad una saturazione delle pratiche “scorrette” di visibilità a discapito delle pratiche “oneste” per ottenere visibilità.

        Quindi, per concludere, il tuo lavoro è onesto, trasuda il tuo impegno, la tua professionalità di gestione, ma quanta fatica fai?

        Pensi che 7 anni fa sarebbe stata la stessa fatica per ottenere la metà di quello che ottieni oggi?

        Secondo te perché, solo perché c’è più concorrenza o perché le soglie d’ingresso al web sono più “costose” ?

        Secondo te perché sono più costose, perché Google et Similia vogliono strozzare le aziende o perché serve “aumentare il volume” degli investimenti per superare le pratiche scorrette?

        Secondo te, le piattaforme di booking e compagnia bella, perché hanno il monopolio, solo perché sono stati/sono i migliori o perché hanno fatto spam puro?

        E se tu non hai la stessa forza di queste piattaforme, credi che avrai spazio?

        Ritornando al discorso principale, credi che fare social media Marketing SOLO o PRINCIPALMENTE per fare Buzz, o aumentare il “volume” di visibilità cosa comporterà?

        Per me aumenterà il costo operativo.

        La creatività è una cosa importante, ma se non produciamo valore attraverso il web il nostro lavoro andrà inflazionando sempre di più.

        My Two cents

  8. Io non ho trovato nulla di inadatto in questo modo di fare SMM.
    Dirò di più: è il modo migliore per catturare l’attenzione della gente.
    Bell’articolo. Grazie 😉

  9. Complimenti Riccardo, post davvero interessante. Secondo me questo è il modo corretto di fare SMM, ma credo che in Italia non siamo ancora del tutto pronti a questo tipo di comunicazione, basta dare un’occhiata agli insulti e ai commenti del tweet della Barilla!

    Alessandro

        • Ciao Alessandro, sì c’è una differenza. In primo luogo perché eravamo coinvolti in prima persona nella sfida e abbiamo perso. C’è da aggiungere, però, che Barilla ha fatto una sorta di telecronaca usando metafore gastronomiche. Quindi c’è stata una interazione continua e articolata sfociata, infine, in questo tweet.

          La mia opinione: ogni tanto bisogna rischiare per attirare l’attenzione. Mettendo da parte i valori sensibili e argomenti legati alla sofferenza morale e fisica delle persone. My Two Cent

          • Si è chiaro Riccardo, noi eravamo direttamente chiamati in causa dalla Barilla, quindi i commenti negativi erano soprattutto per quello, ma continuo a pensare che in Italia non siamo ancora pronti a questo tipo di comunicazione, soprattutto per argomenti “sacri” come il calcio 😀

  10. Ciao Riccardo,
    sono d’accordo con quanto dice Daniele Vinci nei commenti. Fare ironia in questo modo potrebbe attirare l’ira dei tifosi (notoriamente NON ironici) delusi dalla sconfitta calcistica. Questo poi potrebbe generare una crisi difficile da gestire, ma soprattutto porterebbe il discorso completamente Off Topic: che c’entra il calcio con i panini? Penso che proprio da MC Donald qualcuno si sia già pentito di aver realizzato lo spot con Gattuso, vista la prematura uscita degli Azzuri dal torneo…
    Simone

  11. A me, sinceramente, quando vedo aziende che prendono spunto dai fatti di cronaca più in auge e più banali, stupidi, inutili e quant altro, viene solo voglia di spegnere/spengere il monitor, il computer, di staccare anche il telefono e tagliare i cavi dell’elettricità!

    Cioè, secondo loro (le super aziende), io e tutti gli altri, dovremmo iniziare a consumare i loro prodotti malsani, solo perché qualche impiegato perde tempo facendo il simpaticone? Solo perché si sono interessati al calcio?

    O ci prendono per cretini, o siamo davvero cretini!!!

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