Come sempre ci ritroviamo la home di Facebook piena di articoli spazzatura.

Ovvero di contenuti che fanno largo uso di click baiting: una tecnica che punta a ottenere tante visite grazie a una sapiente uso dei titoli. Il procedimento è semplice: creo un titolo sensazionalistico che non informa, ma lascia intendere il peggio. Magari grazie l’aiuto di una foto decontestualizzata.

click baiting blog

“Ciao XY, ci mancherai”. In realtà XY si è preso una vacanza dal piccolo schermo. Ecco, il titolo fa pensare a un lutto, tutti si precipitano sul link e le visite si gonfiano. Ma tutto il resto? I risultati arrivano?

Cosa è il click baiting?

Il click baiting è quell’insieme di artifici che aiutano ad aumentare click verso il proprio sito. Quindi, in linea generale, non è un male. Fa leva (non solo ma anche) sul curiosity gap, ovvero su quella soglia che permette di attirare il fisiologico interesse dell’uomo qualunque a passeggio sui social.

Sei in ufficio, la noia ti assale, vai a fare un giro su Facebook… “Dieci cose che solo Gianni Morandi può fare”. E che fai, non lo leggi? Che poi magari scopri che su queste dieci cose nove le puoi fare anche tu e scatta quella gioia pomeridiana di sentirti un po’ come Gianni Morandi.

click baiting

I siti che cercano di strappare lo scettro della viralità a Upworthy si sono moltiplicati negli ultimi anni, perché è un business che rende. Perché i suoi numeri fanno invidia ai grandi nome dell’editoria.

Per approfondire: 36 modelli di headline che devi assolutamente provare

Il click baiting (spinto) non ha futuro

Sfruttare la curiosità per fare click baiting non è sbagliato. L’headline che ho usato per il post che stai leggendo sfrutta la leva della curiosità. Ora sei qui e vuoi sapere perché un determinato tipo di click baiting, ovvero quello che prende in giro le persone e le costringe a cliccare, non funziona.

Perché non ha futuro. È lo stesso Ben Smith, editor in chef di BuzzFeed, a lanciare questa idea. Se il tuo obiettivo è quello di offrire al lettore qualcosa da condividere a tutti i costi devi fare in modo che nel titolo ci sia una promessa. Puoi rubare qualche click ma non le condivisioni.

D’altro canto è lo stesso Upworthy a suggerire di non svelare troppo nella tua headline. Informare va bene, ma devi dare al lettore quel pizzico di curiosità in più. Ci sono headline statiche, headline vaghe. Poi ci sono quelle che spaccano. E che ti permettono di ottenere buoni risultati.

Da leggere: Come scrivere un titolo efficace

Creare una buona headline

Per questo nella redazione di Upworthy scrivono ben 25 headline per ogni pezzo. E lo fanno rispettando delle regole ben precise che trovi in questa slide (fonte). Quella che preferisco? Alcune headline fanno schifo, non funzionano. Ma non pensare troppo, non frenare il processo creativo.

headline

Le tue headline devono essere in grado di descrivere con onestà il contenuto dell’articolo, ma allo stesso tempo devono toccare la curiosità del lettore. Per fare questo ci vuole esperienza. Tanta esperienza. E l’approvazione di tua madre. Vuoi qualche articolo per approfondire l’argomento?

La tua opinione sul click baiting

Questa, in linea di massima, è la mia idea: il click baiting non è il male assoluto. Diventa una pratica negativa quando viene sfruttata per ottenere visite senza merito. Secondo te, invece? Tu fai click baiting? Lascia la tua opinione nei commenti, riflettiamo insieme sull’argomento.

9 COMMENTI

  1. molto interessante l’argomento e devo dire che è molto utile per chiarire le idee su quello che è il click baiting.
    va detto che ho provato ad utilizzare la tecnica del click baiting all’interno di uno dei miei progetti, ho visto che in alcuni casi funziona e in altri no..
    però da utente normale della rete, alcune volte l’abuso della tecnica del click baiting da parte dei mass media la trovo deplorevole, se poi gli stessi post vengono sponsorizzati sui social per attirare ancor più attenzione mi infastidisce ancor di più. devo dire che in questi casi il più delle volte passo sopra il post è lo ignoro, perché tanto so che alla fin fine sarà la solita cosa…

    • Ci sono quotidiani che lo fanno in ogni occasione. Anzi, ci sono quotidiani che sponsorizzano notizie tragiche solo per aumentare le visite sulle disgrazie altrui…

  2. Scatenare la curiosità non è il male, ma uno dei tanti fattori di successo del marketing.
    Farlo con l’obiettivo dei click baiters è però disonesto e controproducente.

  3. Il click baiting sicuramente è una tecnica vincente, se si vogliono ottenere molte visite in poco tempo, ma alla lunga è controproducente perché rischia di disaffezionare il fan dalla pagina. Io stesso mi sono dis-affezionato di pagine che, anche se trattavano argomenti “più o meno” seri, che ne stavano abusando. Anche l’utOnto più n00b alla lunga si stanca del continuo “oddio, guardate cos’é successo qua…”. Questa tecnica in pratica non ha futuro, presto o tardi l’utente comincerà ad associare i click-baiting a contenuti per lo più insulsi e in questo modo verranno “giustamente” penalizzati anche i contenuti interessanti. Ho scritto “giustamente” perché sono convinto che tu abbia ragione: “la headline deve essere in grado di descrivere con onestà il contenuto.” 🙂

    • Questa è l’essenza: vai avanti fino a un certo punto, poi la gente ti scopre e tu non hai più pubblico.Possono sopravvivere solo le grandi testate che riescono sempre a portare traffico in un modo o in un altro…

  4. Secondo me è superfluo mettere a processo il click baiting… per una ragione molto semplice e cioè che non ci si può focalizzare soltanto sui clic per dire che un sistema funziona o no.. se l obiettivo sono i clic che ben venga anche se alla lunga potrebbe infastidire quando i contenuti sono scarsi… se invece l obettivo è la conversione chiaramente il click baiting molto difficilmente porterà a qualche risultato concreto quando i contenuti risultano fuorvianti rispetto alla promessa indicata nel titolo.

    • Il fatto è che tante visite possono portare a un solo ed unico obiettivo: pompare gli ADS. Fateci caso, gli articoli con questi titoli sono stra-pieni di banner e pubblicità di qualsiasi tipo.

      Ecco come una tecnica perdente per tantissimi aspetti di web marketing, diventa vincente per uno solo.

      Ovviamente come già si è detto negli altri commenti fra un po’ gli utenti capiranno che cliccando su quei link troveranno solo robaccia perciò cominceranno ad evitare quei link …..ma intanto?!

  5. Federico non sono d’accordo con te nella maniera più assoluta. Io cerco di fare dei titoli di questo tipo visto che spesso non ottengo risultati senza enfatizzare troppo titolo e descrizione facebook ma questo non vuol dire che sul blog ho spazzatura. Gli articoli sono scritti da professionisti e la qualita’ c’è, ci sono anche le pubblicita’ perchè è con quelle che i progetto può proseguire e dare lavoro a molte persone. Chi invece non ha contenuti ma solo pubblicità il discorso cambia.

  6. Io credo che occorra fare una distinzione tra chi utilizza il click baiting (spinto).
    Farlo una tantum, per un blogger che ha una cerchia più o meno grande di lettori non credo che sia il male assoluto.
    Peggio è quando a farlo sono i giornali e le riviste online, i portali, che lo fanno in continuazione ovviamente per una mera questione di numeri.
    Alla lunga i lettori non ci cascano più.

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