Ecco uno degli errori fondamentali per chi inizia a lavorare nel mondo del blogging: contare solo ed esclusivamente sulla forza dei contenuti pubblicati sulla propria piattaforma, sul CMS.

Devo puntare sui contenuti, e tutte le risorse migliori le indirizzo sul blog. Questo è il mio regno, il mio punto di forza: tutte le attenzioni devono essere per il blog. Perché in questo modo posso indicizzare i miei articoli, posso farmi trovare da Google, posso guadagnare buoni link.

Creare contenuti è importante in un’ottica di inbound marketing: non devo interrompere l’esperienza del pubblico, ma devo fare in modo che i miei contenuti siano parte dell’esperienza.

Google resta una fonte importante di visite, ed è un bene lavorare su questo punto. Ma oggi, alle soglie del 2015, pensare a un’attività di blogging incapace di sfruttare i social è controproducente. Soprattutto perché queste piattaforme non possono essere viste come surrogato del feed rss.

Le abitudini dei lettori sono cambiate

In passato c’erano mezzi di fidelizzazione differenti: i blog si inserivano nel feed reader, nei preferiti. Con la newsletter c’era la possibilità di raggiungere i lettori direttamente nella casella e-mail.

Questi sistemi sono ancora validi, così come è importante il posizionamento. Il feed rss è un mezzo indispensabile, la newsletter è la chiave per raggiungere gli utenti con messaggi calibrati.

Ma tutto questo non è sufficiente. Oggi le persone usano i social per informarsi, per creare dei canali personalizzati, per ottenere un flusso di dati, per soddisfare l’ormai insaziabile voglia di informazione.

Siamo sempre online, siamo sempre alla ricerca di risposte, abbiamo paura di perdere l’articolo definitivo per risolvere tutti i problemi. Queste sono dinamiche ormai chiare come la luce, e un blogger oggi non può trattare i social come semplice strumento di share per i propri link.

Mai sentito parlare di FOMO (Fear Of Missing Out)? Si tratta di una vera e propria dipendenza: consiste in un uso compulsivo dei social, soprattutto attraverso smartphone, che porta alla necessità di controllare costantemente il proprio account su Facebook e Twitter. Questo è causato dal timore di perdere qualcosa di importante.

Dieta mediale

Creare un blog di successo vuol dire lavorare su tutti i fronti. Vuol dire essere presente sui motori di ricerca, Google in primo luogo, ma anche sui social per aiutare i lettori a creare una dieta mediale.

Ovvero la scelta dei contenuti necessari per soddisfare la propria voglia di informazione/emozione.

I social offrono gli strumenti per agevolare questo processo. Puoi decidere di silenziare un nome e di mettere in evidenza un altro: su Facebook puoi fare in modo che gli aggiornamenti di una pagina appaiano sempre nelle notifiche, su Twitter puoi creare delle liste e su Google+ puoi creare le cerchie. Ovvero delle raccolte di contatti segmentati. Ecco una definizione di Michaela Matichecchia:

Su Google Plus l’ascolto e l’interazione sono veicolati, amplificati e semplificati dalle cerchie (…) Le cerchie generano flussi canalizzati di notizie (gli stream delle cerchie) che l’azienda deve controllare costantemente – Fare Blogging

La verità è dura da accettare: la gente non ha tempo/voglia di leggere tutto, non può seguire ogni autore. Sceglie. Crea delle liste e delle cerchie. Fa delle scelte basando su esigenze, simpatie, utilità.

E tu devi esserci

Devi esserci se vuoi aumentale le probabilità di gestire un blog di successo, ma devi esserci con la formula giusta. Non basta creare una Fan Page per ottenere risultati: devi sfruttarla fino in fondo.

Anche Twitter ha bisogno di un calendario e anche Google Plus deve abbandonare la logica autoreferenziale. Ovvero quella strada che ti porta a condividere solo gli aggiornamenti del tuo blog: il calendario editoriale serve proprio a gestire i contenuti che pubblicherai sulle varie piattaforme.

mappa mentale

Contenuti che non saranno solo link legati al tuo blog, ma anche risorse utili, grafiche, video, citazioni. Io di solito lavoro con le mappe mentali: metto al centro l’argomento, trovo le categorie di approfondimento e organizzo i vari ti pi di contenuto sul calendario editoriale.

