Ore di lavoro settimanali: impegno o investimento?

Qual è l'orario di lavoro settimanale? Dipende, la legge ha delle indicazioni precise. però non devi seguire questi punti se vuoi fare carriera. E se sei un freelance questi ragionamenti sono difficili.

Quante ore di lavoro settimanali? Secondo il D. Lgs. n. 66/08.04.2003, la legge sull’orario di lavorativo in attuazione delle direttive 93/104/Ce e 2000/34/Ce, non si possono superare le 48 ore settimanali, compresi straordinari.

ore di lavoro settimanali
Quante ore lavori al giorno?

Poi ci sono gli orari giornalieri. Non c’è più un massimo di 8 ore di lavoro al giorno ma l’art. 7 del D. Lgs. 66/2003 prevede il riposo giornaliero: il lavoratore ha diritto a un periodo di riposo di 11 ore ogni 24 ore. Tutto questo, secondo il sito ufficiale dell’INPS, vale per chi segue contratti di lavoro ben definiti. Ma non per tutti.

Quante ore si può lavorare al giorno?

E per chi ha la partita IVA? Come funziona? E chi ha dei lavori di responsabilità in grandi aziende? Faccio un esempio assurdo. Marissa Mayer, rispetto alle ore di lavoro settimanali, ha espresso idee chiare:“The other piece that gets overlooked in the Google story is the value of hard work”. Uno degli aspetti che spesso viene trascurato nella storia di Google è il valore dell’impegno. Tu sai di cosa parlo?

Cosa significa duro lavoro? Fare gli straordinari? Partorire idee geniali ogni giorno? La risposta ce la dà la stessa Marissa: “Could you work 130 hours in a week? The answer is yes, if you’re strategic about when you sleep, when you shower”.

Ben 130 ore di lavoro settimanali. Facciamo due calcoli? La cifra: 15,5 ore al giorno, compresi i fine settimana. Le informazioni che seguono non sono migliori: ci riesci se organizzi tutto con la giusta strategia, dal sonno al tempo passato in bagno.

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Faticare 130 ore di lavoro settimanali

Sono un appassionato dell’organizzazione interna, amo l’ordine del mio calendario editoriale. Ma con 18 ore di lavoro te ne restano solo 6, il minimo sindacale per dormire in modo decente. Poi? Come ti muovi? Cosa pretendi dal tuo corpo?

For my first five years, I did at least one all-nighter a week, except when I was on vacation—and the vacations were few and far between.

Melissa Mayer

Per i miei primi cinque anni da Google ho fatto almeno una nottata a settimana, cioè rimanevo a lavorare in ufficio, tranne quando ero in vacanza. Che erano poche e distanti. Un quadro drammatico: orari assurdi, nottate passate a lavorare.

Lavorare tanto per lavoro importanti

Quante ore di lavoro settimanali devi affrontare per un impiego gratificante? Questo è il punto: non si tratta di subire l’incarico, ma di viverlo con una passione diversa.

Se stai costruendo qualcosa di grande devi esserci, non puoi contare le ore di lavoro al giorno, a settimana, al mese. Vale solo se lavori per Google? No, la vita del freelance è così: se stai seguendo un sogno non puoi permetterti limiti.

Ore di lavoro settimanali
L’orario di lavoro settimanale passa in secondo piano.

Non lo puoi fare, soprattutto con la pressione fiscale italiana. Io lavoro ogni giorno, il sabato e la domenica mi concedo delle pause in più ma non conosco giorni in rosso. E devo lavorare anche a Natale. O forse per me non è un problema.

Impegnarsi per inseguire un sogno

Ma il punto è un altro: non lo vuoi fare. Non ti pesa lavorare qualche ora in più al giorno perché fai qualcosa che ti piace. Qualcosa che ami. Quindi sei sereno.

Vai avanti. Non lo puoi fare in eterno però quando arriva il momento giusto devi essere pronto. Sono le situazioni che ti portano all’impegno. Mi sembra ovvio, nessuno può portare avanti un ritmo di 130 ore di lavoro settimanali.

Ma potrebbero esserci delle occasioni da cogliere al volo. Quando costruisci qualcosa di grande non puoi fare tante storie. Soprattutto se si tratta di una tua realtà imprenditoriale. O lavori per un’azienda come Google.

Non puoi seguire questi ritmi in eterno e non puoi farlo per un datore di lavoro che non riesce a valorizzare il tuo impiego. Chi dà tanto deve ricevere tanto in termini di benefit, soldi e gratificazioni. Altrimenti è schiavitù.

Lavora puntando sui risultati concreti

Non devi lavorare a testa bassa come un nuovo schiavo, ma devi essere disposto a sacrifici immani per toccare con mano quello che hai sempre sognato. E questo non vale solo per i vari Steve Jobs, Marissa Mayer o Richard Branson.

