Blogging e giornalismo: due mondi differenti?

Ci sono dei passaggi che possono fare la differenza tra blog e giornale online. Cosa fare in questi casi? Come puoi migliorare il tuo lavoro? Ecco una serie di indicazioni che puoi sviluppare.

Sono stato a Palermo per un corso di formazione di web writing dedicato all’ordine dei giornalisti. “Dalla carta al web, come cambia la scrittura online”, questo è il titolo che ho scelto per questa giornata dedicata ai punti di blogging e giornalismo.

blogging e giornalismo
Due mondi che possono cambiare il mondo.

Ho affrontato il concetto dell’inbound marketing, l’utilità del blog per farsi trovare dai potenziali clienti, ho cercato di definire i punti decisivi che ruotano intorno ai  contenuti di qualità e l’importanza dell’ascolto in un processo di buona scrittura online. Chiaro, ho parlato anche di headline e SEO per giornalisti.

Blogging e giornalismo: cosa significa?

Quella che è emersa, stimolata da un mio invito iniziale, è la discussione con il pubblico. In particolar modo su un concetto che ha scaldato gli animi: il giornalista deve essere blogger? Deve svestire i suoi panni per lavorare su una nuova professionalità? Su un nuovo profilo lavorativo.

Io non credo che si debba affrontare il tema attraverso questa prospettiva, ed è questo il passaggio che mi ha appassionato di più durante la giornata di formazione.

Da leggere: come scrivere un articolo di giornale

Il concetto di rimediazione online

La prima slide che ho mostrato riprendeva un concetto che ho incontrato durante gli anni universitari, a Scienze della Comunicazione. Sto parlando della rimediazione, ti lascio la definizione ufficiale:

“I media operano attraverso un continuo processo di commento, riproduzione e sostituzione reciproca; e questo processo è inerente ai media stessi. I mezzi di comunicazione hanno bisogno l’uno dell’altro per poter funzionare”.

Questo appare sul libro Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi di Bolter, Jay David, Grusin, Richard. Qual è il significato delle parole che hai letto? Un mezzo di comunicazione può incorporare gli elementi di altri strumenti, sfruttandone al meglio le caratteristiche.

Porto questo nel mio confronto: ho iniziato la presentazione mostrando la home page di diversi giornali internazionali e nazionali, tra questi Il Fatto Quotidiano e Il Post.

E ho fatto notare la capacità di questi portali di raccogliere alcuni elementi del blogging. In qualche caso la formula è proprio quella: il giornale è un blog oppure al suo interno ha dei diari curati dai singoli giornalisti.

Perché tutto questo rimediare su internet?

Fa parte della natura del medium riprendere elementi che lo circondano e declinarli in base al proprio registro. Inoltre la formula del blogging si adatta al giornale online, lo aiuta a superare una serie di difficoltà e soprattutto fornisce una serie di strumenti che ormai le persone sono abituate a utilizzare.

Un esempio su tutti: i commenti. Con il Web 2.0 si sviluppano una serie di elementi utili per interagire con il contenuto online. Non c’è più una logica unidirezionale, non esiste più il concetto di medium mono-direzionale che inocula il messaggio senza esigere o aspettarsi la risposta del pubblico.

blogging e giornalismo
Vuoi lavorare con il blogging?

Il sapere lo creiamo insieme. Adesso la cultura nasce dal basso, si mescola con il contributo che io posso dare attraverso la fonte ufficiale e si arricchisce grazie a una discussione piena e appassionata. A volte serrata.

Ma è questo lo spirito del web che i giornali online riprendono e riportano sui propri portali, altrimenti rischierebbero di non incontrare i favori di un pubblico già abituato.

Quindi il giornalista diventa blogger?

Quindi il giornalista deve diventare un blogger? Deve perdere la sua autorevolezza e la sua imparzialità per abbracciare libera interpretazione del blogging? Deve esprimere il suo punto di vista e rinunciare alla cronaca? No, io non ho mai detto questo ma ho proposto un altro approccio.

Un approccio basato sulla sinergia delle professionalità: il blogger deve conoscere il lavoro del giornalista e applicarne i principi (ad esempio la verifica delle fonti), ma lo stesso vale per il collega iscritto all’Ordine. Il giornalista deve conoscere il lavoro del blogger e lo deve interpretare. Chiaro, non c’è una simbiosi totale.

Prendi come esempio la rivista lifestyle di un quotidiano: il redattore ti chiede di scrivere un articolo dedicato ai ristoranti di Palermo. Tu cosa fai? Segui le tue idee?

