Come aprire una partita IVA per libero professionista: costi e regole

Quali sono i costi per aprire una partita IVA nel 2021? E cosa fare per iniziare? Dove trovo il codice ATECO? Ho bisogno del commercialista? Quanto posso risparmiare con il forfettario?

Aprire una partita IVA come libero professionista non è mai una decisione semplice né per chi ha abbandonato un posto di lavoro a tempo indeterminato – o magari è stato licenziato – né per chi ha già iniziato a lavorare come libero professionista.

Aprire una partita IVA
Pronti per aprire una partita IVA?

Nel secondo caso c’è la convinzione, che poi vedremo errata, che sia meglio lavorare con ritenuta d’acconto (sebbene con i limiti imposti dalla Legge ossia di 5mila euro lordi annui) o, se si producono contenuti, che sia conveniente il diritto d’autore.

Creare una partita IVA è il primo, fondamentale, passo per farsi considerare come libero professionista. E come lavoratore autonomo. Per far capire, insomma, al tuo cliente che fai sul serio con il tuo lavoro e che il tuo tempo è prezioso.

Fin qui tutto chiaro, ma come si fa ad aprire partita IVA? Non è particolarmente complicato. Anzi la procedura è davvero semplice. È tutto quello che ruota attorno, ossia alla gestione della partita IVA, che richiede la massima attenzione.

Questo anche per quel che riguarda la gestione. Erroneamente si crede che sia l’apertura della partita IVA a costare, ma in realtà quello che costa è mantenerla. Vediamo di capirne di più per diventare un libero professionista con partita IVA.

Cos’è la partita IVA: definizione

Prima di vedere chi può aprire la partita IVA e come farlo, cerchiamo di capire cosa si intende con queste termini. La partita IVA è una serie di 11 cifre necessarie per individuare in maniera univoca il contribuente come persona fisica o giuridica.

È simile al codice fiscale, solo che quello ci viene assegnato fin dalla nascita; la partita IVA riguarda i lavoratori autonomi, le aziende e i liberi professionisti.

Perché 11 cifre? Le prime 7 servono a individuare l’azienda/professionista in questione, le 3 successive servono all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate per identificarti mentre l’ultima cifra è solo un numero di controllo.

A cosa serve la partita IVA?

Un po’ lo abbiamo accennato sopra, ma andando più nello specifico: la partita IVA consente all’azienda o al libero professionista di svolgere il lavoro, vendere i suoi servizi, acquistarne altri a sua volta. Il tutto in totale regime di libertà.

Cosa significa? Che, per esempio, il libero professionista è datore di lavoro di se stesso. Ecco perché quando un cliente ti propone di lavorare per lui, ma chiede la presenza fissa nei suoi uffici, tu puoi concordare sì le giornate, ma non sei affatto obbligato ad andare ogni giorno. Anzi sarebbe meglio che non lo facessi.

Perché, se così fosse, si tratterebbe di una partita IVA mascherata o falsa partita IVA. L’azienda, anziché assumerti e pagarti contributi e assicurazione, ti fa lavorare con la tua partita IVA, ma di fatto ti considera e tratta come un dipendente.

Per approfondire: come trovare clienti online

Chi può aprire la partita IVA

Detto questo, chi può aprire la partita IVA? Possono farlo tutti i titolari di una società e i professionisti autonomi. Qui però tocca fare una distinzione. Se sei un content manager, un giornalista o un grafico dovrai aprire la partita IVA come libero professionista attenendoti a un codice per la tua professione, il codice Ateco.

Apri p.iva per libero professionista.
Apri p.iva per libero professionista.

Se sei un artigiano, e ti occupi di riparazioni di auto, dovrai aprire la partita IVA come ditta individuale. Una precisazione: in questo articolo parliamo di chi deve affrontare l’apertura partita IVA come libero professionista o ditta individuale, non di aziende.

Come aprire partita IVA

Come aprire partita IVA? Qui In due modi: puoi contattare un commercialista che magari poi ti seguirà per tutta la tua contabilità o puoi aprire partita IVA da solo, dopo avere verificato quale sia il codice Ateco più adatto al lavoro che svolgerai.

Cosa fare? Ti basta collegarti sul sito dell’Agenzia delle Entrate per comunicare l’inizio della tua attività entro 30 giorni da quando l’hai iniziata.

Apertura partita IVA da libero professionista

Sei un libero professionista? Quando apri la partita IVA devi fare dichiarazione sul modello AA9/7. E, se non lo hai già fatto, devi iscriverti alla Gestione Separata dell’Inps, sezione dell’Inps destinata a lavoratori autonomi e parasubordinati.

modello AA9/7
Modello AA9/7

Questo a meno che tu non sia per esempio un giornalista, in tal caso il tuo ente di previdenza sarà l’Inpgi2. Sei un musicista? Devi iscriverti all’Enpals. Insomma, l’ente di previdenza dipende anche dalla professione che svolgi.

