Durante uno degli ultimi workshop mi hanno girato una domanda interessante. Molto interessante. Ben inteso, dal pubblico arrivano spesso domande che mi lasciano spunti di riflessione. Ma questa domanda ha toccato un punto chiave per chi vuole creare e gestire un blog professionale.

Blog professionale
Blog professionale o diario personale – Condividi questa foto su Twitter

La domanda è semplice: qual è la differenza tra blogging amatoriale e aziendale? Per gestire un blog professionale devo semplicemente accontentare le esigenze del lettore? Di chi si iscrive al feed rss?

L’intervento è arrivato dopo una riflessione sul concetto di target nel mondo del blogging. La mia idea: il contenuto di qualità nasce intorno alle esigenze del lettore. Punto. Posso scrivere il miglior articolo possibile rispetto ai miei canoni, alle mie esigenze, ma se non piace al lettore è la fine.

Cosa è un contenuto di qualità?

Esistono diversi tipi di contenuto di qualità, ognuno rispetta delle esigenze specifiche. L’Ansa, ad esempio, soddisfa il bisogno di avere notizie rapide e verificate, Moz accontenta chi cerca articoli approfonditi, Salvatore Aranzulla è perfetto per chi ha bisogno di un tutorial ben organizzato.

Sono contenuti diversi, hanno una forma differente, ma il concetto base è lo stesso: soddisfare un’esigenza specifica. Ed ecco che, in questo caso, la conoscenza del target diventa una necessità imprescindibile. Per creare i contenuti di qualità devi conoscere idee, esigenze, bisogni del lettore.

Devi conoscere anche il tone of voice, le esperessioni, il come le persone si esprimono sul web. Come scrivono e come cercano su internet? Quali termini usano? Come interagiscono con gli altri utenti?

Per approfondire: scrivere meglio con le e-cart dedicarte al webwriting.

Un buon equilibrio

Anche l’analisi della concorrenza è indispensabile. Inutile pubblicare contenuti già presenti online, meglio individuare le leve da sfruttare per migliorare quello che è stato già pubblicato. E soddisfare domande che gli altri non hanno ancora avuto la forza e il coraggio di affrontare.

Il target però resta un tema centrale. Un blog professionale pubblica per un pubblico preciso, definito e studiato a tavolino. Ma il blogger non perde mai il proprio stile. Il compito è questo: raggiungere un equilibrio stabile tra quello che vuole il target e la propria espressione, il proprio essere scrittore.

Mai soffocare completamente questo punto, e soprattutto mai estromettere l’esperienza personale: può fare la differenza quando il tema è particolarmente inflazionato, può dare una marcia in più.

Per approfondire: come fidelizzare il lettore del tuo blog.

Ma tutto questo è indispensabile?

Vuoi gestire un blog professionale con lo stesso ritmo di un blog personale. Come un diario, ecco. Senza strategia. Senza riflessione sul target, sul copywriting e sulla buona scrittura online.

Possibile? La mia risposta è semplice: sì. Nessuno te lo vieta.

Nessuno condannerà il tuo modo di gestire questo blog professionale. Immagino che ci siano decine di progetti che hanno incorciato il successo per caso: gestiti come semplici diari personali, senza alcuna strategia alla base, sono stati premiati dai lettori perché domanda e offerta si sono incontrate.

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Lo stile dell’autore combacia con quello del lettore. Capita. Ma quanti blog sono caduti? Quanti blog sono diventati lettera morta? Senza commenti, senza condivisioni, senza visite. Difficile risolvere questi punti se continui a seguire la tua strada con i paraocchi.

Puoi avere successo scrivendo solo per te. Ma le probabilità di insuccesso aumentano perché devi puntare verso una combinazione perfetta tra la tua espressione e i bisogni del lettore. Questa è una combinazione ammissibile per un blog personale, leggermente azzardata per un blog professionale.

Diario o blog professionale: la tua opinione

Un blog professionale rappresenta un investimento, è uno strumento che devi utilizzare per ottenere un risultato concreto. Ovvero conversioni. Un blog personale nasce come hobby e può diventare la leva per smuovere la tua attività. La natura stessa del blogging può trasformare un progetto personale in uno strumento di business. Ma un blog professionale ha bisogno di una base strategica.

In questo modo aumentano le probabilità di successo, di incrociare le esigenze del lettore. Non è una certezza. Il piano editoriale organizza le tue azioni, crea un percorso, ma non è sinonimo di successo assicurato. Sei d’accordo? Qual è la tua opinione? Lascia il tuo punto di vista nei commenti.

12 COMMENTI

  1. Ecco, credo che la differenza tra le due cose sia un po’ come scrivere per il proprio blog e scrivere articoli per una redazione. Ci sono ovviamente parametri diversi, strategie diverse, come appunto dici tu.
    Io penso che curare blog professionale o per terzi debba essere molto più neutrale ma con una identità “calorosa” (come ad esempio i grafici che lavorano per alcuni brand: ci vuole identità propria), ma non puoi permetterti di fare come ti pare (come sul blog per hobby) perché in sostanza rispondi ad altre esigenze…

    Moz-

    • Esatto, non ti puoi permettere di fare come credi. Però non puoi perdere la tua essenza, altrimenti diventi sostituibile. Ed essere sostituibile vuol dire, sostanzialemnte, avere buone probabilità di perdere il lavoro da un momento all’altro.

