Il content marketing della fuffa

Ecco qualcosa che conviene evitare da subito: fuffa e content marketing. Sai perché le persone abbandonano i tuoi canali? Forse stai condividendo qualcosa di inutile.

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Cos’è la fuffa? Una serie di elementi inutile che appesantiscono e imbruttiscono qualcosa che potrebbe essere perfetto senza questo peso. Ti piace questa definizione?

cos'è la fuffa
Ecco un’immagine della fuffa.

Si addice anche al web marketing. Immagino che ci sia una content strategy alla base della tua presenza online, vero? Il social web si fonda sui contenuti, sulla condivisione dei contenuti, e tu devi garantire il massimo al tuo pubblico.

Devi garantire il massimo ai lettori, ai fan della tua Facebook Fan Page, ai follower di Twitter. Ecco perché parlo di content strategy: hai bisogno di organizzazione.

Ma a volte abbassi la guardia e lasci passare un po’ di fuffa sui tuoi canali social. Purtroppo la confondi con i contenuti di qualità, avvelenando il tuo lavoro di selezione. Perché stai facendo questo ai tuoi lettori? Forse non te ne rendi conto.

Cos’è la fuffa: definizione e spiegazione

La fuffa è qualcosa di inutile, un elemento che allunga il brodo della tua content strategy. La parola ha un’origine diversa e viene inglobata nel linguaggio web in un secondo momento. Secondo Wikipedia:

La fuffa è la tipica lanetta che si forma nei tessuti e che in genere si rimuove poiché anti-estetica. Proprio questa connotazione ha fatto sì che venisse usato (…) per indicare un eccesso inutile. Ecco, la fuffa è un eccesso di lana sui tessuti.

Un batuffolo di polvere negli angoli della casa, matassa di stoffa inutilizzabile, chiacchiere senza senso. E contenuti irrilevanti. Ecco cos’è la fuffa. Ma se la content marketing strategy è basata sul valore, perché condividi questo ciarpame?

Da leggere: i migliori tool per fare content marketing

Perché la fuffa entra nella content strategy?

Spesso manca un lavoro di selezione delle fonti: il blogger non dedica il giusto tempo per individuare, leggere e selezionare contenuti realmente utili ai lettori.

Lavorare sulle fonti vuol dire investire risorse che probabilmente sono necessarie altrove, e quindi il tutto si limita alla condivisione del contenuto mainstream. Ovvero del post partorito dal blogger famoso, iper-commerciale.

cos'è la fuffa: condivisioni senza lettura
Pochi minuti, tante condivisioni!

E confezionato in modo da apparire irresistibile. Molti blogger ragionano in questo modo. L’utente social non legge quello che condivide, basa la sua azione di share sulla headline: il titolo spinge alla condivisione, ed ecco che la fuffa prende piede.

Il grafico riassume una ricerca che dimostra proprio questo: le condivisioni sono alte nonostante un tempo minimo trascorso sull’articolo. C’è anche un 4% di condivisioni a minuti zero trascorsi sul post. Cosa significa questo secondo te?

Condividere senza investire nella selezione – o addirittura senza leggere – è un ottimo modo per infestare la propria attività di content curation con la fuffa. Ovvero con contenuti ovvi, scontati, inutili al lettore. E dannosi alla tua attività online.

Come evitare la fuffa nella strategia online?

Devi leggere quello che condividi, mettere da parte i luoghi comuni (i blogger famosi pubblicano sempre grandi contenuti) e applicare un giudizio critico sui link.

Devi mettere al centro il pubblico. Investi tempo, ignora logiche di servilismo nei confronti dei forti, condividi quello che può essere utile. In questo modo puoi elevare la qualità della tua content strategy e trasformare la tua condivisione in un dono.

fuffa
C’è un po’ di fuffa in giro.

Un dono prezioso che il fan o il follower non può trovare altrove. Basta una piccola attenzione in più per diventare un riferimento unico e per conquistare la fiducia.

Per approfondire: migliori libri di web marketing

Cos’è la fuffa secondo te: opinioni e pareri

Per trovare seguito sui social devi diventare una fonte imprescindibile. E per raggiungere questo obiettivo devi dare un motivo in più, devi investire tempo e risorse per selezionare contenuti. E, soprattutto, per sconfiggere la fuffa.

Tu hai già iniziato la tua battaglia contro i contenuti inutili? Secondo te la fuffa danneggia la qualità di un profilo social? Lascia la tua opinione nei commenti.

Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2019.

10 COMMENTI

  1. Parliamo di un cattivo modo di fare comune. Indipendentemente dalla qualità del contenuto, trovo che l’utente medio senta il bisogno di dover popolare la sua timeline con una qualunque cosa almeno “n” volte al giorno, come se fosse convinto che il non farlo gli porterebbe via non l’attenzione, non il coinvolgimento ma il numero dei follower.

    Ho come l’impressione che la caccia al numeretto sia oggi la questione principale dell’essere su un social network e sono convinto che il pensiero base di molti possa essere una cosa tipo “molte condivisioni = molti possibili share = molti possibili più follower”.