Chi si deve iscrivere alla Gestione Separata

Prima di aprire partita IVA per libero professionista avevi un contratto a tempo indeterminato? È probabile che tu debba iscriverti alla Gestione Separata.

Se hai lavorato finora con contratti di collaborazione coordinata e continuativa o con contratto a progetto, è probabile, invece, che tu sia già iscritto.

Come saperlo? Contatta telefonicamente l’ente di previdenza, cosa che dovrai fare anche se devi iscriverti ex novo. Puoi fare l’iscrizione online o in uno degli uffici.

Creare P. IVA: ditta individuale

Hai appurato che la tua sarà una ditta individuale? Allora il modello che dovrai compilare è l’AA7/7. Occhio che in questo caso devi fare un passo in più: iscriverti presso il Registro delle Imprese che si trova nelle Camere di Commercio.

Per semplificare puoi anche usare la Comunicazione Unica e richiedere in un unico momento: codice fiscale e partita IVA, iscriverti all’INPS, aprire una posizione INAIL e iscriverti al Registro delle Imprese. Puoi fare tutto in modo telematico tramite il software ComunicaStarweb che trovi sul sito del Registro delle Imprese.

Una procedura comoda, peraltro, perché ti permette di comunicare agli enti interessati, come per esempio il comune, che stai aprendo la tua attività. Grazie infatti a questa modalità farai contemporaneamente una serie di cose:

  • Denuncerai l’inizio dell’attività.
  • Aprirai partita IVA indicando il codice Ateco e il regime fiscale scelto.
  • Farai l’iscrizione INPS (gestione Commercianti e Artigiani) e al registro Imprese REA.
  • Aprirai una posizione INAIL (qualora sia indicata per il tuo lavoro).

Per fare tutto questo, per aprire p.IVA, ti serve avere una PEC. Vale a dire una casella di Posta Elettronica Certificata, ed essere dotato di forma digitale.

Modelli per apertura partita IVA

I modelli possono essere scaricati dal sito (www.agenziaentrate.it) e puoi presentarli in 3 modi: andando all’Agenzia delle Entrate all’ufficio preposto, inviandoli per via telematica tramite il software ad hoc sul sito dell’Agenzia delle Entrate, inviandoli con raccomandata A/R con annessa fotocopia di carta d’identità o passaporto.

La scelta del codice attività (Ateco)

Dovrai, poi, al momento dell’apertura della partita IVA, scegliere il codice Ateco, acronimo che sta per ATtività ECOnomica. Cos’è? Si tratta di una combinazione alfanumerica in cui le lettere individuano il macro-settore economico in cui svolgi la tua attività mentre i numeri rappresentano le sottocategorie di queste.

Quindi il codice Ateco identifica la tua professione. Se, per esempio, hai un codice Ateco come giornalista, non puoi svolgere unicamente attività di grafico. Altrimenti avresti scelto il codice Ateco che riguarda questa professione.

codice attività (Ateco)
Qui puoi trovare il codice Ateco.

Come trovare il tuo? Vai sul sito Ateco, scrivi di cosa ti occupi e ti verrà detto qual è il codice per la tua attività. Non trovi il mestiere che fai? In tal caso ti conviene consultarti con il commercialista per capire qual è il codice Ateco più adatto a te.

Come cambiare il codice Ateco

E se hai scelto un codice Ateco, ma poi con il passare degli anni ti accorgi che le tue attività sono altre? Niente paura, è possibile cambiarlo, anzi, se c’è una variazione dell’attività economica, è obbligatorio. Per farlo, devi sempre utilizzare dei moduli che trovi sul sito dell’Agenzia dell’Entrate: sono i moduli AA9/11 e AA7/10.

Tale modifica non ha un costo, tranne per artigiani e commercianti che devono pagare bolli e diritti di segreteria e le relative spese se aprono una nuova unità locale.

Perché rivolgersi al commercialista?

Puoi fare questo in autonomia, ma la cosa migliore per aprire una partita IVA è rivolgerti a professionisti: commercialista, consulente del lavoro, patronato.

Un passo importante non solo perché queste figure ti aiutano a portare avanti ogni procedura al meglio per iniziare una p.IVA. E a identificare qual è il codice Ateco.

Ma soprattutto ti danno indicazioni su come gestire l’attività, sulla fatturazione e tanto altro. Io stessa per l’apertura della mia partita IVA ho fatto così.

I tempi per aprire la partita IVA

Sono brevi. Una volta che avrai presentato tutta la documentazione o l’avrà fatto il commercialista per te, riceverai la ricevuta di assegnazione entro 24 ore.

