Questo articolo è dedicato a chi aspetta.

Questo articolo è dedicato a chi non pubblica.

Questo articolo è dedicato a chi vuole raggiungere la perfezione, a chi non si sente pronto e vuole fare formazione. Ancora. E ancora. Io sono d’accordo, sai? Io faccio formazione. Ma al tempo stesso acquisto competenze, ogni giorno imparo qualcosa di nuovo perché cerco sempre nuove sfide.

perfetto

E cerco di lavorare con persone in gamba. Questo, dal mio punto di vista, è il modo migliore per continuare quella sana gavetta che ti permette di imparare sempre qualcosa di nuovo.

Ma dove eravamo rimasti?

Ah, la perfezione

Non c’è niente di male nel voler inseguire la perfezione. Fa parte della nostra natura. L’uomo ha questo sogno, questo punto di riferimento: la perfezione. Vuole sfidare i suoi limiti. Ma sai qual è il rischio?

Rimanere fermi. Immobili. In attesa di un risultato che non arriverà mai.

Perché la perfezione non esiste, lo sanno tutti.

Però noi la inseguiamo. A volte più per paura di agire che per reale desiderio di raggiungerla. È un meccanismo inconscio, un sistema di difesa. C’è chi molla tutto, chi trova una scusa per non combattere e chi vuole raggiungere la perfezione prima di buttarsi in una mischia che non arriverà mai.

Lo dice anche Francesco Margherita: l’albero abbattuto non ha trovato scuse, non si è lamentato della sua condizione. Si è adattato, ha fatto il suo lavoro nel miglior modo possibile.

Io non sono un life coach, non sono un santone, non sono un traghettatore di folle. Non ho la ricetta per una vita serena. Anzi, la mia vita è fin troppo incasinata: monitor, tastiera, mouse, telefono.

Però conosco il segreto

Che poi non è un segreto ma una forma mentis, un’impostazione di pensiero. E questa impostazione è semplice: devi agire. Devi consegnare. Devi mettere un punto. Per poi ricominciare a creare, a produrre. No, non sei il meccanismo di una catena di montaggio. Non vederla in questo modo.

Sei il professionista che ogni giorno cerca di fare il massimo. Con tutti i limiti e tutti i difetti. Senza paura di sbagliare. Perché non esiste essere umano incapace di sbagliare. Ci sono delle conseguenze. Ma si affrontano. Ricorda che ogni errore è una risorsa perché ti permette di imparare qualcosa.

Ma se sei di coccio non impari niente, sbagli e basta.

Solo chi disobbedisce può commettere errori suggerisce Francesco Margherita, solo chi va oltre le strade battute può raggiungere obiettivi nuovi. E solo chi si prende l’onere di sbagliare  – aggiungo io – può raggiungere risultati che vanno oltre la mediocrità. Perché è comodo rimanere in questa fascia.

È un po’ come a scuola

La mediocrità ti garantiva un posto nella sufficienza, non eri da bocciare. Tutto sommato era un obiettivo semplice da raggiungere. Un “cinque” non si nega a nessuno, basta studiare il minimo.

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Anche io navigavo intorno alla mediocrità a scuola. per protesta, perché non mi interessava e quindi facevo il minimo indispensabile per andare avanti senza problemi con le autorità (professori, famiglia).

Ma oggi devi essere superiore. E per essere superiore devi portare quel mix di competenza ed esperienza in campo. Ogni. Santo. Giorno. Non oggi, non domani. Sempre. Senza scuse.

Tu non sei perfetto. Ma sei pronto ad accettare tutto questo?

12 COMMENTI

  1. Buongiorno, Riccardo, bel post! Contone pensieri e azioni che sono mia ispirazione quotidiana: continuare a sperimentare e imparare dagli errori, non perdendo tempo in lamentele e critiche, come dice anche Francesco. E magari, aggiungo, facendo un po’ di ginnastica per andare oltre il proprio individualismo e fare squadra 🙂

  2. Io avevo un vizio, simile a quello di non iniziare mai: iniziavo, ma re-iniziavo di continuo. Credendo (giustamente) di poter fare meglio, ma non si può restartare sempre… Si inizia e basta, poi il tempo per correggere il tiro ci sarà 🙂

    Moz-

  3. Il “sei SEI il professionista che ogni giorno…” è stato messo di proposito?

    Ottimo consiglio comunque, da applicare non solo al mondo del lavoro.

    • No, ho sbagliato. Ne dovevo mettere un altro per evocare il demonio.

      Però dai. Adesso che ci penso è meglio evitare.

      Grande Vittorio, a presto.

  4. Mi è capitato una mattina di pubblicare senza volere un articolo che consideravo non rifinito: non era perfetto, appunto. “Senza volere”, perché invece di cliccare su Salva Bozza ho cliccato su Pubblica. Dopo i primi istanti di shock, mi sono arreso all’evidenza che oltre ad essere ormai online, il post poteva andare benissimo così, virgole comprese!

  5. Quando ripetono che bisogna studiare, studiare, studiare, ti vogliono dire di stare buono in un angolo a guardare che cosa fanno gli altri e di aspettare, aspettare, aspettare.

    L’università italiana, per esempio, ci fa (mi ha fatto) studiare e mai fare. Non sognarti di fare qualcosa dopo la laurea, se non hai nessuno che ti regala un orologio in oro il giorno in cui ti chiameranno dottore: devi ancora studiare, studiare, studiare, cioè non fare e se vuoi fare scordati di guadagnare.

    Questo Tuo scritto dovrebbe aprire la mente verso un modo di pensare e di fare anche oltre il Web.

  6. Concordo con Riccardo! Inseguiamo la perfezione che a volte può risultare la nostra “zavorra”.La maniera migliore per liberarsene è l’azione condita con un pò di sana follia e magari un mantra….se vi va lo potete trovare andando a paciugare sul mio sito. 😉

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