La frase che leggo con maggior frequenza negli ultimi mesi: “Perché scrivere contenuti di qualità se poi Lercio vince i Macchianera Italian Awards?”. La risposta è semplice: perché la qualità è relativa.

Per te è un contenuto banale, per un altro utente è la soluzione giusta al momento giusto. Il capo mi stressa, vado su Facebook per evadere e trovo Lercio.it che mi strappa un sorriso con un uso sapiente della satira (perché Lercio.it fa proprio questo).

contenuto banali

Ho descritto un processo che premia il contenuto banale, il contenuto che viene percepito come banale. Ma è tale solo per quelli che non riescono a relativizzare il concetto di qualità nel web 2.0.

Questo meccanismo premia realtà editoriali come Buzzfeed e Bored Panda: i meno attenti etichettano questi nomi come la fiera del contenuto banale. E continuano a pubblicare tutorial completi, ben articolati, oggettivamente ben scritti. Ma inutili perché già visti altrove.

Merito dei titoli

Un contenuto banale vince tutto perché soddisfa un desiderio sommerso di leggerezza: tutti vogliono distrarsi dopo 10 ore di lavoro.

Subito dopo, però, si passa ad aspetti meno frivoli come la scrittura dei titoli. Queste formule editoriali puntano molto sull’immediatezza, sulla capacità di cogliere l’attenzione del lettore sui motori di ricerca ma – soprattutto – sulle bacheche di Facebook.

I titoli sono fondamentali. Nella redazione di Buzzfeed lo sanno bene, e prestano grande attenzione alle headline. Provano diverse soluzioni e cercano di individuare la più efficace per un contenuto.

Titolo efficace, ovviamente, non è sinonimo di click baiting. Non devi attirare il lettore con notizie false ma con headline capaci di rubare l’attenzione del lettore con un dettaglio, una sfumatura.

Una complessa semplicità

Nella maggior parte dei casi gli articoli di queste testate sono un elenco di immagini legate a un tema. Sono, in pratica, contenuti semplici da fruire: poco testo, tanto visual. Seguono le esigenze del target: non voglio impegnarmi e non voglio leggere, voglio distrarmi.

Questo però non significa che sia facile confezionare articoli del genere. Alla base c’è una grande ricerca per ottimizzare il titolo, ma soprattutto c’è una selezione dei contenuti. Ovvero delle immagini.

Dove le trovi? Quali sono le immagini capaci di attirare l’attenzione del lettore distratto che pensa di aver già visto tutto? Il segreto di questi portali – che ingiustamente vengono etichettati come contenuto banale – è proprio questo: riescono a stupire attraverso contenuti difficili da reperire in altro modo.

Le 26 frasi ispiratrici lasciate sui muri dei bagni pubblici, i luoghi abbandonati più suggestivi del mondo, le notizie fake che prendono in giro la realtà: alla base c’è una grande selezione.

Perché il contenuto banale vince

Perché per la nicchia di riferimento è utile, perché attira l’attenzione con titoli efficaci, perché nasconde un grande lavoro di selezione e confezionamento. Il contenuto banale è tale solo quando non raccoglie una domanda concreta, solo quando non incontra il pubblico: quando c’è soddisfazione del lettore il contenuto funziona. Sei d’accordo?

15 COMMENTI

  1. Credo di essermi fatta la domanda un migliaio di volte.. Non solo in riferimento ad altri siti ma al mio stesso blog. Capita di scrivere un articolo pensatissimo, con dei contenuti importanti che ti aspetti sia utile al tuo target e se lo cagano in pochi, scrivi un articolo un po’ più frivolo, leggero, sul quale non avresti scommesso una lira ed é capace di farti il boom di visite.
    Va benissimo distrarsi e scrivere cose non troppo pesanti per la mente, io stessa cerco due risate sul web per rallegrarmi la giornata, ma allo stesso tempo mi piace soffermarmi su articoli un po’ più impegnativi… Come comportarsi dunque? Seguire il proprio desiderio di esprimersi su argomenti un po’ più di rilievo o sacrificarsi a quelli più “banali”? La via di mezzo l’ho trovata mettendoci sempre una battuta o una frase leggermente ironica all’interno del testo… Giusto o sbagliato, credo lo vedrò nel tempo.

