Perché un articolo DEVE costare tanto?

Quali sono i punti essenziali da rispettare se vuoi ottenere tanto con il giusto impegno? Ecco perché è giusto pagare bene chi scrive i contenuti per il tuo blog aziendale o personale.

Sono un web writer e porto avanti la mia tesi: scrivere un articolo deve costare tanto. Quante battaglie ho fatto? Quanti articoli ho scritto per denunciare lo sfruttamento dei colleghi? La sintesi è sempre la stessa: inutile risparmiare.

Scrivere un articolo deve costare tanto
Perché scrivere un articolo deve costare tanto?

Ne conosco tanti di imprenditori che cercano di risparmiare sui servizi web. Aprono punti vendita faraonici, nel frattempo pagano gli articoli pochi euro. E il web?

Nell’immaginario collettivo è gratis: perché devo pagare per essere presente su Google? E che ci vuole a scrivere un post? Scrivere un articolo deve costare tanto.

Tutto sembra facile, immediato

Invece non è così. Un articolo deve costare tanto. Qual è il prezzo giusto per un post? Non esiste un numero giusto, molti ragazzi mi contattano per chiedere lumi: “Quanto devo chiedere per un articolo?”. Io rispondo sempre con le stesse parole: “Non posso prendermi questa responsabilità”.

Una volta l’ho fatto, per mesi mi hanno rimproverato (velatamente, chiaro) di aver suggerito un prezzo troppo alto. Quindi di aver fatto scappare il cliente. Credi davvero che sia questa la verità? Pensi che sarebbe stato questo il tuo futuro?

Da leggere: quanto costa un articolo di 600 parole?

Non conviene scrivere tanto per poco

Non ce la farai. Può andare bene all’inizio, per fare esperienza e creare un portfolio. Poi ti rendi conto che la scrittura online non è scalabile. Il tempo necessario per scrivere un articolo corrisponde al prezzo che hai chiesto, e null’altro.

Ma le ore sono un’entità finita e preziosa: non puoi avere un numero illimitato di minuti, devi trovare il modo per guadagnare di più nello stesso arco di tempo.

quanto costa un articolo
Puoi guadagnare bene con il blogging.

Devi ottimizzare il rapporto tempo/guadagno. Devi diversificare le entrate e rifiutare clienti per incassare di più. Io mi faccio pagare per l’esperienza: il piano editoriale ha bisogno di arte, non devi creare una pila di scatoloni ma modellare.

Cosa fa (sul serio) un blogger

Ottimizza il contenuto in tutte le sue forme. Tu paghi la conoscenza della lingua e la capacità di interpretare per creare un articolo degno di questo nome. Utile per il tuo progetto. E con delle caratteristiche che lo rendono un lavoro a regola d’arte:

Insomma, tutto questo si paga. E non poco, soprattutto se cerchi un lavoro già impaginato su WordPress e non consegnato su un qualsiasi file via email o su Google Drive. Un articolo deve costare tanto perché riassume la buona scrittura.

Ma anche la capacità di scegliere immagini, di ottimizzare i microcontenuti, di formattare un testo per renderlo facile da leggere. Tutto questo è semplice?

Io non credo, c’è sempre bisogno di formazione e di approfondimenti per migliorare le proprie competenze. Ecco perché il prezzo sale: la conoscenza si paga.

Ma deve costare sempre tanto?

Io ho dei clienti che godono ancora di prezzi vantaggiosi. Prezzi che facevo qualche anno fa e che oggi non proporrei mai. Perché ho delle competenze diverse, perché un articolo scritto da una persona con anni di esperienza ha un valore diverso.

C’è una mano particolare, un occhio raffinato. Però per questi clienti il prezzo non cambia. Il motivo è chiaro: ti danno qualcosa in più.

Come la tranquillità, o la costanza nel tempo: sono clienti che ti affidano tanti lavori differenti e quindi decidi di non calcare la mano su servizi che puoi gestire senza problemi (come gli articoli nel mio caso specifico).

Poi è chiaro, vendi le competenze. Molti blogger includono del prezzo il proprio nome, però ci sono dei lavori che devono costare per forza poco. Ad esempio gli articoli di 300 parole: semplici news riprese da altre fonti. Quanto può costare un articolo del genere? Anzi, quali sono i parametri generali per definire il prezzo di un articolo?

Come decidere il prezzo di un articolo?

Non esiste un tariffario base perché tutto dipende dalle tue decisioni personali. Il mercato è libero, sei tu a fare il prezzo e il cliente può accettare

Oppure no. Non esiste un prezzo minimo o massimo, ma posso dirti qual è secondo me il prezzo minimo di un articolo: 20 euro + tasse e spese. Impossibile per me chiedere meno. Ma questa è la base, tutto può cambiare in base a diversi fattori:

  • Lunghezza del testo.
  • Argomento.
  • Particolare lavoro sui topic.
  • Immagini.
  • Gestione dei commenti.
  • Pubblicazione sui social.

