Se ogni creativo scrivesse le sue esperienze in un e-book avremmo il manuale delle richieste professionali più assurde. Riccardo in uno dei suoi ultimi tweet ha scritto:

Questo è un buon punto di partenza per creare l’identikit del cliente perfetto, senza ombra di dubbio. Il valore aggiunto è dato dal fatto che questa ipotetica persona:

  • Capisce valore della creatività. Sa che non è un prodotto che si trova sugli scaffali del supermercato. E che ogni idea richiede sforzo e impegno.
  • È un cliente open-minded. È consapevole che la creatività, la comunicazione, i testi scritti a regola d’arte possono fare la differenza.
  • Userà toni cordiali quando si confronterà con te, non avrà timore di condividere informazioni e di affidarsi al professionista (scegli sempre il professionista).
  • Non sceglierà la soluzione più economica e il cugino tuttofare che contribuisce alla rovina del mercato. Sceglierà la qualità.
  • Si informerà sul tuo lavoro, conoscerà le regole fondamentali del tuo operato. Insomma, come amo definirlo io, sarà skillato.
  • Accetterà il preventivo proposto e non sarai costretto ad ascoltare gratis le sue richieste assurde (diciamocelo, è davvero faticoso!).

Ma non tutti i clienti sono così. Anzi. Molti credono che il pagamento sia qualcosa da effettuare in ritardo, tirando sul prezzo. E sfruttando la disponibilità del creativo.

[Tweet “La creatività si paga, le idee si pagano!”]

Riprendi l’ultimo punto della lista. Quante volte hai sopportato le chiacchiere del cliente? Quante volte hai ascoltato le sue riflessioni, hai sciolto i suoi dubbi e hai risposto alle sue domande senza chiedere nulla in cambio?

L’importanza del tempo

Tutto questo viene percepito come un servizio dovuto e gratuito. Il cliente continua a inondarti di domande, e tu perdi tempo prezioso che nessuno ripagherà.

fattura creativo
Un esempio di fattura creativa.

E se rispondessi con una fattura per dare valore al tempo perso? Potrebbe essere il giusto modo per ripagare quella che è una consulenza mascherata da chiacchierata.

Per approfondire: come farsi pagare dai clienti

Ecco la reazione sconvolta del cliente

Il mio tempo è veramente denaro? Devo spenderlo per chi non rispetta il mio lavoro? Devo lavorare solo con chi è un imprenditore visionario e consapevole delle mie qualità? Le uniche certezze, per quanto mi riguarda, sono queste:

  • Continuerò a proporre servizi professionali con i migliori strumenti a disposizione.
  • Non sarò disposta ad essere sotto-pagata o sfruttata.
  • Punterò alla comunicazione bilaterale utilizzando un lessico semplice e diretto.
  • Non dimenticherò le bollette e le tasse che anche io creativa devo pagare.

Mi piacerebbe confrontarmi con te, ascoltare il tuo parere e magari trovare insieme soluzioni. Sei un creativo che deve pagare bollette e tasse? La tua professionalità deve essere riconosciuta e deve essere pagata!

29 COMMENTI

  1. Fantastico articolo….io sono una artigiana e far capire che il mio lavoro ha un prezzo e anche il tempo per creare un idea si paga!!

      • I clienti che capiscono cosa vuole dire fatto a mano direi di si.Per gli altri discorso a parte tanti chiedono anche campioni e pretenderebbero fossero gratuiti.
        Perdo molto tempo a far capire che fatto a mano non vuole dire che deve costare meno di un prodotto di serie.

  2. Noi, per fortuna o chissà, per una congiunzione astrale incomprensibile agli umani, abbiamo qualche cliente che si può definire PERFETTO! Per il resto… si dovrebbe proprio emettere una fattura per il tempo perso!

  3. Grande post!

    Solo una cosa: chi paga le fatture non è un “imprenditore visionario” è un “imprenditore” punto.

    La cosa che mi da a pensare è vedere come ultimamente sto lavorando meglio con imprese di settori considerati “spinti” (sexy shop, compro oro, locali night) anche a livello di confronto rispetto – e soprattutto – a chi ha una particella davanti il nome (ing. dott. etc).

    Nel primo caso, finora, è risultato raro che non considerassero il lavoro creativo una risorsa. Nel secondo, una sola mosca bianca non mi ha preso per l’ennesimo smanettone del web che vuole emulare “quello di facebook” (sic.)

    Le bollette e le tasse (e come p.iva ti sfondano pure in Italia) tocca pagarle pure noi. E si lavora per quello, come scrissi tempo fa in un commento su My Social Web, quel che definisce un professionista è proprio la capacità di lavorare per pagarle; tutto il resto è lasagne della mamma.

