La domanda mi ha sempre incuriosito: posso essere me stesso su Facebook? Posso trasferire la complessità del mio pensiero, delle mie emozioni, del mio stato d’animo sulla bacheca più famosa del web? Uso questo social network anche per fare personal branding: diventa un problema?

La mia risposta è semplice e diretta: neanche per idea. Sui social network non puoi essere te stesso, non c’è nulla di più lontano dall’essere la persona che gli altri conoscono quando sei al mare, in ufficio, in palestra, al bar con gli amici. Questo per diversi motivi che voglio affrontare con te.

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Ansia da social per Banksy.

Ma prima di iniziare voglio sottolineare un punto. Non è una questione di ipocrisia. Non sto suggerendo al mondo intero di mentire sui social network. E non sto consigliando neanche di costruire una doppia identità, una vita fatta di apparenza digitale e miseria analogica.

Voglio solo sottolineare un punto fondamentale: non posso portare la mia essenza per intero sui social. Non posso liofilizzarla e trasformarla in status. Il rischio di incomprensione è elevato.

Tre tipi di contatti

Sono un webwriter freelance ma la mia formazione è a cavallo tra la sociologia e l’antropologia. Quindi, anche se ho abbandonato tutti i criteri della ricerca qualitativa, rimango un buon osservatore della realtà. Osservo con metodo, ecco. E ho capito che esistono tre contatti idealtipici su Facebook:

  1. Quelli che usano Facebook come un diario segreto.
  2. Quelli che mandano messaggi indiretti a qualcuno.
  3. Quelli che frenano la tastiera e filtrano i pensieri.

I primi lasciano sfoghi personali sulla bacheca, raccontano disavventure e delusioni, successi e insuccessi, storie d’amore e di delusione. Facebook diventa un confessionale, un luogo in cui parlare della propria vita. Senza filtri. O comunque con un livello di attendibilità elevato.

Quella persona sta parlando con te, e lo sta facendo con sincerità. Si vede. O almeno così sembra.

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Facebook secondo Pawel Kuczyński

Poi ci sono quelli che lanciano le frecciate su Facebook, quelli che lo usano per criticare qualcosa o qualcuno. Magari lo fanno senza un obiettivo preciso, lo fanno solo per difendere la propria professione o per rispondere a un torto subito. Nei casi estremi lo fanno perché hanno perso il lavoro, perché invidiano la posizione dei propri simili, perché vivono uno status sociale disagiato.

Ecco, in questi casi Facebook ha una funzione catartica: purifica dai miasmi interiori, libera lo spirito dalle negatività accumulate nel tempo. Il post di Facebook contro gli immigrati diventa la pietra lanciata allo stadio. E lo fa con quella che è una delle droghe del nostro tempo: l’apprezzamento digitale.

Per approfondire: come fare personal branding con il blog.

Mi piace, pollice in alto

Perché Facebook non introduce un pollice in basso? Nel rating dei post sui blog esiste, fa parte della vita quotidiana esprimere un disaccordo pubblico. Su Facebook puoi nascondere un post, lo puoi segnalare, lo puoi defenestrare dalla realtà digitale. Ma non puoi esprimere pubblico disappunto.

Racconti il tuo mondo a Facebook con la speranza di incontrare persone simili che ti diano comprensione, umanità, apprezzamento. In fin dei conti vuoi (mi rivolgo a un lettore generale) solo essere accettato. Vuoi farti conoscere nel modo migliore, come una vera rock star del web.

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Ecco, in fin dei conti non riuscirai mai a esprimere un unico te stesso perché è difficile farlo anche nella realtà. Ogni giorno vesti una maschera diversa in base alla situazione: è il gioco dei ruoli, una teoria sociologica che sottolinea la capacità dell’essere umano di mostrare un volto diverso in ogni situazione.

Sei figlio, sei dipendente, sei cliente, sei allenatore, sei amico, sei compagno. In ogni situazione vesti un ruolo diverso. Quindi una maschera diversa. E provi a riassumere tutto questo su uno strumento pervasivo come Facebook, che fa leva su uno dei fattori più influenti per la tua psiche: la costruzione della persona agli occhi del pubblico. Sei tu che scegli cosa mettere in pubblica piazza. E anche quelli che sbandierano menefreghismo – io me ne frego dell’opinione pubblica, sono quello che sono – non fanno altro che costruire un’immagine. Un po’ come i ragazzini che giocano a fare i punkabbestia a San Lorenzo o a Piazza San Domenico.

