Meglio fare Inbound Marketing o scegliere l’Outbound Marketing?

Questa è una delle domande fondamentali per affrontare al meglio il rapporto con l'ADV e la promozione online. La risposta migliore? Vediamola insieme in questo articolo.

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Inbound Marketing Vs Outbound Marketing: quale preferire? Purtroppo c’è ancora questa contrapposizione in campo, ignorando il fatto che forse queste prospettive dovrebbero muoversi insieme. Non è facile arrivare a questo, è chiaro.

Inbound Marketing Vs Outbound Marketing
Sfida tra metodologie di marketing.

Ma credo che ogni azienda, imprenditore, organizzazione o libero professionista possa trovare vantaggio nel capire che le strategie di web marketing non sono pensate per escludersi ma per integrarsi. E lavorare al tuo fianco per farti guadagnare di più.

Ecco perché il confronto Inbound Marketing Vs Outbound Marketing non dovrebbe avere luogo. Ma è chiaro che c’è sempre una predisposizione: tu quale preferisci?

Outbound Marketing: cosa significa?

Con questo termine (tradotto dall’inglese: in uscita) s’intende un lavoro di promozione che tende a inviare un messaggio generico a un target ampio, di grandi dimensioni.

Ma tendenzialmente non interessato alla comunicazione. Potrebbe esserlo ma non ha scelto di riceverla. Quindi l’Outbound Marketing interrompe l’esperienza utente con il classico messaggio pubblicitario. Ciò rientra nell’interruption marketing, una promozione che abusa dell’attenzione offerta dall’utente. Questo non è per forza un peccato mortale e definitivo.

L’azienda che nella sfida Inbound Marketing Vs Outbound Marketing sceglie quest’ultima soluzione può avere ottime ragioni per farlo: molto dipende dal target.

Caratteristiche dell’Outbound Marketing

  • Marketing-centrico.
  • Molto costoso.
  • Raggiunge molte persone
  • Non istruisce l’utente.

Strategie Outbound Marketing famose

Oltre alla definizione c’è bisogno di una spiegazione. In sintesi, quali sono le attività che si nascondono dietro questo modo di intendere la promozione? Le strategie di Outbound Marketing sono quelle che mirano a intercettare il pubblico con un messaggio legato al marketing tradizionale. In questo settore rientrano attività come:

  • Spot televisivo.
  • Passaggi radio.
  • Inserzioni sul giornale.
  • Volantino nella buca della lettera.
  • Pop-up decontestualizzato.

Esatto, non si parla di Outbound Marketing solo nella pubblicità offline. Anche il web è pieno di esempi legati all’interruzione e che si avvicinano pesantemente allo spam.

Esempi di banner blindness secondo Jakob Nielsen.

L’Outbound Marketing se fatto male diventa un fastidio. E viene combattuto con strumenti che vanno dallo zapping alla banner blindness fino a raggiungere l’AdBlock. Che impedisce alla pubblicità dinamica di presentarsi sulla pagina.

Cos’è l’Inbound Marketing: la definizione

La traduzione letterale, il significato della parola inbound è chiaro: in entrata. E sintetizza la capacità di intercettare le persone giuste nel momento in cui hanno bisogno di te, senza interrompere il normale flusso che porta l’individuo a costruirsi la propria dieta mediatica. Questa per me è la definizione di Inbound Marketing.

Quindi rientriamo nell’idea di guadagnarsi la fiducia dell’altro, fare in modo che sia l’utente a cercare ciò che abbiamo deciso di mettere in campo per fare promozione online e offline del nostro brand. Ma cosa significa lavorare in questa direzione?

Funnel e campagne di Inbound Marketing

In questa grafica di Moz puoi individuare i due versanti: inbound marketing e interruption marketing. Da un lato hai la pubblicità classica, quella basata sull’interruzione dell’utente che prevede un’ampia disponibilità economica.

