Quando il dipendente (felice) diventa il tuo primo fan

Vuoi creare un'azienda fatta di dipendenti felici e soddisfatti? Prova a dare uno sguardo a queste riflessioni: a volte la soluzione si trova dietro l'angolo. E puoi ottenere vantaggi rapidi.

Questo è un articolo con due target. Da un lato mi rivolgo a chi gestisce un’azienda con dipendenti e collaboratori. Dall’altro parlo alle persone che danno vita a questa realtà, al dipendente felice che che lavora ogni giorno in ufficio o a casa per permettere all’azienda stessa di raggiungere i suoi obiettivi.

dipendente felice
Ricominciamo a trovare la felicità in ufficio?

Quindi, superiori e dipendenti. Al centro c’è il mondo dei social media. Oggi è difficile incrociare realtà prive di qualsiasi contatto con questi strumenti. Anche l’ufficio del commercialista ha aperto una Facebook Fan Page (anzi, possiede un profilo).

Anche il mio barbiere a Napoli ha dei canali social. Lui ignora il mio lavoro e l’altro giorno, mentre mi faceva la barba, mi ha confidato con sorriso complice:

“Ho trovato quest’applicazione per aumentare i fan in automatico. Fratello, è potentissima. Mi arrivano decine di persone al giorno e non devo pagare. E chi li mette i soldi per fare queste cose sui social”.

Tutti cercano vantaggi con i social

I risultati sono relativi, ma le aziende stanno raggiungendo una buona consapevolezza. Il fan e il follower non sono entità da acquistare al miglior prezzo, rappresentano delle persone in carne e ossa da conquistare con un vantaggio. Le persone devono essere attratte dal tuo mondo, da quello che pubblichi.

In questo equilibrio ci sono anche i dipendenti. Le persone che gestiscono i social per l’azienda, ma anche quelli che lavorano in altri settori professionali.

La contabilità, l’amministrazione, la produzione, i tecnici, le relazioni: l’organico dipende dal tipo di attività, ma queste persone sono fan della pagina Facebook?

E leggono gli aggiornamenti del blog? Li condividono? Spesso questa discussione diventa centrale tra gli addetti ai lavori: l’azienda può forzare i dipendenti verso questa direzione? E chi lavora in questa realtà deve accettare gli inviti?

Per approfondire: come creare un piano editoriale

La compresenza e il dipendente felice

Parto da un concetto semplice e scontato, ma troppe volte dimenticato: la libertà di scelta è un principio decisivo nel mondo del social media marketing. Ogni forzatura, ogni tentativo di scardinare la libera scelta dell’individuo, diventa un rigetto.

Un po’ come accade nella logica inbound marketing: non spingi la pubblicità verso il cliente anonimo, ma fai in modo che sia lui a raggiungere le tue pagine. Quando un’azienda investe nei social fa una scelta (non sempre consapevole).

Lavora sulla compresenza, sul coinvolgimento del pubblico nella creazione di un valore condiviso. Un valore difficile da riprodurre. Il contenuto non si crea solo grazie a chi amministra il canale, o chi gestisce il piano editoriale del progetto.

I social network aziendali sono figli del web 2.0, una realtà che si basa sull’interazione professionale. L’azienda vuole partecipazione attiva dei dipendenti.

Deve puntare alla compresenza, e in particolar modo al coinvolgimento delle persone nel processo creativo e produttivo dei contenuti. Questo non significa che tutti i dipendenti devono scrivere sul blog o gestire la pagina Facebook.

Cosa succede nelle piccole aziende?

Nelle piccole realtà ci sarebbe la possibilità, ad esempio con un blog aziendale, di far scrivere a tutti i dipendenti un post per mettere in risalto le proprie competenze.

Dipendente
L’immagine di un dipendente felice.

Ma puoi andare oltre e puntare sullo storytelling dell’azienda attraverso i social: racconta ciò che avviene negli uffici, mostra il volto e l’impegno delle persone, fa’ in modo che i dipendenti siano fieri del lavoro svolto su questi canali.

I danni della partecipazione passiva

Non esiste vantaggio nell’avere un fan o un follower se non si trasforma in un utente attivo. Puoi costringere tutti i dipendenti a cliccare su quel pulsante, ma non avrai vantaggio reale se non c’è partecipazione. Se non c’è, appunto, compresenza.

Gli individui hanno bisogno di sentire che nella comunicazione sui social c’è il loro impegno. Costringere a presidiare il circuito dei social network è un passo inutile se non c’è reale piacere nell’esserci. Solo così puoi avere un dipendente felice.

E nel creare valore insieme. Coinvolgi, delega ruoli – anche minimi – e ascolta le storie delle persone che vivono ogni giorno l’azienda. Questo è il modo migliore, secondo me, per coinvolgere i dipendenti e conquistare dei veri fan. Sei d’accordo?

8 COMMENTI

  1. Assolutamente d’accordo – l’Employee Advocacy deve partire da un impulso spontaneo: al giorno d’oggi, con utenti sempre più “astuti”, si rischia di essere “beccati” subito 😛

    • Le persone si fidano dei propri pari, e solo un’azienda capace di coinvolgere i propri dipendenti può avere qualche possibilità in più sul social web. Questa è la mia idea, ovvio.

  2. Ciao Riccardo,
    non so come siano le realtà aziendali nelle zone in cui tu operi (ma credo che per certe cose tutto il mondo è paese). Personalmente devo rilevare la grande difficoltà di far comprendere ai dipendenti l’importanza di partecipare, di rendersi attivi. Uno dei più grandi ostacoli che ho nella formazione ai dipendenti (non so se sia così anche per te) è farli uscire dalla mentalità io ho diritto e lavoro dalle 8 alle 17. Qui in Veneto la cosa è molto radicata, e credo che il grande problema che esista non è tanto far comprendere l’importanza dei social nel business aziendale, ma il cambiamento di mentalità…

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