Serve ancora avere un blog?

Molti puntano verso i social e le piattaforme come Mention, Tumblr, LinkedIn Pulse. Ma vale la pena abbandonare il blog WordPress per andare altrove? Io non credo, continua a leggere.

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Ha ancora senso aprire un blog? E ancora, per ribadire la domanda: oggi ha ancora senso parlare di blogging? Questo mondo è utile per un individuo che vuole farsi conoscere online? Il personal branding è legato a questa realtà? Per forza?

Ha ancora senso aprire un blog?
Dove puntiamo: blog o social?

Piattaforme come LinkedIn Pulse e Mention stanno rubando la scena a quella che era una funzione tipica del blog: pubblicare contenuti. Non parlo di semplici stringhe di testo ma articoli che puoi usare per dare una spinta al tuo mondo professionale e per trovare nuovi clienti online. Vuoi approfondire il tema e combattere la fine dei blog?

I vantaggi del social blogging

Queste soluzioni offrono dei vantaggi senza pari. In primo luogo ti permettono di scrivere per un pubblico già attivo, pronto per accogliere i tuoi articoli. Qual è uno dei problemi storici del blog appena nato? Aumentare le visite. E subito dopo i commenti, le condivisioni, i link per posizionarti.

Questo è inutile con il social blogging: con LinkedIn Pulse hai già un pubblico e la stessa cosa vale per Facebook Note. Lo stesso discorso vale per Mention e Tumblr. Dai a queste piattaforme ciò che vogliono: contenuti.

Ovvero buoni motivi per mantenere le persone sulla bacheca. È una situazione win-win: tu hai il tuo blog interno per fare personal branding, i social ottengono un intrattenimento che vale oro. Perché i vari Mark Zuckerberg guadagnano se le persone restano nella home page del social, non se vanno a spasso.

Da leggere: meglio il blog o il sito web?

Usare il blog per trovare clienti

Serve ancora avere un blog? Non parlo di un progetto aziendale ma di uno spazio personale. Sono un freelance e voglio usare il blog per farmi conoscere, per portare contatti sulle mie pagine. Uso LinkedIn Pulse e vado tranquillo.

Il motivo? Parlo con le persone che mi devono raggiungere, ho un pubblico di professionisti che mi ascolta e mi commenta, non devo sudare come un matto per fare tutto quello che ho scritto nei miei libri per imparare a fare blogging.

Perché scrivere su una piattaforma terza come WordPress se per raggiungere le persone posso usare degli strumenti nativi? Leggi il prossimo paragrafo.

I vantaggi del blog tradizionale

A questo punto potrei parlare dell’importanza del dominio e della proprietà dei contenuti, punti che da soli valgono la scelta di investire sull’indipendenza. Ma ti dico di più: con un blog personale sei presente nell’archivio del mondo.

Sto parlando di Google. Se le persone cercano il tuo nome trovano l’account LinkedIn e i post su Pulse. Ma stai limitando le tue possibilità. Su Facebook c’è tanta gente, stessa cosa per LinkedIn. Ma quante ricerche al mondo fanno le persone su Google?

Un numero infinito. Quante volte mi trovano grazie al posizionamento di determinati contenuti e mi chiedono un preventivo della landing page? Tante.

Ha ancora senso aprire un blog
Ha ancora senso aprire un blog?

Con un blog personale puoi essere presente. Puoi condividere i link sui social. Puoi indicizzare i contenuti su Google e sopravvivere alle mode del momento.

Puoi diversificare l’offerta e creare una pagina per ogni servizio che vendi. Ancora un motivo: puoi monitorare tutto, anche il numero di contatti inviati da un form.

Per approfondire: come creare un blog vincente

Ha ancora senso aprire un blog?

I social network sono fantastici e rappresentano un’ottima base per fare personal branding. Però il blog mi lascia una libertà che i social non hanno ancora maturato.

La loro forza è il limite più grande: hanno già un pubblico, sono ottimi se vuoi parlare all’interno della piattaforma. Ma non comunicano con l’esterno perché non hanno interesse a farlo. Vogliono mantenerti nel proprio orticello.

E io voglio essere trovato da tutti, non solo da chi si trova su LinkedIn. Certo, è più semplice e comodo aprire uno spazio a costo zero. Soprattutto se hai già il pubblico a portata di mano. Ma, almeno dal mio punto di vista, stai mettendo un freno alla tua comunicazione. Oggi la tua opinione è importante: lasciala nei commenti.

Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2019.

17 COMMENTI

  1. Tutte osservazioni assolutamente condivisibili.
    Il video di Rudy, soprattutto nella parte finale, provava ad andare oltre.
    Chiedeva se si possono trovare nuove strade.

    Al momento il blogging sembra davvero lo strumento più forte per il personal branding. Mi chiedevo: la sensazione di una necessità di “andare oltre” tu la avverti oppure no?