    • Ciao Benedetto!

      Forse, per imprenditore visionario Francesca intendeva quel tipo di essere umano (quasi estinto) capace di accettare il parere di un professionista del web per quello che è: il parere di un professionista.

      Se vai dal dentista ti metti a contestare ogni azione che fa? Immagino di no, e non contesti neanche il conto. Altrimenti si riprende le capsule e tanti saluti.

      Scherzi a parte, questo è il punto: ormai siamo talmente abituati a dover sottolineare, commentare, spiegare e approfondire ogni punto che ci sembra assurdo poter lavorare bene e senza intoppi con un cliente.

      Ben inteso: è giusto spiegare quello che facciamo (ci mancherebbe) ma è altrettanto giusto lavorare con la fiducia al proprio fianco.

      • Ciao Benedetto, grazie per il tuo feedback 🙂
        Riccardo hai colto nel segno, intendevo esattamente ciò che hai scritto.
        Mi chiedevo… Benedetto secondo te è quindi il caso di fare maggiore selezione nella “scelta” dei clienti?

        • Si, la selezione nella “scelta” dei clienti arrivati a un certo punto è inevitabile.

          Purtroppo – visto il periodo – non è sempre fattibile, ma IMHO se si è un attimo in condizione, tocca andarci giù pesante.

          Anche perché per imbarcarsi una rottura di scatole in più, magari non si fa salire a bordo una cosa potenzialmente migliore (il tempo è la risorsa scarsa per eccellenza) e tutta la nave rischia di trascinarsi sul fondo..

  4. Lo stereotipo del nipote tuttofare ha messo radici difficili da estirpare nella mente della stragrande maggioranza degli “imprenditori”, tanto che essi arrivano a pensare che chiunque lavori sul web non abbia spese perché vive a casa con mamma e papà. Anzi, probabilmente se hai oltre 18 anni pensano anche: «ma tu guarda questo, così grande e grosso e vive ancora sulle spalle dei genitori, ma non sa trovarsi un lavoro serio?» E già, perché finché Qui, Quo e Qua sapranno fare tutto e male, per Zio Paperone il nostro non sarà mai un lavoro serio.

    • Stravero, la mentalità – inutile negarlo – spesso è quella.
      Quando poi scoprono che ho un mutuo da pagare pure io e un figlio (ho la “sventura” di dimostrarne effettivamente 18 da 10 anni :D)
      si dividono fra chi pensa che allora è un lavoro vero e chi pensa che sul Web si fa qualcosa di illecito altrimenti non è normale pensare di camparci (uno una volta mi fa “ma quindi te vendi pure cd pirata?” equivocando il termine collaboratori per venditori ambulanti).

      • Il paese dove vivo io è piccolo (Marano, a nord di Napoli). Quando cominciai come webmaster iniziai proprio dalle aziende della mia città. Mi feci conoscere, ma non come speravo: per i maranesi io ero “Mario l’hacker”. Beh, per quanto specificassi che ero un webmaster, le richieste di furti di password di MSN e crack di reti wi-fi erano continue ed esasperanti.

  5. Ottimo lavoro di tutti e due ragazzi. Ho seguito tutte le fasi dell’infausta vicenda e posso solo dire che sono pienamente d’accordo con voi. Oramai c’è una corsa allo sciacallaggio delle competenze e delle professionalità, lo stato di crisi in atto a solo dato via libera ai furbetti del quartiere che adesso si sentono in diritto e dovere di sfruttare e svalutare il lavoro dei professionisti non solo web,ma in generale.
    Un post in un blog di certo non risolve tutte le cose,ma è dovere di tutti dire no a questo genere di sopprusi lavorativi. Ogni professione ha lo stesso diritto delle altre e se smettessimo di fase schiocche divisioni,ma lavorassimo tutti per un fronte comune forse tutto questo sarebbe ridotto ad una nicchia di persone, ben dientificabili e quindi evitabili. Non possiamo di certo debellare il pensiero furbetto,ma lo possiamo identificare e circoscrivere.
    Questo è il mio pensiero

  6. Francesca hai il mio voto!
    No, scherzi a parte: tutti vorremmo i “clienti perfetti” ma, purtroppo, quando si lavora con il digitale (ma non solo, l’incalzare della crisi sta rendendo la vita difficile a chiunque in ogni settore) si ha una grossa difficoltà a far capire a chi è dall’altra parte della scrivania il reale valore del proprio lavoro.
    Spesso è frustrante, vorresti prendere un’ascia ed usarla, ma alla fine con calma e sangue freddo bisogna rimettere in saccoccia l’orgoglio e cercare solo di far parlare il buonsenso. I problemi sono fondamentalmente due, secondo me:

    – per chi è alle prime armi che si vede offerta una prestazione gratuita dietro alla maschera del “l’opportunità imperdibile di visibilità ed esperienza”

    – per chi è un veterano e si sente dire “tanto a te cosa costa”

    in entrambe i casi: che nervi!