Orario lavoro
Devi lavorare sodo in ogni situazione.

Ecco, lo stesso Richard Branson ha proposto con enfasi l’eliminazione dell’orario di lavoro. Ma credi che questo serva a lasciare l’ufficio quando vuoi? No, alimenta questo gioco: hai dei risultati da raggiungere, fallo come e quando vuoi.

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La tua opinione sull’orario settimanale

Il posto fisso è finito, le ore di lavoro settimanali e lo stipendio rimangono le ultime certezze per il dipendente. E lentamente si fa largo un’idea: tutto cambia in base a risultati e impegno. Vero ci sono delle regole, ma anche degli obiettivi.

Sei un freelance con un unico cliente: potrebbe essere un possibile sviluppo del lavoro dipendente? Sei d’accordo con questa idea? Lascia la tua opinione.

21 COMMENTI

  1. Sai cosa penso? Qualche sacrificio ci può stare, l’impegno deve esserci se almeno dall’altra parte vi sia un minimo di riconoscimento. Alcune aziende come Google forse offrono dei vantaggi ai loro dipendenti, ma molte non lo fanno. Concordo quando scrivi “Non puoi seguire questi ritmi in eterno e non puoi farlo per un datore di lavoro che non riesce a valorizzare il tuo lavoro.” Più dai e più ti sfruttano? No, grazie, non sono una macchina.

    • Chiaro, questo è il punto: posso lavorare tanto, ma voglio ricevere il giusto. Non esiste il lavoro perfetto, immagino che anche negli uffici di Google ci siano delle ingiustizie. Però provo anche a immaginare la logica USA che punta sempre e solo al successo, quindi a valorizzare chi fa tutto il possibile per riuscire nell’intento.

      • Concordo! Ho avuto un’esperienza negativa in merito, nella quale l’azienda puntava a sfruttare i dipendenti, abbassando sempre gli stipendi con l’equivoco. Certo, non tutti hanno i mezzi di Google, almeno un gesto di apprezzamento si può fare, una pizza offerta, un buono iTunes, ecc.

  2. È un punto che affronto spesso con il mio compagno. Lui è lavoratore dipendente e proprio una settimana fa mi diceva di aver visto quali sono le aziende che danno maggiori benefits ai propri lavoratori. Spiccava anche Netflix, dove si dice che non esiste orario di lavoro e tu puoi fare come ti pare e io gli ho detto: “e pensi veramente che così la gente lavori di meno? Se non l’hai capito, lavorerà di più!”.
    Chi è dipendente non si rende conto di cosa significhi avere un proprio progetto, sono modi diversi di vivere il lavoro.
    Il dipendente sa bene che l’azienda per cui lavora non è la sua, motivo per cui è disposto fino ad un certo punto a buttarci il sangue.
    Io diffido sempre dalle visioni idilliache di questi colossi della Silicon valley che ogni tanto spuntano in rete, con dipendenti pagati per pensare o per giocare e altre amenità.
    L’America ha un mercato del lavoro spietato, la visione più simile alla realtà è quella raccontata dalla Mayer.
    Lo puoi vedere anche nei telefilm, che voglio dire sono fiction. In Suits ad esempio i protagonisti si pregiano di lavorare 90 ore a settimana senza pause di sorta.
    Io credo che se hai un progetto il sacrificio è inevitabile, ma il progetto deve essere solo tuo.

    • Ciao Carlotta, si potrebbe pensare anche a workhaholics in stile game developers che si fanno nottate su nottate a scrivere codice, con il sacco a pelo in ufficio.
      Certo, la tua azienda con il tuo progetto rappresenta un sacrificio giustificato. Se da un lato non riuscirei a sostenere ritmi pazzeschi da 90 ore a settimana, il trucco sta nel coinvolgere i dipendenti fino a farli sentire parte di una comunità, dando anche dei benefits.

      In Ticino, per fare un esempio, tutto questo non esiste. Tu ti fai un mazzo e poi ti mettono al 50% per risparmiare.

    • Gli americani hanno una mentalità diversa, sono dedicati al lavoro. Forse perché vedono riconosciuto il proprio impegno, forse perché in quelle aziende le cose funzionano diversamente. In ogni caso credo che si debba trovare il giusto equilibrio: lavorare 130 ore a settimana, per quanto sia importante l’obiettivo, non è possibile per molto tempo.

