“Ah ma tu sei freelance, puoi fare come ti pare: puoi lavorare anche due ore al giorno o rimanere una settimana con il pigiama”. Certo. Però il giorno dopo devo lavorare 24 ore e bruciare il pigiama.

Quante volte hai ascoltato frasi del genere? Io tante, e ogni volta ho cercato di spiegare – con calma e buon senso – la dura realtà del mondo freelance.

feedom
Avanti, tweetta questa frase.

Non è una situazione spiacevole, anzi. Mi piace la dimensione del freelance. Mi piace poter scegliere le strade in totale autonomia. Mi piace sbagliare e fare centro da solo. Ma la realtà è ben diversa da quella costruita dall’immaginario collettivo.

In altre parole, il freelance non è libero. Anzi. È legato alle idee e ai desideri (a volte anche ai capricci) di 10, 20, 30 superiori. Pardon, di clienti. Il freelance non ha superiori.

Però la dinamica non cambia. Superato il dogma del cliente che ha sempre ragione (perché non ha sempre ragione), bisogna anche saperseli conquistare i clienti. E qui arrivano le rogne.

Mosso da infinita passione, il freelance si lancia senza paura in nuovi progetti e ogni giorno rischia di essere risucchiato nel vortice del lavoro senza fine.

lavoro
La libertà del freelance – Freelance Switch

Sai di cosa sto parlando, vero? Questa vignetta descrive perfettamente questa dimensione. Nessun fine settimana, nessuna pausa, nessun viaggio di piacere, orari di lavoro che farebbero invidia alla buonanima di Stakanov.

Il freelance si ammala di lavoro. Non riesce a liberarsene. Gli impegni lo inseguono in ogni angolo della sua esistenza pubblica e privata. Decidi di ritagliarti un po’ di tempo per fare sport, per uscire con gli amici o con la dolce metà ma non c’è soluzione: il telefono continua a suonare.

Ok, ma forse tutto questo è ripagato da un ritorno economico degno di nota.

Non credo. O almeno non in Italia: questi dati riassumono la situazione dei nostri colleghi americani nel 2012. E sono sicuro che non si avvicinano neanche lontanamente a quelli italiana.

Freelance
Retribuzioni per ora – Fonte Freelance Switch

Quindi? Il freelance in Italia non è ricco e non è libero. Cosa puoi fare per ribaltare la situazione a tuo favore? Te lo dico io: devi iniziare darci un taglio. E a gestire il tempo a tuo favore.

Esatto, hai capito bene. Devi definire dei tempi dedicati al lavoro ed esclusivamente a quello, e dei tempi dedicati solo ad altro. Il freelance non è un impiegato: è un imprenditore.

Ma questo non significa immolare la propria esistenza al lavoro. Devi imparare a gestire il tempo come un vero freelance. E devi limitare le perdite di tempo. Non è facile ma è necessario.

Questo è il mio punto di vista.

Devi lavorare con intelligenza, devi parlare con i clienti e cercare di non disperdere le energie verso attività inutili, senza sbocco. Per approfondire l’argomento dedicato all’aumentare i guadagni come freelance ti lascio questo post e un’ottima infografica.

Freelance

Secondo te, invece? Come gestisci la tua vita da freelance? Riesci a staccare e a dare il tempo necessario alla tua vita? Il freelance, secondo te, è libero? Lascia la tua opinione nei commenti!

20 COMMENTI

  1. Il solito gran post della madonna 🙂

    Guarda Riccardo, a livello di organizzazione/libertà/spreco di tempo anch’io ultimamente mi sto dando una regolata, fosse altro che ho una famiglia a cui badare – oltre il lato meramente economico.

    Che poi è il vulnus vero: a me l’unica cosa che davvero mi turba è dare 6 parti di 10 a un certo famoso, grasso e futile socio occulto (e non sto parlando del Gabibbo).

    L’unica variabile che mi fa pensare “chi me lo fa fare”.

    • Il problema delle tasse, purtroppo, è davvero uno scoglio che non so come affrontare. O meglio: per ora lo affronto con il regime dei minimi… ma fino a che punto?

      Viviamo in un paese che non ci ama, che preferisce – scusami la nota politica ma si intreccia inevitabilmente – aiutare famiglie di nababbi arraffa-denari piuttosto che noi poveri cristi. Ci illudono, ci drogano con notizie fasulle, fanno venire gli imbonitori d’oltreoceano per dirci “non vi preoccupate, investiremo qui”. E poi ci massacrano con una marea di tasse inutili che serviranno a pagare la buona uscita di qualche politico corrotto fino al buco del…

      …del naso.

