Ci sono domande che fanno la differenza, che cambiano il mondo, che portano chiarezza in un mare di oscurità. E poi ci sono domande che le persone sagge tendono a evitare. Perché mettono in difficoltà l’interlocutore, o perché pretendono una presa di posizione scomoda.

domande

Non è semplice rispondere alle domande insidiose, ma questo già lo sai. Immagino che tu conosca gli interrogativi capaci di far tremare le gambe ai blogger, che minacciano la sicurezza dei web writer e degli articolisti. Perché questo è un lavoro complesso, ricco di ostacoli e di questioni irrisolte.

Anche se spesso viene liquidato con un: “Ma dai, in fin dei conti tutti sanno scrivere”. Queste sono le situazioni che rischiano di minare la mia (già precaria) serenità: la nostra professione è piena di dubbi, ecco perché oggi ho deciso di rispondere a 7 domande che ci rovinano il sonno.

Il blog deve avere un obiettivo professionale?

Scrivere per passione è la vera essenza del blogging, quindi mi sento di dare subito un parere negativo a questa domanda. No, il blog non deve avere per forza un obiettivo professionale. Ma i migliori blog, a volte, nascono da progetti amatoriali. Sembra un controsenso, vero?

In realtà non è così. Quando passione e comunicazione si incontrano nascono sinergie spettacolari. Scrivi con passione e capita che i tuoi articoli vengano notati proprio perché genuini, autentici, mossi da qualcosa che non può essere rinchiuso nella transazione economica. Ed ecco che il blogger amatoriale trova un successo inaspettato, ma al tempo stesso ben accetto.

Racconta le tue passioni, fallo con costanza e non pensare al blog solo come uno strumento professionale: anche nel corporate blogging c’è una scintilla che rimanda alla genuinità.

La keyword density funziona?

No, mai scrivere pensando a questo concetto. Google è una macchina da guerra e oggi non potrebbe farsi influenzare da un parametro così manipolabile. Spesso mi chiedono: “Ma se voglio posizionarmi per una keyword la devo inserire nel testo?”. Per me questa è una questione senza senso.

Se mi sto concentrando su un topic è normale che lo inserisca. Quante volte? Il numero necessario per scrivere un articolo con delle frasi capaci di seguire una struttura degna di questo nome: soggetto, verbo, complemento. Usi i sinonimi? Certo, altrimenti il testo diventa illeggibile.

Esistono delle tecniche per lavorare intorno al concetto di SEO copywriting, ma questa è un’attività che ti permette di capire cosa cercano gli utenti. E di creare dei testi capaci di rispondere alle domande delle persone. Riguardo al numero delle keyword possiamo dire che ormai la questione è risolta.

Meglio un post lungo o un post breve?

La domanda che spacca la community dei blogger: meglio scrivere un post lungo o un articolo breve? Le persone non leggono, si annoiano, non arrivano fino in fondo. Però i contenuti lunghi danno quel senso di completezza e poi si posizionano meglio. Chi lo dice? Questa ricerca di SerpIQ.

Meglio un post lungo o un post breve?
Meglio un post lungo o un post breve? La risposta di SerpIQ.

Il posizionamento dipende da tanti fattori. Non è legato alla lunghezza in quanto fattore isolato: basta scrivere 5.000 parole inutili per vincere la serp? Sarebbe un discorso simile a quello della keyword density: inserisci tante volte una parola chiave e ottieni un buon risultato.

Io rispondo così: meglio un testo giusto. Prenditi lo spazio che ti serve per affrontare bene un argomento, non lasciare punti oscuri, semplifica la scrittura, togli quello che non serve e lavora sulla leggibilità: un testo lungo può essere facile da leggere e scorrere meglio di un post breve poco curato.

L’argomento è stato affrontato anche da Emanuele Vaccari in questo video. Meglio un testo lungo o un testo breve? Dipende dalla situazione, dal contesto, dall’obiettivo del sito e dalle esigenze del lettore. In qualche caso non c’è bisogno di tanto testo, ma di tante immagini. Immagini di qualità.

L’aspetto interessante di questo video è l’importanza posta sulla situazione in cui si trova l’autore. Dobbiamo scrivere abbastanza e fare in modo che il lettore sia soddisfatto della risposta, e affrontare tutti gli argomenti utili. Usando anche link interni per lasciare approfondimenti ad altri articoli.

Devo scrivere tutti i giorni?

No, devi scrivere quando hai voglia e tempo. Quando hai qualcosa di utile da aggiungere all’economia del blog. Inutile fissare un calendario editoriale con scadenze impossibili quando non hai i titoli, il tempo, gli argomenti e la forza per pubblicare contenuti degni di questo nome. La pubblicazione costante fidelizza, ma la scarsa qualità deprime. Per approfondire: è giusto scrivere tutti i giorni?

