5 domande che ti devi fare prima di licenziarti

Quali sono le domande che fanno la differenza quando decidi di diventare freelance e di lasciare il posto fisso? Ecco i punti che devi risolvere prima di decidere definitivamente.

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Vedi, settembre è così: tutti vogliono cambiare, tutti vogliono migliorare qualcosa. È un po’ come il primo mese dell’anno, porta cambiamento. Spesso la metamorfosi si traduce in licenziamento per lasciare il lavoro e intraprendere la carriera di freelance, di libero professionista.

Benvenuto nel club.  Mi sembra una buona idea. Soprattutto perché è stata dettata dal senso di libertà collegato alle ferie: hai conosciuto gente nuova, hai chiacchierato con vecchi amici di villeggiatura, qualcuno ti ha detto: “Ehi, ma quale ferie finite. Io sono freelance e gestisco come voglio la mia vita”.

5 domande che ti devi fare prima di licenziarti
Ti piacerebbe lavorare così, vero?

All’improvviso ti viene un colpo. Ti vedi triste e avvilito dietro alla scrivania mentre lui gestisce tutto dalla spiaggia.  Ma se le cose vanno bene (e devono andare bene se vuoi sopravvivere) questa riflessione sulla libertà diventa utile quanto una bottiglia d’acqua durante l’ultima festa in spiaggia.

Il problema è questo: c’è tanta disinformazione, ma soprattutto ci sono tante speranze dietro l’idea di lasciare il lavoro fisso per intraprendere la carriera di freelance. Certo, l’avventura ha un richiamo forte.

E tu credi di avere le carte in regola per abbandonare il nido, per volare con le tue ali fino a toccare il cielo. Sono sicuro, è così. Ma prima rispondi a queste 5 domande che ti faranno tremare le gambe.

Quante tasse hai?

Inizio con un destro in faccia. Senza pietà, senza preliminari. Questo è l’argomento che ogni aspirante freelance cerca di glissare quando deve considerare i pro e i contro. Ci sono tanti vantaggi, tante aspettative. Ma il commercialista ha fatto il quadro della situazione: lo stato è il tuo socio occulto.

Un socio che con il regime dei minimi è di minoranza, ma rischia di diventare di maggioranza con una partita IVA ordinaria. Quindi non mettere la testa sottoterra quando intavolano l’argomento tasse e imposte: informati, fatti spiegare ogni dettaglio. Soprattutto qual è la situazione per il secondo anno, un vero dramma per i freelance.

Lo sai che il primo anno non paghi tasse e il secondo arriva la stangata? Lo sai che la gestione dei soldi da elargire allo stato è tua e che non devi spendere il tuo patrimonio? Equitalia aspetta solo questo. Affidati a un buon commercialista, investi una somma degli utili per dormire sonni tranquilli.

Per approfondire: a volte devi chiudere la partita IVA

Hai già dei clienti?

Vuoi diventare freelance senza avere già una base per lavorare? Sei un pazzo, ecco cosa sei. Abbandoni la certezza del posto fisso (aahahahahahahaha… sì, certo) per l’insicurezza del mondo freelance e non hai neanche un cliente in agenda. Questa è pura follia, non puoi muoverti così.

Il tuo desiderio di diventare freelance è sacrosanto, lo appoggio in pieno. Ma prima devi avere dei clienti, devi fare in modo che il passaggio dal lavoro dipendente a quello freelance sia meno traumatico possibile. Per fare questo devi sovrapporre per un periodo più o meno lungo le due attività.

come diventare freelance

Devi mantenere rapporti con i tuoi clienti già quando sei sul posto di lavoro. Anche perché la decisione di lasciare l’impiego fisso non arriva da un giorno all’altro: è un’idea che maturi nel corso del tempo.

Ecco, in questo periodo devi già curare i contatti con i tuoi clienti. Così quando prenderai una decisione non dovrai passare un solo giorno a casa a girare i pollici. Ti assicuro che questa soluzione funziona.

Hai già un blog?

No, sul serio. Se mi dici che vuoi iniziare a lavorare come freelance e non hai un blog rischi di farmi venire un colpo. Forse ti illudi di non averne bisogno perché hai già una buona lista di clienti, e credi di essere al sicuro. Con le spalle coperte. Ma sai che il freelance ha sempre bisogno di nuovi clienti?

Hai sempre bisogno di nuovi contatti per sostituire i clienti che chiudono i lavori, ma anche per crescere e trovare nuove occasioni. Ecco, avere un blog vuol dire puntare sul principio dell’inbound marketing: ti fai trovare dalle persone che hanno bisogno di te con contenuti utili e superiori.

