Come aprire la partita IVA: tutto quello che devi sapere

Quali sono i costi per aprire una partita IVA nel 2018? E cosa devo fare per iniziare? Dove trovo il codice ATECO? Ho bisogno per forza del commercialista? Quanto posso risparmiare con il forfettario?

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Aprire una partita IVA non è mai una decisione semplice né per chi ha abbandonato un posto di lavoro a tempo indeterminato – o magari è stato licenziato – né per chi ha già iniziato a lavorare come libero professionista.

Aprire una partita IVA
Pronti per aprire una partita IVA?

Nel secondo caso c’è la convinzione, che poi vedremo errata, che sia meglio lavorare con ritenuta d’acconto (sebbene con i limiti imposti dalla Legge ossia di 5mila euro lordi annui) o, se si producono contenuti, che sia conveniente il diritto d’autore.

Creare una partita IVA è il primo, fondamentale, passo per farsi considerare come libero professionista. E come lavoratore autonomo. Per far capire, insomma, al tuo cliente che fai sul serio con il tuo lavoro e che il tuo tempo è prezioso.

Fin qui tutto chiaro, ma come si fa ad aprire partita IVA? Non è particolarmente complicato. Anzi la procedura è davvero semplice. È tutto quello che ruota attorno, ossia alla gestione della partita IVA, che richiede la massima attenzione.

Cos’è la partita IVA: definizione

Prima di vedere chi può aprire la partita IVA e come farlo, cerchiamo di capire cosa si intende con queste due termini. La partita IVA è una serie di 11 cifre che sono necessarie per individuare in maniera univoca il contribuente come persona fisica o giuridica.

È simile al codice fiscale, solo che quello ci viene assegnato fin dalla nascita, mentre la partita IVA è un codice che riguarda i lavoratori autonomi, le aziende e i liberi professionisti.

Perché 11 cifre? Le prime 7 servono a individuare l’azienda/professionista in questione, le 3 successive servono all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate per identificarti mentre l’ultima cifra è solo un numero di controllo.

A cosa serve la partita IVA?

Un po’ lo abbiamo accennato sopra, ma andando più nello specifico. La partita IVA consente all’azienda o al libero professionista di svolgere il lavoro, vendere i suoi servizi, acquistarne altri a sua volta. Il tutto in totale regime di libertà.

Cosa significa? Che, per esempio, il libero professionista è datore di lavoro di se stesso. Ecco perché quando un cliente ti propone di lavorare per lui, ma chiede la presenza fissa nei suoi uffici, tu puoi concordare sì le giornate. Ma non sei affatto obbligato ad andare ogni giorno. Anzi sarebbe meglio che non lo facessi.

Perché, se così fosse, si tratterebbe di una partita IVA mascherata o falsa partita IVA. L’azienda, anziché assumerti e pagarti contributi e assicurazione, ti fa lavorare con la tua partita IVA, ma di fatto ti considera e tratta come un dipendente.

Per approfondire: come trovare clienti online

Chi può aprire la partita IVA

Possono farlo tutti i titolari di una società e i professionisti autonomi. Qui però tocca fare una distinzione. Se sei un content manager, un giornalista o un grafico dovrai aprire la partita IVA come libero professionista attenendoti a un codice per la tua professione, il cosiddetto codice Ateco di cui ti parlerò più avanti nel post.

Se invece sei un artigiano, ti occupi di riparazioni di auto, per esempio, dovrai aprire la partita IVA come ditta individuale. Una precisazione d’obbligo: in questo articolo parliamo solo di chi deve aprire una partita IVA come libero professionista o ditta individuale, non di aziende perché meritano un discorso a parte.

Come aprire partita IVA

Ti basta collegarti sul sito dell’Agenzia delle Entrate per comunicare l’inizio della tua attività entro 30 giorni da quando l’hai iniziata. Qualche dettaglio specifico?

Aprire partita IVA da libero professionista

Sei un libero professionista? Quando apri la partita IVA devi fare dichiarazione sul modello AA9/7. E, se non lo hai già fatto, devi iscriverti alla Gestione Separata dell’Inps, sezione dell’Inps destinata a lavoratori autonomi e parasubordinati.

modello AA9/7
Modello AA9/7

Questo a meno che tu non sia per esempio un giornalista, in tal caso il tuo ente di previdenza sarà l’Inpgi2. Sei un musicista? Devi iscriverti all’Enpals. Insomma, l’ente di previdenza dipende anche dalla professione che svolgi.