Quello è il momento in cui riceverai anche il tuo numero di partita IVA che rimarrà sempre uguale. A meno che tu non decida di chiudere l’attività.

Questi tempi valgono per i liberi professionisti. Per le ditte individuali c’è il passaggio dell’iscrizione alla Camera di Commercio. In più devi comunicare al Comune che stai avviando un’attività. Quindi ci vuole più tempo per avviare la partita IVA.

Quanto costa aprire una partita IVA

Quali sono i costi apertura partita iva libero professionista? Poco, alcune spese di iscrizione come quella alla Camera di Commercio per ditte individuali e l’eventuale onorario del commercialista o professionista. Il discorso è diverso per i costi della partita IVA in termini di gestione. Ossia quanto ti peserà gestirla. Vediamo.

I costi della gestione della partita IVA

Tra i costi per la gestione devi considerare in primis il commercialista il cui compenso, in genere va dai 300 ai 1000 euro l’anno e che ti seguirà passo passo nella tua attività o almeno così dovrebbe essere. Devi poi valutare le tasse,

Aggiungi eventuali costi per ufficio o coworking, i costi di spostamento, gli eventuali pranzi e cene con i clienti che potrai scaricare solo con il regime ordinario.

E poi, gli altri costi dipenderanno dal regime contabile entro cui pensi di inserire la tua attività. Ecco perché conta tantissimo il supporto di un professionista: con questo potrai fare un’analisi più efficace e lui stesso ti darà delle previsioni di spesa.

Aprire partita IVA con regime ordinario

Come detto, se non rientri nei limiti dei redditi devi aprire una partita IVA con regime ordinario. Significa che sei assoggettato a Studi di Settore e IVA.

Inoltre puoi assumere dipendenti o avere dei collaboratori senza limite e non hai limiti per i ricavi né per le esportazioni. L’Irpef è per scaglioni e funziona così:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro;
  • 27% per la parte di reddito che va da 15.001 a 28.000 euro;
  • 38% per la parte tra 28.001 e 55.000 euro;
  • 41% per la parte tra 55.001 e 75.000 euro;
  • 43% per la parte di reddito superiore a 75.000 euro.

Costi 2021 del regime ordinario

Il regime di contabilità ordinaria lo devi scegliere se guadagni abbastanza. Consigliato anche per scaricare le spese relative al lavoro come l’affitto, le bollette e l’acquisto delle attrezzature. Si tratta di un regime che ha delle spese di gestione.

Altra soluzione? Chi si iscrive come ditta, dovrà pagare alla Camera di Commercio circa 80–100 euro oltre al costo del commercialista, i contributi INPS, senza dimenticare l’Irpef (basata sul reddito) e l’Irap, sul valore aggiunto prodotto.

Le spese deducibili con partita IVA ordinaria

Quanto scaricare? Con il regime forfettario non hai costi deducibili. Per una partita IVA ordinaria potrai dedurre le spese inerenti all’attività sottraendo i costi ai ricavi.

Non tutto però è deducibile allo stesso modo. Puoi scaricare al 50% le spese per la casa, ma solo se è sede della tua attività professionale. Per essere sicuro su cosa puoi scaricare o no, ti consigliamo di rivolgerti al tuo commercialista.

Se invece hai una ditta individuale, solo per fare qualche esempio, puoi scaricare le spese per beni strumentali che partecipano alla formazione del reddito come computer, macchine per ufficio, mobili ecc… entro certi limiti.

Aprire partita IVA con regime forfettario

Il regime forfettario ha sostituito quello dei minimi per chi apre la partita IVA ex novo. Ha una tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni e del 15% dal sesto. Per usufruire della tassazione agevolata al 5% bisogna avere delle caratteristiche:

  • Non avere esercitato nei 3 anni precedenti all’apertura della partita IVA, attività artistica, professionale o d’impresa anche in forma associazione o familiare.
  • L’attività che si sta andando a fare con l’apertura della partita IVA non deve essere in prosecuzione di un’altra attività che si era svolta precedentemente come lavoratore dipendente o autonomo. Questo ovviamente non vale nel caso del praticantato (per esempio come avvocato o commercialista).

Se non si hanno i requisiti, l’aliquota è del 15% che è comunque di rispetto. D’altro canto questo è un modo ideale per limitare i costi della partita IVA.

Limiti di fatturato regime forfettario 2021

Il forfettario, come si può intuire, è spesso indicato a chi ha iniziato da poco o magari fa quel lavoro da anni ma non si sente particolarmente sicuro dei propri guadagni.

O magari sa di avere continui alti e bassi. Come deciso dalla Legge di Bilancio del 2019, c’è un limite reddituale – o meglio dire di fatturato – da tenere in considerazione se si vuole restare nel regime forfettario (parliamo di importi lordi).

