Le caratteristiche del linguaggio giornalistico

La Casa Bianca ha dichiarato, l'abbraccio pericoloso tra giornalisti e politica, i titoli senza verbi, le partenze intelligenti, il titoministri e altro ancora. Tutto questo è il lessico giornalistico.

Il linguaggio giornalistico è l’insieme di strutture comunicative condivise dal mondo dell’informazione. In questo insieme comprendiamo scelte stilistiche, lessico, aggettivi, acronimi, forme verbali, termini e aggettivi da utilizzare nel testo.

linguaggio giornalistico
Come si definisce lo stile che caratterizza il linguaggio giornalistico?

Dalla politica alla cronaca fino alla narrazione del COVID-19: il lessico dei giornalisti ci accompagna e scandisce le nostre giornate. Siamo circondati dallo stile che caratterizza il linguaggio giornalistico, ma quali sono le sue caratteristiche di base?

E come svilupparle in modo da lasciarti i luoghi comuni alle spalle? Ecco una serie di punti che ti aiutano a capire cos’è il linguaggio giornalistico e come si sviluppa.

Non esagerare con le pre e suffissazioni

Questo è uno dei tratti principali del linguaggio giornalistico: l’uso di prefissi e suffissi per racchiudere significati condivisi.

La regola dello stile comunicativo dei giornalisti è la sintesi: il professionista deve raggiungere subito l’obiettivo.

Anche usando prefissi o prefissoidi davanti a nomi e aggettivi per condividere con lettore e ascoltatori un significato. E non mi riferisco ai casi noti della lingua italiana, già nel lessico comune come minigonna o postmoderno, ma delle invenzioni tipiche della stampa:

  • Tangentopoli.
  • Vallettopoli.
  • Babypensionati.
  • Sovranisti.
  • Malpancisti.
  • Maxisequestro.
  • Sexygate.
  • Russiagate.

Ce ne sono altri. La lista potrebbe essere infinita. L’importate è non cadere nella generazione di unità linguistiche definite a priori e mode tipiche del giornalismo.

Da leggere: come scrivere un comunicato stampa

Metonimie e sineddoche, stile giornalistico

Un tormentone del linguaggio giornalistico, un tipico uso della lingua italiana e non una semplice moda del lessico professionale. Le figure retoriche sono molto utilizzate nel giornalismo, ma tra le tecniche più sfruttate abbiamo metonimie e sineddoche. Vale a dire la sostituzione di una parola con un’altra con relazione di vicinanza.

  • Metonimia: relazione è quantitativa
  • Sineddoche: relazione qualitativa.

Nel lessico giornalistico questa distinzione è difficile da definire, ma di sicuro l’uso di queste figure retoriche è nella norma. Sempre per rispettare uno dei principi fondamentali: l’immediatezza della comunicazione giornalistica. Ecco gli esempi:

  • La sede per l’istituzione: Palazzo Chigi.
  • Il luogo per la persona: il Quirinale.
  • L’acronimo per l’ufficio: la BCE.
  • La città per il governo: Londra, Parigi…
  • La strada per istituzione: Downing Street.
  • L’oggetto per la funzione: la panchina del Milan.

Si usa questa soluzione nella scrittura di un articolo di giornale? Certo, non è un dramma. Diventa un problema se l’uso di metonimia e sineddoche diventa esasperato e quasi ridicolo, trasformando la lingua italiana in un rebus.

La misura del linguaggio giornalistico di qualità è chiaro: fin quando aiuta il lettore è benvenuto e utile. Poi diventa senso di appartenenza a una casta.

Scrivere un titolo giornalistico senza verbi

La frase nominale è una tipica struttura del carattere giornalistico che perde il verbo. L’obiettivo è quello di velocizzare la comunicazione e occupare meno spazio.

Dando però tutte le informazioni. Ecco perché spesso lo stile giornalistico senza verbi si ritrova nei titoli. O magari in sottotitoli, occhielli e catenacci. Qualche esempio che si ritrova quando scrivi un articolo di giornale in grado di cogliere l’attenzione:

  • Oms: 10 milioni di casi in Europa, 1,5 in una settimana.
  • Indagini serrate, 8 arresti per i disordini in piazza.

Chiaramente questo stile funziona bene per la cronaca, quando bisogna dare la notizia nuda e cruda. Ma non bisogna mai dimenticare l’importanza del verbo per comunicare dinamicità e forza a un contenuto e a una buona headline.

