Il blog è lo zoccolo duro del branding, crea ancora conversazioni o verrà soppiantato dai social? Quali sono le nuove frontiere del blogging? Voglio toccare questo tema insieme a due amici che lavorano nel mondo del blogging ogni giorno: Riccardo Scandellari e Francesco Margherita.

Le nuove frontiere del blogging

Tempo fa, ho letto un articolo di Gary Vaynerchuk e il giorno dopo è arrivata la notizia dei Lead Ads di Facebook. Ho pensato subito di contattare Riccardo per uno scambio di idee sull’argomento e abbiamo pensato di allargare il confronto anche a livello Personal Branding e SEO.

Quindi ho chiamato in causa Riccardo Scandellari e Francesco Margherita. La lettura dell’articolo e il rilascio dei Lead Ads mi è parsa legata da un sottile filo invisibile: te lo mostro.

Noi viviamo sui social (a ciascuno il suo) e quando ci siamo dentro non abbiamo nessun interesse, né voglia di abbandonarlo per leggere un articolo. A meno che non sia allettante o di provenienza certa.

Lo dimostra il fatto che bastano un titolo e una foto per scatenare la valle di commenti che non hanno nulla a che vedere con il contenuto dell’articolo. Dei veri e propri sfoghi adolescenziali spesso senza alcuna connessione con i contenuti e (soprattutto) i contesti dei casi specifici.

Il blog è obsoleto

Nel suo articolo, Gary Vaynerchuk sostiene che in realtà il blog è una struttura “obsoleta” che ha ancora senso di esistere, ma che oggi è diventata di contorno, nel senso che è utile in caso di domande e risposte specifiche.

Il vero blogging, inteso come fulcro e creatore di conversazioni e confronti, si sta già spostando sui social. E continuerà a farlo, influendo ancora di più sul personal branding. Se scrivi un articolo io lo leggo e lo commento, ma se ciò avviene sui social la conversazione è più attiva.

Perché è più visibile, più partecipata in totale comodità.

Che ruolo ha la notizia dei Lead Ads di Facebook? Destabilizzare la concezione di sito/blog come nucleo. Da oggi le landing page, nella vecchia accezione del termine, non saranno più così necessarie perché tutto si fa dal Social. Questo piace perché non dobbiamo uscire, possiamo iscriverci a una newsletter o comprare qualcosa tra un like e un commento al post con frittata di un amico.

Spostare il contenuto sui social

Cioè il blog continuerà ad esistere finché ci sarà gente che fa ricerche su Google, ma la vera forza sarebbe quella di spostarne il contenuto sui social nella giusta chiave. Mi chiedo allora: ha senso spostare tutto sui social? Qual è il prezzo di questa migrazione? E per chi ha senso?

Immagino che una volta entrata nelle abitudini quotidiane, sarà necessario per tutti adattarsi.

Spostare il contenuto sui social

Ma davvero tutti potranno ottenere dei risultati? È uno scenario plausibile o c’è qualcosa di imposto? È come parlare di previsioni per l’anno a venire: non riesco a capire quanto sono lungimiranti quelli che le fanno e quanto invece influiscono sul comportamento altrui per far si che la previsione si avveri. Ecco le opinioni di Riccardo Scandellari, Francesco Margherita e Riccardo Esposito.

L’opinione di Riccardo Scandellari

Credo che il blog (personale o aziendale) non sia una fede, un’ideologia a cui rimanere attaccati. Il blog ha perso smalto negli ultimi tempi: ha molta concorrenza, nelle ricerche è più complesso posizionarlo, chi utilizza lo smartphone è meno propenso a cercare. Chi conversa sui social network è infastidito dall’uscire per leggere un approfondimento, e altri motivi che non vado ad elencare.

La concorrenza delle piattaforme come Tumblr e Medium, che, attraverso la “user-generated content” sono in grado di combinare un pubblico interno a quello esterno, stanno vedendosi affiancare da i diretti competitor: i social media. La piattaforma di blogging di LinkedIn e l’annunciato rilancio di Notes di Facebook consentirà di ottenere pubblico diretto e interno alle piattaforme sociali.