Questo limite è di 65mila euro per tutte le attività mentre in precedenza si faceva la differenza tra le varie tipologie e il limite oscillava tra i 30mila e i 50mila euro.

Aspetto importante: se il limite è uguale per tutti, per calcolare davvero quali sono le tasse da pagare, devi tenere in considerazione i differenti coefficienti di redditività in base ai quali calcolare in modo forfettario il tuo reddito imponibile.

E qui entra in gioco il Codice Ateco: tali coefficienti variano proprio in base all’attività che svolgi. Per verificare qual è il tuo, in base al Codice Ateco, ti rimandiamo al documento sui coefficienti di redditività dell’Agenzia delle Entrate.

Regime forfettario: cosa succede se superi i limiti

Eh, bella domanda. Se succede durante l’anno, a partire da quello successivo sarai assoggettato al regime ordinario in contabilità semplifica. Che significa? Che perderai tutte le agevolazioni di cui ti parliamo sotto e i vari vantaggi fiscali.

Regime forfettario
Attenzione a non superare i limiti di fatturato.

E sai qual è il brutto? Che questa cosa vale sia che tu superi i limiti di 100 euro o di 10mila. Per questo bisogna tenere sempre conto delle fatture che si emettono.

Se ti dovesse venire il dubbio a dicembre di quest’anno o dovessi accorgerti che, con una fattura di 3mila euro, per esempio, c’è la possibilità che tu passi all’ordinario, puoi provare a chiedere all’azienda se puoi fatturare l’anno successivo.

Magari proponi di fare uno sconto sul tuo compenso. È un tentativo, non è detto venga accettato. E, ovviamente, non puoi farlo con tutti i clienti che hai in agenda.

Calcolo tasse con il regime forfettario

Come capire quanto pagherai di tasse? Be’, lo puoi sapere solo una volta che avrai il tuo reddito imponibile che, come abbiamo detto, puoi calcolare se hai la consapevolezza dei tuoi ricavi e del coefficiente che si rifà al tuo codice Ateco.

Devi moltiplicarli tra di loro. Facciamo esempio: mettiamo che tu faccia il giornalista e abbia (come me) come coefficiente di redditività il 67%. Se il tuo guadagno lordo nell’anno 2020 è stato di 35.000 euro, devi moltiplicarlo per 67% (tuo coefficiente di redditività): il tuo reddito imponibile sarà 23.450 euro (67% * 35.000).

Ora prendi questo risultato, sottrai quanto paghi come contributi previdenziali e moltiplichi quanto ti è rimasto per il 15%, o 5% se la tua è un’attività di startup

Restiamo nel nostro esempio: dai 23.450 euro (reddito imponibile) sottraiamo – stiamo ipotizzando – 6.450 euro di contributi, il risultato è 17.000, moltiplicato per il 15% fa 2550 euro che sono le tasse da pagare. 

Vorresti qualche simulatore che facesse i conti al posto tuo? Fermo restando che l’ideale è affidarsi a un commercialista, puoi provare questo tool per calcolare le imposte.

Vantaggi del regime forfettario

Sono tanti, tra questi c’è esenzione dell’IVA. Non dovrai aggiungerla nei tuoi compensi. Sarai dunque esonerato dalla dichiarazione IVA trimestrale e annuale. Il che, credimi, è una grande liberazione. Poi ci sono altri punti essenziali.

Esenzione dalla ritenuta d’acconto

Questo aspetto potrebbe giocare a tuo favore. Le aziende non avranno l’obbligo di versare l’acconto entro il 16 del mese successivo a quando fai fattura. Cosa che da molti è apprezzata. Sì, è anche vero che a volte c’è una “concorrenza” tra poveri, ossia tra chi ha un regime ordinario e uno forfettario, ma tant’è.

Tasse più basse

Non male come voce. L’Irpef è pari al 5% per i primi 5 anni mentre in quella ordinaria varia in base agli scaglioni di redditi e inoltre sei essente dall’IRAP.

Il principio di cassa

Da non dimenticare poi una cosa importante: per determinare il reddito imponibile e di conseguenza quali tasse devi pagare, vale il cosiddetto principio di cassa e non di competenza. Cosa vuole dire? Che vale solo quanto hai effettivamente incassato nel periodo d’imposta che corrisponde all’anno solare.

Ti faccio un esempio: se emetti fattura l’1 dicembre e l’azienda paga dopo 60 giorni, ossia l’1 febbraio, questo pagamento andrà conteggiato per l’anno successivo.

Semplificazioni contabili

Sei esonerato dalla presentazione degli Studi di Settore, dalla registrazione delle fatture (anche se rimane l’obbligo di numerazione e conservazione delle fatture e dei corrispettivi. Ricorda che le fatture vanno sempre numerate in ordine progressivo), dalla presentazione dello spesometro, ecc..

