Cos’è il clickbaiting e come sfruttare i titoli per aumentare le visite

Vuoi migliorare le visite di un blog o un sito web? Perfetto, il titolo clickbait può fare la differenza. Non è il massimo della correttezza per i lettori? Dipende a come si affronta questo tema.

Un professionista del web sa bene che il clickbait è una strategia da evitate. Perché scrive titoli per conquistare click non vuol dire fregare i lettori. E l’attività di clickbaiting tende proprio ad andare contro la regola base di una buona headline.

clickbait
Ottimizza i tuoi titoli con il clickbaiting.

Vale a dire l’informazione chiara. Quindi, per rispettare la mia professione, lo dico a chiare lettere: i titoli che omettono dati e/o modificano la realtà a proprio piacere sono un dramma. Un problema da estirpare. È un lavoro che tende all’inganno.

Il problema di questa tecnica di copywriting? Si scrive per trascinare le persone sul sito, non per informare. Conosco la grammatica, la sintassi e le figure retoriche. So scrivere. Però ho dovuto imparare un modo di comunicare. E non è così male, sai?

Cos’è il clickbait: definizione e significato

Per capire il concetto in questione possiamo iniziare dalla definizione: esca da click, vale a dire un elemento capace di invitare l’utente a cliccare. Nella maggior parte dei casi si tratta del titolo.

Strana situazione, vero? In realtà l’headline nell’above the fold fa proprio questo: attira l’attenzione del pubblico e i lettori. Non ho paura di dirlo: scrivere un titolo efficace vuol dire aumentare le visite del blog. Ma fare clickbaiting vuol dire qualcosa in più, non è solo inventare titoli senza un fondamento e cercando di confondere l’utente. In realtà anche tu devi portare nuove visite sul sito, giusto?

Ad esempio puoi spingere sull’acceleratore del persuasive copywriting. Diciamo la verità: una headline di successo deve essere protesa un minimo verso il clickbait.

Da leggere: come aumentare le vendite con il copywriting

Perché il clickbaiting (leggero) funziona?

La vuoi intendere come una strategia per inserire esche e manipolare il cervello? Prego, però ci sono livelli differenti per intendere questa tecnica di web copywriting.

Un buon lavoro di clickbaiting title ti consente di ragionare in modo da rispettare il lettore e sfruttare al massimo le tendenze: guarda questo grafico di Nielsen, la maggior parte del pubblico si concentra nella parte superiore della pagina web.

above the fold titolo
L’importanza della sezione principale della pagina.

Above the fold, questa è la parte più importante per convincere il pubblico e per sfruttare i titoli persuasivi. D’altro canto l’efficacia di una headline porta i suoi effetti prima ancora di accogliere le persone sulla pagina web. Ad esempio nelle preview dei social: qui puoi fare la differenza per il traffico del sito web.

Le persone non leggono ma condividono

Esatto, proprio così. Lavorare sul titolo clickbait vuol dire fare in modo che ci sia un’esca efficace per portare le persone sul sito. Nella maggior parte dei casi, in determinati settori, questo avviene senza una riflessione reale sulla qualità dell’informazione stessa: le persone si lasciano trascinare dal titolo.

lettura e condivisione dei titoli clickbait
Le persone leggono i nostri articoli?

Questo grafico, preso da Creative Alive, mostra una tendenza interessante: molti articoli vengono condivisi sui social anche con un tempo di lettura basso.

Le persone condividono il titolo. Questo può essere un beneficio, un aspetto positivo per chi lavora bene con le headline. Ma devi fare attenzione: puoi aumentare le visite del blog con un titolo persuasivo, orientato al clickbaiting, ma rischi di far scappare la gente se non c’è concordanza tra quello che prometti e ciò che scrivi nel post.

Le persone possono abbandonare le tue pagine

Non dimenticare che la maggior parte della gente concentra l’attenzione above the fold, ma è qui che ti giochi le possibilità di far leggere l’articolo al pubblico.

Nella parte superiore della pagina web si concentra la percentuale maggiore di abbandoni: se le persone non sono convinte di ciò che scrivi abbandonano la lettura. E tu perdi lettori, intacchi il tuo brand. Meglio evitare questa condizione, non credi?

