Cos’è una community online?

Molte community si formano intorno a un forum o a un blog di successo, e poi si rafforzano sui social. Altre hanno come riferimento solo un gruppo su Facebook o una pagina Instagram.

La community online (o virtuale) è un insieme di persone che si ritrovano su internet intorno a un argomento e grazie a un mezzo. Condividono gli argomenti, hanno in comune passioni e valori importanti. Almeno dal loro punto di vista.

cos'è una community
Cos’è una community online?

Di solito le community virtuali si raggruppano sui social network, ad esempio grazie a un influencer su Instagram o su Twitter. In passato il concetto era fortemente legato ai forum o ai blog, oggi riguarda soprattutto strumenti dalle dinamiche più veloci.

Cos’è una community online?

Un insieme di follower o fan che si legano a una determinata piattaforma e a un luogo virtuale per condividere idee, valori, opinioni, punti di vista, consigli. Esistono casi che riguardano gli argomenti più disparati, dagli hobby alla politica.

Nella maggior parte dei casi, ma non è sempre così, esistono delle regole da rispettare per far parte delle community digitali. E poi ci sono i moderatori che si occupano di fare in modo che la discussione prosegua in modo cordiale. Eliminando spam, troll e flame.

Da leggere: come fare monitoraggio del brand

A cosa serve e come si sviluppa

Di base non ha un’utilità perché è un’azione spontanea e virtuosa di un gruppo di persone. Ha una funzione rispetto all’obiettivo di questo gruppo, vale a dire fare da tappeto per consentire la condivisione dei valori. Ma non ha un’utilità pratica.

Se non quando il community marketing diventa centrale. Le aziende hanno interesse a impossessarsi dei gruppi di persone perché fanno parte del target. E usano l’influencer marketing per inoculare i valori e i prodotti del proprio brand.

Esempi virtuosi di community

Tra i tanti casi di brand che riescono a creare una community virtuosa intorno alla propria attività mi sento di suggerire alcuni nomi che hanno fatto grandi cose in questo settore.

community
Esempio di community su Twitter per Starbucks.

Il primo esempio di community digitale che voglio ricordare è quello di Starbucks che porta avanti da anni una politica interessante: rispondere a ogni interazione.

Chiaro, non ci riescono sempre perché la mole di lavoro è infinita ma l’obiettivo è questo. Vale a dire creare un engagement virtuoso grazie alla conversazione.

Utili i casi della Lego e Go Pro, brand che hanno come oggetto le creazioni che gli utenti fanno di determinati oggetti e strumenti: in entrambi i casi la community si crea intorno alla capacità della marca di mettere in primo piano il target.

Da leggere: chi è e cosa fa il social media manager

Il lavoro del community manager

A capo di questo lavoro ci sono delle figure specifiche che portano il nome di community manager. Il loro ruolo è quello di gestire le conversazioni e agevolare lo sviluppo delle discussioni virtuose, troncando eventuali problemi sul nascere.

Questo lavoro ha diverse difficoltà e sicuramente un brand che vuole lavorare in questa direzione senza prendere come riferimenti dei professionisti rischia di fallire.

8 COMMENTI

  1. Hai usato un tono così perentorio per scatenare una reazione nei commenti? Hai ragione comunque, ma aggiungerei, per infondere un po’ di ottimismo, che se uno parte già fasciandosi la testa, non va da nessuna parte. Senza entusiasmo e senza preventivare qualche errore, inevitabili all’inizio, qualsiasi progetto nasce già monco. Non sbaglia mai solo chi non fa niente!

    • Ciao!

      Il tono è perentorio serve a dare la giusta carica. C’è bisogno di positività, hai ragione, ma quante community tutte uguali incroci ogni giorno su Facebook? E nei blog?

      Sia ben chiaro: io non voglio criticare a priori e non voglio “smontare” le aspettative di nessuno. Cerco solo di dare un consiglio: trovare la chiave per interessare realmente le persone.

      Secondo te un utente medio ha bisogno di una community uguale a quella del diretto concorrente?

      • Direi assolutamente no. Trovare quel “non so ché” in più o diverso da offrire deve essere la strategia vincente di ogni community che vuole crescere, siamo d’accordo.

        • Ecco.

          L’entusiasmo deve essere alimentato nel modo migliore. Non bisogna ritenersi sconfitti prima di iniziare. Ma bisogna iniziare con il piede giusto: con una riflessione.

          Cosa posso dare all’utente che altri non riescono a dare?

  2. su invito di Riccardo, riporto le mie considerazioni: la maggior parte delle persone che si trovano ad affrontare il discorso community partono purtroppo proprio dai presupposti individuati nell’articolo, e come tali, a meno di episodi particolarmente fortuiti (che rientrano nella casistica residuale o banalmente nella sempre in voga legge dei grandi numeri), dopo uno sprint iniziale, dovuto in sostanza a una settimana di fastidiosissimi inviti a “mettere mi piace” o mail di spam ad amici e amici di amici, toccano il picco di qualche centinaio di follower e poi iniziano a stagnare. Un po’ come quando apre un nuovo bar, i clienti sono attratti dalla novità, dal cioccolatino messo vicino al caffè, dall’acqua con le bollicine, per poi tornare rapidamente al loro bar di fiducia, o a cercarne uno nuovo. L’utente medio, come il cliente medio (e alla fine sono la stessa cosa), vuole un prodotto di qualità evidente, tangibile, oppure tende a mantenersi pigramente ancorato a quello che ha. La soluzione non è NON iniziare, ma iniziare quando si ha qualcosa di nuovo da proporre, e si ha la certezza di poter mantenere gli standard ad un alto livello qualitativo per lungo periodo, quindi investendo, non facendo le cose solo ed esclusivamente perché se non hai la FanPage/il sito/il blog/stoka$$0 altrimenti non sei nessuno. Scusate la forma (oltre che il contenuto) ma sto pieno di lavoro fino a qua!

    • Ti dirò di più.

      La soluzione non è NON iniziare. La soluzione è iniziare quando hai qualcosa di nuovo, o quando sei pronto/a ad accettare la novità.

      In alcuni casi l’idea, il passo in avanti che ti può far conquistare una nicchia, arriva in corso d’opera. ovvero quando hai già iniziato. E per paura o per pigrizia decidi di rifiutare il cambiamento.

      Ecco. Puoi sempre incrociare il cambiamento, l’idea, quella scintilla che ti permette di essere diverso/a dal tuo concorrente.

      La domanda successiva è: tu amministratore della community sei veramente disposto a essere diverso?

  3. E se dicessi “me stessa”?!? Cioè l’idea che nel blog metto in gioco me stessa, il mio punto di vista, la mia creatività, le mie idee per parlare di qualcosa… può essere anche questa la “killer app”, come tu la definisci?
    Esempio: ho letto per caso una recensione su un film di un utente x su un sito e gli volevo scrivere “Dove scrivi? Vorrei continuare a leggerti”… ecco per me lui ha la killer app: di blog sul cinema ce ne sono tanti, ma lui ha le idee, lo stile…

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