Chi si deve iscrivere alla Gestione Separata

Avevi un contratto a tempo indeterminato? È probabile che tu debba iscriverti alla Gestione Separata. Se hai lavorato finora con contratti di collaborazione coordinata e continuativa o con contratto a progetto, è probabile che tu sia già iscritto.

Come saperlo? Contatta telefonicamente l’ente di previdenza, cosa che dovrai fare anche se devi iscriverti ex novo. Puoi fare l’iscrizione online o in uno degli uffici.

Creare P. IVA: ditta individuale

Hai appurato che la tua sarà una ditta individuale? Allora il modello che dovrai compilare è l’AA7/7. Occhio che in questo caso devi fare un passo in più: iscriverti presso il Registro delle Imprese che si trova nelle Camere di Commercio.

Per semplificare tutte le operazioni puoi anche usare la Comunicazione Unica e richiedere in un unico momento: codice fiscale e partita IVA, iscriverti all’Inps, aprire una posizione Inail e iscriverti al Registro delle Imprese. Tale richiesta può essere fatta solo in modo telematico utilizzando il sito della Camera di Commercio.

Modelli per apertura partita IVA

I modelli possono essere scaricati dal sito (www1.agenziaentrate.it) e puoi presentarli in 3 modi: andando all’Agenzia delle Entrate all’ufficio preposto, inviandoli per via telematica tramite il software ad hoc sul sito dell’Agenzia delle Entrate, inviandoli con raccomandata A/R con annessa fotocopia di carta d’identità o passaporto.

La scelta del codice attività (Ateco)

Dovrai, poi, al momento dell’apertura della partita IVA, scegliere il codice Ateco, acronimo che sta per ATtività ECOnomica. Cos’è? Si tratta di una combinazione alfanumerica in cui le lettere individuano il macro-settore economico in cui svolgi la tua attività mentre i numeri rappresentano le sottocategorie di queste.

Quindi il codice Ateco identifica la tua professione. Se, per esempio, hai un codice Ateco come giornalista, non puoi svolgere unicamente attività di grafico. Altrimenti avresti scelto il codice Ateco che riguarda questa professione.

codice attività (Ateco)
Qui puoi trovare il codice Ateco.

Come fare a capire qual è il tuo? Vai sul sito Ateco, scrivi di cosa ti occupi e in automatico ti verrà detto qual è il codice per la tua attività.

Perché rivolgersi al commercialista?

Puoi fare questo in autonomia, ma la cosa migliore per aprire una partita IVA è rivolgerti a professionisti: commercialista, consulente del lavoro, patronato.

Un passo importante non solo perché queste figure ti aiutano a portare avanti ogni procedura al meglio e a identificare qual è il codice Atec. Ma soprattutto perché ti danno indicazioni preziose su come gestire l’attività, sulla fatturazione e tanto altro. Io stessa per l’apertura della mia partita IVA ho fatto così.

I tempi per aprire la partita IVA

Sono brevi. Una volta che avrai presentato tutta la documentazione o l’avrà fatto il commercialista per te, riceverai la ricevuta di assegnazione entro 24 ore.

Quello è il momento in cui riceverai anche il tuo numero di partita IVA che rimarrà sempre uguale. A meno che tu non decida di chiudere l’attività.

Questi tempi valgono per i liberi professionisti. Per le ditte individuali c’è il passaggio dell’iscrizione alla Camera di Commercio. In più devi comunicare al Comune che stai avviando un’attività.

Quanto costa aprire una partita IVA

Di per sé aprire una partita IVA costa poco, alcune spese di iscrizione come quella alla Camera di Commercio per ditte individuali e l’eventuale onorario del commercialista o professionista. Il discorso è diverso per i costi della partita IVA. Ossia quanto ti costerà gestirla. Vediamoli nel dettaglio.

I costi della gestione della partita IVA

Tra i costi per la gestione devi considerare in primis il commercialista il cui compenso, in genere va dai 300 ai 1000 euro l’anno e che ti seguirà passo passo nella tua attività o almeno così dovrebbe essere. Devi poi valutare le tasse, gli eventuali costi per un ufficio o per un coworking, i costi di spostamento, gli eventuali pranzi e cene con i clienti che potrai scaricare solo con il regime ordinario.

