“Fammi sapere cosa ne pensi”. Quante volte hai scritto questa frase in un post? E in un’email? Quante volte hai atteso il giudizio di amici e colleghi? Va bene, non è un problema: fa parte del gioco ricevere feedback. Anzi, questo passaggio ti permette di migliorare il lavoro svolto nel tempo.

blogger

Perché grazie a uno sguardo esterno riesci a osservare il lavoro da una prospettiva diversa. Puoi individuare errori, problemi, passaggi poco chiari. Insomma, il parere esterno è utile. A tratti indispensabile. Ma devi dosarlo con cura, può diventare in un attimo il tuo peggior nemico.

L’arte prima di tutto

Questo è un concetto di Seth Godin. Se leggi questo blog da tempo sai bene che i libri di questo autore sono sempre sulla mia scrivania. Perché riesce a comunicare con semplicità dei concetti fondamentali per chi opera nel web marketing. E soprattutto per chi si occupa di blogging.

Non a caso ho sempre sostenuto questa idea: tutti i web writer dovrebbero leggere Seth Godin. Uno dei punti più interessanti del libro Quel pollo di Icaro, come volare alto senza bruciarsi le ali, ad esempio, riguarda l’ansia da feedback e la necessità umana di ricevere approvazione:

Dobbiamo prima realizzare la nostra opera d’arte per poter poi avere un feedback. L’arte viene prima di tutto. Cerchiamo troppo il riscontro degli altri e tentiamo d’influenzare la loro approvazione, smettiamo di creare l’arte di cui siamo capaci.

Per Seth Godin l’arte non è intesa come qualcosa di extra ordinario, un’attività svolta solo da geni e pazzi incompresi. Ognuno di noi è artista, anche io e te possiamo creare un’opera d’arte nel momento in cui creiamo un prodotto o diamo un servizio unico, difficile da riprodurre.

L’opera d’arte è irriproducibile, è un pezzo unico. Ed è questo il tuo obiettivo quando metti le mani sulla tastiera: scrivere un articolo impossibile da paragonare, non puoi essere simile a un altro blogger per emergere. Devi essere tu, devi essere speciale. Devi essere artista.

Non è facile, lo so

Chiaro, non diventi artista da un giorno all’altro. Ma è più semplice del previsto perché si tratta di ascoltare la propria ispirazione. Forse non siamo nati tutti per fare i blogger e per esprimerci con post e articoli. Forse la tua strada è diversa e devi usare i podcast o i video.

Il vero ostacolo a tutto questo? La paura di deludere la critica. Il pubblico si aspetta qualcosa di diverso, vuole articoli scritti in un certo modo. Ho definito il piano editoriale, so cosa vuole la gente. Ed è giusto seguire questa linea, altrimenti un progetto editoriale rischia di muoversi senza una meta.

Ma questo non significa piegare la scrittura sotto i colpi della critica. Devi portare il prodotto – come sottolinea sempre Seth Godin – all’altezza delle tue capacità ma non devi adattarlo o abbassarlo alle richieste della critica. Perché tu scrivi per il pubblico, certo, ma ascoltando la tua indole. Non le critiche infondate.

Un equilibrio difficile

Più volte durante il corso di blogging uso questa espressione: scrivere per il web vuol dire mantenere un equilibrio tra le esigenze del pubblico e la propria creatività. Un progetto di blogging professionale non può procedere alla cieca, ha bisogno di un piano e di un calendario editoriale.

Ma ha bisogno anche dell’arte individuale. Per questo ogni articolo deve essere pensato per soddisfare un’esigenza pratica o emotiva, deve avere un ruolo all’interno del progetto. Anche quando sperimenti, anche quando scrivi qualcosa di inaspettato: si tratta di un momento esplorativo.

Al tempo stesso, però, nel testo ci sei tu. Ci sono le tue parole, c’è il tuo stile. C’è qualcosa che si trova solo nei tuoi testi, nella tua scelta, nel tuo modo di incastrare consonanti e vocali. Non devi mai rinunciare a tutto questo, e devi sempre fare attenzione a chi osserva con le mani dietro alla schiena (in stile umarell) il tuo lavoro dispensando grandi consigli e soluzioni definitive.

Per approfondire: come creare un piano editoriale per il tuo blog

Diffida dalla critica

Il critico per eccellenza non pubblica. Non comunica. Non crea. Quindi non si espone. Ma si esprime solo attraverso la critica. Il problema, come indica anche Seth Godin, è il ragionamento osceno portato avanti da questi personaggi: non mi piace, quindi non piacerà a nessuno.

