5 consigli dello Chef Tony per fare blogging

Lo Chef Tony è da sempre una figura centrale per chi si occupa di cucina grazie ai suoi coltelli Miracle Blade. Ma anche la buona comunicazione ha tanto da insegnare. Ecco qualche punto utile.

Ricordi lo Chef Tony? Avanti… quel simpatico cuoco che dominava le reti televisive di mezza Italia e non solo (ha avuto successo in tutto il mondo e ha vinto il TV Host of the Year Award) proponendo utensili per la cucina speciali: i coltelli Miracle Blade.

chef tony
Impara a fare blogging con lo Chef Tony.

Erano lame affilatissime e capaci di tagliare qualsiasi materiale. Più o meno. Lo Chef Tony purtroppo non è più con noi, ma sono rimasti i suoi video YouTube: piccole perle di marketing adattato alle televendite. E sai una cosa? Racchiudono buoni consigli anche per chi gestisce un blog. Non mi credi? Continua a leggere.

Utente al centro della tavola

Lo Chef Tony sa bene che il pubblico è il vero protagonista dello spot. E lo mette sempre al centro del messaggio. Le inquadrature aiutano il cuoco a sottolineare la forza delle lame, e Tony non perde occasione per mettere sotto i riflettori il ferro più affilato della TV.

Il coltello fa il taglio, non il sottoscritto. Tu sei capace di fare lo stesso con l’argomento dei tuoi articoli? Non è difficile, certo, ma lo sai fare senza annoiare il lettore con inutili elenchi di caratteristiche tecniche? Lo Chef Tony non annoia il pubblico.

Descrive la lama con parole semplici. Facendo paragoni e spiegando il benefit del prodotto: sottolinea cosa potrai fare, quali saranno i vantaggi concreti. Show, don’t tell: questa è la regola aurea del copywriting. E questo ti offre lo Chef Tony.

Da leggere: come aprire un blog di cucina

Parla delle esperienze concrete

Un pregio dello Chef Tony: inserisce il prodotto nella vita quotidiana. I coltelli non sono lame affilate che ti permettono di tagliare tutto, ma sono i tuoi amici inseparabili durante il barbecue estivo o la pulizia del pesce persico. Anche quando è congelato.

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Una immagine dello chef e dei suoi coltelli preferiti|

Anche quando il pesce è congelato. Miracle Blade sarà sempre con te. Per sempre. Ora prova a fare la stessa cosa nei tuoi articoli: contestualizza il tema che stai affrontando e a inserirlo nella vita quotidiana del lettore. In che modo?

  • Usa esempi concreti per scrivere.
  • Parla dei problemi del pubblico.
  • Sposa la prospettiva dell’audience.

L’idea è quella di sposare lo stile comunicativo dello Chef Tony: vendere coltelli presentandoli come la soluzione specifica. Lo snodo è quello di posizionare questi oggetti al centro della routine del compratore. Prova a comunicare così.

Scrivi in modo facile e leggero

Il linguaggio dello Chef Tony è semplice, popolare, facile. Ma allo stesso tempo ha un ritmo invidiabile. Non ci sono termini specifici per descrivere le lame, e la parlantina del cuoco incalza il telespettatore. Strappando anche qualche sorriso.

“Vedete questa forchetta sulla punta? È per finire il lavoro: sollevatele e disponetele nei piatti. Certo, se se nessuno vi vede potete usare le dita… tanto chi se ne accorge”.

Chef Tony, Miracle Blade III

Anthony Notaro (il vero nome dello chef Tony) non risparmia battute quando mostra le qualità dei coltelli. La simpatia è un valore anche nella scrittura online se la sai usare. E la platea di giovani cuochi sembra apprezzare. Ora prendi nota, blogger:

  • Linguaggio facile e onesto.
  • Parole semplici, note a tutti.
  • Frasi dirette e immediate
  • Testo adatto al tuo target
  • Ritmo della scrittura vivace.
  • La giusta dose di simpatia

La tua scrittura può vantare queste caratteristiche? Io cerco di mantenere questi standard ogni giorno. E tu? Forse per migliorare questo punto devi imparare a scrivere come mangi. E a scrivere semplice per tutti. Ovvero per il tuo target.