E poi, gli altri costi dipenderanno dal regime contabile entro cui pensi di inserire la tua attività. Ecco perché conta tantissimo il supporto di un professionista: con questo potrai fare un’analisi più efficace e lui stesso ti darà delle previsioni di spesa.

Costi 2018 regime forfettario e regime ordinario

Detto questo, ecco i due regimi. In primo luogo c’è il Regime di Contabilità ordinaria che ti consiglio di scegliere se guadagni abbastanza o hai già un tuo branding. Anche perché ha delle spese di gestione.

Chi si iscrive come ditta, dovrà pagare alla Camera di Commercio circa 80–100 euro oltre al costo del commercialista, i contributi INPS, senza dimenticare l’Irpef (basata sul reddito) e l’Irap, sul valore aggiunto prodotto.

Poi c’è il Regime forfettario. È una delle novità che ha sostituito il regime dei minimi per chi apre la partita IVA ex novo. Ha una tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni (dove ricorrano anche i requisiti per il regime forfettario startup) e del 15% dal sesto anno. I contributi INPS gravano per il 27% sul reddito di impresa.

Limiti di fatturato regime forfettario 2018

Non finisce qui: per quest’ultimo regime, come deciso dalla Legge di Stabilità 2016, devi prevedere dei limiti reddituali  – o meglio dire di fatturato – all’interno dei quali scegliere il tuo regime (parliamo di importi lordi):

  • 30 mila euro per professionisti, artigiani e imprese;
  • 50 mila euro per commercianti, alberghi e ristoranti;
  • 40 mila euro per ambulanti di alimentari e bevande;
  • 30 mila euro per ambulanti di altri prodotti.

Questo a grandi linee, bisogna poi considerare l’indice di redditività a seconda del tuo codice Ateco. Quanto ai vecchi contribuenti minimi, se hai iniziato la tua attività così, potrai procedere con la tassazione al 5% fino al quinto anno dopo l’apertura o fino a quando avrai compiuto 35 anni.

Regime forfettario: cosa succede se superi i limiti di fatturato

Eh, bella domanda. Se succede durante l’anno, a partire da quello successivo sarai assoggettato al regime ordinario in contabilità semplifica. Che significa? Che perderai tutte le agevolazioni di cui ti parliamo sotto e i vari vantaggi fiscali.

Regime forfettario
Attenzione a non superare i limiti di fatturato.

E sai qual è il brutto? Che questa cosa vale sia che tu superi i limiti di 100 euro o di 10mila. Per questo bisogna tenere sempre conto delle fatture che si emettono e, quando si hanno dubbi, chiamare il commercialista.

Se ti dovesse venire il dubbio a dicembre di quest’anno o dovessi accorgerti che, con una fattura di 3mila euro, per esempio, c’è la possibilità che tu passi all’ordinario, puoi provare a chiedere all’azienda se puoi fatturare l’anno successivo.

Magari proponi di fare uno sconto sul tuo compenso. È un tentativo, non è detto venga accettato. E, ovviamente, non puoi farlo con tutti i clienti che hai in agenda.

Vantaggi del regime forfettario

Sono tanti, tra questi c’è esenzione dell’IVA. Non dovrai aggiungerla nei tuoi compensi. Sarai dunque esonerato dalla dichiarazione IVA trimestrale e annuale. Il che, credimi, è una grande liberazione. Poi ci sono altri punti essenziali.

Esenzione dalla ritenuta d’acconto

Può giocare a favore. Le aziende non avranno l’obbligo di versare l’acconto entro il 16 del mese successivo a quando fai fattura. Cosa che da molti è apprezzata.

Tasse più basse

Non male come voce. L’Irpef è pari al 5% per i primi 5 anni mentre in quella ordinaria varia in base agli scaglioni di redditi e inoltre sei essente dall’IRAP.

Semplificazioni contabili

Sei esonerato dalla presentazione degli Studi di Settore, dalla registrazione delle fatture (anche se rimane l’obbligo di numerazione e conservazione delle fatture e dei corrispettivi. Ricorda che le fatture vanno sempre numerate in ordine progressivo), dalla presentazione dello spesometro, ecc..