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Non funziona così. Chi critica non riesce a inquadrare la logica della soggettività: non piace a me, ma potrebbe essere utile ad altri. Forse io non sono il target di questo articolo. Invece la critica arriva dura come un macigno. Ma non puoi scrivere per soddisfare queste voci, non puoi e non devi. Rischi di diventare una marionetta, un articolista al servizio degli umori più bassi e infimi.

Guardati da questa gente. Scrivi per il tuo pubblico, per le persone che amano i tuoi articoli. Ci saranno sempre persone che criticheranno il tuo lavoro ma non devi seguire tutte le voci: rischi di non accontentare nessuno e di perdere la tua arte (un danno incolmabile).

La tua opinione

Certo, io chiedo sempre il tuo feedback. Perché mi piace costruire insieme al pubblico il significato di un articolo. Ascolto le critiche con attenzione e riconosco subito quelle utili. Migliorando il mio lavoro? Certo, ma non cambiano il mio modo di scrivere e comunicare con il pubblico. Secondo te è un buon equilibrio questo? Tu hai paura dei feedback? Aspetto la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

15 COMMENTI

  1. I critici ci saranno sempre, è inutile ricercare l’approvazione universale.

    Finché la coscienza è tranquilla, si può andare avanti 🙂

  2. Soggettività e oggettività per alcuni è solo dissoluzione del positivismo, è bene allora che l’artista s’incoroni protervo.
    Questo articolo s’intreccia con precedenti sulla negatività della critica(solo curiosità). Mirco francesco

  3. Grazie per questo articolo: l’ho letto in un momento in cui sono particolarmente esposta alle critiche altrui; critiche non richieste e soprattutto non costruttive. Ma vabbè, fa parte del gioco: aprire un blog o un profilo sui social network significa esporsi anche alle critiche non richieste e non costruttive degli altri 🙂
    “L’arte è troppo importante per dar retta ai recensori. Lasciate che si sbaglino” Seth Godin
    Questa citazione penso che la stamperò 🙂

    • Dobbiamo imparare a gestire le critiche, questa è l’unica soluzione. Non puoi ascoltare tutti, ma non puoi neanche ignorare le voci amiche: è un equilibrio difficile ma ci riusciremo a trovare il giusto equilibrio.

  4. Bellissimo Riccardo e grazie. Arriva in un momento in cui sono nauseata dai social che pullulano di inesperti che aprono bocca in continuazione, invidiosi e simili. Tuttavia un blogger non può fare a meno dei social per divulgare la propria opera, guardarla come arte spero possa aiutarmi. Intanto penso a una bella e lunga vacanza di disintossicazione! 🙂

    • Guarda come mi muovo io sui social: profilo basso, niente colpi di testa, racconto il mio mondo e stop. Niente polemiche accuse, critiche o lamentele…

  5. Ciao Riccardo!
    Francamente io del feedback ne sento il bisogno, voglio capire cosa funziona e cosa non piace per migliorarmi. Il mio stile non lo cambio ma se un articolo non arriva mi sento in dovere di capire perché e quindi l’opinione/critica degli altri mi aiuta. A volte ad esempio qualcuno mi chiede come mai perda tempo nella realizzazione di immagini per il mio blog e per Instagram. Molti pensano che io stia sprecando tempo o che stia semplicemente giocando. Me lo domandano con un velo di critica. Per me è lavoro, o almeno voglio che lo sia. Comprendo però che sia più facile criticare che cercare di capire qualcosa di diverso dal proprio modo di pensare o lavorare.

    • Beh, immagino che tu sia diventata bravissima a mantenere la calma in questi casi… ma glielo spieghi cosa si trova dietro al tuo lavoro? O lasci cadere la cosa?

  6. Vulnerability is the birth place of innovation, creativity and change (Brené Brown). Let yourself be seen, insomma. Anche se quello che mi colpisce di più non sono tanto le critiche quanto l’aggressività verbale, a volte sconcertante, inattesa e fuori luogo, che spesso si legge sui social. Ma è normale secondo voi?

    • L’aggressività verbale è semplicemente una forma di violenza. E su questo argomento sono d’accordo con Asimov: la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.

  7. I consigli da parte delle persone care sono un buon feedback. Detto questo, non si può avere né l’approvazione universale, né la simpatia di tutti. Occorre riflettere e valutare, sì, ma senza farsi travolgere dalle critiche di chiunque! Le idee restano le nostre.

  8. Personalmente nei miei articoli è raro che chieda feedback. Lascio al lettore la libertà di farlo. Solo negli articoli che pubblico su slideshare in ultima pagina chiedo la cortesia di condividere l’articolo sui canali convenzionali.

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