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Non sono felice al lavoro. Quante volte hai sentito o detto questa frase? E ancora, non sopporto più i clienti presuntuosi e arroganti. Ti hanno sempre detto questo: sopporta, non mollare, tieni duro. Devi sopravvivere al lavoro.

Sopravvivere al lavoro non basta

Sul serio? Mi dispiace, se il lavoro ti fa stare male non è questa la soluzione, almeno dal mio punto di vista. Non devi solo reagire, non devi usare il dispiacere e l’angoscia per reagire. Devi essere stronzo. Ma stronzo serio, non tanto per dire.

Occhio alla natura umana

Primo consiglio della lista: non ti fidare mai. Il mondo è pieno di gente in gamba, persone positive, individui degni della tua attenzione. Ma anche no. Ci sono quelli che ti fanno lavorare e poi dicono che quello che hai fatto non va bene, ma te lo dicono solo dopo mille verifiche e senza giustificato motivo.

Poi sono i colleghi che mentono, i superiori che tramano, i capi che non sanno cosa vogliono e cercano solo un colpevole sul quale scaricare tutte le colpe della loro inefficienza. Il primo consiglio è generico, vago ma sempre ampio. Non ti fidare e verifica tutto, non accettare lavori se non hai spalle coperte e anticipi sicuri. Non dare nulla per scontato, oggi non puoi permettertelo. E non scherzo.

Da leggere: quali sono i clienti da evitare?

L’amicizia non fa rima con lavoro

Sono estremo, lo so. E magari qualcuno che ha avuto modo di incontrarmi e conoscere adesso rimane sorpreso. “Ma come, è una persona così educata e simpatica”. Questa è un sinonimo di buona educazione, l’amicizia è una cosa diversa. E raramente si sviluppa intorno a un business.

Non è impossibile, ma è difficile crederci. Le coltellate arrivano da chiunque, non puoi e non devi abbassare la guardia mai. Almeno all’inizio.

Poi riesci a individuarli subito le lingue biforcute che tramano alle spalle e gli sfruttatori che ridono in faccia e spremono come un limone le tue forze. A questo punto puoi decidere con chi stabilire un rapporto migliore, più sano e genuino. Ma attenzione al concetto di amicizia, non banalizzarlo condividendolo con tutti.

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Fatti i cavoli tuoi e campa bene

Vedo gente sui social pronta a difendere amici (sul serio? Amici?) in qualsiasi occasione. E leggo di post che lanciano fuoco e fiamme contro persone che a stento conoscono, solo perché vogliono vestire i panni dei tutori della professione.

Però non lo fanno mettendo nome e cognome, citano cose e abitudini di altri per fare in modo che se ne accorgano senza avere possibilità di affrontare a scena aperta la persona a cui sarebbe diretta la comunicazione… Insomma, c’è qualcosa di molto adolescenziale in tutto questo, non trovi? E poi si creano nemici inutili.

Nemici che non hai mai conosciuto, gente che ti parla dietro senza motivo, persone che ricordano il tuo nome solo perché tu hai avuto l’ardire di contestare qualcosa. Sai che ti dico? Non tutti sono capaci di sopportare un’opinione diversa. Tienitela per te, usando un vecchio proverbio sintetizzo così: il polpo si cuoce nel suo brodo.

Sputa sempre in faccia la verità

Le cose stanno così: vuoi il mio lavoro? Questo è il mio preventivo. Ma una piccola attenzione? No, non posso. Il mio lavoro è questo, se scendo non posso garantirti la massima qualità. Casi del genere te ne posso elencare in quantità:

  • Mi lasci una recensione? No, non ti conosco.
  • Vuoi diventare fan? No, non mi interessa.
  • Vuoi venire all’evento? Dipende.

Dipende dalla convenienza che ne ricavo, dai benefit che mi entrano in tasca. “Ma prima ti vedevo sempre agli eventi”. Beh, ho iniziato a seguire regole semplici che prima avevo messo da parte: se tu ci guadagni io voglio la mia parte. Non per forza economica e diretta, ma la voglio qui e ora. Sono stronzo? Ok, va bene.

