Il mondo gira su punti estremi, non riesce ad apprezzare le sfumature. Anche i professionisti del web sono così: sempre arrampicati su posizioni che non capisco. Nella maggior parte dei casi c’è un uso osceno del concetto di personal branding, un continuo lodare la propria persona.

gavetta

Mi ricorda la propaganda fascista. Il duce sceglie con cura le foto da pubblicare, non vuole apparire vicino alle suore perché portano sfiga, controlla le veline per essere sicuro che le notizie siano in linea con la versione del partito. Lascia la luce accesa per dimostrare che lavora anche di notte.

Apparire vuol dire essere?

C’è chi ha preso alla lettere il concetto dell’apparire. Un’idea amplificata da quel gran film che è American Beauty: “Per fare in modo di avere successo è basilare proiettare un’immagine di successo, in qualsiasi momento”. Le persone vincenti – o che si presentano come tali – hanno maggior possibilità di riuscire nei propri progetti. Il motivo è chiaro: siamo deboli e influenzabili.

È giusto millantare competenze e riconoscimenti? È giusto apparire come il duce che doma un cavallo al giorno e una donna a notte? No, guai a cadere in questa trappola. Ma credo che sia sbagliata anche la soluzione opposta, ovvero proporsi in punta di piedi. Pensando che sia il mondo a dover bussare alla tua porta, o che gli esami non finiscano mai quindi sei destinato a una gavetta continua.

Vero, siamo la generazione della gavetta eterna: o troppo giovani o troppo vecchi. Però spesso dipende dalla nostra attitudine, dal nostro essere incapaci e dal pensare sempre che sia il mondo a doverci venire incontro. Non è così, devi piazzare i piedi a terra e importi.

Da leggere: perché ho scelto di diventare freelance

Il buon dilettante

A volte ascolto relatori o leggo articoli che esordiscono con concetti che gelano il sangue nelle vene: “Io non sono un professionista o un esperto, sono solo uno che lavora nel settore” oppure “Sto ancora imparando, faccio quello che posso”. Cioè, che fiducia dovrei avere in te?

lavoroDa un lato dobbiamo combattere con gente che nel curriculum sostiene di aver curato il live tweeting dello sbarco sulla Luna. Dall’altro, invece, cerchiamo spirito e convinzione con la bacchetta del rabdomante.

Lo so, gli esami non finiscono mai e c’è sempre da imparare: chi lavora nel web marketing deve prendere coscienza di questo.

Ma deve anche capire qual è il momento giusto per presentarsi come una persona che sa. Come un professionista del suo settore che rifiuta lavori quando vengono pagati in visibilità, o quando il cliente ti stringe la mano e ti dice: “Facciamo come dico io, tanto devi solo scrivere qualche frase su una pagina”. Qual è il segreto di Pulcinella? Per presentarti come un professionista devi essere competente, devi avere ben chiari i passi da muovere per risolvere il problema. E devi ammettere la tua ignoranza. Sì, il professionista mette dei limiti alle proprie competenze.

Ruoli e responsabilità

Tu credi che il dentista conosca tutte le aree del suo campo, in realtà ci sono delle specializzazioni. C’è chi si occupa della chirurgia, chi dell’ortodonzia e chi della parodontite. Poi magari tutti sanno curare una carie o fare una pulizia dei denti, ma ognuno ha un ramo nel quale può esprimere al massimo le sue potenzialità. Lo stesso vale per un professionista del web.

Cosa faccio io? Scrivo e progetto piani editoriali. Stop, non muovo altro. Niente Facebook Advertising, niente siti web, niente email marketing. Sono competente, conosco quello che mi serve per inglobare una strategia di blogging nella visione generale, ma non vendo altri servizi

Se ho bisogno di posizionare un portale chiamo un SEO, se devo creare un sito web contatto un webmaster. Chi lavora con me lo sa, così posso presentarmi come un professionista nel mio settore. Nella mia nicchia non voglio interferenze. Ascolto tutti e seguo consigli, non sono un muro di cemento, ma se mi paghi per avere la mia consulenza io non sono “quello che ci prova”.

Per approfondire: i libri di My Social Web

Sei un dilettante o un professionista?

Non do garanzie e non azzardo previsioni. Se c’è qualcosa che non conosco non mi esprimo, ammetto la mia ignoranza. Questa è la prima regola per evitare figuracce. Ma non indietreggio. Devi puntare al buon equilibrio, al giusto compromesso: non sei l’unico detentore del sapere (rido di fronte a chi usa i social per creare continue divisioni) ma prenditi cura di te stesso, della tua professionalità.

Da’ il giusto valore a quello che sei e venditi nel miglior modo possibile, valutando in modo oggettivo quello che sei e quello che puoi fare per il tuo cliente. Questo è il mio punto di vista, la mia esperienza personale: aspetto la tua opinione nei commenti. E clicca sul banner per scaricare l’ebook.

14 COMMENTI

  1. Articolo molto centrato in cui mi ritrovo.
    E’ sottile il limite tra la giusta ammissione di aver da imparare ancora molto e il permettere agli altri di sottovalutarti come professionista. A mio avviso, oltre a non sbagliare la propria presentazione, è essenziale trasmettere da subito chiarezza: io posso fare questo, io faccio questo. E’ inutile che tu cliente mi chieda anche quest’altro. Però in quello per cui mi sto presentando e nella strategia che ti propongo sono competente e ti devi fidare. Utile può essere anche portare esempi concreti del proprio lavoro: io alle volte mi aiuto così!
    Si tratta comunque, almeno per me, di un lavoro di affinamento delle proprie competenze, dove prima devi essere chiaro con te stesso e organizzato al massimo: scegliere il modo più giusto per promuoverti e scegliere i clienti con i quali vuoi lavorare. Non è semplice e ci vuole molta pazienza, ma alla fine i risultati arrivano se c’è dietro un metodo e una strategia ben precisa sul dove si vuole arrivare.