    • Per chi è alle prime armi: a volte le occasioni possono essere realmente ghiotte. Ma devi essere in gamba, devi aprire gli occhi e leggere con attenzione “tutte le note al margine”. La fregatura è sempre in agguato.

      Per chi è un veterano… mi costa, mi costa!

  7. Complimenti a Francesca per aver colto nel segno (come sempre)!

    Ho pensato più e più volte al problema.. adesso mi voglio organizzare per modificare la struttura dell’ufficio in modo da farlo somigliare ad un supermercato.

    Sugli scaffali metterò i servizi che offro confezionati come prodotti in scatola, gli ingredienti e le modalità d’uso.. e ovviamente il prezzo (orario o una tantum) in bella mostra!

    Il cliente sceglierà il prodotto che gli serve, faremo due chiacchiere introduttive poi la domanda: sei sicuro che ti interessa il prodotto? Perfetto allora acquistalo: adesso e in contanti (oppure firma il contratto e dammi una caparra). A quel punto si continua a conversare amabilmente.

    In questo modo penso che eviteremmo un sacco di perdite di tempo e finalmente guadagneremmo moneta sonante immediata. Che ne dite??

    • Ciao Cinzia,
      il problema, nel mio caso, è che i servizi che offrono non possono sempre avere dei prezzi chiari sin dall’inizio.
      Mi risulta quasi impossibile infatti stilare un listino prezzi.
      Per quanto riguarda i pagamenti anche io ormai chiedo un anticipo sul lavoro che dimostra da parte del cliente serietà e possibilità di pagare.
      Nel caso in cui non sia disposto a pagarlo diffido… potrebbe voler dire che non lo farà mai o lo farà in ritardo, di sicuro non si fida e quindi perchè dovrei farlo io?
      Grazie per i suggerimenti, Riccardo tu cosa ne pensi?

      • Ciao Francesca. Complimenti per l’articolo.
        Il problema dell’impossibilità di stilare un listino prezzi lo avevo anche io. Alla fine ho dovuto “granularizzare” le proposte in modo maniacale, giungendo a prezzi che, con qualche punto percentuale di tolleranza, sembrano rispecchiare il tempo impiegato. Questo è l’unico consiglio che posso darti: fraziona al massimo i tuoi servizi e proponili sottoforma di “pacchetti”, naturalmente soggetti a variazioni. Almeno così dai al cliente (di norma barbaro e pretenzioso) un minimo di riferimento. So che questa pratica può sembrare troppo da “supermercato”, ma in qualche modo bisogna pure farsi largo tra questa marea di “clienti ignoranti”.

  8. Un post geniale.

    La selezione del cliente è tutto.
    Perché è meglio un cliente in meno che uno che ti fa perdere tempo (e l’ho imparato a mie spese, facendo in un anno 38 preventivi/piani di lavoro diversi per lo stesso progetto).

    Chiedere un anticipo è buona norma.
    Io metto mano al progetto solo quando ho il bonifico accreditato sul conto.
    L’elasticità nei pagamenti la concedo solo ai clienti “storici”, in fondo la fiducia va conquistata da entrambe le parti.

    • Onorata dal commento “un post geniale”: grazie!
      L’esperienza insegna e concordo che la fiducia debba essere bilaterale…
      Primo consiglio portato a casa: selezione dei clienti!
      Secondo consiglio: farsi pagare sempre un anticipo!
      Next step? 🙂

          • Infatti la cosa complicata è “selezionare”, non farsi pagare l’anticipo. 🙂

            Per selezionare i clienti ci vuole esperienza (e una buona dose di fortuna) e comunque gli errori e i clienti “sbagliati” aiutano a crescere (da tutti ipunti di vista).

            Io collaboro con un team piuttosto ampio e ho notato che quelli che si lamentano di più sono i web designer e i grafici… che in effetti sono i professionisti (considerati) più “creativi”.

    • Ciao Marco,
      un professionista se vuole davvero fare business deve imparare ad usarla.
      Un po’ come nell’educazione dei figli: un no serve ad educarlo a fare meglio 😉
      Grazie per il tuo commento!

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