Svantaggi del regime forfettario

A parte il fatto di dovere stare sempre attento a non sforare, un grosso limite riguarda i collaboratori. Mi spiego meglio: puoi sì avere collaboratori, dipendenti, tirocinanti, collaboratori occasionali, co.co.co ecc… purché le spese per loro non eccedano i 5mila euro lordi all’anno, comprensivi sia di retribuzione che di oneri sociali e contributi assistenziali (INPS o simili e INAIL). Davvero troppo poco.

Flat tax al 15% e innalzamento limiti di fatturato?

Incognita. Per ora è solo una prima proposta di legge presentata alla Camera. L’idea è di avere una flat tax che estenda il regime minimo/forfettario del 15% a tutte le partita IVA che hanno un volume d’affari fino a 100 mila euro.

Aumenterebbero le partita IVA che potranno usufruire dell’aliquota al 15%. Ovviamente, è tutto da vedere quindi prendi questa informazione con le pinze.

Partiva Iva con regime ordinario

Come detto, se non rientri nei limiti dei redditi devi aprire una partita IVA con regime ordinario. Significa che sei assoggettato a Studi di Settore e IVA.

Inoltre puoi assumere dipendenti o avere dei collaboratori senza limite e non hai limiti per i ricavi né per le esportazioni. L’Irpef è per scaglioni e funziona così:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per la parte di reddito che va da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Le spese deducibili con partita IVA ordinaria

Quanto puoi scaricare? Se fai parte dei regime forfettario, non hai costi deducibili mentre se hai una partita IVA ordinaria, potrai dedurre le spese inerenti all’attività svolta, sottraendo i costi ai ricavi.

Non tutto però è deducibile allo stesso modo. Puoi scaricare al 50% le spese per la casa, ma solo se è sede della tua attività professionale. Per essere sicuro su cosa puoi scaricare o no, ti consigliamo di rivolgerti al tuo commercialista.

Se invece hai una ditta individuale, solo per fare qualche esempio, puoi scaricare le spese per beni strumentali che partecipano alla formazione del reddito come computer, macchine per ufficio, mobili ecc… entro certi limiti.

Creare la partita IVA: sei pronto?

Hai letto questo lungo articolo e sei ancora convinto di aprire partita IVA? Bene! Adesso il passo successivo è, prima di svolgere le varie attività burocratiche, di pensare al tuo business, valutare con attenzione cosa andrai a fare.

Inizia con un’analisi SWOT, analizzando i punti di forza, debolezza, opportunità e minacce. Poi confrontati con un commercialista per capire le eventuali spese e dopo che avrai tutto chiaro, è arrivato il momento di aprire una partita IVA.

Da leggere: come diventare freelance

Cosa cambia con la partita IVA

Infine, un’ultima considerazione. Avere una partita IVA ti cambia l’approccio che hai nei confronti dei clienti. Diventa un rapporto alla pari tra un’azienda e te che sei un libero professionista, con una sua attività da portare avanti. Niente ha che vedere con quando facevi il collaboratore o ti pagavano con ritenuta d’acconto.

L’approccio diverso prevede che tu possa decidere il prezzo del lavoro o discutere un eventuale compenso. Mettendo sul piatto la tua professionalità, gli anni di esperienza, il tempo che spendi per quel lavoro e le spese per la partita IVA da sostenere.

Aprire una partita IVA è solo il primo passo per la costruzione della tua identità da libero professionista. Hai qualche domanda? Lascia i tuoi dubbi nei commenti.

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Sono una giornalista, web writer e blogger con il pallino per il mondo del lavoro di cui scrivo da anni. Sono stata direttore responsabile di un giornale, Walk on Job, per universitari e liberi professionisti e ho scritto anche per Vanity Fair e Yahoo! Finanza. Adesso scrivo, tra gli altri, per Forbes Italia e Osservatorio Diritti, per aziende e per il mio blog, Jobtelling. Dopo anni di lavoro dipendente, sono felice di essere freelance con partita IVA dal 2017.