    • La verità è che dobbiamo diventare dei formatori per i nostri clienti migliori. Dobbiamo far prima capire il valore delle nostre azioni, e poi dobbiamo metterle in pratica. Ma lo ripeto, solo per i clienti migliori.

  2. Hai ragione..troppo Personal Branding, troppo parlare di se e pochi fatti ultimamente il web si è riempito di troppe chiacchiere.

    Ostentare troppo secondo me non paga (come quelli che stanno 14 ore in ufficio e vanno via sempre dopo il capo per far vedere che lavorano…e poi magari giocano su Facebook).

    Mi è piaciuto molto quando scrivi “Cosa faccio io? Scrivo e progetto piani editoriali. Stop, non muovo altro. Niente Facebook Advertising, niente siti web, niente email marketing. Sono competente, conosco quello che mi serve per inglobare una strategia di blogging nella visione generale, ma non vendo altri servizi”.

    Questo è uno dei problemi che si trovano sul web: i tuttologi !! Tutti sanno fare tutto, ma in realtà non sanno fare niente… e poi vengono fuori i casini !!

    Non bisogna ostentare ma neanche essere timidi, quando si hanno le competenze bisogna fare, buttarsi nella mischia e farsi valere con la pratica (e non con le chiacchiere) !!

    • Questo per me è un punto fondamentale: focalizzati. Dai il massimo nella tua professione. Io non posso fidarmi di una persona che fa tutto, a meno che intorno non ci sia un team di professionisti. A questo punto ci sta. Ma per me la professionalità è anche questo. Per me, eh… mi posso anche sbagliare.

  3. Professionista è chi riesce a pagare le bollette con il proprio lavoro.

    Tutto il resto si limita a poco più di un hobby se ogni tanto si prende il clientino e si fanno ennemila post.

    Sarò cattivo, sarò brutale ma imho è così.

    my two cents (e uno e mezzo appartiene allo Ztato. #machenesanno che tocca darsi completamente via :D)

    • Però secondo te il professionista non è anche una persona che rispetta un’etica del lavoro? Ad esempio nei confronti dei colleghi o dei clienti?

  4. Il passaggio dolente secondo me è quello che va da “fare anche quello” a “fare solo quello”.
    Mi spiego.
    Io posso presentarmi, ad esempio, come un professionista che sa metterti online un sito web aziendale, blog, e-commerce, ecc. Ma non è il mio lavoro principale perché, attualmente, non posso mantenermi così. Come mi presento ai clienti? Come quello che lo sa fare ma lo fa nel tempo libero? Allora agli occhi di molti non sono un professionista, non ho esperienza e quindi non sono la migliore scelta sul mercato.
    Collegamento, anche se indiretto, sta anche nell’aspetto legale-fiscale: non ho una partita iva? Allora vuol dire che non lo faccio per lavoro, quindi non sono un professionista.
    A volte si valutano le abilità di una persona anche da questi aspetti e si boccia senza averne verificato le effettive abilità.

    • La partita IVA però è un fattore da non sottovalutare: posso essere bravo e non avere ancora la partita IVA perché ho iniziato da poco o perché ho lasciato il posto fisso ieri, ma se dico che ho un’esperienza decennale e lavoro ancora con la ritenuta d’acconto… forse c’è un problema.

  5. oh sì, sono d’accordo. i social sono pieni di gente dedita all'”autoeroismo” 🙂
    secondo me la soluzione è quella, nota ma in troppi casi non applicata, dell’utilità. se pubblichi contenuti che trovo utili, allora quando vedo un tuo post nel quale promuovi te stesso, mi sembra una giusta conferma di quello che ho capito seguendoti. se invece, mettiamo, la tua pagina Facebook è solo una sbrodolata di te che stringi la mano al cliente più o meno noto, degli eventi che hai organizzato (o nei quali ti sei imbucato…) o roba simile, allora sei solo un egomostro, e mi viene anche il dubbio che tutto ‘sto sfoggio di “competenze” e “successi” nasconda un fondamentale vuoto…e non mi fido.

    • C’è anche la terza possibilità: sei un egomostro ma sei anche bravo. Secondo te è possibile questa soluzione?

  6. Articolo interessantissimo, su una tematica su cui mi capita spesso di riflettere da quando ho iniziato a muovermi in questo settore. Ti dicono che bisogna “sapersi vendere”… ma dove finisce il “sapersi vendere” e inizia l’ostentazione di un sapere che non si ha (o che si ha in minima parte)?
    La questione si fa più complessa per coloro i quali ritengono che l’umiltà sia un valore, che sono anche quelli che di solito tendono a minimizzare le loro capacità e competenze, per poi accorgersi che là fuori ci sono persone che si auto-definiscono esperte e fanno soldi improvvisando o facendo credere di saper ottenere chissà quali risultati.
    L’atteggiamento giusto quindi non è facile da assimilare: occorre, come dici tu, valorizzare ciò che si sa e che si ha imparato, senza però dimenticarsi mai l’importanza di saper riconoscere la propria ignoranza… Perché da qualunque conversazione, progetto, incontro, situazione si può imparare qualcosa di nuovo!

    • Dove finisce il sapersi vendere e dove inizia l’ostentazione? Sarò netto su questo punto: il buon gusto. Lo so, non è un parametro oggettivo, e non lo può essere perché riguarda la sensibilità dell’individuo di essere chiaro, netto, onesto con il mondo che ti circonda.

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