Vuoi sapere cosa odio? L’indecisione. Il continuo cambiare idea. Ecco perché detesto lo shopping: tutto basato su un continuo provare e riprovare. Chi mi conosce lo sa: vedo una cosa e me la compro. Senza il passaggio del camerino. Questo porta a conseguenze disastrose per il mio look.

E se poi te ne penti?

Ma non riuscirei a fare diversamente perché odio l’indecisione. Detesto il dover riflettere ancora sui passi da compiere. Questo accade nella vita di tutti i giorni, anche nel mio lavoro. Ti faccio un esempio concreto: la scelta di una headline e del relativo argomento. Funziona? Non funziona?

Lavoro in questa direzione? E se poi nessuno lo legge? Prova. Vai. Puoi sbagliare l’articolo e ritrovarti con un pugno di visite in mano. Credi che sia successo solo a te? Capita a tutti. Questo esempio lo posso estendere a qualsiasi concetto, anche alla vera e propria entrata in scena come blogger.

Quante volte ho affrontato questo tema, quante volte ho convinto persone ad aprire un blog…

Indole pacifica

Perché la storia è sempre la stessa: e se poi me ne pento? Forse non sono all’altezza, nessuno leggerà i miei articoli, sbaglierò e mi vestiranno di ridicolo. Sai quante persone ragionano in questo modo? Un’infinità e forse lo fai anche tu. Questo è un ragionamento sbagliato e dannoso.

L’idea di essere in grado di fare tutto è sbagliata. Ci sono persone che non riescono a guardare oltre le apparenze: “Aprirò un blog e guadagnerò 10.000 euro al mese con le affiliazioni”. Poi dopo 30 giorni chiudono perché hanno scoperto che un blog ha bisogno di articoli.

Certo, questo è un atteggiamento sbagliato. Ma chi mortifica in continuazione la propria azione sta cadendo in errore. E lo sta facendo di proposito, con coscienza. Perché questo leit motiv – e se poi me ne pento – è benzina per il tuo desiderio di serenità, per la tua indole pacifica.

Il lavoro che non arriverà mai

Meglio stare fermi, meglio evitare. Perché esporsi? Prima o poi arriverà una soluzione adatta a me, non rischiosa. Capace di farmi guadagnare tanto senza mettere in discussione le tue certezze. Ecco, quando dalla tua bocca esce la domanda: e se poi me ne pento? Le tue certezze vacillano.

Sai cosa? Questo è un bene. Vuol dire che stai crescendo, che stai andando oltre la zona di comfort. E che ti stai prendendo una responsabilità, stai andando incontro a un rischio. Questo fa la differenza, devi affrontare le tue paure. E lo devi fare ora, valutando con attenzione e prendendo una decisione.

Non sto dicendo di lanciarti in qualsiasi avventura senza pensare. Devi ponderare tutto. Se, ad esempio, vuoi licenziarti per aprire una partita IVA e diventare freelance io ti fermo. Ti invito alla riflessione e ti consiglio di pensarci mille volte. Ma anche di prendere una decisione definitiva.

Da leggere: 8 GIF per descrivere il lavoro freelance

E se fai un passo falso?

Va bene lo stesso. Capita. Non puoi sbagliare su tutto e non puoi prendere un errore alla leggera, questo è ovvio. Però è nell’ordine delle cose sbagliare. I migliori hanno fallito e hanno preso delle fregature immense all’inizio della propria carriera, basta dare uno sguardo a questo grafico per capirlo.

successo

Tutti hanno sbagliato, e va bene così. Quello che conta è farlo in modo intelligente. Ovvero ammettendo l’errore (chi cerca scuse per evitare le conseguenze sfiora il ridicolo) e migliorando il proprio lavoro. Spesso questo meccanismo, così semplice e immediato, diventa contorto e macchinoso a causa della tradizione scolastica italiana. O almeno per me è così.

Abbiamo paura di sbagliare. Abbiamo paura del voto negativo, del rimprovero, delle conseguenze. Ecco, oggi prova a non aver timore di tutto questo. Analizza con calma pro e contro di una situazione, e prendi una decisione. Chiara. Netta. Decisa. Senza incertezze.

Ti sei pentito?

Meglio vivere di pentimenti che di rimorsi dice qualcuno nei miei contatti Facebook. Forse è vero, o forse dobbiamo imparare a valutare con attenzione la realtà che ci circonda. Io non sono un temerario ma cinque anni fa ho preso una decisione e ho aperto la partita IVA. Con tutti i pro e i contro.