Dall’altro lato, invece, hai l’inbound marketing con una serie di strumenti che riconoscerai: blog, SEO, Social Media Marketing, Influencer, Video e PPC.

inbound e interruption marketing
Confronto tra Inbound e Interruption Marketing.

Sì, anche i contenuti sponsorizzati sono Inbound Marketing. Così come lo sono il native advertising e lo storytelling. La grande differenza tra outbound e inbound marketing è nello strumento, ma soprettutto nella strategia di fondo: aiutare il prossimo, guadagnarsi il privilegio di entrare nei suoi interessi.

Il PPC è uno strumento che mi permette di pagare per essere presente, ma l’obiettivo è questo: farsi trovare quando l’utente ha bisogno di te. E non bombardare il lettore con messaggi morbosi e senza un reale collegamento con le sue esigenze.

Caratteristiche dell’Inbound Marketing

  • Customer-centrico.
  • Più economico.
  • Basato sui contenuti.
  • Raggiunge poche persone.

Inbound Vs Outbound: marketing in e out

Questo è il punto: non si tratta di una battaglia ma di una scelta. Non puoi decidere se fare o meno Outbound Marketing in base a una presa di posizione. O meglio, questa metodologia di promozione viene vista come pesante e antica (quasi fastidiosa) in molti contesti. Ma per un determinato tipo di target funziona ancora.

Guadagnare inbound
La citazione storica sull’Inbound Marketing.

Pensa alla Tv: non è difficile scoprire grandi brand del web, che mai avrebbero pensato di fare spot televisivi, che interrompono la fruizione del palinsesto con il classico spot dopo il TG della sera. In quella circostanza è la soluzione migliore.

L’Inbound Marketing è la soluzione per le piccole aziende, per chi non può spendere grandi capitali in pubblicità, ma nessuno vieta che il confronto Inbound Marketing Vs Outbound Marketing si trasformi in una fusione virtuosa. Sei d’accordo?

10 COMMENTI

  1. Il problema nasce quando si scrive articoli fini a se stessi o si gestisce un blog di news o recensioni. Se utilizzati in maniera “educata” ed utile al lettore, i banner pubblicitari svolgono un ruolo importantissimo per il web come lo conosciamo oggi. Molti siti di informazione offrono i loro contenuti gratuitamente proprio grazie ai proventi ottenuti da tali banner. Sinceramente, a patto che questi non risultino invasivi e che non compromettano l’utilizzo del sito, preferisco che si continui con l’utilizzo degli ads piuttosto che essere costretto a pagare una sottoscrizione a pagamento per poter accedere agli articoli. Talvolta tali banner possono addirittura risultare interessati, altre volte decisamente meno ma in quei casi credo basti ignorarli. Comunque mi trovo in gran parte d’accordo con quanto affermato nell’articolo. I blog autopromozionali o autoreferenziali, non hanno bisogno di banner pubblicitari, tutt’altro. Si potrebbe addirittura correre il rischio di dare maggiore visibilità alla concorrenza.

    • I banner possono essere interessanti? Certo, tutto dipende dalla user experience e dalla qualità del contenuto. Quando avevo adsense bastava inserire la parola chiesa in un articolo per avere le pubblicità di radio maria. Non è possibile lavorare in questo modo, rischi di vanificare tutto il lavoro. Meglio lavorare sulla qualità dei contenuti: io oggi lavoro come webwriter e formatore, e lo faccio solo grazie al mio blog.

    • D’accordo con te: non riesco a capire come questo discorso si sposi con blog di notizie e review. Ma forse ne so ancora troppo poco

      • Non tutti i modelli sono uguali. A volte l’inbound marketing non è la strada da percorrere o non è la principale. Perché credi che non sia applicabile con i blog di notizie e review.

        Pensa, ci sono persone che cercano “recensione nuovo telefonino”. Trovano il tuo contenuto e lo comprano. Magari da un link affiliato. Anche questo è inbound marketing.

