La lunghezza di un articolo da pubblicare sul blog? Solita risposta: dipende. Ci sono post che hanno bisogno di spazio per definire con cura l’argomento, e altri che si possono esaurire in poche battute.

Perché scrivere un post lungo?

La lunghezza non è un fattore discriminante se non considero il contesto. Scrivo un post lungo e ottengo zero risultati, il giorno dopo pubblico un pensiero di 300 parole e distruggo internet. Il post dedicato a Moncler mi ha fatto guadagnare 50.000 visite in un giorno (oltre a diversi link) ed è misero.

Un articolo deve essere lungo quanto basta per dare al lettore tutte le informazioni necessarie. Un post di Seth Godin che conta poche parole può avere gli stessi risultati di un tutorial firmato da Moz: soddisfano esigenze diverse, in entrambi i casi sono contenuti di qualità per i lettori.

Ma perché scrivere un post lungo? C’è qualche ragione particolare che dovrebbe spingermi verso questa soluzione? Ci sono un paio di ricerche che dovrebbero rispondere a questa domanda.

Posizionamento su Google

Secondo CoSchedule, i contenuti lunghi si posizionano meglio. Google conosce la necessità delle persone di ottenere risposte immediate, ma capisce che c’è bisogno di approfondire. Guarda lo schema: primi 5 risultati hanno una media di 2.000 parole, subito dopo quelli con una media di 1.400.

post lunghi

I post lunghi sono in cima alla lista. Però attenzione: i contenuti più lunghi non sono necessariamente primi e non sono garanzia di posizionamento. Sempre nella ricerca di CoSchedule, i contenuti con più di 2.000 parole si sono posizionati in alto solo per due parole chiave.

Quindi, almeno per quanto riguarda questo studio, è sbagliato parlare di correlazione tra contenuto lungo e posizionamento: ci sono altri fattori da considerare. Come, ad esempio, l’autorevolezza.

long form

L’autorevolezza di un dominio in un determinato settore ha un ruolo decisivo. La lunghezza di un contenuto è un fattore importante, ma non è sinonimo di posizionamento. Non basta scrivere tanto per esserci. In ogni caso per approfondire ti consiglio: il post perfetto è breve o lungo?

Condivisioni e link

Adesso è Neil Patel a dare man forte ai contenuti corposi. Secondo le sue ricerche, infatti, c’è un collegamento tra lunghezza dei post e numero di condivisioni. Ha preso come riferimento oltre 300 post del suo blog e li ha divisi in due gruppi: più e meno di 1.500 parole. I risultati sono questi:

post lungo

I post sotto le 1.500 parole, in media, hanno ricevuto 174,6 tweet e 59,3 like. Gli articoli con più di 1500 parole, sempre in media, hanno ricevuto 293,5 tweet e 72,7 like. Un risultato interessante, anche se bisogna sempre considerare variabili come l’argomento affrontato ed eventuali campagne.

Da un punto di vista social i dati sono a favore dei post lunghi, ma per quanto riguarda i link ci sono punti di vista contrastanti. Neil Patel sostiene che i post lunghi sono in grado di ottenere un numero maggiore di link, mentre Co Schedule punta verso risultati completamente opposti.

Perché scrivere un post lungo?

Le pagine con più di 2.000 parole hanno una media di 134 collegamenti. I contenuti brevi, invece, hanno una media di 1.396 collegamenti. Ovviamente anche in questo caso i numeri devono essere presi con tutte le precauzioni del caso perché la lunghezza resta solo uno dei fattori necessari.

Per approfondire: quanto tempo ci vuole per scrivere un articolo?

Tu lo scriveresti un post lungo?

Prova a pensare ai vantaggi di un post breve. Meno tempo rubato ai tuoi affari, meno occasioni di sbagliare, lettori soddisfatti perché possono portare a casa uno o due concetti senza tanto sbattimento.

I dati che ho riportato in questo articolo hanno un valore relativo. Sono utili, certo, ma un contenuto non può essere valutato solo dalla sua lunghezza. Lo sapevi già? Perfetto. Però voglio lasciare un consiglio che pochi seguono: devi diversificare. Devi variare, devi cambiare strategia. Devi sfidare i tuoi limiti.

