La gavetta è uno dei passaggi decisivi per chi decide di entrare nel mondo del lavoro online. Ed è uno degli elementi di continuità con il mondo pre-internet: c’è sempre stata e sempre ci sarà.

Un tempo, però, la gavetta aveva un senso differente. Ti facevi i tuoi 6/12 mesi di lavoro sottopagato e poi entravi a pieno titolo nel mondo dei grandi. Ora sembra che la gavetta sia solo sfruttamento.

lavoro online

“Mi dispiace, devi fare ancora un po’ di gavetta”. E via con contratti ridicoli, attività schiaviste, pretese senza fine. “Devi farti le ossa. Devi capire qual è veramente il significato della parola «lavoro»”.

Il lavoro online accoglie a piene mani queste dinamiche. Articoli pagati 50 centesimi, collaborazioni senza futuro, grandi nomi che creano redazioni sul lavoro gratuito. Perché accettare tutto questo?

Perché sembra l’unica strada percorribile.

Ma la gavetta non è il male assoluto del lavoro online. Ha la sua utilità ma deve essere vissuta senza sfruttamento. Ecco perché oggi voglio spiegarti come trasformare la gavetta in un’occasione.

Il lavoro gratis è indispensabile (sul serio)

La gavetta è necessaria. Nessuno ha iniziato a lavorare seriamente online senza un buon periodo di lavoro sottopagato. Anche io ho scritto articoli per due soldi. Anche io ho lavorato gratis.

Ma sai una cosa? È stata una delle scelte più indicate della mia vita. Grazie al lavoro gratuito ho avuto la possibilità di raggiungere conoscenze e professionisti che mi hanno regalato un mestiere.

Per approfondire: piccolo manuale per lavorare gratis e guadagnare

La condizione discriminante è semplice: la qualità del lavoro. Io consiglio di fare gavetta in una web agency frizzante, attiva, strutturata. Consiglio di aiutare un freelance formato nella propria attività. Non consiglio di rispondere agli annunci che ti offrono 50 centesimi ad articolo. Questa non è formazione: è sfruttamento. La gavetta utile è quella che:

  • Ti permette di stare fianco a fianco con chi lavora da anni nel settore.
  • Ti dà la possibilità di imparare a usare i ferri del mestiere.
  • Ti permette di sbagliare senza conseguenze.
  • Ti offre la possibilità di rubare il mestiere con gli occhi.

Questo è un punto che mi sta a cuore. Spesso i ragazzi si lamentano perché l’esperienza della gavetta nel lavoro online non è formativa: i superiori non lasciano trapelare i segreti del mestiere.

Non esiste un mondo perfetto. Ma tu devi essere in grado di rubare il mestiere, di osservare, di domandare, di indagare. Ci vuola passione, ecco, una passione che ti spinge a essere presente nei momenti decisivi e di fare domande. Tante domande. Osserva. Chiedi. Fai. Sbaglia. Riprova.

Leggi anche: 7 tecniche che useranno per farti lavorare gratis

Formazione in proprio

Voglio essere onesto con te: non è un mondo semplice quello del lavoro online. Però ci sono buone possibilità per tutti. Fare una buona gavetta vuol dire toccare con mano il lavoro, ma non basta. Ci sono altri due elementi che devi curare per far fruttare la gavetta: la formazione e il brand.

La pratica è importante, ma c’è bisogno anche della teoria. Per migliorare nel tuo settore hai bisogno di idee e contributi diversi, e non sempre la gavetta può dare tutto questo. Ma puoi colmare i vuoti con:

  • Libri del settore.
  • Consulenze.
  • Corsi di formazione.
  • Eventi dal vivo.
  • Workshop.
  • Blog e community.
  • Webinar.

Il punto è questo: la gavetta può essere utile, ma hai bisogno di altre fonti. Ma soprattutto hai bisogno di un nome. Mi dispiace essere ripetitivo, ma questa è la chiave di tutto: senza un buon nome, senza un brand autorevole, trovare lavoro online diventa una scalata senza certezze.

Leggere libri può essere utile, frequentare corsi e community anche. Ma non devi farlo solo in modalità passiva: non devi solo leggere. Devi anche scrivere. Devi diventare una fonte di conoscenza.

Non è facile, lo so. Ecco perché consiglio di aprire un blog subito. Immediatamente. Perché il blog sarà il tuo curriculum, sarà la tua identità online. Ma sarà anche il luogo che ti permetterà di fare una gavetta sempre nuova. E a costo zero. Fare blogging vuol dire imparare, sbagliare, imparare ancora.