Non essere sempre d’accordo

Qui il gioco si fa serio, all’improvviso ti ritrovi addosso l’etichetta di guastafeste. “Ecco quello che trova sempre il problema, il lato negativo di un’idea”. Che stronzo. Però c’è un piccolo problema che i buonisti (quelli siamo-tutti-amici-e-professionisti) non dicono mai: i piani ben riusciti sono quelli che schivano i pugni.

problemi lavoro

Quando prendono i colpi pesanti e vanno a terra ti dicono: “Non è forte chi non cade mai ma chi si rialza”. Col piffero, io i pugni li devo schivare e te lo dico in faccia.

Il vero problema di questo mondo? Quei maledetti Yes Man. Il cliente, fesso e incosciente, paga per imporre il suo ego mostruoso e perché pensa di saperne più.

La mia posizione? Analizzare la situazione, capire se ha ragione o meno, se ha torto mettere le carte in tavola e dirlo senza scorciatoie. Se è una persona intelligente valuterà le tue parole. Altrimenti hai perso solo un piantagrane.

Metti un freno ai buoni sentimenti

Dai, questa è dura. Per sopravvivere al lavoro devi essere così schematico e bastardo? Sì, io valuto con severità ogni cosa. Soprattutto me stesso. Ma anche gli altri, sai? Io, ad esempio, non riesco a vedere una persona come professionista affermato se non lo vedo all’opera. Se non tocco con mano il suo lavoro.

Dopo posso avere un’idea, anche se parziale. Ma devi dire sempre la verità, ed essere un esempio in primo luogo per te stesso. Chi ti giudica male senza conoscerti sbaglia, chi ti loda senza aver toccato con mano la tua bontà forse (attenzione, forse) parla solo per farsi notare da te. In chiave positiva. Io non mi fido neanche per sbaglio.

Così come non mi fido di chi ti smorza i tuoi buoni risultati. “Beh, si poteva fare di più”. Chiaro, ma gli altri come hanno lavorato? Tu cosa hai fatto? Le colpe di chi sono? Non crocifiggerti da solo in sala mensa, non te lo meriti.

Da leggere: guida completa per comunicare con il cliente

Vuoi sopravvivere al lavoro?

Hai capito? Sopravvivere al lavoro diventando uno stronzo e un bastardo puro non è la strada che suggerisco. O almeno non fino in fondo. I consigli che trovi in questo articolo sono regole di buon senso, e in parte di trasparenza e onestà.

Spesso vanno contro quell’ipocrisia e quegli atteggiamenti un po’ infantili che hanno caratterizzato chiunque all’inizio della carriera. Questi sono gli strumenti che ho usato per sopravvivere al lavoro e puntare sempre all’evoluzione.

Al miglioramento. Sei d’accordo con quest’approccio? Hai seguito questa linea? Ti muovi in modo diverso? Ti aspetto nei commenti, oggi la tua opinione è decisiva.

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Ciao! Sono Riccardo Esposito e sono un webwriter freelance. Questo significa che scrivo dall'alba al tramonto: creo articoli per blog, testi per pagine web, landing page, headline e call to action.

22 COMMENTI

  1. Pure gold.
    La giusta gestione delle persone sta diventando fondamentale, soprattutto in un settore come il nostro dove pare ci siano dinamiche da forum di adolescenti, appunto.
    È un dannato circo, e il problema delle scimmiette ammaestrate è che sanno solo battere le mani a comando.
    E basta con il concetto di “tutti amici”, che poi dietro se dicono le peggio cose.
    Come se poi uno non lo viene a sapere dalle proprie scimmiette.
    E si fanno fazioni che manco al cortile del liceo.

    Punto bonus sugli eventi: o pagheno o c’è un ritorno.
    Me sto comprando una nuova console e vorrei averci il tempo di giocare, invece che fare la figurina a gratisse.

