Parliamo spesso dei clienti che portano rogne, dei clienti che non pagano, dei clienti che cambiano le carte in tavola e vogliono pretendono sempre di più.

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Non è sempre così. Esistono clienti che apprezzano il lavoro svolto, e che pagano le fatture ringraziando. Perché capiscono che nel tuo lavoro c’è un ingrediente raro: la passione.

Ed è così che nasce un sottile legame tra cliente e freelance. Un legame fatto di rispetto reciproco, tolleranza, serietà.

Devi essere tu a muovere il primo passo: il lavoro lo consegni nei tempi stabiliti, mai in ritardo, e rimani disponibile per le ultime variazioni.

La qualità che si deve toccare con mano: i problemi non si nascondono, ma si comunicano. E si risolvono insieme.

Questo legame va alimentato. Ti chiedono un’attenzione particolare? Un piccolo sconto? Un tempo di consegna stretto? Non devi accettare a testa bassa, ma valutare con attenzione.

Sii lungimirante e cerca di leggere gli sviluppi del rapporto.

Non è facile. I furbi vivono di questi trucchi, ma l’esperienza ti aiuterà a fiutare il cliente virtuoso. Una volta trovato non lasciartelo sfuggire: lavora bene (come sei abituato a fare) e mostra il tuo lato umano.

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Per me è un punto fondamentale: cerco sempre di dare un consiglio utile a chi me lo chiede, e non mi tiro mai indietro davanti a una chiacchierata. Tempo permettendo, ovviamente.

Queste attenzioni valgono anche per i clienti. Proviamo a riassumere la riflessione con una lista di keyword:

  • Rispetto reciproco.
  • Onestà nell’affrontare i problemi.
  • Lungimiranza.
  • Professionalità.
  • Cura del lato umano.

E poi comunicazione, tanta comunicazione. Email, Skype, telefono: usa tutto il necessario per accorciare le distanze. Anche Google Drive può aiutarti.

Quante volte hai avuto la fortuna di lavorare con un cliente virtuoso? Ho ragione quanto dico che i legami si devono alimentare giorno dopo giorno? Racconta la tua esperienza nei commenti!

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5 COMMENTI

  1. Tutto molto vero.
    Anche se alle volte capitano degli imbecilli completi (diciamo le cose come stanno), uno dei compiti più difficili è non perdere la speranza e abbassare il rispetto generale verso chi vuole instaurare un rapporto con noi – dal termine originario di cliente.. ovviamente senza la parte dello schiavismo -.

    Il lato umano non deve venire a mancare, mai. A forza di scimmiottare il professionismo sfrenato ci si comporta in maniera.. grottesca quasi. E a volte, a non avere un contatto diretto data la natura del nostro lavoro, questa caratteristica si accentua.

    Ho visto persone che avevano un bisogno (e questi cosa sono se non clienti?) liquidati in 30 secondi da espertoni con la frase “vai a chiedere al blog x, al forum y, io ho i miei prezzi”.

    Si, ci sono i furbi che ti chiedono un dito e si prendono il braccio fino all’altra spalla però li riconosci abbastanza facilmente. E comunque una prima condivisione non si nega a nessuno.

    Poi boh, probabilmente sono strano io che poi si finisce a parlare di spaghetti-western con alcuni e comunque il rapporto lavorativo è salvo – non è che per questo ti chiedono lo sconticino in amicizia.

    Se facessero così, meglio aumentare giusto di quel pelo la distanza. Sempre IMHO.

    • Ciao Benedetto, cia Alessio!

      Concordo con entrambi, soprattutto sul punto del professionismo sfrenato: abbiamo ancora bisogno di email che danno del Lei con lettera maiuscola? Forse è meglio scendere dal piedistallo, togliersi un po’ di ragnateledalla giacca e iniziare a lavorare seriamente, con tranquillità e serietà.

      O sbaglio?

  2. io divido i clienti in 3 categorie :
    A) paga e riconosce il servizio
    B) paga ma pretende + di quel di cui ha diritto
    Z) NON paga e si lamenta pure !
    ultimamente aggiungerei anche un’altra tipologia, che per rispetto non classifico, perchè la includo ancora virtualmente nella A) riconosce il servizio ma paga un po’ più tardi del solito per crisi di liquidità…
    cmq condivido in pieno le tue osservazioni, comunicazione e cura del rapporto umano sono componenti essenziali per un buon rapporto sia con i clienti, ma anche con fornitori e collaboratori…

  3. HO scritto anche io qualcosa di similare su questo tema. (http://zincaturatrepuntozero.com/2013/02/07/zinchiacchiere-molto-costruttive/).

    Il cliente è il mio pane quotidiano. Diciamo, che anche io preferisco dare del tu nelle mail ma inqualche caso il Lei è ancora d’obbligo.
    Se un cliente che mi fa fatturare molto non apprezza il Tu gli do del Lei anche via mail senza problema. Se conosci il tuo cliente sai bene fin dove puoi spingerti e quali stili comunicativi predilige.

  4. Premesso che ho costi molto vicini allo zero, il cliente mi sceglie per la convenienza delle mie tariffe. Al primo colloquio mi vesto in maniera professionale, ma se siamo in estate non ho alcun timore di stare in camicia a maniche corte mostrando così il mio tatuaggio. Se vado in un ufficio o un’abitazione cerco foto, quadri o oggetti per fingere di avere qualche interesse in comune (ad esempio: «bella foto, lei va a pesca come me allora, ma io non avevo mai preso un pesce così grosso!»). La prima domanda che faccio è: «cosa vuole che io realizzi?», segue sempre una risposta lunga, lunghissima, durante la quale io, con una penna, prendo appunti su un blocco e non manco di commentare in tono amichevole e di sollevare questioni o raccontare aneddoti riguardanti altri clienti. Niente computer, niente portfolio. Dopo che il cliente ha risposto alla mia domanda sono in grado di dirgli quanto deve aspettare e quanto deve spendere (precisando che eventuali aggiornamenti successivi sono a pagamento), se ci sono obiezioni chiedo: «perché ha scelto me?» e sicuro della risposta gli dico che «alla convenienza economica aggiungo un lavoro di qualità su tutti i fronti, quindi i miei tempi non sono un obbligo, ma una maggiore convenienza per lei.» Dopodiché riscuoto la caparra (spesso tramite bonifico nei giorni successivi). Faccio un secondo colloquio in cui mentre il cliente guarda il sito in locale sul mio portatile, io ho il blocco e la penna in mano per annotare i dettagli da modificare nell’ultima revisione con la stessa empatia della situazione del primo incontro. Qui il cliente non si lamenta e non si indispettisce, se si usa il tono amichevole che ha caratterizzato il rapporto fin dal primo momento.
    Al terzo incontro il sito è già online ed io riscuoto la resta del pagamento ed eventualmente assecondo gratis qualche ultima piccola richiesta del cliente. Da quel momento ogni aggiornamento alle pagine del sito (scrivere nuovo contenuto, aggiornare la versione del CMS, modificare la grafica) sarà a pagamento. Ci penserà quindi due volte prima di pretendere qualcosa.

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