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Una  faccenda molto delicata che viene ignorata da molti, ma spesso mi scrivono in privato proprio per chiedere lumi su questo argomento: il blog personale può diventare un problema per l’azienda nella quale lavori ogni giorno? Certo!

azienda blog

O meglio, spesso le aziende ti spingono verso questo punto: lavori per noi, quindi non devi emergere. Il blog aziendale può essere uno strumento per fare qualcosa di buono, per innescare il processo di inbound marketing che tanto stai aspettando.

Ma non puoi andare oltre. Non puoi usare il blog per scopi personali. Soprattutto se questi si allineano con elementi legati alla tua professione. Quindi non puoi guadagnare con il blog, non puoi trovare clienti online. E, soprattutto, non puoi crescere. Sei d’accordo con tutto questo? Conviene accettare questi valori?

La condizione del dipendente oggi

Sai cosa si dice oggi del lavoro dipendente? Non puoi lasciarti andare alla mediocrità. Prima avevi il posto fisso e nessuno ti schiodava dalla sedia, oggi rischi di perdere il lavoro da un giorno all’altro. Giusto? Sbagliato? Vallo a chiedere al Ministro Poletti. Nel frattempo è così, prendere o lasciare.

Questo è un bene per le aziende? Non so, non posso dirlo perché non ho mai avuto esperienze di questo tipo. Ma sono stato dipendente e posso dire questo: la paura dell’incertezza deve lasciare spazio al desiderio di evoluzione. Non c’è sicurezza? Fa parte della realtà e devo tamponare.

Devo crescere, devo migliorare il mio profilo. Devo studiare per diventare un professionista. E devo acquistare libri di web marketing per fare formazione. Ma puoi fare qualcosa in più. Tipo aprire un blog personale per far crescere il tuo brand.

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Perché aprire un blog personale?

Ci sono diversi motivi che ti spingono ad aprire un blog e creare contenuti per avere successo, come suggerisce il grafico. C’è chi lo fa per pura e semplice passione, chi per tentare di trasformare un’idea in qualcosa di diverso. Qualcuno tenta di guadagnare di più con Adsense o con le affiliazioni.

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I contenuti sono sempre centrali – Fonte immagine

Molti, però, tentano la carta del personal branding con il blog. Quindi vogliono fare in modo che le persone riconoscano il nome e lo associno a valori positivi. Oggi è indispensabile lavorare in questa direzione. O meglio, non devi usare per forza blog ma questo è uno degli strumenti decisivi per promuovere il proprio nome online.

E per farsi pubblicità. Ecco perché devi aprire un blog personale: per far crescere il tuo nome, per fare in modo che tutti diventi più semplice per la tua carriera. Anche quando non sarai più dipendente per la tua azienda attuale. Ed è questo il problema.

L’azienda ostacola il tuo blog

Non è così strana la situazione: spesso le aziende impediscono, ostacolano o guardano male la nascita e lo sviluppo di un blog. Soprattutto se riesce ad avere un buon successo. Perché questo avviene e le aziende si indispettiscono?

Perché un blog personale diventa una minaccia per l’azienda, può essere un momento per emanciparti e per guardarti intorno. Magari per trovare nuovi clienti. Potresti addirittura fare concorrenza al blog aziendale con i tuoi articoli migliori.

O puoi crescere e diventare qualcosa di più. Lo puoi fare in modo indipendente, senza rimanere legato all’azienda che in questo periodo storico ha deciso di usare le tue competenze. E che si aspetta massima lealtà nei tuoi confronti.

Aprire un blog non vuol dire tradire

Questo è il punto. Molti imprenditori, superiori e responsabili vedono il blog personale come un tradimento, un modo per avere due piedi in una scarpa. Condizione che però spesso l’azienda non disdegna: vuole fedeltà. Ma odia i vincoli.

Aprire un blog

Vuole essere libera di poter decidere come e quando aver bisogno di un dipendente, e preferisce evitare gli strumenti che consentono al professionista di farsi conoscere. E magari di condividere la propria conoscenza. D’altro canto questo è uno dei passaggi essenziali per creare e pubblicare contenuti di qualità sul blog.