Come deve essere organizzato un post?

Esiste una struttura universale per costruire un post? Sì, anche se a me non piace fossilizzarmi perché il rischio di annoiare è in agguato. Lo scheletro di un articolo rimanda a un’evoluzione della classica piramide invertita: elementi importanti, sviluppo, dettagli e approfondimenti.

piramide rovesciata

Sul web questo equilibrio deve tener conto della chiusura, il momento in cui definisci una call to action e chiedi al lettore di compiere un’azione. Quindi la struttura di un post me la immagino così:

  • L’headline cattura l’attenzione e porta il lettore sul blog.
  • Il sottotitolo o la meta description approfondisce.
  • Il primo paragrafo dà le informazioni utili per decidere.
  • L’immagine colpisce l’attenzione.
  • Il secondo e il terzo paragrafo creano l’esigenza per affrontare il tema.
  • Il corpo dell’articolo risponde alle domande del lettore.
  • I link approfondiscono.
  • Altre immagini, podcast e video completano il contenuto.
  • La chiusura riassume e chiama all’azione.

Questa è una struttura di base. Spesso, però, i confini saltano perché il blogger sperimenta, cerca di differenziare il lavoro svolto. Non può essere sempre schematico e netto nella definizione dei compiti: può esserci un titolo meno aggressivo, un attacco che accoglie il lettore con calma. Ora condividi questa risposta con i tuoi follower: come organizzare un post.

Devo rispondere a tutti i commenti?

In linea di massima è buona educazione rispondere a tutti i commenti, ma su un blog ricco di interazioni a volte è difficile mantenere il ritmo. Ci sono le critiche che devono essere affrontate subito, le domande tecniche che hanno bisogno di una risposta rapida e completa. Il resto è discrezione tua: io cerco di rispondere a tutti, non sempre ci riesco.

Plugin Yoast: con il semaforo verde mi posiziono?

Anche no. WordPress SEO di Yoast è un ottimo plugin che – oltre a svolgere delle funzioni decisive per il tuo blog – ti dà delle indicazioni di massima sulla struttura del tuo articolo. Che comprende:

  • Tag title
  • Heading
  • Meta description
  • Permalink
  • Numero di keyword ripetute
  • Testo alternative dell’immagine
  • Presenza della keyword all’inizio del testo
  • Lunghezza del testo

Ci sono dei punti utili, dei promemoria che possono essere interessanti per chi inizia a lavorare con la scrittura online. Come, ad esempio, la presenza della keyword principale nel tag title o nel testo alternative dell’immagine. Ma perché dovrei per forza scrivere un titolo più lungo di 40 battute?

Se non lo faccio WordPress SEO di Yoast mi mette il puntino rosso. Così come se non rispetto una certa percentuale di keyword ripetute nel testo. Questa per me è una forzatura, e credo che nell’ottica di chi ha creato il plugin sia un discorso indicativo. Non una forzatura. E non devi vederla come tale.

Il semaforo verde non è sinonimo di posizionamento, così come il rosso non vuol dire sconfitta su tutti i fronti. Scelgo come keyword principale la parola “Facebook” e ottengo tutti i semafori verdi. Ora posso godere di una buona posizione per la ricerca “Facebook”? Non credo proprio!

Per approfondire: le tecniche di scrittura SEO applicate al blogging

Quali sono le tue domande?

Solo queste sono le domande insidiose? Ma dai, immagino che ci siano mille questioni irrisolte. Solo che non posso essere l’unico depositario dei dubbi: hai qualche domanda che ti toglie il sonno, vero? Non ti nascondere, sono sicuro che puoi aiutarmi in questo compito.

Passo a te la parola, adesso sei tu a dover scrivere le domande. Lascia nei commenti i dubbi e le curiosità legate al mondo del blogging e del webwriting: cercheremo una risposta insieme.

10 COMMENTI

  1. Trovare il giusto equilibrio tra la spontaneità e la struttura che giustamente suggerisci come canovaccio non è affatto semplice poi, nella pratica. Perciò non è da tutti avere successo con la scrittura di un blog. Io ho una predilezione comunque per i titoli e la ricerca certosina delle immagini. A proposito, te lo dico da mo, il prossimo articolo sulle risorse altrui ti riguarda… 😉

    • Eh, titoli e immagini. Possono fare la differenza in un post. Ci sono contenuti che cambiano completamente con una soluzione diversa in termini di headline e visual. Voglio proprio vedere cosa succederà sul tuo blog…

  2. Sai che io ho un modo tutto mio di intendere il blog. Non faccio Seo, non uso tecniche di copywriting e tutto ho meno che un calendario editoriale come inteso comunemente. Però il blog mi regala continue soddisfazioni che sono ben oltre le aspettative. Una cosa che ho notato è il concetto di costanza: non conta quanto scrivi, anche solo 1 post al mese funziona, ma richiede costanza: se uno deve essere che uno sia, possibilmente sempre lo stesso giorno e alla stessa ora. Ecco questo, nel mio caso, fa davvero una notevole differenza. Ma te la faccio io una domanda scomoda Riccardo: la Cta devo proprio metterla? Perché io ho la sensazione che una parte dei risultati che ho dipendano anche dal fatto che non ho mai chiesto niente ai lettori. E magari anche un’altra domanda: ma quanto conta secondo te la “sensazione”, l’istinto, al di là dei numeri, nel successo di un blog?