    Il web si sta evolvendo in mondi più chiusi al loro interno (social, app, canali su telegram). Ha ancora senso condividere lo stesso contenuto in ambienti diversi che parlano a persone diverse? E’ chiaro di no. Il blog tende ad accentrare e presidiare il web con forza ma perde un po’ l’idea del contenuto ad hoc per le persone a cui parla.
    Secondo me è molto autoreferenziale.

    I social e altri strumenti cercano il confronto. Il blog, nato in questo senso, ha perso molto di quella spinta. E’ diventato quasi un “sito vetrina”.

    Daccordo sul fatto che ad oggi un freelance non può non averlo ma se blogger come te e Rudy discutono su questa domanda allora forse una nuova esigenza sta nascendo. E chi intercetta questo bisogno trovando una soluzione potrebbe fare un buon business. Che ne dici?

    • Ciao!

      Il punto è questo: il blog è già oltre. Nel senso che è la piattaforma presente ovunque, puoi fare quello che vuoi con un blog. Non vedo il blog come uno strumento autoreferenziale: lo puoi usare in questo modo, magari chiudendo i commenti come ha fatto uno dei blogger storici. Ovvero Seth Godin. Ma puoi anche usare il blog per costruire significato condiviso. Io ad esempio provo a seguire questa strada 🙂

  2. Guarda ti rispondo come ho risposto a Rudy..Si, ma non puoi pensare di usare il blog come lo usavi nel 2007. Lo scenario è cambiato molto e bisogna evolversi se si vuole “sopravvivere”.

      • Partiamo dai contenuti, prima sul blog si scriveva, scriveva e scriveva ..si ok ogni tanto uno ci infilava una foto ma finiva così. Oggi invece (e prendo come esempio il blog di Rudy) i contenuti sono diventati più “accattivanti” perché oltre a scrivere e ad inserire la fotina, puoi completare l’informazione con un video.

        Nel video Rudy nomina Pulse, ecco questa io credo che sia una grossa novità per il mondo del blog. Pulse non sostituirà il blog ma può essere una canale che si può affiancare al nostro blog. Questo ti può permettere di completare l’informazione o andare verso nuovi lidi e sperimentare lasciando inalterato il tuo blog.

        La diffusione dei contenuti. Prima si scriveva e se eri stato bravo ad ottimizzare tutto pubblicavi e speravi che il Dio Google ti facesse salire nella SERP, ora ci sono i Social (che se usati bene) possono darti una grossa mano.

        Oh, questa è la mia opinione ..ma potrei anche aver detto un mare di cazzate….spero di non essere massacrato dai “Guru del settore”

  3. I post su LinkedIn Pulse come si posizionano su Google? Perché ogni post è un guazzabuglio di lingue e argomenti, non c’è più solo il tuo post come all’inizio.
    E non tutti sono su Linkedin e non tutti gli iscritti lo usano.
    Facebook Note è pubblico?

    Prima di abbandonare il blog per i social dovete considerare che:
    – il blog è casa vostra e scrivete quello che volete, i social sono casa di altre aziende e decidono loro cosa potete pubblicare e cosa non potete.
    I social oggi ci sono, ma qualcuno domani potrebbe sparire, o cambiare le sue regole. Nel vostro blog le regole le fate voi.
    Io parlo per me, ovvio, sono una voce fuori dal coro perché non amo i social e me ne allontano sempre più. Ma certe considerazioni vanno fatte.

    Aggiungo inoltre che la storia del blogging che non serve più viene tirata in ballo ogni anno e sempre da persone che hanno un blog e continuano a scriverci.
    Dimostratemi allora che il blog non serve più: cancellatelo, fatelo sparire e andate avanti solo con i social. Altrimenti è inutile parlare di morte del blogging, perché comincio a pensare che sia solo un modo per acchiappare visite e link.

    Ultima cosa: i grandi professionisti del web che stanno oltre l’oceano, nel paese che ha inventato il web, il blogging e i social media, quei grandi professionisti hanno un blog e continuano ad averlo. Come mai?

    • Ciao Daniele,

      Premesso che Rudy non ha parlato di morte del blogging ma di ripensare lo strumento, per il resto sono d’accordo con te: non posso lasciare il blog per un social network. Non è mio. E la proprietà privata è sacra per me. Guarda caso, proprio come in America… sarà un caso?

  4. Ciao Riccardo! Avevo, ho ancora, un blog su Style.it. Uno dei motivi per cui ho anche aperto Valinapostit è che volevo qualcosa di mio al 100%. Sotto altri sei, per molti aspetti, alle loro dipendenze. Questo per dire che ancora oggi credo che avere un blog fuori dalle piattaforme social sia importante. Lo vedo ancora come qualcosa di primario. Certo posso mostrare il mio lavoro anche attraverso altri canali ma il blog rimane un portfolio, un viaggo tutto tuo e meravigliosamente creativo.