    • Io credo che sia giusto variare, tentare nuove strade e soluzioni. Mai adagiarsi su una formula: a pochi passi potrebbe esserci la tua fortuna.

  2. Se fossimo in un liceo, il leggero dispiacere sul perché gli articoli pesanti non buchino lo schermo suonerebbe più o meno come “io all’autogestione ci vado per fare il cineforum ma gli altri si fanno le canne e non mi ascoltano”.
    Io credo che banale significa privo di originalità, scontato, piatto, convenzionale, che non si distingue dalla massa, più che essere una caratteristica collegata alla quantità di persone potenzialmente interessate. Gli articoletti attentamente confezionati di Lercio (e qui sono perfettamente d’accordo con l’analisi) forniscono sempre una lettura talmente laterale di eventi noti a tutti che saltano immediatamente all’occhio. Questo non implica che ci si debba adeguare solo perché quel modello è vincente (anche perché, a questo punto, sarebbe una copia). A ogni articolo il suo obiettivo 🙂

    • E’ vincente nel suo caso, è vincente perché è stato il primo ad avere successo nel suo campo. Ma è vincente anche perché è ben confezionato. Riproporre la stessa salsa sarebbe inutile, dannoso, controproducente. Una perdita di tempo probabilmente.

  3. Il punto è che gli articoli di Lercio non sono banali. Per sviluppare quel pensiero laterale e scrivere facendo satira bisogna essere capaci. E partire dalla conoscenza dell’oggetto della satira stessa. Un contenuto diventa banale quando non ti aggiunge nulla a quello che già sai o hai letto: in questo senso sono molto più banali articoli di blogger che non si ritengono banali ma che in realtà propongono sempre quei 4 concetti riproposti in mille salse,

  4. Tocchi il tasto più discusso nella blogsfera da un mese a questa parte.
    C’è una sorta di confronto continuo, ultimamente, sulla questione: alcuni promuovono solo contenuti “alti”, utili(ssimi) e di cultura. Altri, come sai, fanno solo cagate ancestrali acchiappa-ascolti.
    Pure io mi son trovato nel mezzo, perché ho detto che una persona non vuole bloggare e ritrovarsi una lezione universitaria: c’è modo e modo di scrivere un articolo, anche culturale e utile.
    Il blog di articoli colti che chiude, è perché non ha saputo bloggare, secondo me.
    Che non significa snaturarsi o inserire una tetta per smorzare i toni e attirare attenzione, tutt’altro. Ne converrai con me.
    P.s. ti ho risposto sul lavoro che svolgo 😉

    Moz-

    • Non significa perdere le proprie caratteristiche, significa che non ha saputo interpretare le esigenze del pubblico. Puoi scrivere per la tua persona, per il tuo piacere, e poi continuare a farlo fino alla fine dei tuoi giorni. ma se i risultati non arrivano forse qualcosa devi cambiare. Oppure devi ignorare i risultati e vivere in pace.

      • Eh, ma molti in pace non riescono a vivere, attaccando il pubblico che non apprezza, non condivide, non legge.
        Ma se non legge, è perché forse non si tratta di articoli coinvolgenti… o sbaglio?

        Moz-

  5. D’accordissimo, detto più volte: la qualità non è assoluta, ma è strettamente legata al concetto di utilità almeno sul Web e nelle modalità di usufruire dei contenuti (Search, Social ) .

    • D’altro canto perché l’Ansa è una delle fonti più citate se lascia contenuti di poche battute? Perché è esattamente quello il suo ruolo: il valore aggiunto è la rapidità.

  6. Less is better. Anzi no…com’è che si diceva?
    Per quanto riguarda la domanda a fine articolo penso che si sia (di nuovo) centrato il punto. Quando riesci ad offrire “qualcosa” al lettore, il risultato è stato raggiunto. Che tu lo abbia fatto con 10, 100 o 1.000 parole ha poca importanza e verrai premiato 😉

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