La capacità di seduzione di piattaforme come LinkedIn Pulse sapranno ottenere l’interessi di molti potenziali blogger liberi dai costi e grattacapi. Non dovranno più fondare un loro canale comunicativo e potranno avvalersi del loro pubblico nel luogo in cui l’hanno generato. Alla fine rimane solo il contenuto, vero ambito di impegno in cui ognuno dovrà distinguersi dagli altri per emergere.

L’opinione di Francesco Margherita

Eravamo a Milano per il Joomla Festival e Riccardo Scandellari mi disse che il blog personale sarebbe tramontato, certo non subito, ma in effetti tra un po’ avrebbe perso la sua rilevanza.

Forse in futuro non scriveremo più sui nostri siti web personali, ma su altri, che raccolgono più firme, come in effetti accade già per siti web come Chefuturo, che sarebbe davvero un bel progetto se non si ostinasse a giustificare le intestazioni con i virgolettati. E va beh.

[perfectpullquote align=”left” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]Il blog personale? Se ne farà un uso diverso da oggi.[/perfectpullquote]

Ci sono poi i social network,che sono sempre più “il” luogo della discussione. I forum sono utili perché sistematizzano il sapere, ma è sui gruppi Facebook che si discute. Negarlo sarebbe non vedere la realtà. Se però i blog sono destinati a morire e i forum sono monumenti di un passato che fu, dove conserveremo le risorse che produciamo per renderle disponibili nel tempo? Dove sistematizzeremo il nostro pensiero tutte le volte che serve? In un post troppo lungo per essere letto sui social? Su di un giornale che lo metterà tra tanti altri articoli senza soluzione di continuità? Dipende anche dal settore, ma il blog personale per me continuerà a vivere.

Magari non più al centro di tutto, ma integrato in un ecosistema complessivo che terrà conto dell’evoluzione delle dinamiche di accesso alla conoscenza e conversazionali. Il blog non ci sarà più? Mi sembra il classico ragionamento esclusivo che vede questa cosa al posto di quella. Se ne farà un uso diverso da oggi, può darsi. In ogni caso sarà bello scoprirlo insieme.

L’opinione di Riccardo Esposito

Da molto tempo suggerisco di considerare il blog non come il fulcro della comunicazione ma come uno dei nodi dell’ecosistema. Le persone cercano nuove frontiere, nuovi scenari per esprimere la propria opinione. E scelgono quelli che si adattano alle proprie caratteristiche.

Usare un blog interno a una piattaforma social è un po’ come ignorare tutto ciò che si trova fuori, e questo per me non ha senso. Perché – numeri alla mano – dovrei puntare su Facebook che ha un bacino più ampio. Quindi i miei contenuti potrebbero sfruttare la grande base di questo social.

[perfectpullquote align=”left” cite=”” link=”” color=”” class=”” size=””]Le piattaforme aumentano, le idee latitano: tu devi scegliere.[/perfectpullquote]

E il resto? E le ricerche di Google? Certo, un blog su un CMS firmato Facebook avrà maggior visibilità in questo universo. Ma io sono sempre per l’integrazione delle realtà, e non l’esclusione.

Il web ci ha abituato a queste dinamiche: tutti dicono che qualcosa morirà prima o poi, ma alla fine c’è solo una giusta elaborazione delle piattaforme e delle tecniche. Il contenuto è sempre al centro delle nostre strategie. Poi la piattaforma che ospiterà il mix di testo, immagini e video si evolverà. WordPress forse diventerà più attento alle dinamiche social.

Forse si integrerà con Facebook. O forse rimarrà l’unico baluardo contro il social blogging di Tumblr, Medium, LinkedIn Pulse e Notes. Il tempo è sempre lo stesso, le piattaforme per fare blogging aumentano, le idee latitano: tu devi scegliere. La condizione essenziale? Niente copia e incolla: contenuti di qualità, freschi e unici per ogni progetto. Altrimenti non metterti in gioco.

Per approfondire: chiedi una consulenza per fare blogging.

Le nuove frontiere del blogging: la tua opinione

Questa è l’opinione dei miei ospiti riguardo alle nuove frontiere del blogging. E adesso a te la parola: l’attività di blogging è davvero destinata a cambiare e in quale direzione andrà secondo te?