    • Rimarrà sempre tuo, a prescindere dalle mode o dalle influenze esterne. Il blog resta un presidio fondamentale per me.

  5. Il blog. Io non lo so come si usava un blog nel 2007 e ti dirò Riccardo, in effetti non lo so nemmeno ora come si usa un blog. Partirei da alcuni punti fermi:
    1) a cosa ti serve il blog? Insomma qual è l’obiettivo?
    2) quanto tempo hai per raggiungere quell’obiettivo?
    3) hai definito bene il target?
    Direi che questi tre punti sono alla base per ragionarci. Se il blog è il mio diario e l’ultima cosa che mi interessa è la diffusione capillare dei miei contenuti, se il blog è un flusso di pensieri senza capo né coda che mi va bene così, allora direi che diventa abbastanza irrilevante tutto il discorso.
    Se invece il blog mi serve per fare Brand, allora bisogna vedere cosa vuoi esattamente e in quanto tempo.
    Perché se io dovessi ripartire da zero oggi farei due passi semplicissimi: PR con tw e offline, e dopo sei mesi un blog, anche di secondo livello, con qualche articolo ben fatto che risponda bene alle domande nascoste del mio target.
    Se invece avessi fretta e volessi diffondere molto velocemente, partendo dal presupposto di fare da solo, allora mi dedicherei giorno e notte a pubblicare contenuti (e spingerli anche a pagamento) con le principali piattaforme, quindi Note e Pulse, ma anche filmati, dirette, snapchat etc.. e forse niente blog, ma un sito che sia in sostanza una landing e poco più.
    Ma se non ho il tempo di star dietro a tutto e non ho i soldi per assumere un professionista (che sarebbe la cosa migliore da fare) allora forse un blog resta ancora indispensabile. Poi magari con qualche esca in più, come dice Andrea Toxiri tipo foto e video. Ma non necessariamente, più che altro è profilare bene l’utente la cosa importante. Io vedo dai mie post quali fanno il botto e quali fanno piccoli numeri e vedo che ogni volta la differenza sta proprio nell’intercettare una domanda latente, che poi è il segreto (di pulcinella) di qualsiasi attività di successo: rileva un problema e dai una risposta a quel problema.
    Insomma il blog non si tocca.

    • Ma poi ignoriamo tutto ciò che si trova intorno al blog: le pagine chi sono, le landing page, la leggibilità… come fai a pubblicare contenuti lunghi e importanti? E a fare lead generation regalando un ebook? Insomma, ci stiamo dimenticando che con il blog non si può e non si deve solo scrivere.

  6. Ciao,
    secondo me invece la nascita di Facebook Note o Linkedin Pulse è una grande cosa perché ci leva di impaccio su una cosa che spesso e volentieri non ci piace fare: sforzarci per cercare i contatti. Il bello di un blog è che si possono creare contenuti a piacere, scrivere il nostro punto di vista, ma al momento di condividere abbiamo bisogno dei social come punto di appoggio per la diffusione dei contenuti, perché se dobbiamo essere noi a costruire i contatti facciamo molta più fatica. Io poi prediligo un supporto di partenza piuttosto che costruirmi tutto da solo, ma è una mia opinione. Però ben vengano i social per diffondere i nostri contenuti.

    • Sicuramente queste piattaforme sono utili proprio per il motivo che hai descritto: permettono di ottenere un pubblico senza sforzi, evitando quella trafila che noi blogger abbiamo attraversato e affrontato. Ma sono utili sempre? E tutti quelli che si trovano fuori dai social?

  7. Perchè i social dovrebbero sostituire i blog? Sinceramente li vedo come due strumenti completamente diversi. Facebook Note e Linkedin Pulse possono essere utilizzati per la condivisione di contenuti ma si tratta di un processo diverso o meglio, affine a quello del bloggin. Più che una guerra tra i due strumenti io penserei ad una strategia che ti consenta d’integrarli. Si può pensare di scrivere contenuti per linkedin pulse e di agganciare all’interno dei contenuti degli approfondimenti tratti dal tuo blog -ad esempio-.Le strade potrebbero essere infinite se li si considera come strumenti complementari e non come alternative.

    La potenza del blog risiede nella sua libertà di utilizzo. Libertà che in alcun modo – o alemno dal mio punto di vista- i social potranno emulare.

  8. Ciao Riccardo. Sono approdata nel tuo sito ponendomi proprio la stessa domanda “Serve ancora avere un blog?”. Io sto mettendo su un blog su piattaforma WordPress.com, e il mio obiettivo è quello di fare branding, ovviamente mi affido anche molto ai social, ad esempio condivido i miei articoli sia su Pagina Facebook che Pagina Google + . Per me il blog è un modo per spiegare “cosa c’è dietro” ad una creazione artigianale…

    • Fai bene, sei la migliore risposta a chi si fa questa domanda. Serve avere un blog? Sul serio? Certo, se sai come farlo fruttare.

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