O cerchi di approfondire i concetti che potrebbero interessare i lettori? Per affrontare questo passaggio puoi utilizzare gli strumenti per una buona attività di SEO copywriting, e sfruttarli nel mondo del giornalismo online. Senza essere un blogger.

Per approfondire: quanti tipi di giornalismo esistono?

Blogging e giornalismo: mondi differenti?

No, due mondi che si incontrano. Blogging e giornalismo, almeno dal mio punto di vista, sono due sfere che in qualche caso si sovrappongono. Ma non sempre, spesso rimangono a distanza. Di certo non si ignorano, in tutti i casi queste professioni devono conoscersi e prendere gli aspetti utili a vicenda.

Secondo te questo è un buon punto di vista? Anche tu sei un giornalista? Ti ritrovi in queste idee? Aspetto la tua opinione nei commenti, lascia il tuo punto di vista.

17 COMMENTI

  1. Sembrano passati secoli (ormai sono 9 anni) da quando scrissi la mia tesi universitaria sulla “Complementarietà nell’era telematica fra blogging e giornalismo”.
    Altri tempi, altro Web. Ad oggi più che complementarietà mi pare si vada più verso una forma di compenetrazione, o almeno sono dell’idea che bisogna vestire con l’infrastruttura (Tecnica e di costruzione del contenuto) dell’online anche le migliori inchieste altrimenti NON si viene trovati o NON si viene cliccati.
    Il problema è che per molti giornalisti questa risulta essere la più pesante delle armature, non tanto a livello di produzione quanto deontologica. Ma, come insegna Bruce Lee, bisogna essere come l’acqua, assumere la forma del contenitore (in questo caso il Web segnato da Google e Facebook) altrimenti si finisce fra i rivoli del mercato.

    my two cents

    • Ti dico un punto emerso durante le discussioni: attenzione alla logica dei contenuti duplicati. Spesso i comunicati stampa vengono ripubblicati senza alcuna modifica. Ma questi testi vengono inviati a decine (a volte centinaia) di redazioni. Tutti pubblicano il testo integrale? E che qualità stiamo dando a Google? Il motore di ricerca sceglierà i risultati sei siti più autorevoli e via, il resto è carta digitale straccia. Non letta, non trovata, non utilizzata.

      • Fra l’altro, al di là di pratiche interne, già il comunicato stampa in sé schiaffato pari-e-patta c’è da chiedersi che utilità abbia..

        • Mi fa particolarmente piacere un post del genere, e pure inserirmi nei commenti di due persone super autorevoli come voi (si fa largo a spallate :D). In realtà avevo in mente di scrivere un post a riguardo già da un po’, il cui tema di fondo sarebbe stato proprio quello che Riccardo ha sottolineato: il blogger deve essere un po’ giornalista e viceversa. Il problema è che credo sia più semplice la prima opzione della seconda. Il blogger, di per sé, nasce con la consapevolezza di essere un granello di sabbia nell’enorme deserto del blogging. Sa che deve fare del suo meglio per essere appetibile, informativo, utile. E tende a far propri quegli elementi di giornalismo che gli permettono di esserlo (verifica delle fonti, approfondimento, divieto di negligenza e superficialità e via dicendo).

          Dall’altra parte il giornalista tipo, quello formatosi pre-digitale, vive ancora nella consapevolezza di essere una casta ristretta, che ha delle tradizioni e che in ogni caso è molto conservatrice, e parte dal presupposto di non doversi aggiornare poi più di tanto, né tantomeno di doversi abbassare alla marmaglia di wannabe giornalisti che non ce l’hanno fatta e sono blogger (e questo è il pensiero comune di un giornalista medio, non il mio, ci tengo a sottolinearlo). Quindi è meno semplice per il giornalista fare propri strumenti e modalità del blogging, per un muro ideologico ben più alto e resistente di quello che si trova dall’altra parte. Parlo comunque delle testate minori e locali. Come giustamente Riccardo ha sottolineato, le maggiori testate nazionali sono già più avanti in questo senso. Pensare che il Corriere usa Snapchat a man bassa.. ma questo è un altro discorso.

          Aggiungo insomma i miei two cents alla discussione sotto un ottimo post che mi appassiona particolarmente.