Esonero dall’emettere fattura elettronica

Chi ha il regime forfettario non è obbligato, almeno per ora, a emettere fattura elettronica. Anche se in molti consigliano di farlo perché permette una gestione più agevole delle tue fatture. A ogni modo, potrai scegliere liberamente.

Svantaggi del regime forfettario

Se da un lato c’è una bella novità ossia che è stato eliminato il limite dei 5mila euro lordi per avvalerti di dipendenti e/o collaboratori, è anche vero che queste spese relative al personale non potrai dedurle dal reddito imponibile che dovrai calcolare sempre e comunque solo attraverso il coefficiente di redditività.

Non puoi scaricare nessuna spesa: affitto ufficio, viaggio, acquisto computer e così via. E se compri casa non potrai scaricare gli interessi passivi del mutuo.

Cosa sapere prima di aprire una partita IVA

Fin qui ti abbiamo detto tutto quello che è necessario e che la legge richiede per aprire una partita IVA, ma vogliamo farti ancora riflettere su cosa devi sapere prima di aprire la partita IVA. Come mi ha anche ricordato Sara su Facebook, è importante considerare, alla luce del calcolo delle tasse da pagare – che arriveranno sicuro – di mettere da parte dei soldi e non considerarli come parte del guadagno.

Cosa intendo dire? L’ideale sarebbe accantonare una somma – che pian piano definirai con il passare degli anni e facendo il calcolo che ti ho indicato sopra – che deve essere destinata solo alle tasse. L’optimum, poi, sarebbe avere due conti correnti: uno dove ti fai accreditare le fatture e l’altro che usi per le spese di vita.

Potresti anche decidere di darti una sorta di stipendio mensile o fare dei bonifici ricorrenti. In questo modo avrai sempre dei soldi da parte e sarai pronto a quando dovrai pagare le tasse. Senza rischiare di dover chiudere la partita IVA.

Se non sai con quale cifra iniziare e non riesci ancora a fare dei calcoli, prova a mettere da parte un terzo dei tuoi guadagni, specie nel primo periodo, in modo da evitare di essere a zero la prima volta che pagherai le tasse.

Creare la partita IVA: sei pronto?

Hai letto questo lungo articolo e sei ancora convinto di aprire partita IVA? Bene! Adesso il passo successivo è, prima di svolgere le varie attività burocratiche, di pensare al tuo business, valutare con attenzione cosa andrai a fare.

Inizia con un’analisi SWOT, analizzando i punti di forza, debolezza, opportunità e minacce. Poi confrontati con un commercialista per capire le eventuali spese e dopo che avrai tutto chiaro, è arrivato il momento di aprire una partita IVA.

Da leggere: come diventare freelance

Cosa cambia con la partita IVA

Infine, un’ultima considerazione. Avere una partita IVA ti cambia l’approccio che hai nei confronti dei clienti. Diventa un rapporto alla pari tra un’azienda e te che sei un libero professionista, con una sua attività da portare avanti. Niente ha che vedere con quando facevi il collaboratore o ti pagavano con ritenuta d’acconto.

L’approccio diverso prevede che tu possa decidere il prezzo del lavoro o discutere un compenso. Mettendo sul piatto la tua professionalità, gli anni di esperienza, il tempo che spendi per quel lavoro e le spese per la partita IVA da sostenere.

Presta a tutti questi aspetti quando fai un preventivo e considera una cosa importante, anzi fondamentale: il tuo tempo. Se rispetto a una persona con poca esperienza, impieghi meno tempo a fare una determinata cosa, questo deve avere un costo maggiore, non inferiore. Per arrivare a quel livello, infatti, ti sei formato.

L’ideale, infatti, sarebbe farsi pagare a progetto e non all’ora. Ma ovviamente devi essere tu a scegliere la modalità più adatta a te per guadagnare di più.

Aprire una partita IVA è solo il primo passo per la costruzione della tua identità da libero professionista. Hai qualche domanda? Lascia i tuoi dubbi nei commenti.

Cristina Maccarrone
Sono una giornalista, web writer e SEO copywriter con il pallino per il mondo del lavoro di cui scrivo da anni. Sono stata direttore responsabile di un giornale, Walk on Job, per universitari e liberi professionisti e ho scritto anche per Vanity Fair e Yahoo! Finanza. Adesso scrivo, tra gli altri, per Forbes Italia e Osservatorio Diritti, per aziende e per il mio blog, Jobtelling. Faccio anche formazione ad aziende e liberi professionisti. Dopo anni di lavoro dipendente, sono felice di essere freelance con partita IVA dal 2017.