Con un blog puoi creare contenuti utili, tutorial, pillar article, ebook da distribuire ai tuoi potenziali clienti. E soprattutto puoi creare delle landing page per trasformare i lettori in contatti. Ora la domanda è questa: quando aprire un blog? Quando non ne hai bisogno. Così può crescere con calma.

Da leggere: come creare un buon preventivo

Hai il giorno libero?

La vita del freelance è così, piena di sacrifici. Lavorare il sabato e la domenica per me è la norma, e non lo faccio perché sono masochista. Lo faccio perché la passione è forte, gli impegni devono essere portati a termine e i clienti hanno bisogno del mio lavoro. Quindi capita di lavorare nei week end, il 24 dicembre, il 15 agosto. Ogni giorno è buono per trasformare il web in un mondo migliore.

Ora, qual è la tua condizione? Vuoi operare otto ore al giorno e di chiudere all’orario stabilito? Magari vuoi rispondere alle email solo quando sei in ufficio. E quando lavori da casa cosa fai? Come ti organizzi? La verità è questa: il tempo da dedicare ai clienti si raddoppia. Ma quello che hai a disposizione è sempre lo stesso. Anzi, se il tuo ufficio è a casa rischia di dimezzarsi.

Hai paura di fallire?

Ultimo step, quello che definisce realmente la tua possibilità di far parte del club. Tutti i punti elencati possono essere risolti in poco tempo e con minimo sforzo (almeno credo). Questo passaggio, invece, può essere decisivo, insormontabile. La paura di sbagliare alberga in tutti noi, ma tu la devi superare.

La paura non appartiene al mondo freelance.

La devi affrontare e sconfiggere, o almeno la devi rilegare in un angolo: non deve essere un ostacolo alla tua attività. Puoi fallire, puoi sbagliare, puoi sempre fare di meglio. Ma ora sei freelance, non hai un superiore che verifica il tuo lavoro e poi lo consegna al cliente.

Ora sei tu la verifica. E sei tu il parafulmini delle lamentele del cliente. Ma anche il riferimento quando arrivano le congratulazioni. Non puoi vivere nel timore: consegna il lavoro, passa al prossimo task, migliora la tua attività con la formazione. Un consiglio per evitare problemi? Alza i prezzi ed evita i clienti che si trasformeranno in rogne. Questo è l’unico modo per sopravvivere.

Da scaricare: Lavoro Freelance, ebook gratis di My Social Web.

E tu sei pronto?

Domanda diretta. Io ho elencato le domande utili per capire se sei pronto ad affrontare la vita del freelance. Adesso la parola passa a te: le risposte sono positive? Hai la stoffa del freelance? Non puoi essere pronto per affrontare con serenità un passo così importante: è normale avere paura.

Ma l’importante è avere consapevolezza delle difficoltà. Essere freelance non è un gioco, non è uno scherzo. Metti in campo tutte le tue abilità, il tuo patrimonio, il tuo tempo. Allora, sei pronto? Raccontami la tua esperienza nei commenti.

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Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