Le aziende cercano lealtà nei dipendenti e vedono il blog personale come un tentativo di fuggire. Niente di più sbagliato. Non tutte le realtà si basano su questo punto, ma spesso mi è capitato di ritrovarmi di fronte a questi ragionamenti:

Sai, sei nostro dipendente ed è sconveniente pubblicare un blog personale. Forse non ti trovi bene da noi? Stai cercando nuove occasioni professionali?

No, sto solo curando uno dei beni più importanti. Sto parlando del tuo nome, del brand. Oggi il posto ce l’hai, domani no. Cosa fai nel frattempo? Trovi il modo per emergere, per farti conoscere. E per portale lustro all’azienda.

Per approfondire: come creare un blog di successo

Blog e aziende: come dovrebbe essere

La comunicazione online dei propri dipendenti non solo dovrebbe essere permessa, ma addirittura agevolata. Le aziende dovrebbero essere felici di avere dei dipendenti capaci di sviluppare il proprio brand e di poter ospitare delle firme, dei nomi e dei professionisti riconosciuti dalla community.

Spesso questo non viene compreso. E non può essere combattuto, il rischio di perdere il lavoro porta ad accettare imposizioni e regolamenti che vietano (più o meno velatamente) ogni attività promozionale. Anche quella del blog personale. Ti sembra una condizione accettabile? Parliamo di questo tema nei commenti.

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Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

19 COMMENTI

  1. Caro Riccardo, parto con i complimenti per i temi che tratti e mi piace anche quest’ultimo articolo che mi ha dato un nuovo spunto di riflessione. A me piace scrivere e nelle aziende in cui ho lavorato, il fatto che pubblicassi racconti è sempre stato percepito come qualcosa di sconveniente. Avere una passione forte è visto come un elemento negativo perché distrae e occupa spazio mentale. La maggior parte delle aziende cercando profili standard perché rassicuranti. Nelle inserzioni scrivono che cercano gente dinamica, intraprendente, poi invece ti mettono a fare il soldatino e, per non perdere il posto, è meglio adeguarsi. Tu affronti il tema del blog per aprirsi a un nuovo mercato e, dal punto di vista aziendale, immagino che sia ancora peggio. Ogni scelta ha un prezzo, meglio non illudersi che gli altri capiscano. La riservatezza, su tutto, è sempre l’arma migliore perché ripara da critiche, giudizi e gelosie. Ciao!

    • Ciao Maura,

      Sai cosa penso? Che spesso le aziende cercano persone dinamiche e volenterose nel fare ciò che loro dicono. Quindi a spezzarsi la schiena per fare attività ripetitive e senza alcuna iniziativa. Non voglio generalizzare, ma alla fine lo scopo ultimo è sempre sfruttare, sfruttare, sfruttare oltre qualsiasi necessità. Solo per aumentare il profitto.

      Quindi vedono la persona che cerca di migliorarsi come un problema, quando dovrebbe essere un pregio, un punto a favore dell’azienda che dovrebbe fregiarsi di un profilo d’eccellenza. Ci sono tante realtà che fanno questo, ma in Italia sono poche. Il motivo? Sarò drastico: siamo i classici provincialotti che non sanno guardare oltre un metro dal naso.

      Sto esagerando?

  2. Ciao Riccardo, grazie mille per questo interessante articolo che hai pubblicato. Mi ci ritrovo in questa situazione perché sono dipendente e ho deciso da circa un anno di aprire un mio blog personale, per dimostrare le mie capacità professionali. Oltre a scrivere articoli riguardanti il mio settore (organizzazione di eventi e comunicazione aziendale), ho scritto anche articoli personali legati alle mie passioni, ad esempio articoli di viaggi.
    Sono in una fase di blocco, perché non capisco se possa essere controproducente avere un blog personale, anche agli occhi di potenziali aziende interessate alla mia figura. Negli ultimi giorni, addirittura, mi sta venendo il pensiero di chiuderlo e di pubblicare articoli solo su LinkedIn Pulse. Tenendo in considerazione che dovrò rinnovare il dominio a febbraio, dovrò prendere una decisione al più presto.

      • Ho letto i commenti sotto e sono d’accordo con il dire che purtroppo le aziende potrebbero vedere il blog di un dipendente come un’arma per andarsene e avere altre e migliori opportunità. A differenza di altri paesi esteri, dove ormai il CV è creato anche grazie a un blog.
        Oltre a questo, un blog personale dovrebbe discostarsi dal proprio settore di competenza o il tema principale dovrebbe essere quello? Unendolo ad articoli riguardanti le proprie passione extra lavorative?