Fare Blogging
Un libro dedicato a chi vuole trasformare la propria attività personale di web writer. Lo consiglio a chi ha bisogno proprio di questo: dare valore al proprio operato per trovare clienti. Puoi acquistare il libro su Amazon.

 Ora puoi mandare al diavolo

Perché è qui che vuoi arrivare, vero? Vuoi arrivare alla possibilità di mandare al diavolo qualcuno che vuole proporti l’ennesima occasione di lavoro spettacolare non retribuito. E ti capisco perfettamente.

Proprio ieri mi è capitata una cosa del genere: grande evento, grandi nomi. A Milano, mica a Napoli. E la retribuzione? No, mi dispiace. Un “Ciao, alla prossima” ha chiuso la conversazione con educazione.

Ma questo lo puoi fare solo quando hai fatto una buona gavetta, quando investi ogni anno nella formazione e quando hai un nome che ti permette di trovare lavoro. Anzi, che ti permette di dare un prezzo al tuo lavoro. Perché è questa la chiave: il potere contrattuale di un professionista.

gavetta

Quanto posso chiedere per un articolo? Dieci euro? Venti euro? Trenta euro? Dipende da quello che sei. Dipende da come riesci a vendere un insieme di fattori che formano la tua professionalità. Uno di questi fattori è proprio la gavetta. Fare una buona gavetta – ovvero che ti permette di osservare, fare, sbagliare – vuol dire avviarsi verso il mondo del lavoro online.

La tua opinione

Chi sostiene di essere già abbastanza bravo da non dover fare gavetta, secondo me, sta sbagliando tutto. Così come sta sbagliando chi scambia la gavetta come occasione per sfruttare il singolo.

Anche io, oggi, mi ritaglio delle risorse per fare gavetta insieme a chi è più bravo di me. E questo non vuol dire essere ancora dei pulcini, ma prendere coscienza del fatto che c’è sempre da imparare. Anche da chi è più giovane di te. E la persona che stai formando, un giorno, potrebbe diventare la migliore risorsa del tuo team.

Gavetta come momento per imparare, per fare formazione sul campo. Ma anche per iniziare a tessere rapporti virtuosi. Sei d’accordo con la mia idea? Lascia la tua opinione nei commenti.

18 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo, io ti leggo sempre molto volentieri perchè racconti la realtà con garbo. Anche questo articolo, che da una parte mi solleva perchè la gevetta “intelligente” è tutto per formarsi (vedi il vecchio apprendistato di una volta), dall’altra mi sconforta perchè in questo momento mi manca il “mentore” da seguire. Ho tanta teoria, frequento corsi on line, leggo post interessanti anche se il mare della conoscenza è talmente vasto che disorienta.Un po’ di pratica la sto facendo, poca e gratis. Ma come dici tu è gratis per chi non mi paga, ma non lo è per chi come me si trova in una metamorfosi lavorativa e ha fame di sapere e di saper fare. Poi devi fare i conti con il fatto che per vivere sono necessari i soldi. Mi piacerebbe trovare una giusta via di mezzo, dove io imparo facendo, ma vedo anche materialmente ripagato il mio impegno. Non parlo nemmeno di valore….mi trovo d’accordo con Oscar Wilde che diceva che conosciamo il prezzo di tutto e il valore di niente. Ma qui si aprirebbe una parentesi lunghissima. Come fare pratica, quindi? Non ho più l’età dello stage, sono adulta (anagraficamente molto), ho tanta buona volontà. Come faccio a sapere se quello che faccio è fatto bene? Se il sapere che ho fin conosciuto l’ho imparato bene? Nei miei progetti c’è anche quello di aprire un blog. Ma ha senso? Nel mio girovagare per internet ne trovo talmenti tanti da confondere. A volte dicono tutti la stessa cosa con parole diverse. Non mi dilungo oltre….grazie per la tua attenzione e per i tuoi contributi!

    • Ciao Lorena,

      Purtroppo le risposte alle tue domande non sono facili. Io non mi sento di poter dare una risposta definitiva perché, in primo luogo, ho avuto sempre la fortuna di seguire il filo rosso della comunicazione: durante gli studi, durante la gavetta, durante i lavori retribuiti. Ti posso dire che questo è il punto chiave: iniziare subito, non fermarsi mai, battere il ferro fin quando puoi.

      Ha senso aprire un blog? Ha senso se riesci a trovare una chiave tua, un’idea che riesca a trasformare il tuo blog in qualcosa di speciale. Ma è qualcosa che viene con il tempo, non puoi pretendere di avere l’idea vincente al primo post. Io di solito consiglio di andare, di aprire un blog e di fare esperienza, di sporcarsi le mani con le parole e con le interazioni.

      Se posso esserti utile in altro modo sono qua.