Attenzione alle frasi fatte e ai luoghi comuni

Questo articolo de Il Post troviamo una lista che riunisce un buon numero delle parole usate senza soluzione di continuità dai giornalisti. Che si trasmettono questo vocabolario di generazione in generazione, perché è questo lo stile giornalistico:

  • Sentenza esemplare.
  • Al vaglio degli inquirenti.
  • Boom di contagi.
  • Notte di paura.
  • Ha provocato uno tsunami.
  • Bomba d’acqua.
  • Scissione.
  • Rivolta interna al partito.
  • Autunno caldo.
  • Monta la rivolta.
  • Morsa del gelo.
  • Notte di paura.
  • Terremoto politico.
  • Allerta meteo.
  • I furbetti del (…).
  • Cabina di regia.
  • Bagarre in aula.
  • Impennata di contagi.
  • Patto scellerato.
  • Bagno di folla.
  • Predellino.
  • Assoluto riserbo.
  • Siglare l’accordo.
  • Versa in gravi condizioni.
  • Ondata di maltempo.

Ecco i luoghi comuni e gli stereotipi che hai rintracciato nei post, negli articoli e nei quotidiani online e offline. Ma anche nei servizi TV dei telegiornali.

Neologismi, forestierismi, furti e tautologie

Situazioni tipiche della scrittura giornalistica. Questo stile di scrittura prende senza timore tutto ciò che desidera da altri ambiti e situazioni per rispettare quell’immediatezza tipica del linguaggio comunicativo dei nuovi media.

Dalla regola 5 W alla piramide rovesciata, c’è sempre bisogno di parole prese da lingue differenti o inventate di sana pianta ed entrate nel linguaggio quotidiano.

Un esempio comune: killer. Nel linguaggio giornalistico non si usa assassino se c’è bisogno di dare una particolare enfasi all’atteggiamento criminale del soggetto.

Poi con il COVID-19 abbiamo già incontrato il termine lockdown ma anche recovery fund. Da sempre siamo in relazione con i concetti di spread e soft skill.

C’è da aggiungere l’abitudine di prendere in prestito formule di opere famose per riciclarle nelle headline. Nella differenza tra titoli caldi e freddi dei quotidiani questa è una tendenza tipica dei primi, vale a dire delle formule più enfatizzate:

Neologismi, forestierismi, furti e tautologie
L’amore al tempo del colera rivisto dall’Ansa.
Neologismi, forestierismi, furti e tautologie
Cronaca di una morte annunciata rivisto completamente.

A questo si aggiungono le tautologie, ovvero le formule che rafforzano i concetti. Per esempio il commovente ricordo, lo storico conduttore, il noto personaggio.

Ellissi e nomi composti nel giornalismo

Altre strutture lessicali che caratterizzano lo stile giornalistico? Di sicuro possiamo trovare le ellissi, vale a dire una figura retorica che elimina alcuni elementi della frase puntando sulla conoscenza esterna del destinatario. Qualche esempio:

  • La celere.
  • I mondiali.
  • La forestale.
  • L’esecutivo.

Altro grande strumento in mano alla scrittura di un articolo di giornale: la capacità di comporre nuove parole unendo due termini. Come totonero o calcioscommesse.

Metafore nel linguaggio giornalistico

Le metafore calcistiche – il premier si salva in zona Cesarini – o mediche – emorragia di voti – sono frutto di un uso brillante della lingua nel primo momento. Ma con il reiterarsi e il ripetersi diventa abitudine pigra della lingua scritta o parlata.

Il linguaggio giornalistico è vittima delle metafore logore e già sentite non prova a reinventarsi ma segue una linea disegnata da altri. Un eccesso porta alla monotonia.

Prestiti linguistici nel linguaggio giornalistico

Un punto strettamente collegato ai precedenti. Spesso lo stile dei giornali, delle redazioni TV e dei notiziari radio è legato alla tradizione che vede il giornalismo rubare termini da altri ambiti con l’obiettivo di essere efficaci e brillanti.

Spesso, però, si ottiene il risultato opposto. Oppure si esasperano gli effetti. Uno dei casi concreti lo possiamo osservare in questo periodo storico in cui si assiste a una comunicazione dell’emergenza legata al Coronavirus. L’esempio è chiaro.

Linguaggio giornalistico e COVID-19.

La comunicazione giornalistica prende a piene mani termini che riguardano il mondo militare e bellico. Alcuni esempi chiari li portiamo in questa lista:

  • Medici in trincea.
  • Guerra al COVID-19.
  • Bollettino ufficiale.
  • Coprifuoco.
  • Scenario 4.
  • Ospedali in ginocchio.
  • Esplodono i focolai.
  • Nuovi fronti.

Anche in questo caso la lista delle parole dai contorni guerrafondai usati nei titoli e negli articoli possono essere infiniti. Ma il linguaggio giornalistico prende spunto da altri settori come quelli sportivi o medici. Vuoi approfondire questo tema?

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