12 COMMENTI

  1. Buongiorno Riccardo, articolo molto interessante. Condivido alcune cose, ma altre… be’…preparati a farti venire un colpo, perchè io non solo ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato, in una multinazionale molto rinomata, per diventare freelance, l’ho fatto a 39 anni, età in cui questo mondo ti giudica peggio che vecchio, inesistente; l’ho fatto senza periodi “cuscinetto”, cambiando città (900 km di distanza), sapendo zero di come si gestisce un sito web, un blog, i social network, e senza un-cliente-uno! Sei svenuto? 🙂 Ovviamente ho raccolto molte informazioni (ho investito, in questo, diverso tempo), mi sono fatta affiancare da professionisti di fiducia (commercialista, avvocato, assicuratore, web desinger… ho investito denaro) e molte cose le sto imparando in corsa: inbound marketing, gestione blog, gestione sito… il mio core business è il management innovativo, perciò materie ben diverse da quelle; da qui, le mie giornate di lavoro durano 24 ore e le mie settimane sono di 7 gg lavorativi, ecc. Proprio come dici tu. Avevo un sogno da realizzare, e soprattutto, una vita da rispettare per rispettare me stessa. È dura, durissima, soprattutto perchè non puoi permetterti il lusso di smettere di credere in te. Mai. “La paura non appartiene al mondo freelance”: sacrosanto! Finalmente qualcuno lo dice a chiare lettere! Lascia che aggiunga qualcosa ai consigli che lasci qui. 1 – Se diventi freelance (imprenditore di te stesso) non lo fai solo per ottenere la libertà, hai un motivo più forte, molto più forte: il rispetto verso te stesso, quando la realtà che ti circonda non è come la credevi tu: decidi di avere un ruolo attivo nella progettazione di questo mondo folle, perchè se non lo fai, non puoi lamentarti che esso non ti assomigli! 2 – Un detto bellissimo dice: “Abbiamo tutti due vite: la seconda inizia quando ci accorgiamo di averne solo una.” 3 – La conoscenza abbatte le paure, quindi investi sempre in formazione!! Tutto ciò che non sai e ti serve sapere, lo puoi imparare, fra l’altro con grandi benefici sull’autostima direi (carburante fondamentale quando viaggi in autonomia). In questo il web ci aiuta tantissimo, quindi … lunga vita ai leader di pensiero, di valore come te, da cui possiamo ricevere tanto. Non siamo soli! 4 – Quando parti da zero come me, usa la tecnica per trovare clienti, esiste, fallo! Dovrai avere grande pazienza, non demordere. I frutti si raccolgono alla stagione giusta, se sono ancora acerbi, occorrono ancora azioni migliorative, impara a individuarle.
    Ecco, forse è da foolish people fare come ho fatto io, ma avevo la mia unica vita da onorare.
    Ti saluto con un’altra frase che mi ha ispirato tanto nel periodo della scelta, della decisione “più decisiva” della mia vita: “fa’ che sia il cuore a decidere la meta e la mente a trovare la rotta”. Spero possa aiutare qualcun altro a capire che bisogna usare la testa, e non dimenticare il cuore. Solo questo ci può rendere persone vere, professionisti seri.
    Angela

    • Ciao Angela,

      Credo che il tuo esempio sia da prendere come riferimento. Cambiare tutto in un periodo della vita che invece ti impone certezza, stasi, posto fisso o quasi. Sei stata coraggiosa. Mi piacerebbe affiancare al il mio commento quello di Andrea Girardi, amico ed esperto di questo settore.

      Per adesso ti lascio una domanda: i risultati sono arrivati? i frutti sono maturi?

  2. I miei più sinceri complimenti ad Angela, le tue parole mi hanno davvero colpita! Sei in gamba, hai davvero molta stoffa e lo dico senza avere ancora il piacere di conoscerti. Cosa che spero accada presto!