      • Il fatto è proprio questo: la mentalità degli americani è differente e hanno molti meno diritti dei lavoratori italiani. Solo due settimane di ferie all’anno, niente maternità (ovviamente neanche la paternità), pochi giorni di malattia.
        Come freelancer in Italia non sono nuova a periodi intensi, a nottate, a lavorare quando gli altri sono in ferie, ma se la mia normalità fosse lavorare 130 ore a settimana non sarei più una persona e lavorerei peggio.
        Prima di tutto mi rendo conto che senza 8 ore di sonno a notte, il giorno dopo mi muovo più lentamente e ho il cervello nella nebbia: questo non mi farebbe lavorare bene.
        Avere tempo per i miei hobby e per staccare mi fa lavorare meglio, perché parlando con gli amici mi sono venute fuori idee a cui non avrei mai pensato.
        Viaggiare mi porta sempre tanti stimoli che mi fanno poi migliorare.
        E via così…
        Per dirla come la direbbero gli americani: work hard, but work smart.

        • Tutto è proporzionato. Bisogna capire anche cosa c’è dall’altra parte del piatto. Ok, lavorare 130 oro alla settimana è disumano ma quali benefici ottiene? Non parlo solo di denaro, ma di aspetti culturali: per una persona nata in America e con determinati valori tutto questo ha una prospettiva differente.

  3. Concordo pienamente con quanto detto finora ma mi permetto di aggiungere che si possono coinvolgere i dipendenti facendoli sentire parte di una comunità dando dei benefits finche si vuole. Ma i benefits non possono sostituire in ogni caso i soldi. Se lavoro per te 130 ore a settimana facendoti gudagnare un sacco di soldi tu a tua volta mi devi coprire di soldi. Mi sembra un’equazione molto semplice che però per molti datori di lavoro è ancora alquanto difficile da comprendere.

    • Aggiungo, una situazione che si ritrova soprattutto qui in Italia. Certo, situazioni del genere esistono in ogni angolo del globo, ma in questo caso siamo campioni.

  4. Ecco, secondo me la questione è proprio “Inseguire un sogno” – per un mio progetto (o per il progetto di qualcuno in cui credo) posso lavorare per ore e ore, il tempo passa senza quasi lasciare traccia 😉

    Ma è necessaria una motivazione forte per resistere a ritmi del genere – e, soprattutto, gli sforzi vanno ottimizzati: se dobbiamo lavorare così tanto, è necessario che ogni sforzo serva davvero!

    • Bisogna imparare l’arte dell’ascolto. In questo modo cerco di indirizzare i miei sforzi verso la soluzione migliore, senza perseverare verso soluzioni poco utili.

  5. Con la motivazione si raggiunge, spesso, l’obbiettivo(due b non alternative ma rafforzative). Da qui in poi sono solo libere scelte, rischiose o confortevoli che siano. Personalmente le comodità le trovo un po’ piatte, senza emozioni, fortunatamente siamo unici(a parte i gemelli).

  6. Io sono nella situazione del dipendente e la gestione del tempo è in prima linea per portare a termine i progetti che seguo. Con una buona gestione del tempo e le persone giuste nel proprio team non serve lavorare “in zona rischio” e il più delle volte bastano anche sei ore da dedicare giornalmente. Fare un pieno di ore, andare oltre le 10h, non è produttivo, inizia a intervenire l’effetto stanchezza. Lavorare tante ore giornaliere il più delle volte non è uguale a lavoro di qualità e forse c’è qualcosa che non va.

  7. A volte salti i week-end. A volte lavori dopo cena. Quando non lavori pensi al lavoro. Non è una condanna, è amare ciò che si fa. È mettere in conto che per raggiungere il sogno non esiste strada facile. Percorri quella tortuosa e fai dei sacrifici. Li vuoi fare e sai che ti serviranno. Per molti freelance è così ed è bello.

  8. Sai Riccardo l’argomento che hai sollevato è molto complesso. E molto soggettivo.
    Sono senza dubbio d’accordo sul fatto che lavorare per obiettivi (e non essere pagati per il numero di ore in cui posiamo le chiappe sulla sedia dell’ufficio)sia estremamente impegnativo e che di contro sia giusto vedere riconosciuti i propri risultati. Ed è anche ovvio che non si possono sostenere le 130 ore a settimana se non per brevi periodi, pena la rinuncia ad una vita sociale, alla propria salute ed alla famiglia.
    Infine la mia riflessione, puramente personale, riguarda l’equilibrio che dovrebbe esserci nella nostra vita. E’ possibile che siamo appagati unicamente dal nostro lavoro, per quanto sia quello che amiamo fare? Non ci sono altri aspetti altrettanto importanti? non rischiamo di dimenticarci di avere amici, famiglia o semplicemente bisogno di riposo e svago?
    Quella della work-life balance è davvero un’arte – e nemmeoìno facile.

    • Dobbiamo trovare il giusto equilibrio. Perché è vero questo punto: non possiamo dedicarci solo al lavoro. Non è umano.

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