Non voglio dare una regola assoluta, non voglio indicare percorsi universali, non voglio decapitare i blogger con idee differenti dalle mie. Il rispetto dei punti di vista è importante, sempre.

blog

Ogni scelta è stata valutata con attenzione. Ma sono fermamente convinto che un blog sia uno strumento da gestire in prima persona. Faccia a faccia con il lettore.

Pubblicare articoli su un blog – per me, Riccardo Esposito – vuol dire mettersi in gioco senza paura. Vuol dire metterci la faccia, non solo in senso metaforico.

I lettori si affezionano al tuo nome, si affezionano al tuo stile, alle tue bizze e alle tue riflessioni. Ma soprattutto si affezionano a un rapporto intimo, esclusivo. Quasi confidenziale.

La grande rivoluzione del blog si nasconde nella riduzione delle distanze tra autore e lettore. Tu non puoi mettere un freno a questa spinta, a questa necessità di trasparenza.

Google spinge verso un autore chiaro e riconoscibile, ti invita a diventare contributore delle piattaforme che ospitano i tuoi articoli.

Google ha le sue ragioni, ma la strada è quella: nella SERP vedo il viso di un contatto che seguo su Facebook e su Twitter. Quindi mi fido, e clicco sull’articolo.

Perché trasparenza è sinonimo di fiducia. Il modo migliore per sviluppare questo processo virtuoso è affrontare il lavoro (sì, ho detto lavoro) di blogger in prima persona.

Siediti al tavolo di un bar insieme ai tuoi lettori. Parla con semplicità, mostra il tuo viso, usa nome e cognome con chiarezza. Mettendo da parte le incertezze.

Essere blogger vuol dire mettere nome, cognome e faccia in primo piano. Non credi?

Fonte immagine

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

20 COMMENTI

  1. Buongiorno Riccardo, con questo articolo mi hai aiutato a dissipare un dilemma personale. Alle mie spalle ho 9 anni di copywriting. Come ben sa chi fa questo lavoro, di un copy difficilmente si conosce il nome, anzi. Pochi, nella storia della pubblicità, sono i titoli diventati famosi e di pochissimi si conosce l’autore. Insomma il copywriter, un po’ a volte per carattere un po’ per forza di cose, non è un personaggio destinato a passare agli annali della letteratura. Per un copy quindi il passaggio a blogger è impresa ardua. Devi uscire allo scoperto, devi avere il coraggio di metterci la faccia, il tuo nome, il tuo blog, i tuoi pensieri. Ti esponi, insomma. Sto per fare questo salto, non come blogger per hobby com’è stato fino a ora, ma, come scrivi tu, per lavoro. Che Google me la mandi buona!

  2. Pienamente d’accordo Riccardo!
    Essere blogger vuol dire creare/entrare a far parte di una community, creare un rapporto di fiducia con persone appassionate alla tua stessa nicchia, e la fiducia, è alla base di ogni tipo di rapporto!
    il modo migliore per conquistarla? Una comunicazione faccia a faccia, o meglio, avatar a avatar 🙂

  3. Gli autori prenderanno il posto dei siti, questo ormai è il chiaro scopo di Google, il valore è tutto incentrato sull’autore non sul sito…

  4. @skande ed è per questo che bisogna esporsi, come dice Riccardo, mettendo nome, cognome e faccia in primo piano.

    • @Roberto/Riccardo – Potrebbe essere una svolta interessante: un web basato solo sulle persone, sulle persone che creano grandi contenuti. Sarebbe difficile da “dopare” un web basato su presupposti così rigidi. O sbaglio?

      @Enrico/Ilaper – Sempre a volto scoperto, sempre con il proprio nome. Quando possibile.

  5. Io ho scritto per un blog “cazzaro” con uno pseudonimo per quasi 5 anni… e gli unici miei lettori che al nickname hanno poi collegato anche un nome e cognome sono quelli a cui io ho voluto far sapere chi fossi. Ora mi rendo conto che sia sempre più importante metterci la facia, per personal branding prima di tutto, ma anche per authorship… Mi sa che devo darmi una mossa 😉

  6. Sono d’accordo ed aggiungo che possono arrivare dei vantaggi anche dal profilo twitter con nome e cognome (e dal profilo g+, ma ne hai già parlato abbondantemente!)