38 COMMENTI

  1. Molto interessante. Ma chi produce contenuti è meglio che apra la partita IVA o che lavori con contratto di cessione dei Diritti d’Autore? quali sono i vantaggi dell’uno e dell’altro? Grazie

    • Ciao Raffi,
      grazie per i complimenti. La mia risposta è “dipende”, ossia quanti contenuti produci? Questo è il tuo lavoro? Se si tratta di un lavoro una tantum, allora puoi restare nella cessione diritto d’autore, anche se è spesso un escamotage da parte degli editori anziché la soluzione migliore.
      La cessione di diritto d’autore andrebbe infatti usata quando si scrive un solo articolo o un libro, non quando c’è una collaborazione continuativa.
      Aggiungo anche che “cedere i diritti” vuol dire, a fronte di spesso pochi soldi, dare a un editore carta bianca con il tuo scritto.
      Cosa intendo con questo? Che metti il caso che tu scriva per un sito web, questo può tranquillamente usare il tuo articolo anche nel suo magazine o fare una partnership con un altro sito per farne pubblicare parte, senza che tu abbia ulteriori pagamenti.
      Ecco perché secondo me conviene avere la partita IVA.
      Ciao,
      Cristina

  2. Bella CRI! Sono d’accordo, e io sono negli ex minimi per altri 5 anni, speriamo solo che il governo regolarizzi meglio il regime ordinario dando più flessibilità e “aria” ai professionisti che non raggiungono nei primi anni un reddito di 10 / 20000€

    • Ciao! Grazie per i complimenti. E sì, staremo a vedere. Certo se alzassero il limite del forfettario sarebbe una gran cosa.
      E sì, sarebbe ora che Parlamento e Governo dessero più “aria” alle partite IVA invece di stringerle tra le tasse.
      Comunque, scriverò di lavoro anche nel mio blog http://www.jobtelling.it/, seguimi anche lì.

  3. Ora ti faccio una bella domanda da un milione di dollari.
    Dipendente con poco tempo a disposizione investe il suddetto tempo per collaborazioni extra in ambito editoriale, digital marketing, traduzione.
    Sistematicamente in pochi mesi raggiunge il tetto dei 5000€ fatturabili con ritenuta. E non sa come andare avanti. Certo, la cessione di diritti d’autore è una soluzione per alcuni ambiti, ma tra il contrattino (che chissà perché spaventa) e compagnia bella non sempre risulta facile da attuare. D’altra parte, il commercialista non mi consiglierebbe mai di aprire la PI per – facciamo per dire – 10.000.
    Come ti comporteresti tu? 😀 Il regime dei minimi/forfetario è una soluzione tanto gravosa?

    • Ti rispondo per quella che è la mia esperienza. Anzi, quella di mio marito.
      Dipendente con partita iva (nei minimi ancora per qualche mese).
      Opera nel campo dei contenuti web. Ha aperto come ditta individuale. Perché? Perché come ditta versi un inps (e non inps gestione separata come accade ai freelance) ed essendo che già versa in inps come dipendente… scatta la clausola della doppia contribuzione. Ovvero è già coperto e non versa nulla in inps come ditta individuale. Totale? Sul suo fatturato paga solo il 5% e basta. Quindi sì, vale la pena anche per un fatturato minimo. Quando la nostra commercialista ci ha tirato fuori dal cilindro questa soluzione non volevamo crederci!

      • Ciao Erica,
        grazie di avere commentato prima che lo facessi io, e confesso che non conoscevo questa soluzione… Ho però una domanda: ha comunque dovuto pagare l’iscrizione al Registro delle Imprese, giusto?

        Inoltre, c’è da dire che sul reddito del lavoratore autonomo si paga l’IRPEF con principio di cassa: per la tassazione e le deduzioni conta il momento in cui i ricavi si incassano e i conti si pagano.
        Per chi ha una ditta individuale, l’IRPEF si calcola sul reddito annuale, differenza tra ricavi dell’impresa e costi di competenza, indipendentemente dal momento del pagamento. Come si trova rispetto a questa cosa?

        • Cristina, ti confermo che ha dovuto iscriversi in camera di commercio come impresa, non so dirti la cifra annuale ma è comunque irrisoria rispetto a quello che verserebbe come contributi (che sì, essendo contributi comunque non sarebbero soldi spesi ma accantonati, ma nel suo caso avendo già contribuzione come dipendente non ne varrebbe la pena).
          Per la questione del calcolo irpef onestamente non sono mai scesa nel dettaglio e non ti so dire, anche se lavora come web content manager (quindi con costi irrisori se non inesistenti) e con quasi esclusivamente con un grosso committente, quindi poche fatture, tempistiche di pagamento stabilite a priori (e sempre rispettate) in modo che non ci siano particolari sforamenti o allungamenti.