I mercati sono conversazioni

Questa è la prima regola del Cluetrain Manifesto e un blog di successo deve partire da questo punto. Impossibile prescindere dalle interazioni che si creano sui social: i lettori devono essere al centro delle tue attenzioni, devono ottenere risposte, approfondimenti, informazioni utili.

Questo avviene in sede pubblica e privata. Anche le interazioni nelle chat diventano importanti, e non è un caso che su Buzzfeed mobile sia apparso il pulsante per condividere l’articolo su Whatsapp.

Tu sei un esperto, sei un punto di riferimento. E lo devi dimostrare sempre, ogni giorno, nei commenti del tuo blog, nei commenti dei blog che segui (ecco che si manifesta l’idea di fare comment marketing), ma anche via email, nelle chat e sui social. Soprattutto sui social.

Un blog di successo: la tua opinione

Ho affrontato il rapporto tra un blog di successo e l’universo social, e ho indicato i punti fondamentali (IMHO) che spiegano questo legame: fidelizzazione dei lettori attraverso dei social attivi.

Usare i social solo per pubblicare link propri vuol dire sfruttare solo una parte del potenziale offerto da queste piattaforme. Non sei d’accordo? Tu come usi i social? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

6 COMMENTI

  1. Noto che tu non hai ancora il pulsante per condividere su Whatsapp, scelta personale oppure ha scarsi risultati? Credo che Whatsapp non sia un social come gli altri, perciò è più difficile che i nostri contenuti vengano condivisi, credo pero che il tasso di conversione sia maggiore.

    • Non ho ancora provato. E sì, credo che per ora il mio target preferisca condividere in altro modo. Su un blog di curiosità e news, invece, potrebbe essere la svolta. Mi piacerebbe provare però.

  2. Non sono molto d’accordo sulla questione liste di Twitter e cerchie di Google+: in entrambi i casi parliamo di liste di persone, che comunque scrivono quello che gli passa per la testa nei loro profili. Risultato? Trovi solo confusione. Al limite, e sottolineo al limite, si può fare uso degli hashtag, così hai un risultato più mirato.

    Ecco la mia opinione dei social media fatta negli ultimi mesi: calderoni di confusione totale. Ci trovi di tutto e per me trovare un’informazione utile è diventata un’odissea. I miei canali preferiti, e anche validi, restano i blog che seguo, le newsletter che ricevo e le ricerche mirate su Google. Ma sui social media è raro che trovi qualcosa di nuovo e interessante.

    Quello che penso in tutta sincerità è che l’universo social andrebbe ridefinito totalmente, perché sta solo portando a una dipendenza – la citata Mofo – e a un acuto narcisismo.

    Magari mi sbaglio, ma la mia sensazione è questa.

    • Una soluzione differente per Twitter: creare delle ricerche per termine con degli operatori specifici su Hootsuite. Ad esempio puoi creare una ricerca dedicata a un termine ed escludere altri, oppure puoi mostrare solo quelli pubblicati da account con un klout superiore a un certo numero.

      Una cosa è certa: ci sono persone che usano i social solo per buttare incenso sul proprio operato. E sbagliano.

  3. Sto rivalutando molto google plus e sto cercando di capire bene i meccanismi. Come ho sempre sostenuto ogni social è utile se usato per quello che è stato progetto. E’ inutile infatti usare soundcloud per postare aggiornamenti di stato (non credo neanche si possa fare!). Fare il lavoro di feed reader sulle proprie pagine è il primo passo ma poi bisogna cercare un “piano editoriale” e programmare dei contenuti validi e differenziati per ogni social.

    Comunque grande per usare mappe mentali (e non concettuali)! (questo era una piccola autoreferenza visto che è uno degli argomenti principali del mio blog).

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