  2. Ciao Riccardo. L’inbound marketing è il futuro, ma è ancora in una fase embrionale nel nostro Paese. Ed hai ragione: la pubblicità che mette al centro il consumatore, anziché il prodotto, non dovrà mai temere nulla, ancor meno gli ad block.
    Purtroppo, le potenzialità del funnel di Hubspot (lo conosco a memoria quel grafico finale) non tutte le aziende ancora le percepiscono come un modo per incrementare davvero valore e fatturato.
    Tu che ne pensi?
    A presto!

    • È così, non tutti hanno capito la forza dell’inbound marketing. Ma non è una colpa, o meglio: sono in tanti a comportarsi così e spesso è solo una questione di abitudine. Difficile rivoluzionare le regole aziendali da un giorno all’altro.

  3. Salve, intervengo anche io in questo ottimo articolo per dire la mia. Innanzitutto, secondo il mio parere il mercato dei banner può ancora essere un mercato interessante. Io, per esempio, ho acquistato il mio PC tramite una pubblicità su un sito di news informatiche. Devo dire che se non avessi visto quella pubblicità avrei preso un altro PC forse meno performante di questo che ho ora ad un prezzo maggiore. Lasciando da parte questi piccoli dettagli sono estremamente contrario all’utilizzo di strumenti come ADBlock. AdBlock a mio avviso dovrebbe avere una politica totalmente diversa e “accettare” i network seri come per esempio “Adsense”. Ovviamente a nessuno piace vedere banner che ti “sparano” audio appena entrato in un sito, sono quelli che odio maggiormente. Un sito pulito, che rispetta l’utente perchè deve essere penalizzato anche lui? Adblock attacca tutti, buoni e cattivi indifferentemente da tutto. Inutile parlare della whitelist, da molti inesistente. Una volta che elimina tutte le pubblicità perchè accettarne altre? La maggiorparte degli utenti per noia non setterà mai una whitelist su adblock. Adblock è diventato uno strumento di comodo. Uno strumento che ti offre la possibilità di eliminare tutta la pubblicità e di usufuire di contenuti, video, etc del tutto gratuitamente. Per esempio youtube ha sostituito la televisione. Se tutti filtrano le pubblicità il servizio youtube come tanti altri CHIUDE e allora torniamo a vedere PIPPO BAUDO e un posto al sole. Adblock nato come un sistema “Democratico” che tra l’altro non è, mina la libertà di altre persone.

    • Anche questo è vero. Forse chi ha fatto spam con le pubblicità ha tirato troppo la corda. Così come lui ha la possibilità di inserire banner decontestualizzati ovunque io ho quella di tutelarmi.

  4. Ciao, ovviamente sto dalla parte dell’inbound marketing tutta la vita 🙂
    Non disdegno comunque banner NON invasivi, discreti, che si incorporano bene nel design della pagina e che non disturbano la fruizione del contenuto. Inoltre il banner dovrebbe puntare a risorse davvero valide e quindi essere veramente un valido suggerimento. (Su un sito di cui ho grande fiducia nell’autore non mi aspetto di trovare pubblicità a “robaccia”. L’autore del sito in cui ripongo fiducia è per me un filtro che mi garantisce una certa bontà del prodotto promosso dal banner e quindi sono anche più portato a tolleralo e a cliccarci volentieri per scoprire di che cosa si tratta, ma “guai a lui se poi è fuffa”).. eheh!
    E comunque ripeto per concludere: inbound marketing, sempre!
    Ciao!

    • Sai cosa? Anche la pubblicità è inbound marketing. Anche il banner fa parte di questa logica. Il punto non è cosa è o cosa non è inbound marketing: è la logica che fa la differenza. Leggo articolo dedicato al social media marketing? Esce un banner per un corso di social media marketing. Non un video sulla vacanza in Croazia.

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