    *mic drop*

  2. Articolo prezioso che capita al momento giusto, in una settimana in cui devo affrontare due clienti diventati problematici.
    Il punto è: essere accondiscendente con chi si rimangia la parola e mi chiede “comprensione” per errori non miei e per i quali sono passato come una fastidiosa Cassandra, oppure prendere il rispetto degli accordi?
    Se accetto il discorso “siamo una grande famiglia” salvo il salvabile ma passo per fesso, se pretendo il rispetto passo per stronzo ma rischio la rottura.
    In certi casi, è meglio perderci salvando però la professionalità.

    • Sai una cosa? Io ho sempre visto il lato positivo della rottura. Se non è disposto ad accettare un punto di vista differente ora non lo farà neanche in seguito. Sarà una storia in perenne salita. Meglio mettere subito le carte in tavola.

  3. E’ vero.
    Come sai – a parte lavori complessi e articolati, oppure se è il committente a richiedermelo – non pretendo un contratto formale per le collaborazioni continuative.
    Quello che mi infastidisce non è tanto l’ipotesi di variare un accordo, può capitare che cambi lo scenario. Quello che mi infastisce molto è che si tirino fuori concetti come “siamo come una famiglia”, oppure “ormai siamo amici”.
    Io una famiglia già ce l’ho e i miei amici sono quelli con cui mi godo il tempo libero. Sono molto attento ai rapporti personali perché credo che il networking abbia potenzialità enormi per un professionista, ma nel lavoro serve serietà e chiarezza.
    Come dici tu, meglio mettere subito le carte in tavola e – serve – rompere.

  4. Sicuramente.
    Fidarsi é bene.
    Non fidarsi è meglio.

    Anche io non mi fido mai “neanche per sbaglio”.
    Gli esseri umani sanno essere estremamente subdoli.

    La mia “arma” é l’assoluta schiettezza e sincerità.

    Analizzo le reazioni che si hanno di fronte alla mia schiettezza e “seleziono” tra persone di cui provare a fidarsi o persone da tenere a distanza.

    • Che poi alla fine ti fanno passare per cattivo solo perché non ti sei fidato. Ma sai cosa? Meglio così. Non voglio essere buono solo per avere il favore della gente. Sembra una frase fatta ma è così.

  5. All’inizio, quando sei giovane, credi che dimostrandoti sempre disponibile e facendoti andar bene tutto otterrai di più.
    Purtroppo servono un po’ di fregature prima di capire che un vero professionista è colui che sa dire anche no e che sa difendersi quando è il momento giusto.

  6. Beh! Che dire… Ho imparato a mie spese la lezione facendo il contrario di quello scritto in questo articolo. E mi son bruciato le mani. Poi sono diventato più grande. Ma la strada è lunga…

  7. Ciao Riccardo,
    ti seguo da poco e ti faccio i miei complimenti per gli argomenti che tratti e per come scrivi. in merito all’atteggiamento da seguire nel lavoro concordo in pieno con quello che dici. Sono nel mondo della consulenza professionale (faccio il Project Manager per grandi clienti e ho tanti altri miei progetti) da quasi 30 anni e ne ho viste di tutti i colori. Guarda caso quelli da cui bisogna stare alla larga sono proprio gli amici. Io ho scelto la strada di chiedere sempre un anticipo che possibilmente riesca a coprirmi almeno i costi e nella fattura dell’anticipo metto sempre il prezzo pieno con la percentuale pagata come anticipo (es 30% di 10.000 €)…questo aiuta in seguito per eventuali contestazioni 😉 Inoltre occorre settare con molta attenzione gli obiettivi descrivendo l’ambito del progetto o della consulenza e cosa il nostro cliente si deve aspettare di ottenere (i deliverables) sottolineando quello che c’è nel servizio che offriamo ma soprattutto QUELLO CHE NON C’E’ 😉
    Buona giornata!

    • Purtroppo molte persone non capiscono i motivi che si nascondono dietro l’anticipo, e quante volte siamo stati fregati con il lavoro svolto e le scuse improvvisate per non pagare…

  8. Se posso aggiungere ci sono clienti (per fortuna pochi) che ogni volta che li contatti per chiedere i pagamenti mi dicono che l’hanno appena fatto. Che si sia ingolfata la banca? Mi arriveranno decine e decine di bonifici tutti insieme?

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