41 COMMENTI

  1. Molto interessante. Ma chi produce contenuti è meglio che apra la partita IVA o che lavori con contratto di cessione dei Diritti d’Autore? quali sono i vantaggi dell’uno e dell’altro? Grazie

    • Ciao Raffi,
      grazie per i complimenti. La mia risposta è “dipende”, ossia quanti contenuti produci? Questo è il tuo lavoro? Se si tratta di un lavoro una tantum, allora puoi restare nella cessione diritto d’autore, anche se è spesso un escamotage da parte degli editori anziché la soluzione migliore.
      La cessione di diritto d’autore andrebbe infatti usata quando si scrive un solo articolo o un libro, non quando c’è una collaborazione continuativa.
      Aggiungo anche che “cedere i diritti” vuol dire, a fronte di spesso pochi soldi, dare a un editore carta bianca con il tuo scritto.
      Cosa intendo con questo? Che metti il caso che tu scriva per un sito web, questo può tranquillamente usare il tuo articolo anche nel suo magazine o fare una partnership con un altro sito per farne pubblicare parte, senza che tu abbia ulteriori pagamenti.
      Ecco perché secondo me conviene avere la partita IVA.
      Ciao,
      Cristina

  2. Bella CRI! Sono d’accordo, e io sono negli ex minimi per altri 5 anni, speriamo solo che il governo regolarizzi meglio il regime ordinario dando più flessibilità e “aria” ai professionisti che non raggiungono nei primi anni un reddito di 10 / 20000€

    • Ciao! Grazie per i complimenti. E sì, staremo a vedere. Certo se alzassero il limite del forfettario sarebbe una gran cosa.
      E sì, sarebbe ora che Parlamento e Governo dessero più “aria” alle partite IVA invece di stringerle tra le tasse.
      Comunque, scriverò di lavoro anche nel mio blog jobtelling.it/, seguimi anche lì.

  3. Ora ti faccio una bella domanda da un milione di dollari.
    Dipendente con poco tempo a disposizione investe il suddetto tempo per collaborazioni extra in ambito editoriale, digital marketing, traduzione.
    Sistematicamente in pochi mesi raggiunge il tetto dei 5000€ fatturabili con ritenuta. E non sa come andare avanti. Certo, la cessione di diritti d’autore è una soluzione per alcuni ambiti, ma tra il contrattino (che chissà perché spaventa) e compagnia bella non sempre risulta facile da attuare. D’altra parte, il commercialista non mi consiglierebbe mai di aprire la PI per – facciamo per dire – 10.000.
    Come ti comporteresti tu? 😀 Il regime dei minimi/forfetario è una soluzione tanto gravosa?

    • Ti rispondo per quella che è la mia esperienza. Anzi, quella di mio marito.
      Dipendente con partita iva (nei minimi ancora per qualche mese).
      Opera nel campo dei contenuti web. Ha aperto come ditta individuale. Perché? Perché come ditta versi un inps (e non inps gestione separata come accade ai freelance) ed essendo che già versa in inps come dipendente… scatta la clausola della doppia contribuzione. Ovvero è già coperto e non versa nulla in inps come ditta individuale. Totale? Sul suo fatturato paga solo il 5% e basta. Quindi sì, vale la pena anche per un fatturato minimo. Quando la nostra commercialista ci ha tirato fuori dal cilindro questa soluzione non volevamo crederci!

      • Erica grazie!
        Questa me la studierò perché sembra essere la soluzione che cercavo! C’è da chiacchierare col commercialista mio adesso!

      • Ciao Erica,
        grazie di avere commentato prima che lo facessi io, e confesso che non conoscevo questa soluzione… Ho però una domanda: ha comunque dovuto pagare l’iscrizione al Registro delle Imprese, giusto?

        Inoltre, c’è da dire che sul reddito del lavoratore autonomo si paga l’IRPEF con principio di cassa: per la tassazione e le deduzioni conta il momento in cui i ricavi si incassano e i conti si pagano.
        Per chi ha una ditta individuale, l’IRPEF si calcola sul reddito annuale, differenza tra ricavi dell’impresa e costi di competenza, indipendentemente dal momento del pagamento. Come si trova rispetto a questa cosa?

        • Cristina, ti confermo che ha dovuto iscriversi in camera di commercio come impresa, non so dirti la cifra annuale ma è comunque irrisoria rispetto a quello che verserebbe come contributi (che sì, essendo contributi comunque non sarebbero soldi spesi ma accantonati, ma nel suo caso avendo già contribuzione come dipendente non ne varrebbe la pena).
          Per la questione del calcolo irpef onestamente non sono mai scesa nel dettaglio e non ti so dire, anche se lavora come web content manager (quindi con costi irrisori se non inesistenti) e con quasi esclusivamente con un grosso committente, quindi poche fatture, tempistiche di pagamento stabilite a priori (e sempre rispettate) in modo che non ci siano particolari sforamenti o allungamenti.