Prendere una decisione non è facile, ti espone al rischio. Non prenderla però ti costringe alla mediocrità. Tu cosa preferisci? Meglio la pillola rossa del rischio e del tentativo o la pillola blu dell’immobilismo e della tranquillità? Cosa hai scelto per la tua vita? Ti aspetto nei commenti.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

15 COMMENTI

    • Ciao Giovanni, figurati. Sempre un piacere. Tu che fai? Ti penti delle scelte fatte in ambito professionale?

  1. Complimenti Riccardo, gran bell’articolo. Ammiro molto il tuo blog e riesci ad essere sempre convincente. Davvero!
    Colgo l’occasione per confermare quanto hai scritto perché, effettivamente, troppo spesso mi è capitato di soffermarmi troppo su certe decisioni per il timore di fare un passo falso. Poi ho imparato che in qualsiasi momento, anche per le cose più banali, si può sbagliare. Quindi tanto vale agire con coscienza e decisione perché è molto meglio essere sicuri delle proprie scelte nell’atto in cui bisogna compiere un’azione, qualsiasi essa sia.

    Ancora complimenti per il tuo grande impegno e grazie per i tuoi consigli.

    • I passi falsi ci sono sempre. Però vale la pena rinunciare? io non sono impulsivo, penso sempre alle scelte da fare. Non voglio rischiare inutilmente. ma è chiaro: qualcosa devi mettere sul tavolo per avere qualche possibilità di cambiare la situazione.

  2. Ciao Riccardo! Lunedì consegnerò il materiale all’Ordine per diventare Pubblicista. Non è stato facile ma dopo 24 mesi sono qui e probabilmente avrò il famoso tesserino. Lo volevo e ho rischiato. Valinapostiit è stata una scommessa, a volte lo è ancora. Ma le cose più belle si realizzano rischiando e compiendo innumerevoli sbagli lungo il percorso. Io non mollo. Sbaglio e mi rialzo. Grazie per questo post, dona carica!

    • Il rischio fa parte del nostro DNA. Devi essere portato, non puoi cambiare le carte in tavola. O meglio, puoi migliorare o peggiorare ma deve esserci uno spirito dentro che ti porta a rischiare tutto. O niente. Io sono una via di mezzo, non riesco a essere spregiudicato nelle azioni. Forse sbaglio, ma per me è così.

  3. Io sono convinto che ognuno di noi professionalmente siamo la somma dei nostri successi ed errori, quindi anche le scelte sbagliate non è detto che siano un male.

    Per tornare alla tua domanda: per adesso no, non mi sono mai pentito.

    • Il punto è che le scelte sbagliate a volte non sono senza conseguenze. Ciò che non ti uccide ti rinforza, ma è sempre così? A volte gli errori ti indeboliscono ed è difficile rialzarsi.

  4. Come la maggior parte delle cose della vita; sta a noi decidere se attribuire loro un significato negativo o positivo. Non è semplice attribuire all’Errore, che di per sé è neutrale, una connotazione positiva, però è possibilissimo.
    Quando ci si convince che gli errori sono l’humus del processo di apprendimento o, meglio, come scriveva Rodari, il motore propulsore dell’innovazione, si rifiorisce.

    • Ma il compito è della scuola? Dei genitori? il punto è questo: viviamo in un mondo che stigmatizza l’errore, lo perseguita. Se sbagli vieni punito, questa è la regola. E tu cresci con questa logica, con questa cornice. Non sei libero di sbagliare, io (ho 35 anni) prendevo delle sberle a scuola che non becco neanche a Muay Thai oggi. In giro c’è tanto buonismo, i ragazzi possono dire e fare tutto senza freni, ma in passato hanno rovinato intere generazioni. Siamo mediocri perché ci hanno insegnato a essere così: mediocri e inutilmente pignoli.

      • A mio parere il compito dovrebbe spettare alla scuola, non tutti possono contare su famiglie istruite, dedite alla lettura.
        E’ vero, ci hanno instillato l’ansia da prestazione e inquadrato manco fossimo soldati da mandare al fronte, ignorando le nostre attitudini. E i risultati si vedono.

  5. Sono arrivata alla conclusione che tra “il fare” e il “non fare” è sempre meglio la prima scelta. Probabilmente questo pensiero è il risultato di una serie di pentimenti che mi hanno portato ad essere più decisa, passando da periodi di forte introversione (no a tutto!), a periodi di grande impulsività (sì a tutto!), fino ad arrivare “FORSE” ad un punto di equilibrio ??.

    In attesa che il metodo Montessoriano sia applicato nelle scuole italiane, ti faccio i miei complimenti per l’articolo.
    Erika

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here