    Io ho iniziato la mia battaglia contro la fuffa cercando innanzitutto di circoscrivere le mie “fonti di ispirazione preferite” al massimo a 3 o 4 alla volta. Non seguo chissà quante persone, ma anche in quel numeretto esiguo cerco di fare spesso selezione e ho deciso che siccome di tempo non he ho abbastanza, più di un tot di contenuti al giorno mi è impossibile visionarli, quindi insomma, oggi leggo te, domani un altro, dopodomani cambio ancora e provo a cercare “la qualità” un po’ in tutti quelli che ho deciso di leggere…poco alla volta.

    Non sono un espertone o un tuttologo ma diciamo che facendo così spero di limitare i danni e non danneggiare innanzitutto il pubblico, e poi me stesso.

    Se la fuffa danneggia un profilo social? Si certo, diventa inefficace e approssimativo, ma il danno PURTROPPO è circoscritto se i primi a seguirlo lo fanno con la stessa approssimazione 😉

    • Ciao, mi sembra un buon modo di affrontare la questione. Usi un buon feed reader e le Twitter List? Ti aiutano a scremare e a organizzare.

      • Ciao!
        Ho iniziato tempo fa con RSSOwl e mi ci sono trovato bene. L’aggregatore dopo un certo punto diventa praticamente parte del lavoro giornaliero dedicato solo alla ricerca. Senza sarebbe un dramma.
        Con le twitter list ancora non mi ci metto seriamente perché non ho tanti contatti da seguire. Ho iniziato ad organizzarle e cerco di mantenere lo stesso approccio anche sugli altri social, pure se i contatti non sono sempre gli stessi.

        Diciamo che ancora tendo a guardare sempre un po’ di più quelli per cui ho sicuramente più simpatia anche se poi rischio di compromettere l’obiettività, ma al momento le persone a cui ho dato fiducia non mi hanno mai deluso e quindi sono felice così! XD

        Vorrei solo potermi “allargare” ma il giorno è fatto di 24h, e seppure ne dormo poche non ce la faccio mai XD

  2. Il problema drammatico, temo, sia l’eccesso di contenuti rispetto ai potenziali lettori. Non per nulla in questa situazione si verifica una dispersione dell’attenzione che con mezzi ante-web non era neppure pensabile. La qualità dei contenuti? Beh, se realizzi, come sistema, una miliardata di “contenuti” al giorno (o all’ora, o al secondo) è inevitabile che solo un’esigue minoranza sia di qualità e il resto “fuffa” o peggio. Come arrivare a selezionare il meglio da offrire ai lettori (sia come spunti da rielaborare sia come notizie da diffondere senza troppi commenti ulteriori) è la sfida di ogni content creator/writer/blogger/giornalista o quel che sia. Chi ce la fa meglio nel tempo dovrebbe trovarsi non solo una audience vasta, ma anche una audience fedele e portata a interagire (la mitica “engagement”) in modo più frequente e significativo. Il problema sempre restando quello di ottimizzare, anche da parte del “confezionatore di post”, il tempo e/o le risorse a disposizione rispetto all’attenzione potenziale che il contenuto è in grado di suscitare…

    • La realtà: è un lavoro duro. Dobbiamo dividervi e fare tutto nel miglior modo possibile. Anche io, come SEO-Pigro, ho deciso di limitare le fonti personali. Poche e buone, non posso seguire tutti. E mi dispiace.

  3. Ciao Ric,
    sono contenta che tu abbia sollevato questa questione, perché è sempre più facile condividere ed è sempre più difficile curare e selezionare le proprie fonti.

    Voglio però rispondere alla tua domanda ai lettori “perché condividi fuffa?” con un’altra domanda: “sai riconoscere la fuffa?”.

    La mia impressione è che, se da un lato, come dice Seo Pigro, l’ansia di dover sempre dire qualcosa porta a condividere continuamente, dall’altra l’ansia di dover sempre essere al centro dei discorsi porta a pubblicare continuamente.

    Questo meccanismo di iperattività va per forza a discapito della qualità.

    “Devi leggere quello che condividi” è il miglior invito che si possa fare. Ma vale anche il “devi leggere quello che scrivi”.
    E devi diventare autonomo dalle logiche da gruppetto e da tormentoni.
    (Il tu è generico! ;))

    Anche come autori abbiamo una responsabilità. Se contribuiamo alla fuffa, la condivisione incontrerà per forza della fuffa.
    È come nelle leggi della fisica: nulla si crea, nulla si distrugge…tutto s’infuffisce.

    • Ottimo spunto Vale.

      Devi condividere la qualità, ma devi anche creare la qualità. Cioè non devi contribuire alla creazione della fuffa. Ma questo è un lavoro complesso, e spesso il giudizio sul proprio operato non è dei più semplici.

      Spesso crediamo di scrivere grandi articoli quando poi stiamo solo ricalcando strade già percorse, ma questo non è un problema. Si costruiscono grandi cose partendo dal lavoro altrui. Quello che per me è fondamentale è aggiungere sempre un pezzo. Sempre. Anche la banalità può essere eccezionale se aggiungi il tuo contributo, il tuo punto di vista.

  4. Ciao Riccardo, credo che l’argomento sia rilevante per tutti e condivido l’approccio. Come ti accennavo ho solo un dubbio sul concetto di fuffa o ciarpame: magari quel che è fuffa per qualcuno per un altro non lo è. Un contenuto assolutamente inutile e poco interessante per qualcuno per un altro può essere rilevante. Forse per chi sceglie di essere verticale su un argomento è più facile evitare la il ciarpame. Comunque ora provo feedly, grazie del suggerimento, Cristina

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