  4. Non posso che fare i complimenti a Cristina per il suo articolo, davvero il più chiaro che abbia mai letto sulla questione. Essendo davvero ignorante in materia, è la prima volta che posso asserire d’aver capito qualcosa 😀 Grazie per l’iniezione di fiducia!

    • Cristina ha veramente scritto una delle migliori guide per aprire una partita iva online e non. Per me è stata preziosa.

  5. Giuseppe,
    sono io che ringrazio te. Leggere commenti come questo mi riempe il cuore. Perché, partita IVA o meno, ho deciso di scrivere per aiutare la gente. Se sono riuscita anche solo per un minuto, per me è un gran regalo.
    E in bocca al lupo!
    Cristina

  6. Ciao Cristina,
    premetto che sono un novizio nel campo e quindi ti pongo la seguente domanda:
    Nel caso in cui c’è bisogno di aprire una partita IVA perché la ditta che sta assumendo, al momento, non ha una ragione sociale qui Italia, che tipo di partita IVA bisogna prevedere ? Aggiungo che questo scenario è solo temporaneo perché la ditta intende aprire una ragione sociale a partire dal 2019.
    Qualche consiglio?

    Grazie per l’aiuto
    antonio

    • Ciao Antonio,
      eccomi con la risposta. Confesso che non mi sembra una soluzione corretta che tu apra una partita IVA per un solo committente, sia questo all’estero che non lo sia. Anche perché non è legale lavorare con partita IVA per una sola persona e farlo come se si fosse dipendenti.
      Si può tranquillamente assumere una persona che sta in Italia pur avendo una ragione sociale all’estero, questo quello che penso.
      Ti consiglierei, dunque, di evitare di assecondare questo stato di cose e di chiedere all’azienda di trovare la soluzione più giusta per entrambi.
      Ciao e in bocca al lupo!
      Cristina

  7. Ti ringrazio per questa chiara spiegazione in merito a come aprire una partita IVA. La domanda che volevo porti è la seguente: Posso aprire una partita IVA e allo stesso tempo essere dipendente presso un’azienda?

    Naturalmente parliamo di settori merceologici completamente differenti e che non andranno mai a conflitto.
    Ti ringrazio anticipatamente.
    Saluti.
    Tiziano.

    • Ciao Tiziano,
      grazie a te e scusa il ritardo, ma ero in ferie 😉
      Sì, puoi farlo!
      Tra l’altro con il regime forfettario è anche una “prova” sostenibile nel senso che non paghi tante tasse e se è un settore nel quale non hai mai lavorato hai l’abbattimento delle tasse al 5%.
      Ciao e a presto,
      Cristina

  8. Ottimo sunto di una disciplina complessa e articolata! Bravissima davvero, posso chiederti cosa ne pensi della Flat tax?

  9. Ciao, articolo molto interessante! La mia domanda é la seguente, chi svolge un’attività in ambito edilizio, nel ruolo di muratore, lavorando da solo senza collaboratori, si può ritenere libero professionista o necessita di aprire partita iva come ditta individuale? Grazie!

    • Ciao Valentina,
      eccomi! Secondo me, nel tuo caso, visto che è un’attività avvicinabile all’artigianato dovrebbe essere una ditta individuale. Ti consiglio di chiedere conferma al tuo commercialista o se vuoi a un CAF, così da prendere confidenza con la cosa.
      Fammi sapere cosa ti dice e a presto,
      Cristina

  10. Buongiorno e complimenti per i vostri interessantissimi articoli!
    Una domanda: ho sempre lavorato da dipendente e vorrei affacciarmi per la prima volta al mondo dei freelancer, tuttavia non sapendo se sia o meno la strada giusta all’inizio vorrei procedere “per tentativi” (tradotto: qualche lavoretto occasionale…). In questo caso come funziona in termini fiscali: posso evitare di aprire immediatamente la P.IVA? Come funzionerebbe la fatturazione con i Clienti (sia italiani che esteri)? E’necessario che coinvolga da subito un commercialista o potrei farne a meno (almeno in questa fase iniziale di sperimentazione)? Ringrazio anticipatamente