  3. “Abbiamo tutti due vite: la seconda inizia quando ci accorgiamo di averne solo una” Mi piace questa Frase. Molto. Fa il paio con “non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti potuto essere” ma è più bella, molto più bella. Complimenti Angela.
    Bene vediamo la cosa dal punto di vista dell’età da posto fisso e certezze Riccardo. Intanto comincerei con una considerazione: il posto fisso è una bufala. Non esiste sicurezza nell’affidare la propria vita nelle mani di un unico soggetto che non sai nemmeno chi sia. Che domattina si sveglia inverso e lascia a casa tutti con un’operazione folle che manda in fallimento l’azienda. Ad esempio. Poi vuoi mettere il piacere di gestirsi da soli senza nesssuno che decida quando devi andare in ferie, quando devi fare pausa caffè o andare in bagno? Il posto fisso va bene tra i 18 e 21 anni. Forse. Quanto al mondo che come dice Angela qui sopra, ti considera fuori… mah, non so, mai sentito parlare di Coco Chanel o Morgan Freeman? Due esempi a caso di gente che fino a 40 anni non era nessuno e poi ha cambiato tutto lasciando una certa impronta nel mondo.
    Lavorare per sé stessi è faticoso, ma non per la mole di lavoro in sé, perché si può sempre posizionarsi più in alto o più in basso a seconda delle esigenze personali. Magari non subito ma si fa. Lavorare per sé stessi è faticoso perché comporta un’assunzione di responsabilità della propria vita. Ti tocca essere adulto, mentre di solito le persone si limitano a comportarsi da adulti. Senza prendere la guida di sé stessi. Fino a che stai all’università e ti mantengono è tutto facile, non hai idea di come gira il mondo e non hai parametri per valutare quasi niente di ciò che accade fuori dal tuo giardino. Quando poi entri nel mondo del lavoro, fai esattamente la stessa cosa: un lavoro (come lo era anche studiare, che è una cosa impegnativissima e importante) e sei pagato (come mantenuto) per questo. Punto. Ben altro è diventare sé stessi e prendersene oneri e onori. Certo tu Riccardo hai una responsabilità e non puoi raccontare che si può fare come ha fatto Angela. Trovo doveroso da parte tua specificare che sia difficile e faticoso e che la soluzione migliore è (spesso) fare un passo alla volta strutturandosi pian piano per avere un passaggio indolore. Lo consiglio io stesso ad alcuni clienti che sono in dubbio, ma… Sai Riccardo, si può insegnare tutto, ma una personalità aggressiva e motivata non si insegna: o ce l’hai o la trovi dentro di te. Quello che ha fatto Angela è quello che si fa quando prendi delle decisioni. Quelle dalle quali non si torna indietro. Alcuni funzionano provando a fare il salto con le spalle coperte, altri no. Ma tutte le volte che ho trovato una perla che sceglieva e si lanciava senza avere le spalle coperte, ho visto successi. L’ho fatto anch’io così. Sai è un po come quando vedi una ragazza e a un certo punto dici “è Lei” e tu lo sai che lei è Lei e non importa se le piaci o le sei antipatico o non le interessi… tu quella donna la fai innamorare e la sposi. E Festeggi le nozze di diamante con lei come fosse il primo giorno. Perché funziona così, è una cosa che senti dentro e ti scuote e ti brucia il sangue e non ci dormi di notte. Sono quasi certo che Angela non ci ha dormito la notte, non per la preoccupazione, ma per la voglia di farlo quel salto e poi si è buttata. E sarà un successo, enorme, qualunque cosa per lei significhi la parola successo. Perché funziona così. Certo forse sarebbe da sottolineare che non è mai un salto nel buio alla cieca, ma una cosa che fai quando hai grinta, intelligenza e una preparazione tali che sai di poter affrontare tutto da zero e concretizzare in tempi brevi. Alle volte brevissimi. Roba che fa paura a chi non ha grande fiducia in sé, e incomprensibile per chi non ha ancora tirato fuori la testa dal guscio. La cosa che fa meno paura a chi ha questo spirito è il non aver clienti o cambiare città e ambiente e trovarsi senza contatti e senza riferimenti. La cosa che invece preoccupa davvero, di solito è trovare ciò che alimenta la motivazione che c’è dietro, perché deve essere a prova di bomba. Perché di porte in faccia ne riceverai a migliaia, ma se la trovi (la motivazione inattaccabile) allora puoi essere così determinato che gli obiettivi che gli atri ritengono assolutamente impossibili, saranno solo alcuni dei tanti traguardi. (Che cosa curiosa, a ragionare per assoluti di solito sono quelli che in gioco non si mettono mai)

    • Eccomi… raccolte tutte queste forti emozioni inaspettate, provo a rispondere con ordine.
      Riccardo, Andrea, per me il successo è il raggiungimento dei miei obiettivi, insieme alla realizzazione della mia mission personale: voglio contribuire a tenere alte le “saracinesche” locali, aiutare gli imprenditori del Sud a costruire aziende sane e competitive, di cui gli uomini possano condividerne gli obiettivi e soprattutto i valori.
      Il Sud è una terra troppo spesso abbandonata, e che invece ha bisogno di (e merita!) immenso amore. Credo che la chiave di tutti i nostri discorsi, possa essere qualcosa tipo “indossare un atteggiamento desiderabile”. Non saprei come dirlo meglio, ma posso riepilogare il concetto in una frase che devo avere già detto a qualcuno: ho smesso di chiedermi “cosa mi può dare la Puglia?” ed ho iniziato a chiedermi “cosa posso dare alla Puglia?”; rispondendo a questa domanda, ho trovato la soluzione della mia vita.
      Sia chiaro, non ho avviato una ONLUS, il mio lavoro deve portarmi a vivere dignitosamente; ho voluto però dare luce ad un’attività che pur nel suo piccolo sia un esempio del mondo che vorrei: un mondo dove non esistano barriere culturali e dove vivano esseri umani liberi; un mondo fatto di lealtà e fiducia, così come di innovazione e sostenibilità, di esempi che siano tanto fonte d’ispirazione, quanto ricalcabili.
      Avrete capito che ciò che occorre è TANTA pazienza e TANTA energia: la strada che ho davanti è ancora lunga e tutta in salita, avendola scelta però è un continuo imparare, scoprire, meravigliarsi, sfidarsi, ed è questo che amo e che mi fa sentire viva.
      Parlando di risultati (o frutti), Riccardo, ecco un breve bilancio del primo piccolissimo anno di vita di Handy Innovation (il 16 settembre accenderò la sua prima candelina!!  ): in soli 10 giorni l’ho creato, dalla partita IVA alla presentazione in fiera, ma era in me già da tempo, anche se non sapevo si sarebbe chiamato così; dopo un mese ero business coach allo startup weekend di Bari, e a dicembre avevo già il mio primo cliente!! … Per la seconda fattura è passato più tempo, tempo che ho usato per rivedere i miei piani e introdurre le prime azioni correttive, c’è sempre da imparare! Oggi, il mio giardino ha qualche frutto in maturazione ed ho tutte le intenzioni di prendermene cura. Poi ci sono anche i fiori, come questi scambi con voi: il loro profumo è stato inebriante!
      Andrea, tengo a precisare che la frase sulle “due vite” non è mia e non ricordo di chi sia, posso però certamente affermare che l’ho fatta mia. Anch’io non credo nell’esistenza del posto fisso, il mercato dà segnali continui di questo, sbaglia chi si illude del contrario. E ancora, grazie per avermi donato questa raffinata differenza fra l’essere adulti e il comportarsi da tali, alcuni mi hanno dato dell’incosciente.
      A tal proposito, e per dovere morale nel riportare la mia esperienza, preciso che io ero nelle condizioni di “strambare” la mia vita, non avendo figli di cui occuparmi o altri impegni che avrebbero potuto “appesantire” i miei movimenti. I momenti bui, poi, o le delusioni, le porte in faccia, come hai detto anche tu Andrea, SONO CONTINUE E TOSTE!!
      In sintesi, lungi da me cantare vittoria in alcun modo o spingere chicchessia a fare come me: ognuno faccia leva sui propri punti di forza e sia prudente in merito a quelli più vulnerabili, quando valuta certe decisioni. La mia scelta è maturata in lungo tempo e a valle delle circostanze della mia vita particolare. Il concetto chiave che vorrei passasse però è sicuramente: portiamo sempre attenzione al rispetto verso noi stessi, qualsiasi decisione preferiamo.