Poi c’è l’ultima categoria di utenti

Quelli che filtrano. E che decidono a priori cosa far vedere e cosa no. Quelli che consapevolmente costruiscono un’identità per motivi professionali. Io appartengo a quest’ultima categoria. Uso Facebook per mostrare il mio lavoro e una parte della mia vita. Un’altra parte, quella privata e personale, la lascio solo a chi mi conosce di persona. D’altro canto ci deve essere un vantaggio in questo, non credi?

Per approfondire: foto profilo Facebook, l’immagine fa il monaco.

La tua opinione

Facebook è uno strumento complesso, impossibile racchiudere in un unico pensiero la sua influenza sull’essere umano. Ecco perché, dopo aver messo in piazza il mio pensiero, chiedo il tuo supporto: secondo te è possibile essere se stessi su Facebook? Tu ci riesci? E i tuoi contatti?

Lascia la tua opinione nei commenti, affrontiamo insieme questo argomento.

13 COMMENTI

  1. La mia risposta l’ho scritta nel post che ho pubblicato ieri sul mio blog: se fossimo noi stessi facebook chiuderebbe in una settimana

    • Quindi secondo te puoi essere te stessa sui social? Ma quale te stessa? La Monia che va a fare la spesa, quella che va in palestra, quella che si interfaccia con un cliente o che va a bere la birra con gli amici?

  2. Innanzitutto …..complimenti per l’articolo, ma soprattutto per l’argomento trattato!
    Diciamo che potrebbe essere un tema universale dei giorni d’oggi considerato l’influenza dei social nella nostra vita, ma tornando alla domanda fatta a fine articolo se è possibile essere se stessi su facebook mi viene da dire ….tutto è possibile ma anche qui ne va del carattere personale! Ammetto io sono una che filtra ma non solo per motivi di lavoro ma in generale….forse cerco sempre di dare l’aspetto migliore di me e pondero ogni azione che faccio sui social ….sono gelosa delle mie emozioni e quindi le faccio trasparire con il contagocce, ma allo stesso tempo ammiro chi è capace di usare facebook come un confessionale riuscendo ad esternare e mostrando ogni sfaccettatura umorale della giornata, quest’ultimo idealtipo lo assocerei anche all’altro profilo descritto ovvero colui che ama giocare a freccette utilizzando i social per colpire nel personale o nell’attualità , in quanto, è sempre un modo di mostrare cosa senza aver paura dei giudizi che si scatenano. Quindi per dare una risposta secca alla domanda secondo me sì, si può essere se stessi su facebook, in quanto ognuno decide di essere o filtrato o contestatore o narratore minuto per minuto dei suoi stati d’animo…..alla fine si recita il ruolo che si è deciso di interpretare….la novità per me è vedere chi decide di colpo di cambiare parte e si trasforma…. e in quel caso la curiosità …..diventa femmina! 😉
    Grazie per gli articoli sempre interessanti e complimenti per il libro, l’ho letto con molto interesse.

    • Ti ringrazio per aver letto il mio libro.

      Sai cosa? Mi spaventa pensare che in fin dei conti c’è sempre un lato di me che lascio fuori. Come nella vita reale in fin dei conti. ma qui ci sono dei ruoli e delle situazioni ben precise: quando lavoro ho il mio ruolo, quando esco la sera ho un altro ruolo. E un’altra maschera. Ma quando lascio un messaggio su Facebook? Con chi sto parlando?

      Qual è il mio ruolo?

      • Credo che su Facebook parliamo con chi ha deciso di seguire il nostro film e quindi quel ruolo di attore che stiamo recitando per poi, sicuramente, giudicarci e decidere così se continuare a seguirci oppure no….ecco perchè per me in tutte le cose la parola d’ordine è coerenza e lo strabilio è il momento che decidiamo di non esserlo più, forse perchè ,magari, qualcosa ci ha condotti ad un mutamento non per forza negativo ma si spera sempre in una crescita interiore. Alla fine è bello spaventarsi davanti ai tanti lati e maschere che siamo comunque capaci di portare ormai con tanta disinvoltura! 😉

      • Aggiungo questa citazione che porto sempre con me e che forse è appropriata 🙂
        “Ognuno di noi è una luna: ha un suo lato oscuro che non mostra mai a nessun altro”
        Mark Twain