      La verità è che dobbiamo guardare avanti. Solo avanti. Dobbiamo trovare la forza per non fermarci, per lavorare meglio e bene. Io la mia scelta politica l’ho fatta (non è questo il posto per parlarne ma chi mi segue su Facebook la conosce) e credo che sia lineare con la situazione nazionale. Dobbiamo pensare solo a lavorare con intelligenza. Magari riuscendo a creare delle rendite passive.

      Non lo so… secondo te? Secondo voi?

      • Guarda, pure i minimi alla fine sono una mezza sòla: più ti avvicini al limite più quell’accetta del 27% e rotto di inps è pesante.

        Non mi ricordo a quale evento, sentii dire “fare il freelance in Italia è troppo pesante. Si tratta di una situazione temporanea, le strade di uscita sono due:

        1. Diventi imprenditore (oltre il “di te stesso”)
        2. Diventi dipendente”

        Un po’ condivido questa visione, fosse altro per un discorso meramente di tutela.
        Vero che l’imprenditore rischia di più ma può arrivare dove il freelance da solo non riesce ad arrivare.
        Vero è che il dipendente rischia di meno ma, dannazione, qua un giorno non lavorato è un giorno non guadagnato a meno che non ti instauri delle rendite passive (roba su cui voglio puntare di più che in passato).

        • Caro Benedetto,

          Io credo che sia utile iniziare a massimizzare il discorso clienti (meno lavori piccoli) e delle rendite passive. Quelle sono il futuro secondo me.

          • Anche perché io penso sempre: ma fra 10-15 anni dove staremo?
            Anche nell’eventualità fuori dal mondo che il contesto muti poco (ma siamo nel magma totale ed è giusto è meglio così) non è che siamo tutti Kotler che fino a 93 anni ha la freschezza mentale di un 18enne.
            Fra 10-15 anni arrivano un’altra generazione, più affamata, più disponibile, più fresca.

    • Secondo me, Francesco, dipende anche dalla propensione individuale. Ci sono persone che sono nate per essere imprenditori e riescono a raccogliere risultati migliori semplicemente cambiando una parola nelle email del preventivo.

  2. Amare considerazioni a cui sono d’accordo al 100%, sia con Riccardo che con Benedetto e Francesco che hanno commentato prima di me.

    Anch’io come Benedetto ho allargato la famiglia e per questo il mio tempo, come quello di qualsiasi altro freelance, è prezioso più dell’oro.

    Per questo motivo ho mollato alcuni clienti che mi portavano più o meno un fisso stabile, ma pagato quando volevano loro e al prezzo che volevano loro.
    In pratica alla fine non era altro che un lavoro da dipendente mascherato da freelance, ma conosco tantissimi ragazzi che si accontentato di questa precaria situazione, per andare avanti e non chiudere bottega.

    Preferisco lavorare di meno, organizzarmi meglio la giornata e non dedicare il 100% del lavoro staccando da questo benedetto computer (e questo per me è difficile visto che il lavoro che faccio mi piace 😉 ), e stare più con mio figlio.

    La gratificazione è molto più alta e se lo stato non riesce poi a mangiarmi il 60% e più di quello che guadagno con sudore e fatica, tanto meglio ;).

    Segnalerò questo post e la discussione sul mio progetto dedicato ai web designer freelance, spargendo la voce sui social e alla mia newsletter settimanale. La mia tribù di freelance ha fame di queste informazioni e vuole capire come uscirne fuori e vivere decentemente con il proprio lavoro.

    • Ciao Mirko,

      Scusa per il ritardo della mia risposta. Ti ringrazio per la tua disponibilità a diffondere il mio post: se hai bisogno di altro fammi sapere.

      Per il resto che dire… Proprio oggi ho affrontato un altro tassello fondamentale per il freelance: l’ozio creativo. Ovvero lavoro, studio e divertimento. Sono sicuro che ti piacerà https://www.mysocialweb.it/2013/11/07/ozio-creativo/

      • Ciao Riccardo, grazie per la nuova dritta per freelance. Farò condividere anche quella nei miei social e sulla mia newsletter.

        Ho già sparato online questo post che trovi qui:
        http://sco.lt/96AdGL

        Poi gli articoli che condivido facendo content curation vanno anche a finire nello stream di notizie di MasterNewMedia di Robin Good. Prova a dare un’occhiata alla home page del blog ;).