      • Esatto, quindi non devi rinunciare alla tua personalità (a una personalità forte, riconoscibile, quasi un marchio). Essere impersonali è già brutto di per sé, esserlo in un blog professionale è davvero rischioso per la comunicazione.

        Moz-

  2. Ciao Riccardo. Ho iniziato da poco la lettura de Il piccolo principe, ed ho collegato il tuo articolo ad una mia precedente riflessione. Per quale ragione Antoine de Saint-Exupéry ha scritto il suo capolavoro? Nel 1943 si sarà posto il problema del target da raggiungere, della lingua da utilizzare, dei termini più opportuni da inserire per essere comprensibile? Secondo le fonti storiche l’autore dedicò l’opera a un amico, ma a me sembra più un’azione introspettiva, più utile a sé stessi. Ecco la mia riflessione: se Antoine ha scritto per sé un “racconto” ed ha avuto un successo mondiale, significa che la manifestazione spontanea e utile alla propria persona può interessare molti altri. Allora gli altri possono identificarsi e trovare gratificazione nel leggermi, senza alcuna previsione o programmazione, come io mi posso identificare, trovare affinità in altri, naturalmente, oserei dire, con casualità… Riccardo, non può esistere anche casualità nel web 2.0?

    • Immagino che ci siano decine di progetti che hanno incorciato il successo per caso: gestiti come semplici diari personali, senza alcuna strategia alla base, sono stati premiati dai lettori perché domanda e offerta si sono incontrate.

      Certo che esiste la casualità. Il web è fatto anche di progetti che nascono per caso, e per caso diventano dei successi. Sempre in uno dei workshop mi hanno chiesto “perché devo investire tempo e denaro nella realizzazione di un video di qualit? Su Youtube basta un video pessimo per avere successo”. No, alcuni video di pessima qualità – e con un contenuto misero – hanno ottenuto grandi successi semplicemente perché sono arrivato nel momento giusto e nel posto giusto.

      Quindi sì, esiste la casualità. Ma ho un’idea: cerchiamo di avvicinarci al calcolo. Mantenendo l’entusiasmo.

      • Il problema è che il successo raggiunto grazie al caso era possibile quando di blog ce ne erano pochi. Ormai anche il blogging è diventata quasi una scienza ed è un settore molto competitivo, dove tantissimi altri blogger già scrivono quello che vorresti dire te. Come detto nel workshop entra in gioco la capacità di innovare, oltre che di pianificare 🙂

  3. Blog professionale o blog amatoriale, secondo me se vuoi avere successo ci devi mettere sopratutto passione. Un blog, per essere definito di “qualità”, deve lasciare ai lettori qualcosa in più rispetto a quando sono arrivati sul nostro blog.

    La questione Redazione è diversa, la strategia è già definita da qualcuno, però gli articoli li devi scrivere te quindi puoi dare il tuo stile (quello che usi per il tuo blog) anche a loro. In questa maniera i tuoi articoli non saranno solamente delle fredde parole su uno schermo.

    • Infatti, non è questo l’obiettivo. Non devi semplicemente eseguire e scrive, ma anche far trasparire il tuo stile. La tua personalità di blogger.

      • Ciao Riccardo,
        l’articolo è interessante e mi è stato comunque utile a chirire alcune idee che avevo sulla volontà di iniziare un blog amatoriale. Ma mi rimane un piccolo dubbio: la tematica. Mi hanno sempre detto che un blog per funzionare sarebbe meglio se avesse un tema specifico, ma con un tema specifico avrei poca libertà espressiva. Per chiarire meglio quello che voglio dire ho bisogno di essere leggermente più prolisso (spero mi scuserai).

        A me personalmente non piace pensare ad un blog professionale in senso stretto perché dover modellare i contenuti in funzione di chi legge mi toglie passione e entusiasmo.
        In sintesi mi piacerebbe iniziare un blog amatoriale ma che punti più alla qualità. Esempio: trarre dei brevi spunti di riflessione (che possano essere comici o drammatici) da situazioni quotidiane e che siano narrati con un lavoro di mediazione simile a quello che fa uno scrittore. Questo perché ci tengo ad evitare di degenerare nel diario.
        In questo senso il pubblico si autosceglie. Quelli stufi dei social network che si ritrovano in quei racconti (un po’ più di qualità della stupidaggine che trovano su facebook) potrebbero essere attirati. Ma non è un pubblico specifico, è più un esigenza di selezione, cioè eliminare alla base il pubblico superficiale che cerca il cazzeggio e puntare ad un pubblico più esigente (pochi ma buoni insomma).

        Secondo te posso iniziare qalcosa del genere rimanendo sul generico?
        Forse è un’idea troppo pretenziosa? 🙂

        Ciao Grazie

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