  4. Non posso che fare i complimenti a Cristina per il suo articolo, davvero il più chiaro che abbia mai letto sulla questione. Essendo davvero ignorante in materia, è la prima volta che posso asserire d’aver capito qualcosa ? Grazie per l’iniezione di fiducia!

    • Cristina ha veramente scritto una delle migliori guide per aprire una partita iva online e non. Per me è stata preziosa.

  5. Giuseppe,
    sono io che ringrazio te. Leggere commenti come questo mi riempe il cuore. Perché, partita IVA o meno, ho deciso di scrivere per aiutare la gente. Se sono riuscita anche solo per un minuto, per me è un gran regalo.
    E in bocca al lupo!
    Cristina

  6. Ciao Cristina,
    premetto che sono un novizio nel campo e quindi ti pongo la seguente domanda:
    Nel caso in cui c’è bisogno di aprire una partita IVA perché la ditta che sta assumendo, al momento, non ha una ragione sociale qui Italia, che tipo di partita IVA bisogna prevedere ? Aggiungo che questo scenario è solo temporaneo perché la ditta intende aprire una ragione sociale a partire dal 2019.
    Qualche consiglio?

    Grazie per l’aiuto
    antonio

    • Ciao Antonio,
      eccomi con la risposta. Confesso che non mi sembra una soluzione corretta che tu apra una partita IVA per un solo committente, sia questo all’estero che non lo sia. Anche perché non è legale lavorare con partita IVA per una sola persona e farlo come se si fosse dipendenti.
      Si può tranquillamente assumere una persona che sta in Italia pur avendo una ragione sociale all’estero, questo quello che penso.
      Ti consiglierei, dunque, di evitare di assecondare questo stato di cose e di chiedere all’azienda di trovare la soluzione più giusta per entrambi.
      Ciao e in bocca al lupo!
      Cristina

  7. Ti ringrazio per questa chiara spiegazione in merito a come aprire una partita IVA. La domanda che volevo porti è la seguente: Posso aprire una partita IVA e allo stesso tempo essere dipendente presso un’azienda?

    Naturalmente parliamo di settori merceologici completamente differenti e che non andranno mai a conflitto.
    Ti ringrazio anticipatamente.
    Saluti.
    Tiziano.

    • Ciao Tiziano,
      grazie a te e scusa il ritardo, ma ero in ferie 😉
      Sì, puoi farlo!
      Tra l’altro con il regime forfettario è anche una “prova” sostenibile nel senso che non paghi tante tasse e se è un settore nel quale non hai mai lavorato hai l’abbattimento delle tasse al 5%.
      Ciao e a presto,
      Cristina

  8. Ottimo sunto di una disciplina complessa e articolata! Bravissima davvero, posso chiederti cosa ne pensi della Flat tax?

  9. Ciao, articolo molto interessante! La mia domanda é la seguente, chi svolge un’attività in ambito edilizio, nel ruolo di muratore, lavorando da solo senza collaboratori, si può ritenere libero professionista o necessita di aprire partita iva come ditta individuale? Grazie!

    • Ciao Valentina,
      eccomi! Secondo me, nel tuo caso, visto che è un’attività avvicinabile all’artigianato dovrebbe essere una ditta individuale. Ti consiglio di chiedere conferma al tuo commercialista o se vuoi a un CAF, così da prendere confidenza con la cosa.
      Fammi sapere cosa ti dice e a presto,
      Cristina

  10. Buongiorno e complimenti per i vostri interessantissimi articoli!
    Una domanda: ho sempre lavorato da dipendente e vorrei affacciarmi per la prima volta al mondo dei freelancer, tuttavia non sapendo se sia o meno la strada giusta all’inizio vorrei procedere “per tentativi” (tradotto: qualche lavoretto occasionale…). In questo caso come funziona in termini fiscali: posso evitare di aprire immediatamente la P.IVA? Come funzionerebbe la fatturazione con i Clienti (sia italiani che esteri)? E’necessario che coinvolga da subito un commercialista o potrei farne a meno (almeno in questa fase iniziale di sperimentazione)? Ringrazio anticipatamente

    • Ciao Michele,
      eccomi a risponderti. No, non sei obbligato ad aprire partita IVA e sinceramente se pensi di passare dal lavoro come dipendente al diventare freelance, è giusto avere un periodo intermedio di prova. Mi spiego meglio (anche se non so di che genere di lavoro parli): puoi fare la collaborazione occasionale che prevede un massimo annuale di 5mila euro lordi per tutti i committenti. Occhio che la collaborazione occasionale andrebbe fatta quando non c’è un lavoro continuativo e che dura più di 30 giorni, ma può essere un tentativo per “sperimentare”. Superati i 5mila euro lordi, il tuo obbligo è di iscriverti alla Gestione Separata dell’Inps, non di aprire partita Iva. Spero di essere stata chiara,
      Cristina