  7. Ciao,
    mmmmhh.. non lo sò.. ho ancora bisogno di pensarci su questo punto… e mi pare di essere l’unico 🙂
    (un pò come alla superiori quando rimani l’ultimo in classe a dover finire il compito e tutti l’hanno risolto quel maledetto problema…!!)
    Però io ricordo ai miei albori sul web, quando esistevano solo nick iper-ricercati e avatar improponibili.. eppure si arrivava comunque ad individuare i contatti “giusti” e di valore… e quindi, a chi è utile davvero, alla fine della giostra, sapere tutto di noi? Quale è il “pro” ultimo di tutta questa trasparenza… io devo ancora rifletterci…
    Grazie,
    ciao e buona serata!

  8. Si, d’accordissimo, io con il blog che gestisco sto cercando di mettere in evidenza tutti gli autori! Con nome cognome e foto!

  9. Pienamente d’accordo! A parte il fatto che altrimenti non sarei in grado di scrivere (il mio rapporto con la scrittura è molto diretto) è giusto notare anche le tendenze di Google e quello che succede negli altri social network.

    Per rispondere a delizard, ma anche per chiarire meglio il mio punto di vista, inizialmente anche io ero uno dei blogger che si presentavano con un nick (ai tempi era Pr0v4 e non hai tutti i torti ponendoti domande sulla sua effettiva utilità. Ai tempi scrivevo del contenuto utile e, non importava quale fosse il mio nome, gli utenti mi ringraziavano per questo.

    Se vuoi parlare di utilità, utilizzando AuthorRank, avrai la possibilità di inserire la tua foto ed il tuo nome in qualsiasi SERP presenti un tuo articolo ed è stato dimostrato che questo incrementi il CTR.

  10. Ciao Andrea,
    si conosco le logiche dell’AuthorRank… ed è proprio lì che scattano le mie perplessità… nel senso che ovviamente Google doveva mettere in piedi un sistema che premiasse l’identità e proprio ciò però un pochino mi fa riflettere… tutte questa “premiata trasparenza” forse, in fondo in fondo, serve più a Google per altri scopi (commerciali? ..) che a noi… ma è comunque un dubbio aperto… Poi sarà che negli ultimi tempi metto sempre più in dubbio parecchie cose di “Googleandia”…
    grazie, ciao!

  11. Stracondividere si può dire? Comunque pienamente d’accordo Riccardo: nel nostro blog, ma soprattutto in tutto quello che scriviamo c’è la nostra anima. Non rinunciamoci facilmente.

    • Certo che si può. Anzi, si deve. E domani continuerò questo percorso dedicato a blogger e webwriter con un’anima forte!

  12. Jeff Jarvis ha detto: “conosci il mio blog quindi conosci me” parole che condivido spesso nel mio blog e negli articoli che scrivo. Quindi d’accordissimo con Riccardo!

  13. Ho letto quest’articolo a “cose fatte”, e ora sono ancora più sicura della decisione che ho preso. In pratica, avevo aperto un blog della mia attività, gestendolo da sola ma a nome dello staff. Non sono stata costante sin da subito, e dopo un po’ ho capito che dovevo staccarmi dall’azienda e mettere solo la mia faccia, solo la mia responsabilità, perché ero troppo frenata e troppo insicura. Ora sto aprendo un nuovo blog personale, sempre riguardante gli stessi argomenti del primo, ma solo mio, solo con la mia faccia.
    In questo tuo blog ho trovato tantissimi spunti utili, spero di riuscire a metterli in pratica. Grazie!

    • Ciao Sara!

      A volte bisogna passare attraverso l’errore per trovare la strada giusta. Spero che il tuo blog ti porti tante soddisfazioni. E spero che il mio blog ti aiuti a superare le difficoltà.

      A proposito… hai scaricato il mio ebook?https://www.mysocialweb.it/2013/09/26/keep-calm-and-write/

  14. Ciao Riccardo, nel mio caso io dovrò scrivere (bloggare) per l’azienda per cui lavoro, secondo te come ci si deve porre quando il blog non è personale ma è dell’azienda?

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here