    • Ciao Michele,
      eccomi a risponderti. No, non sei obbligato ad aprire partita IVA e sinceramente se pensi di passare dal lavoro come dipendente al diventare freelance, è giusto avere un periodo intermedio di prova. Mi spiego meglio (anche se non so di che genere di lavoro parli): puoi fare la collaborazione occasionale che prevede un massimo annuale di 5mila euro lordi per tutti i committenti. Occhio che la collaborazione occasionale andrebbe fatta quando non c’è un lavoro continuativo e che dura più di 30 giorni, ma può essere un tentativo per “sperimentare”. Superati i 5mila euro lordi, il tuo obbligo è di iscriverti alla Gestione Separata dell’Inps, non di aprire partita Iva. Spero di essere stata chiara,
      Cristina

  11. Buongiorno,
    innanzitutto faccio i miei complimenti per l’articolo. Poi volevo alcuni consigli per la mia situazione.
    Sono un dipendente pubblico. Da qualche anno mi sono stati assegnati incarichi come prestazione occasionale (autorizzate di volta in volta dal mio ente) presso scuole e enti di formazione in qualità di formatore/educatore. Finora sono stato pagato con ritenuta d’acconto e non ho mai superato il tetto delle 5000 euro lorde annue.
    Visto che, fortunatamente, scuole ed enti di formazione mi stanno contattando per ulteriori incarichi ho intenzione di chiedere al mio ente pubblico di lavorare a part time al 50% in modo da non rientrare più nel vincolo delle 5000 euro lorde e delle autorizzazioni alle prestazioni occasionali.
    Pertanto credo che sia necessario per me aprire una partita Iva.
    Conseguentemente vi pongo i miei quesiti:
    – posso aprire una partita IVA agevolata con regime forfettario per 5 anni se non supero i 30000 euro lordi?
    – rientro nell’aliquota del 5% come start up oppure, avendo già in parte esercitato nello stesso ambito, rientro nel 15%?
    – rispetto alla ritenuta d’acconto del 20% attuale e all’eccedenza che pago attualmente con l’IRPEF l’anno dopo (fino al 27% o fino al 38%), con la partita IVA pagherei di più o di meno in totale? in linea di massima quanto percentualmente?
    Grazie anticipatamente a chi mi vorrà rispondere

  12. Salve Cristina Ho una domanda per te.vorrei aprire partita IVA come comerciante con lavoro di 4giorni al mese.Sono
    operaio dependente di una impresa con redito di 22milla anuale.che tipo de partita IVA devo aprire?

  13. Salve, ho letto molti articoli, ma questo è fenomenale!
    Ora pongo la mia domanda:
    E possibile aprire una partita iva forfettaria per riparazione automobili? Però specifico che non è mia intenzione aprire un officina come tutte quelle che normalmente vediamo.
    Ma lavorare per appuntamenti in un locale adeguatamente attrezzato. Sarebbe possibile? Grazie

  14. Ciao, ho l’intenzione di aprire partita IVA con regime forfetario in campo educativo, ma essendo all’inizio non sono sicura di poter trovare lavoro, almeno nei primi tempi. Quale spese si sostiene in questi casi? Grazie.
    Liliana.

  15. Grazie. E stranieri comunitari anche hanno la possibilità di aprire la partita IVA? Vorrei lavorare come “account manager” oppure, come ancora dicono, “agente commerciale”, ma non so se mi apriranno la partita IVA.

  16. Grazie per questo articolo così chiarificatore. Anch’io ho una domanda che è se posso accedere al regime forfettario essendo pensionato della P.A. (over 55), con un reddito lordo annuale da pensione > 30.000 euro, volendo iniziare una attività come libero professionista.
    Molte grazie per la risposta e un cordiale saluto
    Domenico

  17. Salve, un lavoratore socialmente utile senza contratto di lavoro che percepisce un sussidio di disoccupazione può aprire una partita iva come ditta individuale?
    Può svolgere le due attività ?
    Grazie

  18. Ciao Cristina, una bella guida, un bel modo di rendersi utile mettendosi in mostra nella variegata e complessa vetrina del web.
    Ho anch’io una domanda: aprirò a gennaio Partita IVA ed avvierò un’impresa familiare. La mia unica collaboratrice sarà mia moglie, che però non è ancora tale in quanto ci sposeremo a marzo. In che forma dovrò aprire P. IVA? Forse a gennaio come ditta individuale e dopo marzo andare da un notaio per trasformarla in impresa familiare?
    Grazie…

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