  3. Uno dei motivi per cui mi sono cancellato è proprio questo: non potevo e non volevo essere me stesso. L’alternativa era creare un profilo privato, aperto solo a persone che mi conoscono realmente e che frequento (4 gatti, alla fine) e uno professionale.
    Se pubblichi quello che ti passa per la testa – come dovrebbe essere nel pieno diritto di ognuno – finisci ben presto a litigare, sicuro.
    PS: grazie per i vari RT 🙂

  4. Ciao, Riccardo. Secondo me essere se stessi su un social, come Facebook, non è possibile, e questo vale per tutte le categorie di contatti che hai così ben fotografato nel post (ognuna per le sue ragioni); pari, pari come non lo si è nella vita tra virgolette reale. Comunque, non completamente. Con questo non voglio dire che siamo dei falsi o degli ipocriti, ci mancherebbe. Solo che la nostra spontaneità non può librarsi come una libellula felice di bambù in bambù. È la società con le sue regole che lo impone: cioè noi. In pratica, paghiamo dazio a causa delle nostre stesse convenzioni o discipline. L’etica, per esempio, è una di queste.

  5. Distillare il 100% di te stesso su un Social Network, per me, è impossibile e Facebook non fa eccezioni. È “una grande vetrina”, è come vogliamo che gli altri ci vedano, è la proiezione che vogliamo dare di noi stessi al mondo. Non trovate? E questo pensate che combaci con chi siete davvero? Non posso crederci!
    A presto Riccardo, bellissimo post, ricco di preziosi spunti di riflessione.

  6. Ciao a tutti, ho letto con attenzione non solo l’articolo di Riccardo ma anche i differenti commenti. La domanda che però io pongo è, nella vita di tutti i giorni siamo noi stessi? In realtà ognuno di noi in base al contesto in cui si trova mostra un suo lato del carattere, manifesta i suoi pensieri, ecc… Questo a mio avviso non significa celare qualcosa o mentire al prossimo… Io credo che si possa essere sé stessi senza alcun problema anche nei social come nella vita di tutti i giorni. Anzi, credo che serva essere se stessi, proprio perché l’omologazione, il qualunquismo che albergano di fatto nei social stanno influenzano anche la società reale. Daniele giustamente dice che se sei te stesso, litighi con gli altri. Si è vero c’è questo rischio, ma questo a me capita nella vita di tutti i giorni (sono uno di quelli che se vede una persona che non ha diritto parcheggiare su un posto riservato ai disabili lo fa notare). Io ho delle idee, rispetto gli altri e le loro idee, ma pretendo lo stesso rispetto. Ultimamente ho letto alcuni post dove il mio credo religioso veniva pesantemente offeso. La domanda che mi sono posto è: ignoro? O controbatto consapevole che non servirà a molto visto che sui social è aria fritta? Pensiamo ai commenti razzisti che appaiono in questi giorni legati all’aspetto dei profughi/clandestini. Posso mai accettare o non segnalare queste cose? Io credo che si debba avere il coraggio di essere se stessi.
    Certo questo non significa che ogni secondo pubblico post del tipo, sto andando a mangiare, vado a messa, vado a calcetto, ecc… O ancora domani parto per le vacanze, la casa è vuota per 10 giorni, se volete entrare ladri fatelo perché tanto non c’è nessuno…
    Molti potrebbero obbiettare che essere se stessi possa creare dei problemi nel mondo del lavoro (è vero e ne ho avuti parecchi). Credo però che un libero professionista ad esempio non abbia una filosofia aziendale da cui può dissentire da rappresentare e difendere, ma la sua filosofia aziendale è la sua filosofia di vita.
    Chiudo (e chiedo venia per essere stato prolisso) con questo esempio. Io amo i cani, i miei due cani vengono da canili del sud (io abito al nord), mi prodigo per aiutare i canili e le associazioni di cani. Ho molti clienti che ho acquisito perché a loro volta amano cani… Ho però perso dei clienti proprio perché si è discusso di questo argomento, e non ho trovato davanti a me una persona che era in grado di lavorare con chi la pensa in modo differente da se stesso…
    Ognuno di noi giustamente decide per se ovviamente e ne rispetto le decisioni… io ci provo, forse non ci riuscirò al 100%, ma almeno ci provo…

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