  11. Buongiorno,
    innanzitutto faccio i miei complimenti per l’articolo. Poi volevo alcuni consigli per la mia situazione.
    Sono un dipendente pubblico. Da qualche anno mi sono stati assegnati incarichi come prestazione occasionale (autorizzate di volta in volta dal mio ente) presso scuole e enti di formazione in qualità di formatore/educatore. Finora sono stato pagato con ritenuta d’acconto e non ho mai superato il tetto delle 5000 euro lorde annue.
    Visto che, fortunatamente, scuole ed enti di formazione mi stanno contattando per ulteriori incarichi ho intenzione di chiedere al mio ente pubblico di lavorare a part time al 50% in modo da non rientrare più nel vincolo delle 5000 euro lorde e delle autorizzazioni alle prestazioni occasionali.
    Pertanto credo che sia necessario per me aprire una partita Iva.
    Conseguentemente vi pongo i miei quesiti:
    – posso aprire una partita IVA agevolata con regime forfettario per 5 anni se non supero i 30000 euro lordi?
    – rientro nell’aliquota del 5% come start up oppure, avendo già in parte esercitato nello stesso ambito, rientro nel 15%?
    – rispetto alla ritenuta d’acconto del 20% attuale e all’eccedenza che pago attualmente con l’IRPEF l’anno dopo (fino al 27% o fino al 38%), con la partita IVA pagherei di più o di meno in totale? in linea di massima quanto percentualmente?
    Grazie anticipatamente a chi mi vorrà rispondere

  12. Salve Cristina Ho una domanda per te.vorrei aprire partita IVA come comerciante con lavoro di 4giorni al mese.Sono
    operaio dependente di una impresa con redito di 22milla anuale.che tipo de partita IVA devo aprire?

  13. Salve, ho letto molti articoli, ma questo è fenomenale!
    Ora pongo la mia domanda:
    E possibile aprire una partita iva forfettaria per riparazione automobili? Però specifico che non è mia intenzione aprire un officina come tutte quelle che normalmente vediamo.
    Ma lavorare per appuntamenti in un locale adeguatamente attrezzato. Sarebbe possibile? Grazie

  14. Ciao, ho l’intenzione di aprire partita IVA con regime forfetario in campo educativo, ma essendo all’inizio non sono sicura di poter trovare lavoro, almeno nei primi tempi. Quale spese si sostiene in questi casi? Grazie.
    Liliana.

  15. Grazie. E stranieri comunitari anche hanno la possibilità di aprire la partita IVA? Vorrei lavorare come “account manager” oppure, come ancora dicono, “agente commerciale”, ma non so se mi apriranno la partita IVA.

  16. Grazie per questo articolo così chiarificatore. Anch’io ho una domanda che è se posso accedere al regime forfettario essendo pensionato della P.A. (over 55), con un reddito lordo annuale da pensione > 30.000 euro, volendo iniziare una attività come libero professionista.
    Molte grazie per la risposta e un cordiale saluto
    Domenico

  17. Salve, un lavoratore socialmente utile senza contratto di lavoro che percepisce un sussidio di disoccupazione può aprire una partita iva come ditta individuale?
    Può svolgere le due attività ?
    Grazie

  18. Ciao Cristina, una bella guida, un bel modo di rendersi utile mettendosi in mostra nella variegata e complessa vetrina del web.
    Ho anch’io una domanda: aprirò a gennaio Partita IVA ed avvierò un’impresa familiare. La mia unica collaboratrice sarà mia moglie, che però non è ancora tale in quanto ci sposeremo a marzo. In che forma dovrò aprire P. IVA? Forse a gennaio come ditta individuale e dopo marzo andare da un notaio per trasformarla in impresa familiare?
    Grazie…

  19. Salve ho qualke domanda. Io vorei aprire una partida IVA come libero professionista come artiggiano ma!!! Dopo se io non riesco a trovare lavori propri diciamo per 2 mesi che succede io le tasse li devo pagare no? O se magari un esempio in un ano riesco a lavora diciamo 2 bani da ristrutturare. Tutto asumato 7600 de vo paga commercialista devo pagare le tasse . E io con che rimango. G.vorei una risposta grazie

  20. Articolo molto interessante ma io continuo a non capire a quanto ammontino le tasse per il regime forfettario.
    Se vendo un prodotto a 10 euro, devo pagare solo il 5% di questa somma all’irpef?

  21. Salve… ho 25 anni e mi occupo di fotografia….
    Mi parlano di una partita Iva freelance. Quanto mi costa?? Pagherò lo stesso il commercialista ogni mese?
    Senza partita Iva, non posso iscrivermi a vari siti di sponsorizzazione . Aspetto risposta grazie mille

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