Clickbait e SEO: non solo web copywriting

La relazione tra scrittura di un titolo e ottimizzazione per i motori di ricerca è fitta, intensa. In primo luogo perché posizionarsi su Google è importante, ma non basta.

Devi convincere il pubblico a cliccare sullo snippet e questo non lo fai solo inserendo le parole chiave nel tag title. Questa è la base di partenza ma hai bisogno di qualcosa in più: informare, comunicare con Google, persuadere il pubblico.

clickbaiting
Clickbaiting e tag title.

Usa il tag title per fare tutto ciò. La mia tecnica: metto la keyword più importante per descrivere un topic, in più uso parole chiave secondarie, correlate alla prima, per convincere il pubblico. Non è un livello di clickbait elevato ma si può fare di più.

La ricetta per fare clickbaiting: 10 esempi

La strada per creare una buna headline? Devi essere informativo e persuasivo allo stesso tempo. Non è facile, lo so, ma questi pilastri non devono mancare. Se punti troppo sul primo punto rischi di essere poco incisivo e passare inosservato.

Ma cosa significa puntare sul clickbait? Come si crea un titolo del genere? La struttura: punta sul cliffhanger, sull’aggancio che attira e incuriosisce. Senza chiarire. Ecco i modelli tipici di un titolo clickbait che puoi incontrare su Facebook.

  1. Le grandi compagnie odiano questo________________.
  2. Anche tu avrai________________ senza questi 7 trucchi.
  3. ________________. Il risultato ti lascerà a bocca aperta.
  4. ________________. Quello che succede dopo ti farà piangere.
  5. Uomo ________________ dopo aver visto questa foto.
  6. ________________: quello che abbiamo visto dopo è stato terribile.
  7. Sette trucchi per________________ (il numero 4 è fantastico).
  8. ________________: il 90% non ha superato questo test.
  9. Solo chi ha un QI superiore alla media può ________________.
  10. Le solo le modelle professioniste fanno questo per ________________.

Chiaramente ci possono essere mille soluzioni diverse e combinazioni nuove, non inserite in questa lista. Ma l’headline che punta sul clickbaiting lavora su questi registri di estremizzazione dell’emotività e della curiosità. Con la complicità di immagini che confondono, non chiariscono la natura della notizia.

Differenza tra title, H1 e titolo Facebook

Una delle tecniche per creare titoli clickbaiting: scrivere tre titoli differenti. Ovvero per i motori di ricerca, la pagina web e le preview dei social network.

WordPress SEO by Yoast ti permette di fare questo: puoi creare il tag title, la stringa che viene usata da Google per lo snippet nella serp insieme alla meta description, e differenziarlo dal tag H1 che si trova nella sezione above the fold.

titoli efficaci e clickbait
Modifica i titoli efficaci per il tuo blog.

E cliccando sul simbolo della condivisione di Yoast puoi modificare anche il titolo della preview su Facebook e Twitter. In questo modo puoi scrivere titoli diversi in base alle esigenze: orientato alla SEO per il tag title, più persuasivi per H1 e social.

Ricorda, infine, la necessità di attivare le Twitter Card se vuoi inserire le preview anche su questo social. Puoi fare questo sempre con Yoast, basta andare nella sezione specifica (social, Twitter) e spuntare l’opzione specificando che vuoi usare le anteprime più grandi (sicuramente con un’efficacia maggiore). Per approfondire:

Usi titoli clickbait su Facebook e nel blog?

Bisogna aumentare le visite. Questo è il motto di chi lavora nelle redazioni dei quotidiani online. Obiettivo? Vendere le pubblicità. Non è semplice per chi ama la buona scrittura. Ma a volte ci sono obiettivi diversi che i titoli clickbait possono aiutarti a raggiungere: etica e persuasione, secondo te questo binomio è possibile?

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

12 COMMENTI

  1. Ciao Riccaro, una domanda… io ho scritto un articolo tempo fa dal titolo “non inseguire i click”, l’ho anche ampliato nel mio libro… ora se un blog vive perché dice ho “5000 visite” al giorno e convince un’azienda a far pubblicità… scelte sue, però io personalmente consiglio sempre i miei clienti che l’obiettivo è quello di ottenere una call to action… ora mi domando, se io pago pubblicità, una pagina è vista 5000 visite ma poi il mio banner non è cliccato… insomma non lo vedo un modello vincente di business… forse sono io che non colgo magari le 50 sfumature… però… non rischiamo di cadere nel modello “fanpage.it”…?