  4. Ciao Riccardo, Angela e Andrea. Io a 29 anni facevo l’architetto. Avevo il famoso contratto a tempo indeterminato, rate dell’auto, mutuo, bollette… Poi dall’oggi al domani a casa. Licenziato. La crisi era arrivata a Venezia. Quel giorno me lo ricorderò sempre. Dopo la laura in architettura mi ero iscritto ad informatica più per hobby… Ho deciso allora di diventare un libero professionista, ho abbandonato l’architettura e l’hobby è diventato il mio mestiere. Devo dire che il primo sito web l ho creato nel 1999 e forse all’epoca ci avrei dovuto pensare… Ma a 18 anni alle volte… Oggi a 34 anni il mutuo c’è ancora, l’auto ha 10 anni e mi occupo di Marketing e Comunicazione legati al web… Non è facile avviare un’attività in piena crisi economica, io non ho beneficiato dei regimi dei minimi e quando sento colleghi che dicono di portare a casa 80000 euro all’anno mi domando dove sbaglio… Sono in proprio da 5 anni, non avevo ne clienti ne blog… Forse so sono un pazzo… Ma credo in me stesso. Dopo 5 anni sono tra i relatori ufficiali di SMAU… una piccolissima soddisfazione. Certo non sono un calibro da 90 come Riccardo ma chissà fra 50 anni…

  5. Io posso raccontarvi la mia storia anche se non faccio per professione l’informatico. Sono un fisioterapista!
    Lavoro dopo la laurea per 4 anni in un grande studio, vedendo tante persone, e acquisisco esperienza. A 28 anni capita un occasione e mi licenzio per aprire il mio studio. Seguo i lavori e non scorderò mai, il mio primo giorno lavorativo da freelance: 0 pazienti! Comincio piano piano ad ingranare, creo piano piano la mia rete ed eccomi qui a 35 anni, con uno studio ormai divenuto una bella realtà romana nel centro storico!

    Dopo anni di soldi regalati a tanti pseudo professionisti del web, compro il primo libro di wordpress, acquisto il corso seo on line e mi metto a lavoro da gennaio di questo anno con una media di 10 utenti giornalieri. Oggi dopo 9 mesi sto a 1500 utenti al giorno ed il sito continua a crescere! Forse io sono malato per la perfezione,ma questo stimolo continuo che ti da solo l’essere freelance,non te lo darà mai nessuno! Certo non a 40 anni perché li i rischi sono tanti ma a 25-28 anni è giusto e doveroso provarci assolutamente!

    • Ciao David, la tua esperienza è importante e hai fatto bene a condividerla: bisogna iniziare da qualche parte e tu hai seguito un buon percorso. Soprattutto hai trasformato il tuo sito web in uno strumento di lavoro.

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