  3. È molto relativo secondo me: quando lavoravo come programmatore alle 18.01 finiva l’orario di lavoro, potevi lasciare a metà qualsiasi cosa e se ne riparlava non prima delle 9 del giorno dopo, con la possibilità di scollegarsi completamente nei fine settimana (salvo rarissime eccezioni)… oggi invece se sto operando modifiche su un sito si vedranno direttamente online, e lasciare il portale X con errori implica spesso ridurre le proprie possibilità di guadagno, per cui le ore di lavoro sono di fatto aumentate, altro che diminuite o gestite come mi pare…

    Ogni imprenditore/freelance (paragonarlo ad un operaio è forse un po’ azzardato, chiedere ad un qualsiasi cantiere edile per maggiori informazioni) gestisce il suo tempo in funzione di quanto vuole guadagnare, col risultato che solo nel tempo impara, di solito, a gestire il proprio tempo, pena sacrificare la propria vita privata (e parlo per esperienza diretta).

    Il vero problema, per quanto mi riguarda, è che in molti casi è difficile stabilire quali attività/clienti fruttino e quali no, è una continua sfida e non si può essere rinunciatari: certamente sono più contento ora, per dire, di quanto non fossi confinando le mie attività ad un open space 8 ore al giorno. Eppure non mi sentirei MAI di dire che il nostro lavoro sia una pacchia, a meno che non si tratti delle celebri “chiacchiere da bar”…

  4. Io non sono un free lance quindi non sarei titolato a parlare ma, leggo molto volentieri questo blog, e vorrei spendere una banale parola verso questi imprenditori.
    Forse é vero che gli imprenditori potrebbero lavorare solo 2 ore, ma é altrettanto vero che non sempre ha le stesse garanzie economiche previdenziali di un dipendente pubblico o privato che sia.
    All’imprenditore è obbligato ad essere un vulcano di idee, per poter soddisfare e accontentare il potenziale cliente, ( tutto nei limiti del possibile).
    Guai se abbassa la guardia, l’utente fa presto a cambiare pagina, in questo senso, il cliente, lettore, utente, chiamatelo come volete, è maledetto

  5. Proprio ieri parlavo con un amico sui pro e i contro del lavoro dipendente visto che lui si “lamentava” del fatto che non riusciva ad avere i suoi spazi e dell’obbligo di rispettare tassativamente gli orari di lavoro.
    Bene, anche noi freelance dobbiamo rispettare le date di consegna che spesso sono strettissime e non esiste inizio alle 9 e finisco alle 18.00 con certezza.
    Non abbiamo un’entrata sicura ma ci dobbiamo sbattere per portare a casa progetti nuovi e fidelizzare i clienti.
    Io punto tanto sull’organizzazione meticolosa e sono piuttosto esigenze sul rispetto dei timing ma non sempre va tutto liscio.
    Insomma ogni lavoro ha i suoi rischi ma anche i suoi pregi… ma dire che siamo liberi solo perchè siamo freelance no! Forse questa è un’altra storia, quella del mondo incantato…
    ps.: non voglio parlare della tassazione, visto che io non sono mai stata nel regime dei minimi… ah la vecchiaia!!

    • Non abbiamo certezze, è vero.

      Ma abbiamo una cosa che nessuno può toglierci: l’immensa soddisfazione. Quando le cose vanno bene grazie alle tue scelte devi ringraziare solo una persona: quella che hai di fronte la mattina quando ti guardi allo specchio. E questa è una gran cosa, non trovi?

  6. Ciao Riccardo, ti parlo da counselor filosofico e questo significa, che a me interessa “stimolare” in te/voi la riflessione e la visione del problema da vari punti vista. Per questo motivo la mia opinione in questo ben preciso momento è irrilevante. Chi di noi non si è mai posto almeno una volta la domanda sul senso e significato della propria vita e delle proprie scelte? Purtroppo, siamo portati anche ad essere troppo esigenti nei confronti di noi stessi e/o degli altri e cerchiamo subito delle risposte, sinonimo della soluzione. E’ se le risposte non arrivano come ci comportiamo? Siamo sicuri che la domanda che ci siamo posti, sia quella “giusta” per noi e solo per noi ? Riccardo, prima dici che ti piace autonomia, ma subito dopo smentisci dicendo che il freelance non è libero, perché legato alle idee, ai desideri, ed ai capricci di clienti. Perché non provare partire dalle proprie idee, pensieri, (pre)giudizi, sono davvero tuoi o potrebbero essere frutto di abitudini, tradizioni, educazione o cultura?! Cos’è dunque per te autonomia, libertà, tempo, ricchezza,dove le senti, come le percepisci e vivi e non come le pensi o immagini a livello ideale? Il lavoro deve essere considerato solo come un puro e semplice mezzo di guadagno? Lavoro si identifica con la pienezza esistenziale? Poi c’è il tempo(libero) e la lotta contro il tempo, perché?Dove si vuole arrivare, quali vette da raggiungere? Frenesia, performance, eccesso di informazioni, stress, ma c’è anche il limite, quello non ben definito…impegni (senza orario), il telefono che continua a suonare, essere risucchiati nel vortice del lavoro,il freelance e non solo, che si AMMALA di lavoro(ed io aggiungo, forse anche fisicamente sviluppando la sindrome del burn-out). In ultimo, ritorno al titolo del tuo articolo “Il freelance non è libero”, chi non è libero? Sei sicuro che basti l’etichetta del generico freelance, oppure dietro c’è una persona nella sua singolarità ed irripetibilità?