    • Ciao Francesco,

      Le scelte si prendono numeri alla mano. Hai 5.000 visite, ma forse non sono utenti profilati. Hanno interessi vari. E non cliccano sul banner specifico. Quando si sceglie una piattaforma per pubblicare un banner devi valutare diversi aspetti. Anche e soprattutto il target.

  2. Ciao Riccardo,
    questo è un tema che mi sta a cuore. Anch’io ho lavorato e lavoro tutt’oggi con clienti il cui unico interesse è portare visite al sito. (Molti) non sono interessati alla fidelizzazione del lettore ma solo al numero di click, così da aumentare le possibilità che clicchino su banner/affiliazione. Cerco comunque di mantenere sempre una certa chiarezza, specificando almeno all’inizio che il titolo è una provocazione, che “ancora non è disponibile quanto promesso però…”.

    I titoli che proprio non mi piacciono sono quelli che annunciano catastrofi fasulle solo per attirare click. Fanno leva sulla sensibilità del lettore, lo prendono spudoratamente in giro. Qui non si parla più di mezze promesse, di titoli provocatori. Ma di bufale vere e proprie non a scopo satirico e la verità non ti viene detta fino all’ultima riga dell’articolo che leggi.

    Io non critico chi scrive in senso stretto, perché so che queste persone sono tenute a seguire una linea editoriale. E’ quest’ultima che proprio non riesco a comprendere.

    Sempre da lettrice dico a questi giornali online: tu mi prendi in giro buttandomi sempre il fumo negli occhi? Stai pur certo che da me non riceverai più un click e anche quando la tua informazione sarà interessante, unica, spettacolare, io non leggerò. E come me molti altri 🙂

    • Ecco, questo è il punto. inutile criticare il singolo, e sotto un certo punto di vista è inutile criticare anche la testata. o la linea editoriale. Tutto questo è legato a un’esigenza, a un modello che nessuno può frenare.

    • @Claudia – Giusto oggi, in un testo di Philip Kotler, leggevo che le aziende che prosperano sono proprio quelle che focalizzano gran parte dei propri sforzi per soddisfare i clienti già acquisiti e solo in minima parte a quelli potenziali. xD

      • Il problema è che la maggior parte di questi giornali non fidelizzano, puntano solo al click perché guadagnano così. Ma le aziende che investono in banner, invece? Sono soddisfatte?

  3. Ciao Riccardo! Comprendo in prima persona. Ho scritto degli articoli che poi sono stati modificati dalle redazioni. Modifiche in cui la mia scrittura è stata quasi completamente spogliata del mio stile. Mi hanno spiegato che al momento questo è quello di cui hanno bisogno, di news e articolo diretto senza troppo fronzoli. Non mi era mai successo prima ma hanno bisogno di più click, di immediatezza, di un “ho-letto-e-stop”. Allora mi chiedo “perché le redazioni sopravvivano è necessario accantonare la scrittura?”.
    Buon caffè Riccardo!

    • Secondo me è necessario. A meno che non ci sia la grande firma a scrivere. Ci sono articoli approfonditi, densi, veramente interessanti. Ma vengono pubblicati dal nome importante, dalla firma. Da quel personaggio che porta traffico a prescindere dal titolo.

      Viviamo in un mondo brutto, e la fine della stampa digitale (di un certo tipo di stampa) è vicina.

  4. Ciao Riccardo,

    come al solito vai al sodo e al nocciolo del problema: i risultati.

    Il Cliente che ti paga ha centrato il suo obiettivo e tu il tuo. Non penso ci siano alternative per te che sei un professionista e fai bene il tuo lavoro.

    “Scrivo per trascinare le persone sul sito, non per informare.” Ma anche per proseguire un’emozione e rispettare un’aspettativa.

    Quello del Clickbait è un mestiere oscuro che si occupa di raggiungere un compito specifico: conquistare click. Discutibile? Io penso che senza titoli concepiti con intelligenza e destrezza anche i contenuti più validi, non solo quelli pessimi, non hanno nessuna chance di essere letti.

    • Ciao Diego,

      è un buon equilibrio. Scrivere per le persone e per i motori, cercando di essere appetibili. Intriganti. ma non millantatori. Ecco, questo è il confine.

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