        • Io sono per quest’ultima formula: professione + hobby/passioni. Con un pizzico di riflessioni su altri argomenti. Anche se Riccardo mi dirà che andrebbe off topic 🙂

          • @Giuseppe attendiamo un riscontro e un’illuminazione da Riccardo 🙂
            Non trovo purtroppo esempi di blog di questo tipo, avete spunti e riflessioni?

            • Dipende da cosa devi fare. Se vuoi il massimo posizionamento da un blog tieni presente che Google preferisce siti centrati su un tema. Però non è detto che possa esserci casi che smentiscono questa regola.

  3. Oggi non ho né un blog (ma mi stai giorno dopo giorno convincendo ad aprirne uno) né un’azienda che mi sta col fiato sul collo. Ma trovo l’idea che un datore di lavoro possa limitare la capacità creativa di un dipendente davvero molto triste. Spero che Maura e Stefania che hanno commentato prima trovino la forza e il coraggio di non rinunciare alla propria passione, ma di trasformarla in un plus riconosciuto dalle aziende. Come dovrebbe essere.

    • Vedi, il discorso è questo: devi crescere ma come diciamo noi. E nei limiti che imponiamo noi. A un certo punto le aziende diventano gelose, hanno paura perché i dipendenti potrebbero avere nuove opportunità. E quindi scappare. La mia domanda: perché non fare in modo che non scappino?

      • Temo che le aziende pensino solo al proprio tornaconto. Facile sostituire una risorsa che si “ribella” alla propria policy, quando fuori c’è la fila. Triste.

  4. Ciao Riccardo! Tutti i tuoi articoli sono interessanti, ma questo è quello che di gran lunga preferisco! Sono d’accordo con te, quando dici che le aziende italiane sono ancora molto indietro, rispetto a questo tema! C’è una chiusura mentale grave, e questo a tutte le latitudini e in tutti i settori, a partire dalle PA fino alle PMI. Senza entrare nello specifico, credo che molti dovremmo seguire il tuo consiglio e costruire un proprio brand che ci metta al riparo da eventuali sgradevoli sorprese!

    • E lo devi fare subito. Devi costruire immediatamente il tuo brand. Con il blog, con Instagram, con quello che ti pare. Ma lo devi fare. Devi essere in grado di portare avanti un potere contrattuale.

  5. Ciao Riccardo! Avere dei collaboratori attivi digitalmente porta vantaggi all’azienda in termini di brand e come dici tu va incentivato. Il lavoro fisso bisogna toglierselo dalla testa, il mondo sta andando in un’altra direzione e restare attaccati al passato non aiuta..

    • Lavoro fisso? Pura fantasia, ma c’è ancora chi lo pretende. E chi si lamenta dello stato attuale delle cose. Mentre vi lamentate c’è chi sfrutta la vostra instabilità, il vostro essere precari. Vi tratta come moderni schiavi, ecco cosa succede.

  6. Che bell’articolo Riccardo. Mi accodo al tuo incoraggiamento con un commento di pura pancia: create i vostri blog e prendete le distanze dalle aziende che frenano la vostra crescita e le vostre idee.

    Primo, perché così facendo, non vi rispettano.
    Secondo, perché sono così miopi da non rendersi conto che tutto ciò che arricchisce i propri dipendenti, è ricchezza anche per loro.

    Un esempio positivo (ahimé, non italiano): Buffer, nota piattaforma di social media management, è una di quelle aziende illuminate che crede nei progetti extra-lavorativi dei propri dipendenti, tanto da dedicare loro un articolo del proprio blog.

    -> https://open.buffer.com/getting-started-side-projects/

    Se comparo la mentalità del management di Buffer con quella della maggioranza delle aziende italiane, la tristezza mi assale. Ma il mondo sta cambiando velocemente e chi pensa di gestire i propri dipendenti modello fabbrica anni ‘70, si perderà le risorse migliori.

    Create i vostri blog senza paure! 🙂

    • Eh, ma questi sono all’avanguardia. Ma non come tecnologia o potenzialità: sono cose che si potrebbero fare anche in Italia. Sono avanti come mentalità, come approccio. Queste cose saranno visibili in Italia, in una grande azienda, tra 10 anni. Forse. Qui siamo ancora alle invidie individuali e ai dispetti tra dipendenti.

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