  2. Sono d’accordo sulla necessità di non demonizzare la ‘gavetta’: ‘Sto scrivendo gratis per un webmagazine’ non equivale sempre a ‘lasciate ogni speranza voi che entrate’. Tuttavia, è anche vero che fare esperienza in realtà solide e avviate è spesso impossibile per chi ha superato i 26/28 anni di età e richiede, fin da subito, una certa esperienza (requisiti indispensabili indicati negli annunci di ‘lavoro’). Che vien da chiedersi: che ‘gavetta’ è se de devo arrivare già imparato? 😉

    • Sì, purtroppo c’è chi trasforma la gavetta in una sorta di lavoro specializzato gratis. Spesso si leggono annunci di lavoro: “richiesta specializzazione e competenze specifiche. Retribuzione non prevista”. Ecco, questa è la classica presa per i fondelli. Per non dire altro.

  3. D’accordissima.
    Ho fatto uno stage gratuito in un’agenzia di digital marketing e genitori e amici mi hanno quasi considerato una fessa. Io, invece, volevo solo imparare le basi del mestiere e “rubare” qualche competenza.
    6 mesi di stage gratuito e ora collaboro con 500 euro al mese. Non è molto, lo so, ma ho intenzione di continuare fino a quando avrò imparato tutto e non avrò finito l’università.
    Quindi, dico agli studenti universitari e non, se il lavoro è gratuito ma vi FORMA, accettate pure. E’ un investimento su voi stessi!

  4. Un paio di domande, Riccardo (spero che tu abbia la pazienza di rispondere):
    1) Ha senso aprire un blog sul web marketing quando ce ne sono già a migliaia nel panorama italiano?
    2) Ha senso aprire un blog quando, appena finita l’università, si vorrebbe andare a lavorare all’estero (quindi, un blog in italiano avrebbe poco impatto in un colloquio)?

    • 1) Ha senso se riesci a dare un taglio speciale a quello che fai. Aprire un blog – fotocopia non ha senso per me.
      2) Domanda da un milione di dollari. E se poi devi ritornare in Italia? Taglia la testa al toro: italiano e inglese. O almeno i post più importanti tradotti.

  5. Condivido quanto detto da te: se il lavoro gratis vuol dire formazione, sì bisogna farlo.

    Ma se vuol dire essere sfruttati è meglio investire il proprio tempo in altro. La gavetta è alla base di tutto!

    • Facciamo l’esempio di 4Writing: quanto lavoro c’è dietro questo progetto? Qualcuno ti ha pagato?

      Vero, è una cosa leggermente diversa perché è una proprietà privata. Ma quanto tempo ti ha sottratto? E quante conoscenze hai acquisito?

    • Fessi mai.

      Il concetto è chiaro: lavorare bene con chi ti dà nuove conoscenze. Inutile scrivere articoli per 50 centesimi, ma seguire chi ti dà la possibilità di fare formazione e di cogliere nuove prospettive. La conoscenza ha un costo, ma noi dobbiamo essere in grado di amministrare. Non credi?

  6. La gavetta è fondamentale.. l’esempio del lavoro in agenzia fianco a fianco con dei professionisti già affermati è ottimo perchè dà la possibilità a chi lavora gratis di crearsi quel bagaglio di esperienza indispensabile..

    Ma anche leggere puntualmente i post pubblicati in blog di successo come il tuo.. o il tagliablog.. e altri.. aiuta inoltre a trovare anche i giusti stimoli per tentare di riuscire online.. avendo esempi reali da seguire.. senza peraltro dover lavorare gratis per qualcuno..

    I blog sono una grande risorsa! Grazie riccardo 🙂

  7. La Gavetta (a parer mio) è una cavolata che hanno inventato per “sfruttarti”.

    Io lavorando in Svizzera come dipendente e vivendo a Como, prendo 6357fr (6000€) al mese e giro tranquillamente in Bmw x5, villa ecc.. senza aver aspettato anni prima di arrivare a guadagnare ?.

    Non ho una laurea, certo sicuramente la laurea fornisce una cultura, ma non necessariamente è sinonimo di “far soldi”.

    Non è che uno deve guadagnare quando diventa un VECCHIO DI 40 ANNI. O che devo perder tempo ad aspettare ANNI prima di vedere (se mai accadrà) un briciolo di notorietà.

    Ti ricordo che IL PRODOTTO finale NON è poi cosi importante.

    Anche perché se fosse vero, McDonald sarebbe già fallita. Conta chi sa fare marketing. Stop. Tutto il resto son cavolate per illudere i gonzi.

    Ripeto sempre secondo il mio parere. Anche perche se fosse vero sarebbero tutti milionari quelli che l’hanno fatta.

