Su Facebook volano secchiate di acqua gelida all’insegna dell’Ice Bucket Challenge. Un tempo c’erano i gattini e le citazioni famose, oggi ci sono i secchi di ghiaccio: non ci annoiamo mai sui social, vero?

L’Ice Bucket Challenge è un’idea di Pete Frates, promessa del baseball e malato di SLA, per portare fondi alla ricerca e combattere la Sclerosi Laterale Amiotrofica. L’ALS, l’associazione americana che aiuta i malati di SLA, ha sviluppato l’idea e ha lanciato la campagna che ha invaso Facebook (fonte).

ice bucket challenge
Mark Zuckerberg dopo il suo ice bucket challenge

Come funziona l’Ice Bucket Challenge? Quali sono le regole che gestiscono questo meccanismo?

Semplice: chi viene nominato deve autoinfliggersi un gavettone di acqua gelata, riprendere il tutto, versare una donazione alla ricerca e postare sui social citando altre persone che dovranno accettare la sfida.

Personaggi del cinema e della politica si sfidano a colpi di secchiate per una buona causa. Si versano soldi, si gusta il ghiaccio sulla pelle sfidando qualcuno che dovrà rispondere attraverso Facebook.

Cosa riconosci? Un contenuto virale: la pratica si è diffusa in un attimo e oggi sembra inarrestabile. Proprio come tutti i fenomeni che si basano sulle emozioni, quel filo rosso che muove masse e opinioni.

Esatto. La vitalità del messaggio si basa sulle emozioni forti che si nascondono alla base della campagna. Ma qual è la differenza che rende speciale l’Ice Bucket Challenge rispetto ad altre forme di comunicazione?

Lo scopo è nobile. Ma quante campagne di sensibilizzazione ci passano davanti agli occhi? A quante rispondiamo con entusiasmo? L’Ice Bucket sta avendo successo perché nasconde una nota comica.

Il secchio di acqua ridicolizza il personaggio e riporta il nome famoso a un livello umano. La reazione è da scoprire, e tu vuoi guardare Bill Gates, Mark Zukerberg e Matteo Renzi mentre si beccano il gavettone.

Il meccanismo coinvolge personaggi famosi in un mix di comicità e impegno attraverso la nomination. Ogni gavettone ne chiama in causa altri in un meccanismo virale che trova nei social un alleato indispensabile.

Pete Frates non è l’unico nome famoso che si nasconde dietro l’Ice Bucket Challenge. Questa iniziativa è stata resa famosa anche da Corey Griffin, co-fondatore de progetto. Purtroppo Corey è morto poche settimane fa dopo un tuffo in mare: il giorno prima aveva raccolto 100mila dollari.

Ice Bucket Challenge: giusto o non giusto?

Ovviamente il tema ha chiamato in causa le opinioni dei sostenitori ma anche dei detrattori dell’iniziativa Ice Bucket Challenge. Perché così funziona: con l’aumentare della notorietà aumentano anche le critiche.

  • Le buone azioni rimangono nel silenzio.
  • Tutti a farsi il bagno ma le donazioni dove sono?
  • Ice Bucket Challenge è solo un modo per fare personal branding.

La lista continua. C’è chi critica chi ha fatto il video, chi non lo ha fatto, chi ha pubblicato la somma, chi non ha lasciato prove: la critica non manca mai e Fabio Lalli ha raccolto i casi più importanti su Facebook.

Io credo che la grandezza dell’Ice Bucket Challenge si ritrovi nella logica collaborativa dei social. Una logica che ti permette di raggiungere uno scopo superiore, lontano mille anni luce nella vita reale.

Che sia una macchina, un lavoro (#unlavoroperjacopo) o una donazione non fa differenza dal punto di vista tecnico. Ci sono scopi nobili e meno nobili, ma il concetto non cambia: la rete è al servizio di chi possiede le abilità per sfruttarla in modo cristallino, senza dietrologia.

A maggior ragione se questo serve a raccogliere fondi per qualcosa di buono.

Si possono trovare mille critiche, la beneficenza è sempre stata bandiera da sventolare. Non dovrebbe essere così, a volte le persone perdono di vista i veri obiettivi. Ma non importa: la situazione è positiva.

Dal 22 al 24 agosto, infatti, la somma raccolta in Italia a favore della ricerca per combattere la Sclerosi Laterale Amiotrofica è passata da 24.000 a 150.000 euro (fonte AISLA ONLUS).

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Questo significa che Ice Bucket Challenge è una iniziativa preziosa. I risultati non sono quelli USA ma c’è anche una popolazione diversa, ed è inutile pensare sempre ai paragoni. Così come credo che sia inutile criticare un’idea che può portare nuove risorse a una causa così importante.

C’è chi la userà solo per farsi pubblicità. E c’è chi si è fatto la doccia senza versare denaro. Ma questo non è importante. il dato veramente straordinario è la possibilità di raggiungere un obiettivo grazie alla viralità di un messaggio e di uno strumento.

125.000 euro in due giorni. Sarebbe stato possibile in altro modo? Tu sei a favore del progetto Ice Bucket Challenge? In ogni caso puoi sempre donare il tuo contributo qui, con Paypal.

Aggiornamento

Come suggerisce la pagina Facebook dell’AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, è stato raggiunta quota 250.000 euro. Un traguardo importante, almeno dal mio punto di vista. A tutti i critici del progetto Ice Bucket Challenge chiedo: sarebbe stato possibile senza la viralità del secchio?

4 COMMENTI

  1. Grazie per aver citato il mio post. Intanto le donazioni hanno sfondato il tetto dei 250.000€ (e stiamo parlando della sola AISLA, ma tanti stanno donando ad altre Fondazioni… vedi ad esempio il mondo del calcio che è molto legato alla Fondazione Stefano Borgonovo). Inutile dire che sono d’accordo con te, l’importante in questo caso è centrare l’obiettivo e portare fondi alla ricerca per una malattia che, visto il basso numero di potenziali “clienti”, non interessa nessuna casa farmaceutica. Quindi per me è sì! 😉

    • Ciao Davide,

      Io credo che sia troppo facile giudicare la semplice vanagloria di chi usa questa situazione per farsi notare. Troppo facile dire che la generosità deve essere nascosta dallo sguardo: in un mondo gonfio di messaggi, per riuscire a smuovere la coscienza devi pensare fuori dal coro. Anzi, dal secchio. La gente vuole farsi notare? Ecco la soluzione, basta che ci siano le donazioni.

      E io credo che ci siano state, o sbaglio?

  2. Sono d’accordo, “il dato veramente straordinario è la possibilità di raggiungere un obiettivo grazie alla viralità di un messaggio e di uno strumento”.
    e ancora una volta il “far parlare dell’iniziativa” in bene o in male ha portato i suoi frutti. Senza questa idea la Sla non avrebbe avuto così tanta attenzione. Le critiche, i commenti positivi ed i video hanno fatto parlare del problema tutti i media e qualsiasi persona, trasversalmente! Sono venute alla luce informazioni che altrimenti non avrebbero avuto voce. Abbiamo assistito al fenomeno che meglio ha saputo approfittare delle peculiarità del social e del video, ora dobbiamo farne tesoro e continuare a sfruttarle!!!

  3. Al di là dell’unico vero problema di fondo (quei fondi dovrebbero arrivare da ben altre fonti, tanto per dire), io trovo davvero incredibile come la gente si concentri esclusivamente sul “come” (video virali) piuttosto che sul “cosa” (molte critiche sono generiche, tanto per dire qualcosa “contro”, e non entrano neanche nel merito della SLA). Probabilmente è un effetto collaterale della viralità stessa…

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