    • Allora, domande interessanti.

      Devo mettere per forza una call to action? No, non è un dovere. Nel senso che non è un elemento strutturale come l’headline che deve esserci sempre. La call to action è un innesco, una miccia. ma tutto dipende dai tuoi obiettivi. Vuoi che le persone si iscrivano alla newsletter? Chiedilo. Vuoi creare una conversazione? Punta sui commenti.

      Attenzione, noti che i tuoi lettori commentano a prescindere dalla presenza della call to action? Perfetto, hai scoperto che qualcosa in più rispetto ai tuoi lettori. Io ti consiglio di variare, di fare qualche test per scoprire come reagiscono i lettori.

      Sensazione e istinto nel mondo del blogging sono importanti soprattutto nella scelta dei titoli. A volte le persone hanno un talento innato, individuano dei topic senza l’aiuto di tool e analisi. E ottengono un gran successo. Questo funziona molto bene nel B2C, ma nel B2B… i numeri sono il pezzo forte.

      Nel tuo caso, però, il ragionamento è diverso. Lasciano un commento, inizia a chiacchierare, scopri una persona preziosa, nasce una collaborazione. Come misuri tutto questo?

  3. Un altro articolo molto interessante. Ho appena finito un corso su Lynda.com che riguardava proprio questo argomento (Blogging for your business) e la tua analisi mi ha fatto riflettere sulle implicazioni di avere un blog e delle scelte che vanno fatte per gestirlo. Essendo anche io un blogger mi trovo spesso a dover scegliere diversi aspetti contenutistici o stilistici, oppure a cambiare o adattare alcuni elementi per vedere se il risultato finale (la pubblicazione di un nuovo post) cambia. Un argomento che veniva affrontato nel corso era proprio la capacità del blogger di adattarsi all’interesse del pubblico e di intercettare questo interesse per rendere i contenuti del proprio sito più interessanti (o più appetibili). Io non la penso necessariamente in quel modo, ma quell’istruttore credo abbia sollevato un punto interessante. Tu che cosa pensi, Riccardo? Secondo te un blogger dovrebbe adattarsi ai propri lettori (nel senso di guardarsi costantemente intorno per cercare l’argomento ‘caldo’ del momento, nelle categorie che il blogger stesso tratta) oppure dovrebbe semplicemente scrivere quello a cui è interessato e lasciare che i contenuti vengano trovati dalle ‘persone giuste’ ovvero persone interessate a quello che scrive e a come lo scrive?

  4. Io sono molto interessata a questo schema d’esempio che hai postato.

    – L’headline cattura l’attenzione e porta il lettore sul blog.
    – Il sottotitolo o la meta description approfondisce.
    – Il primo paragrafo dà le informazioni utili per decidere.
    – L’immagine colpisce l’attenzione.
    – Il secondo e il terzo paragrafo creano l’esigenza per affrontare il tema.
    – Il corpo dell’articolo risponde alle domande del lettore.
    – I link approfondiscono.
    – Altre immagini, podcast e video completano il contenuto.
    – La chiusura riassume e chiama all’azione.

    Mi chiedevo, innanzi tutto, se questo tipo di struttura basilare sia relativa agli articoli informativi, oppure valga anche per contenuti di ‘persuasione’ (come le landing). Inoltre, volevo sapere se ritieni che sia sempre possibile fare una call to action interessante in un articolo divulgativo.
    Infine, volevo capire come il resto del contenuto accompagni l’utente alla call to action e lo prepari ad essa, cosa che mi è più chiara quando si fa la classica landing, ma secondo me più difficile da realizzare in un articolo.

    Grazie!

    Quali sono i modi per rendere una call to action attrattiva?

    • Ciao!

      No, questo è uno schema base. Ci possono essere differenze legate allo scopo della pagina. per una landing page, ad esempio, le priorità cambiano. E ci sono altri elementi, come i testimonial o i punti di forza. Call to action: stesso discorso: qual è l’obiettivo del post? Le persone arrivano alla fine dell’articolo grazie a un buon lavoro di leggibilità e di organizzazione del testo. Mi sa che devo scrivere qualcosa per approfondire questo tema, giusto?

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