Le persone non comprano l’articolo ma il tuo nome. Acquistano l’articolo scritto da te. Se sei un semplice esecutore, uno che scrive, puoi chiedere un prezzo.

Se sei quel blogger che ha un determinato seguito puoi chiedere un altro. La differenza è data dallo stile, dalle competenze, dalla chiarezza. Dalle qualità che solo tu puoi dare a un testo. E, ovviamente, dal nome che si trova alla fine del post.

Nella carta stampata è così. Una firma importante della letteratura o del giornalismo fa sempre effetto e richiama l’attenzione dei lettori. Ci sono persone che comprano una rivista solo perché c’è quell’autore. Stresso discorso vale per il blogging.

Per approfondire: per guadagnare di più devi diversificare

La tua opinione sui prezzi dei post

Questo è il io punto di vista: l’articolo deve costare tanto, il cliente è libero di accettare o meno, ma soprattutto deve creare un piano editoriale per organizzare tutto questo. Altrimenti le pubblicazioni restano degli appuntamenti senza obiettivi.

Un buon lavoro va pagato sempre. Poi ognuno è libero di accettare o meno le proposte. Ma tu, onestamente, ti fideresti di un articolo scritto per 3 euro? Oppure lo scriveresti per una cifra così bassa? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

14 COMMENTI

    • La qualità si paga, e se mi dai due soldi l’articolo sarà pessimo. Sì, forse è questo il motivo. Forse.

  1. Siamo alle solite..non discuteresti mai il prezzo di un medico o di un avvocato..io ho studiato quanto loro e sono un professionista non meno di loro..ma sembrano spesso parole al vento.

    • Molto dipende da come le dici: a volte se ti presenti fermo e convinto delle tue ragioni hanno più propensione all’ascolto. Però ho scoperto una cosa:le persone tendono a contestare anche medici, avvocati e dentisti. Quindi… Figurati a un professionista del web.

  2. Ciao Riccardo, potrei averlo scritto io. Dopo un anno da freelance sottoscrivo tutto! Alla prossima, Marianna

  3. Che dire, mi hai tolto le parole di bocca!!!
    Questo articolo sembra uscito direttamente dalla mia testa, condivido ogni singola frase.

  4. On- oppure offline, ogni attività richiesta che implichi uno sforzo va retribuita – in caso contrario si chiama volontariato.

  5. Buongiorno Riccardo
    Ci sono blog che pagano gli articoli a visualizzazione e a commento. Parliamo di di pochi centesimi ovviamente e oltre a scrivere l’articolo cercando di ottomizzarlo al meglio Per ottenere dei risultati bisogna anche cercare ovviamente di diffonderlo . Cosa ne pensi? Consigli?Grazie.

  6. Grazie Riccardo per questo tuo post. Ora sono sicura che quello che spiego ai miei clienti non è solo quello che penso io.

  7. Un discorso simile a quello che andrebbe fatto per la fotografia.
    Temo sia una battaglia persa: la massa non sa distinguere la qualità.

  8. Ciao Riccardo, bellissimo articolo, condivido al 1000% modalità e contenuto.
    Colgo l’occasione per condividere una riflessione stimolata da quanto hai scritto.
    Lavoro con professionisti e piccoli imprenditori e molti di loro, nelle proprie attività, lamentano l’incapacità dei loro clienti di riconoscere la qualità che giustifica un prezzo consono al prodotto/servizio da loro offerto. Qualità lampante ed oggettiva, che ognuno è pronto a motivare con dovizia di particolari.
    Poi però accade che, dato che siamo tutti clienti di qualcun altro, altrettanto spesso mi capita di intercettare lamentele dagli stessi soggetti per prezzi troppo elevati di servizi e prodotti che sono loro a dover pagare. E qui trovo incredibili incongruenze, perché il ristoratore X ritiene giustificato offrire il suo piatto di tagliolini all’astice per 20€, ma al contempo si lamenta con la fotografa perché lo scatto che mostra quel piatto sul suo sito web sia costato altrettanto. Così la fotografa risponde che il tempo, le tasse, ed il lavoro di postproduzione a malapena vengono coperti da quella cifra e sbatte la porta per andare dalla psicologa che le “ruba” 60€ per stare zitta 45minuti…
    L’etica e la fiducia nell’altro in Italia non vanno molto di moda, ma è qui a mio avviso il vero problema.
    Ritengo, che per migliorare le cose, tutto debba partire dal rispetto del lavoro, non solo per il proprio, ma soprattutto per quello degli altri. Riconoscerlo può innescare un circolo virtuoso, fino a quando l’ultimo “chiagn’ e fotti” non verrà estirpato. Che ne pensi?
    Ciao, grazie. MD

    • Credo che sia un bel progetto che rimarrà utopia. I chiagn e fott sono immortali. Però possiamo fare del nostro meglio per innescare circoli virtuoso nei dintorni della nostra sfera lavorativa, puntare verso l’eccellenza e la giustizia professionale per quanto concerne il nostro mondo.

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