    • Ciao Suzana,

      Io credo che sia importante vivere la propria vita e cercare di far coincidere tutto questo con un lavoro entusiasmante. Utopia? Follia? Lo so, viviamo in un mondo difficile e le tasse ci fanno odiare il nostro status di freelance. Ci ammaliamo di lavoro perché cerchiamo di dare di più, di trovare nuove occasioni. E perché si conclude la traslazione tra individuo e persona: siamo il nostro lavoro?

      No.

      Siamo anche il nostro lavoro. Prima viene l’essere umano. Prima vieni tu. Se non hai cura della tua persona non puoi lavorare al meglio.

      Non credi?

      • Buongiorno Riccardo
        attraverso l’esperienza, la salute/la malattia ho imparato cosa vuol dire il LIMITE e questo “sapere” volentieri condivido con gli altri, ma mi rendo conto che spesso vengo fraintesa. A questo punto non so quanto valga la pena dare la propria opinione, perché alla fine, ognuno deve fare le proprie esperienze. Personalmente non accetto quel “di più” e “al meglio”, perché io sono quel che sono…basta con le aspettative. Lo so che sembra buffo, ma pensa, un fiore, un albero, un cane o gatto ragiona sul fatto come deve essere?! Prova ad entrare in quest’ottica…semplicemente essere e pensare meno, molto meno di come ci hanno insegnato. Un caro saluto

  7. Ciao,
    in questa discussione, con l’intervento di Suzanna, si sono sviluppati due piani di indagine: uno direi più concreto e fattivo, legato alla realtà professionale che ci accomuna; un altro più “filosofico/esistenzialista”, e credo che siamo comunque due facce con cui tutti noi ci confrontiamo, o almeno per me è così!
    Sulla prima: troppe tasse, troppi piccoli lavori, poche rendite passive, troppo tempo al pc… Tutti aspetti verissimi e a cui anche io tento di trovare soluzioni.
    La seconda: direi che la spinta esistenzialista è quella che appunto mi spinge a cercare di trovare idee e soluzioni per potermi staccare sempre più da questa condizione di “libero” professionismo e godermi di più la vita…

    Quello che almeno a me mi sorregge (con entusiasmo eh!) è questo paradosso: lavorare di più per lavorare meno (o nulla!). 🙂
    L’apice dell’essere freelance io lo vedo come guadagnare senza lavorare! eheh!

    Un utopia? Forse… ma a qualcuno è riuscito.
    Se sei dipendente questa utopia è già compromessa ontologicamente a priori.

    E a me piace da matti inseguire utopie e sogni con le sole mie forze ed idee… finché ce la farò andrò avanti!

    Un saluto e buon “non lavoro” a tutti! 🙂

  8. Io vengo dal futuro.
    Sono quello che è uscito dal regime dei minimi e paga il 50, 60, 70 per cento, non-ho-mai-capito-quanto.
    E ho un fratello e un amico freelance a Londra.
    Quando parliamo di tasse, mi dicono: ma che senso ha.
    Anch’io un tempo mettevo davanti la questione della libertà su tutto. Ma alla fine se vuoi essere veramente libero, non occorre fare il freelance, basta non lavorare 🙂
    Dopo aver assistito a tante storie di chi ci ha provato, credo che chi è freelance in Italia finirà a fare o l’imprenditore (includendo anche le rendite passive), o il dipendente, o troverà un cliente a vita con cui lavora con partita iva solo per sentirsi un po’ più libero.
    Di altre storie, cioè di freelance veri con un parco clienti vero e con un regime fiscale vero, ne conosco credo due, ma di uno non sono sicuro.
    Olè! 🙂

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here