Racconta storie quando scrivi

Lo Chef Tony racconta una mini storia. Affetta un tagliere, e lo stesso fa con una lattina, un martello e un pezzo di granito (eventi traumatici). Poi mostra la qualità del prodotto: il pomodoro maturo si taglia come un filo d’acqua (lieto fine).

La pubblicità dello Chef Tony.

Grazie allo storytelling puoi trasferire emozione allo stato puro, vale a dire la benzina per la community. È vero che le informazioni tecniche possono trasmettere fiducia al lettore, ma tu sai trovare il giusto equilibrio tra emozione e informazione?

La tua opinione sullo Chef Tony

Ora che hai avuto una lezione di blogging dallo Chef Tony rivolgo a te la domanda: secondo te questi consigli sono utili? La capacità oratoria dello Chef Tony può essere un buon riferimento anche per chi deve scrivere ogni giorno su un blog?

9 COMMENTI

  1. sicuramente ora so che voglio i coltelli dello Chef Tony. che poi a me le televendite affascinavano già da adolescente, mi piaceva già il marketing emozionale!

    E direi di sì, queste sono informazioni essenziali. Io ci sto ancora prendendo la mano perché l’argomento del mio blog mi è nuovo e quindi devo studiare ancora un po’ 🙂

    • Ciao Martina!

      Lo Chef Tony ha sempre avuto un fascino speciale, e io ho solo messo su carta (virtuale) i punti che possono essere applicati nel mondo del blogging. Sono felice che ti sia piaciuto questo post!

  2. E il coltello? Ricordiamoci del coltello: non dico di fissarsi sul prodotto, ma se non c’è una serie formazione e un pizzico di scrittura creativa non si può “tagliare” alla Chef Tony. Sarà ovvio, ma è così: diamo un “taglio” al blog che lo renda riconoscibile nel tempo.

    • Ecco, questo è un altro punto importante: lo Chef Tony era riconoscibile subito. Aveva un suo stile fatto di simpatia, praticità, capacità di capire al volo le necessità delle persone. Anche questo può essere un buon consiglio: lavora sul tuo stile, non copiare.

  3. Consigli utilissimi…
    Devo far leggere a mio marito il tuo articolo, ha un food blog abbanza frequentato ma a volte, anche se é uno scrittore, ho la sensazione che si perda…

  4. Salve Riccardo.
    Ricordo che guardando quella pubblicità, mi venne la tentazione di diventare cuoco… per fortuna quella malsana idea mi abbandonò poco tempo dopo!
    Penso che sia stato scongiurato l’avvelenamento di molte persone 🙂

    Il punto è questo secondo me: la veicolazione del messaggio e ovviamente la modalità della sua narrazione, oltre a spingere il fruitore ad acquistare il prodotto in questione, puntano all’immedesimazione (guardando la telepromozione, mi “sentivo” lo chef Tony!).
    Cioè: “come ho potuto pensare minimamente di voler fare il cuoco?”
    Eppure quella pubblicità c’è riuscita a farmi almeno “accarezzare” quell’idea.
    Penso che la scrittura o meglio chi scrive, debba mirare proprio a questo: mettere il lettore in condizione di stimolarlo, anche se trova per caso a leggere post di un blog che tratta di fisica quantistica.
    Ovvio che è un’opinione del tutto personale, ma quello che mi chiedo è: “a cosa serve mantenere un linguaggio da “addetti dei lavori”, quando loro già hanno gli strumenti per capire e comprendere delle realtà molto complesse? Magari ci si può sforzare e ritrasmettere queste informazioni in modo creativo così da far appassionare le persone.”

    Non sono un esperto di marketing e tutte le altre cose che appartengono al campo della promozione pubblicitaria, però ho un pallino fisso, che mi tormenta.