Ultimo aggiornamento:

19 COMMENTI

    • Andrea sicuramente sono due forze che collaborano, ma secondo me il sito/blog non è più vissuto come fulcro assoluto.
      Penso all’utilizzo diverso degli strumenti da parte delle nuove generazioni e del sempre minor tempo a disposizione: si perde meno tempo (e si impiegano meno risorse) a leggere il titolo e farsi un’idea dai commenti altrui 🙂
      Ovvio che se si comincia a parlarne se ne trovano di pro e contro, ma lungi da me votare per l’eutanasia del blog ^_^

      • Ciao Cinzia, analisi interessante!
        Una cosa, scrivi: “Cioè il blog continuerà ad esistere finché ci sarà gente che fa ricerche su Google”. Non è del tutto vero: pulse è ottimamente indicizzato. Ho fatto alcuni test e devo dire che ne sono rimasto impressionato. Senza contare, che i post da pulse possono essere comodamente condivisi in Facebook e G+…
        Dal mio punto di vista il vero fattore che potrebbe mantenere in vita il blog tradizionale è la pubblicità e la proprieta dei contenuti.

    • Francesco morire è una parola grossa 🙂 Diciamo che l’attenzione si è già spostata più sui social che sul web. Al blog arrivi tramite newsletter o ricerca su google.
      E infatti, tu hai dato un’occhiata a Pulse: perché? 🙂

      • Niente si crea e niente si distrugge: tutto si trasforma. Questo vale per tutto. Tranne che per Friendfeed.

        Scherzi a parte, la morte è un concetto che non esiste nelle alte sfere del social web. Può chiudere un servizio ma un’attività così ampia e stratificata come il blogging non può fare altro che trasformarsi. In cosa lo vedremo 😀

  1. La mia visione:

    Il blog ha maggiore visibilità attraverso la serp di Google grazie a contenuti tematizzati e più “completi”, di conseguenza incontra utenti “mirati” e più facilmente fidelizzabili.

    I contenuti social li vedo ancora come “usa e getta” (limitati nel tempo), inoltre colpiscono su cerchie troppo generiche che spesso si imbattono sul post per caso…quindi più difficili nella fidelizzazione, ma comunque utili per muovere il contenuto esterno grazie ai notevoli numeri di utenza.

    Il risultato è che li vedo ancora come due strade separate, che si incontrano per un breve periodo, quello della pubblicazione del contenuto, ma che tornano presto a viaggiare separatamente…quindi per ora sono convinto che la coesistenza sia la giusta soluzione, per il futuro invece ci sono considerazioni che lasciano aperte più strade.. ad esempio, recentemente Davide Pozzi ha ipotizzato un inglobazione di Twitter da parte di Google…

    Fonte : http://blog.tagliaerbe.com/2015/08/twitter-google-seo.html

  2. Il blog ha una qualità insostituibile: è tuo, su una piattaforma tua. Per questo penso che se non verrà cambiata radicalmente la ricerca e la fruizione di informazioni non morirà.
    Sono d’accordo sul fatto che la conversazione si sposti inevitabilmente sui social,

  3. Il blog rispetto ai social è molto più organizzato: se è un blog che sforna contenuti utili come guide e consigli che possono essere sempre utili per la mia attività o per il mio miglioramento personale è molto più facile cercare quello di cui ho veramente bisogno e sfogliarlo per categorie. Sui social magari si avranno più conversioni e gli utenti saranno più attivi ma questo magari va bene per i siti di news o i siti che pubblichino contenuti che non è necessario che rimangano nel tempo per obsolescenza o per pura virilità. Quindi dipende dal settore, ma penso che il blog abbia ancora un futuro, magari si evolverà e cambierà molto rispetto a ora, sarà sempre più integrato ma comunque al fianco dei social, attivo e presente.

  4. Non sono convinto che i blog spariranno, credo invece che cambieranno destinazione d’uso, faranno le veci dei forum che, quelli sì, andranno a morire.
    I social innescano una conversazione diversa da quella che si genera nei box commenti degli articoli, la prima più immediata ma meno approfondita e “di interesse”, la seconda invece di maggior spessore. Le guide ormai si trovano sui blog e la soluzione ai problemi nei commenti, i forum, pian piano, spariscono.