          • Ma vah, Alessandra, mica c’è bisogno di spallate! (e poi quello autorevole è Riccardo :D)

            Lo spartiacque “noi, voi” serve davvero a poco (mi dicono che ci sia anche fra professionisti e pubblicisti) ma va da sé che il blogger anche se tende a far propri elementi di giornalismo quali approfondimento e verifica delle fonti, a volte non lo fa… (penso ai vari portali di bufale e/o che tendono a spingere in una direzione faziosa). Ma questo credo sia un problema legato più alla natura “partigiana” tutta italiana.

            • Sono parecchio d’accordo. In generale parlavo dell’attitudine mentale del blogger serio e consapevole (un secchioncello, insomma :D). Poi ovvio che la natura partigiana in Italia ti porta a pensare “apro il blog, ci butto due stupidaggini e via”. Purtroppo.

          • Per come sono scritti am anche per la modalità di invio: il comunicato stampa dovrebbe aiutare il giornalista a scrivere l’articolo, però inondano la mia email di blogger di spazzatura senza la minima contestualizzazione.

  2. Dalla mia esperienza, una certa confusione fra i ruoli si determina anche rispetto alle “contaminazione” della SEO. Questo perchè il giornalista ragiona, ancora spesso, in ottica carta stampata. Ovvero il lettore c’è a prescindere. Nel web l’ottica SEO è importante perchè diventa, passami l’esempio, l'”edicola” dove trovare le notizie.

    • Anche di questo abbiamo parlato: un giornalista deve conoscere la base della SEO, non deve essere un esperto (io non lo sono) ma deve conoscere l’importanza di un tag title e di un testo alternative.

  3. «…Adesso il sapere lo creiamo insieme. Adesso la cultura nasce dal basso, si mescola con il contributo che io posso dare attraverso la fonte ufficiale e si arricchisce grazie a una discussione piena e appassionata. A volte serrata. Ma è questo lo spirito del web che i giornali online riprendono e riportano sui propri portali, altrimenti rischierebbero di non incontrare i favori di un pubblico già abituato…». Prendo questo passaggio del tuo post molto, molto interessante, Riccardo, su cui mi ritrovo d’accordissimo.
    Sono una giornalista diventata blogger e sulla mia pelle ho vissuto, vivo, le contraddizioni di questo doppio abito di freelance “non contrattualizzata” da un grande o piccolo media nazionale.
    Sono “strana” per i colleghi giornalisti ancorati a un passato che non c’è più. Sono “strana” per giovani blogger, marketer, nerd che sul web hanno trovato (finalmente!) il libero spazio dove esprimersi a tutto tondo.
    La mia esperienza mi fa dire che confronto, contaminazione, collaborazione sono oggi azioni imprescindibili per tutti: giornalisti, blogger, marketer, SEO specialist… Per noi che vogliamo occuparci di comunicazione, poi per chi ci legge e chi vorremmo che ci leggesse. La casta? È fragile e liquida, come i lettori!

    • Purtroppo, opinione mia, la casta c’è ancora. La senti, al vedi, la percepisci. Forse non è come un tempo ma ci sono ancora molti giornalisti che ragionano in questo senso: noi siamo uno scalino sopra perché abbiamo l’ordine. Chiaro, facciano pure. Però sono fuori da qualsiasi logica e tempo.

  4. Ti perdo per un giorno e cosa scrivi! Il rapporto tra giornalismo e blogging è tutto da ripensare. A mio parere, il vero giornalista è già blogger perché scrive pensando al lettore, a ciò che è notizia.
    Il giornalista oggi dovrà chiedersi (ma doveva chiederselo anche prima): azzardo a proporre qualcosa di nuovo, davvero, o mi siedo su quello che è più facile scrivere, ( so che i lettori cercano proprio e sempre quello, il mio direttore mi dice che certi “fatti” attirano di più eccetera).
    I giornalisti, aggiungo, non sono tutti uguali. I giornalisti che si sentono “casta” sono quelli in redazione. Pochi. Sempre meno. La maggior parte deve mettersi in gioco per lavorare.

  5. Ciao Riccardo! Purtroppo, e l’ho verificato sul campo alle lezioni del corso di formazione per aspiranti pubblicisti, il giornalista non ama i blogger e non li approva ma in realtà non li conosce affatto. Ho notato una completa disinformazione sia in ambito social sia in ambito blogging e mi dispiace da morire.

    • Sì, non li conosce. A volte c’è tensione tra queste figure, ma come ho detto anche io all’inizio del corso: incontriamoci. Guarda, io ci provo a muovermi in questa direzione poi… so solo che ho tanto da imparare da un bravo giornalista.

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here