    Purtroppo alle persone (non per colpa tua ci mancherebbe), gli viene fatto un lavaggio del cervello assurdo da:

    -> Scuola
    -> Amici
    -> Parenti
    -> Società

    Insomma da gente che nella vita non conta un cazzo. Attenzione! Non che non conta un cazzo dal punto di vista umano. Nel senso magari sono persone per bene, che hanno una famiglia, sono dei buoni amici, sono molto buoni dal punto di vista umano ecc..

    Ma per il mercato NON CONTANO un cazzo (brutto da dire ma è così).

    E sostanzialmente il 90% degli italiani sono cosi. Tu nella vita devi seguire (per quanto riguarda il lavoro/business) SOLO CHI OTTIENE RISULTATI MILIONARI. Tutto il resto sono chiacchiere.

    Perchè è vero che ho il bmw x5, ma è in Leasing (la Svizzera permette di scaricare i costi a differenza dell’italia) , e vivo in una villa (ma in affitto).

    E tu potresti pensare:

    “ahahahah che sfigato che vive in Affitto, cosi la casa non sarà mai sua, se avesse fatto un mutuo si”

    Anche se ti fai il mutuo la casa NON è comunque tua, MA DELLA BANCA che ti presta i soldi. Quindi ti sei comprata una DEBITO per tutta la vita. E gli italiani questa cosa non l’hanno capita, perchè nella loro ideologia IDIOTA e comunista:

    “Ehhh ma a casa, è l’investimend sul mattone”.

    Si comprano un’immobile che da 100000€, lo pagano 160000€ (interessi alle banche). Quindi nel lungo periodo ci hai smenato 60000€. Bell’affarista! Gli italiani sono PESSIMI nel fare affari!

    Poi fanno le “rate” per comprare il “macchinone”, o l’iPhone. Quindi cosa succede?

    “Limitano la possibilità di accedere al credito bancario”.

    I soldi della banca servono SOLAMENTE come leva per generare altri soldi (E non per indebitarsi togliendosi gli sfizi). Perchè gli sfizi NON ti portano soldi, la CASA (se fai il mutuo) NON ti porta soldi.

    Quello che devi fare è:

    “Vivi in affitto, ma utilizzi i soldi della banca come leva per comprare case prima dell’asta e rivenderle sotto il prezzo di mercato”. POOOOI quando ho del denaro da parte, posso dire:

    “cià mi compro casa, come se dovessi comprarmi una caramella”.

    Chi fa le rate di QUALSIASI cosa, vuol dire che non se lo può permettere. Le persone che HANNO DENARO, non possiedono “nulla”.

    Lo so che tu li vedi con macchinoni e ville ecc.. Ma sono tutti in Affitto/Noleggio ecc.. Perchè lo scopo è avere MOLTE entrate rispetto alle uscite.

    Questo è il segreto per vivere ?.

    La storia della gavetta come dicevo io, è una troiata di dimensioni al cubo.

    Non è che devo guadagnare quando divento un vecchio di merda di 40/50 anni quando ormai la vita è finita, perchè non me ne fregherebbe nulla.

    Tu hai mai visto George Soros farsi la gavetta? Mark Zuckemberg farsi la gavetta? Bill Gates farsi la gavetta? Justin Bieber farsi la gavetta? Balotelli far gavetta?

    NO!

    Se tu ti vai a vedere l’intervista che hanno fatto ad Alec Ross alla RAI, che è un imprenditore statunitense di 45/47 anni dice:

    “Che quando lui va alle commissioni/riunione politiche americane , lui li è uno dei più vecchi, in Italia è uno dei più giovani”

    Quindi capisci a me c’è qualcosa che non quadra?.

    La laurea (cosa tanto.decantata in Italia) NON è più una skills necessaria per fare soldi.

    Un tempo aveva un senso, ma parlo dell’era di fantozzi. Quando c’èra:

    “Quell’ingegnere”
    “Quell’avvocato”
    “Quel dentista”

    Ma sai perchè? Perchè c’erano SOLO loro, Ormai sono troppi. Sono diventate delle commodities (ossia dei beni indifferenziati). Ce ne sono TROPPI a fronte di una domanda.

    Quindi cosa succede? Diminuisce di VALORE.

    Tu prendi ad esempio il DIAMANTE. Come mai secondo te, chi lo trova e lo vende, viene strapagato?
    Perchè è DIFFICILISSIMO da trovare. Ma se ce ne fossero tanti, (secondo te avrebbero lo stesso valore)? NO!

    Stessa cosa con queste “professioni”. Cioè (solo in Lombardia) ci sono più avvocati li che in tutta la Francia, anche qui c’è qualcosa che non quadra.

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