  5. Ciao, Riccardo e Cinzia! Sono d’accordo con Emanuele: il blog è tuo e non credo che morirà, almeno non in un prossimo futuro e in Italia, fanalino di coda anche in rete?. Credo ci sarà sempre più contaminazione e condivisione tra social e blog e viceversa. E neppure io credo ci sia nulla di assoluto, Cinzia, tanto meno un blog e in un’epoca mobile e liquida come questa 🙂

    • Contaminazione e condivisione, mi piace il tuo punto di vista. Secondo me stiamo ignorando un protagonista in questa vicenda: Google. Le persone trovano informazioni sul motore di ricerca: e come si posizionano i blog nati sulle piattaforme social?

  6. Secondo me si creano e sviluppano le idee sul blog (come nei libri) e poi si conversa e dibatte sui social 😉 Forse il blog non sarà più il fulcro, ma credo che continuerà a fungere da radice ancora per un bel po’.
    E’ poi anche una questione di ritmo e di tempo… un pensiero, un’idea va maturata, elaborata e digerita (più o meno lentamente a seconda della complessità). L’opinione invece si può consumare rapidamente (e non richiede digestione) ed è il motivo per cui facebook da questo punto di vista va alla grande 🙂
    Insomma le radici (un’idea un minimo articolata) sono necessarie anche per produrre ed alimentare poi le opinioni (almeno per una fetta ancora molto vasta di persone)… e infatti Pulse e Notes non sono affatto casuali 😉
    Ma qui si apre un’altra bella riflessione sulla propietà dei contenuti e loro utilizzo nelle piattaforme social.

    • Sulla proprietà dei contenuti ti do subito la mia opinione: io voglio che gli articoli rimangano di mia proprietà, devo essere l’unica persona responsabile dei miei contenuti. Questa è una delle grandi motivazioni che mi spingono a non puntare su piattaforme terze.

  7. Il blog è morto?

    La risposta è si. Ma si a una sola condizione.

    Prendiamo questa frase “il blogging, inteso come fulcro e creatore di conversazioni e confronti, si sta già spostando sui social”.

    Bene, se prendessimo questa frase e cambiassimo le parole “conversazioni e confronti” in “chiacchiere” allora in questo caso, e solo in questo, il blogging è morto.

    Per tutto il resto, il blog è vivo e vegeto, almeno fino a quando non si troverà un contenitore migliore per raccogliere e concentrare ciò che si fa. Contenitore che sicuramente non può essere un social network che, per natura, tende a essere chiuso su se stesso.

    Spostare un blog come il mio (http://www.redchar.net), o anche come quello che stiamo leggendo in questo momento, su un social significherebbe rendere irrilevante il lavoro fatto, in quanto le informazioni si mischierebbero, si diluirebbero e si perderebbero nel mare di chiacchiere.

    E poco importa che il social sia Facebook o Linkedin.

    Per chi volesse sapere cosa io intendo con la parola “chiacchiere”:
    http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/C/chiacchierare.shtml

    • Roberto la questione è che siamo tutti su Facebook e poco ci va di lasciarlo per leggere un articolo (sto generalizzando!). Gli ultimi studi dimostrano che i siti/blog vedono sempre meno accessi dalla homepage e sempre più mirati in base al contenuto condiviso sui social.
      Nessuno parla di spostare il blog, ma di come reinventarlo nell’ottica dei contenuti, in base al nostro attuale modo di vivere Facebook & co.
      In quale direzione stiamo andando da questo punto di vista, secondo te?

  8. A mio modesto avviso non cambia nulla a livello di sostanza, ogni elemento manterrà la sua importanza nel panorama della comunicazione, ci sarà solo una trasformazione delle modalità di interazione e un adattamento tra i canali stessi che andrà verso una migliore integrazione.
    Comunque, parlo a livello italiano, i blog non hanno mai avuto tanti commenti, al contrario sui social ci si “lancia” di più, come se venisse superata quella sorta di “barriera” psicologica che sul blog forse intimorisce le persone a partecipare, pensando di essere inadeguati o non all’altezza.
    Invece su facebook tira un’aria più familiare e questo favorisce l’interazione.
    Resto del pare che il blog è assolutamente necessario perchè è lo spazio dove puoi dare spazio alla tua creatività e gestire i contenuti per ottenere risultati.
    Buon lavoro a tutti.

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