La mancata correlazione tra contenuto lungo e qualità non deve essere una scusa per pubblicare frattaglie. “Tanto è la qualità che conta, non la lunghezza”. Nel frattempo hai riscaldato la minestra e l’hai servita a tavola. Senza anima. E senza neanche la bontà di arricchire con un’opinione personale.

Da leggere: come migliorare la leggibilità dei post

La tua opinione

È inutile parlare di obblighi e forzature. Non devi scrivere post lunghi, devi seguire il tuo stile. Non devi scrivere contenuti lunghi per piacere a Google, ma per dare al lettore il miglior contenuto possibile. Un contenuto completo, autorevole, leggibile, interessante anche dal punto di vista critico.

Questo significa che può essere utile inserire nel tuo calendario editoriale anche un long post, e provare a registrare la reazione dei lettori quando si trovano di fronte a un post lungo.

Potrebbe essere un test interessante, non credi? O continuerai a pubblicare post brevi?

10 COMMENTI

  1. Per gusti personali, preferisco scritti brevi con all’inizio una riga di sintesi ma senza suspense; se lo scritto è lungo, leggo a campione una riga qua e una là, ma se è suddiviso in piccoli paragrafi e ciascuno ha il proprio titoletto, è meglio.
    A volte, persino alcuni tweet con meno di 140 caratteri mi sembrano troppo lunghi!

  2. Scrivo tutti i giorni, in media i miei posto sono di 400 parole. Le statistiche personali non mi aiutano a capire, dato che diversi post con poco più di 200 parole mi hanno portato quasi 100 mila visite. Certo ho un mini saggio di 2000 parole che me ne ha fatti 100 mila da solo, ma non mi ci raccapezzo… Ora sto vagliando la strada dello spam minimo e sono stupefatto dai risultati, le visite stanno aumentando

  3. Gruppi, aggregatori e cose varie sulla via dell’abbandono, detto così in maniera semplice. Ma credo sia un discorso che meriterà un articolo approfondito sul mio blog

  4. Ciao Ric,
    mi sono soffermato su questo passo: “La lunghezza di un contenuto è un fattore importante, ma non è sinonimo di posizionamento.”
    Troppo spesso quando si parla di consulenza seo e di web marketing, vedo che molti colleghi mirano a infarcire l’articolo di keywords e co-occorrenze, come se la density fosse un vangelo.
    Servirebbe anche un articolo che dicesse: “Scrivete per chi dovete scrivere, non per posizione e stop!”

  5. Il mio problema principale è da sempre (testimone la mia maestra delle elementari) la sintesi: mi sono dovuta esercitare moltissimo per riuscire a imparare a dire in poche battute quello che io avrei esplicitato in righe e righe.
    Credo che una delle discriminanti fondamentali per definire la lunghezza di un post è il pubblico al quale ci rivolgiamo: ci sono categorie di persone che amano i post lunghi e il piacere di soffermarsi qualche minuto a leggere un contenuto e invece ci sono persone che amano la velocità e quindi bisogna battere il loro “limite di tolleranza” scrivendo poco. Ma essere esaurienti è la virtù principale che deve avere un post. Almeno secondo il mio parere.

  6. Io scrivo spesso dei post per il mio blog aziendale e di solito cerco di essere il più sintetica possibile, tentando di non dilungarmi oltre le 400 parole in modo da fornire un contenuto di qualità, esaustivo ed interessante. Ritengo infatti che se lo scritto è troppo lungo, l’attenzione da parte del lettore verrà gradualmente a mancare. Inoltre, non credo sia giusto basare i propri articoli solo sul fattore “posizionamento”.

  7. Molto, molto interessante. Non sapevo ci fossero così tanti studi e approfondimenti sulla relazione tra lunghezza dei contenuti e condivisioni/ranking/backlink. Sarebbe interessante scoprire anche se i contenuti lunghi vengono letti per intero o meno e, nel secondo caso, quali sono le modalità di scanning della pagina.

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