    Mi interesso di Arte e, facendo un esempio banale (che poi tanto banale non è), dico che se Pompei continua a cadere a pezzi è perché la gente, TUTTA la gente, non è interessata a questo problema.
    In Italia, gli italiani sono indifferenti all’Arte, alla propria Storia, alla propria identità (molto più indifferenti di quanto non lo siano gli stranieri): è un paradosso ma è la dura e cruda verità.
    E’ colpa della gente?
    Non credo.
    E’ colpa del sistema educativo e andando ancora più in alto, si capisce che il problema sta nelle istituzioni, che non si decidono ad investire (seriamente) nella ricerca scientifica.
    In questo paese, non si sa comunicare l’Arte, non la si narra, non la si promuove.
    L’Arte pervade ogni angolo di questo paese (fisicamente), eppure non riesce ad “accarezzare” le coscienze dei suoi figli, perché giustamente Lei non può raccontarsi da sola.
    La promozione è uno dei tanti sviluppi che la ricerca consente di portare avanti, perché se fatta nel modo giusto consente alle persone di “immedesimarsi” nell’oggetto della ricerca, quindi di comprenderlo: motivo per cui se crolla un edificio a Pompei, la prima a protestare sarà proprio la cassiera che lavora al supermercato di fronte agli Scavi, perché pur non essendo un’archeologa, sarebbe comunque dotata di una coscienza (dal punto di vista culturale ovviamente).
    Ma in questo paese l’indifferenza regna sovrana, nonostante la monarchia ci abbia abbandonato da un pezzo.

    Perdonami Giancarlo ho fatto tutto questo sproloquio assurdo, solo per dire che condivido in pieno ciò che dici, anzi ciò che scrivi 🙂
    Ti auguro di trascorrere una buona giornata (se non ti sei addormentato durante la lettura di questo commento 😀 )

    • Ciao! Riprendo parte del tuo commento:

      a cosa serve mantenere un linguaggio da “addetti dei lavori”, quando loro già hanno gli strumenti per capire e comprendere delle realtà molto complesse? Magari ci si può sforzare e ritrasmettere queste informazioni in modo creativo così da far appassionare le persone.

      A volte il linguaggio da addetti ai lavori viene usato semplicemente perché è l’unico conosciuto, oppure perché in questo modo si pensa di comunicare professionalità. In realtà non si fa altro che (nella maggior parte dei casi) creare una distanza inutile. Tutto dipende dal target, certo, ma nel caso dei coltelli da cucina non ha senso creare questo vuoto comunicativo.

      Meglio avvicinarsi al lettore, non credi?

      • Ciao Riccardo, sono contento che il mio commento non ti abbia annoiato!
        Rispondendo alla tua domanda posso dirti semplicemente di sì e che bisogna stare sempre dalla parte del lettore, avvicinandosi a lui.
        Certe mie convinzioni le ho maturate proprio durante lo studio della storia dell’arte.
        Ho letto e studiato alcuni manuali e saggi interessanti (avendo fatto l’Accademia di belle Arti, la mia non è proprio una formazione da Storico dell’Arte); alcuni testi sono stati illuminanti, altri invece (seppur fondamentali, intendiamoci) mostravano un linguaggio che sfociava oltre l’accuratezza, tanto da sembrarmi un po’ macchinosi.
        Mi sono chiesto sempre il perché di questa cosa.
        E’ vero che l’arte è una cosa seria e che non può prescindere dalle ricerche estetico/filosofiche che la generano, però è anche vero che le opere d’arte raccontano delle storie.
        Quando gli “addetti ai lavori” usano codici ermetici, allora non ci si deve meravigliare se poi un’intera popolazione resta indifferente dinanzi all’arte, come ad esempio una scultura contemporanea… Tanto la capiscono solo gli esperti!
        In realtà non è così: l’uomo si è servito della tecnica artistica (come della scrittura, della musica, del teatro ,ecc) per raccontare delle storie e per scuotere la sensibilità delle persone.
        Se si perde questa dimensione e se gli “addetti ai lavori” tengono la loro conoscenza tutta per sé per dimostrare (a chi poi?) di essere i migliori, vuol dire che non si ha la volontà di fare l’interesse di una comunità: questa è una cosa che ho sempre mal tollerato.
        Non voglio annoiarti ulteriormente e ti ringrazio per questa piacevole scribacchiata!
        Buona serata 😀

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