Come guadagna un freelance

Quali sono i metodi per guadagnare come freelance? Esiste una strategia da seguire? Qui trovi una serie di regole da seguire per fatturare sul serio e guadagnare di più con la partita IVA.

Quante volte, caro il mio amico collega con partita IVA, hai chiesto come guadagna un freelance? Hai ascoltato queste parole o letto questa frase? Quante volte ti hanno dato l’opportunità di fare realmente la differenza nel conto in banca?

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La monetizzazione di un libero professionista.

Il mondo pullula di benefattori che offrono mirabolanti offerte di guadagno, percentuali faraoniche sugli incassi. Ovviamente, però, devi lavorare sodo e senza garanzie. Devi puntare su te stesso per aumentare il fatturato personale.

Come guadagna un freelance

Devi credere nel progetto. E quindi devi investire. In altre parole devi lavorare gratis per un certo periodo di tempo. Per poi incassare nel momento in cui il tuo operato avrà prodotto dei frutti.

Ti sembra lineare tutto questo? Male. Come direbbe il caro ragioniere Ugo Fantozzi di fronte alla corazzata Potionkin, questo accordo è una cagata pazzesca.

Io sono il primo a suggerire un certo tipo di lavoro gratuito quando devi farti pubblicità. Ma devi rispettare regole ben precise. Regole che non comprendono questo meccanismo infausto del guadagno io = guadagni tu.

Da leggere: come guadagnare con un blog

Come monetizzare sul serio

Ti hanno detto che il mondo del web è complesso. Ma ti hanno detto anche che un blog può essere d’aiuto (per esempio) al tuo e-commerce. Quindi ingaggi un web writer per scrivere contenuti validi per il tuo sito web, le landing page, i post.

Come guadagnare di più? Con contenuti di qualità che dovrebbero spingere il tuo prodotto verso clienti interessati all’acquisto. Ma quello che il proprietario intende per successo o insuccesso di un articolo è dovuto solo al blogger?

come guadagna un freelance
Come guadagna un freelance.

No di certo. Molti credono che sia sufficiente pubblicare articoli per aumentare le vendite. O i download. O le prenotazioni. Invece si devono considerare più fattori:

  • Il blog è posizionato sui motori di ricerca?
  • Sui social è stato fatto un buon lavoro?
  • Qualcuno si occupa di monitorare e proteggere il brand online?
  • C’e qualcuno che si occupa dei clienti online?

Ci sono anche i fattori offline, se vogliamo ancora più difficili da monitorare e misurare per il freelance che vuole avere qualche garanzia:

  • Il prodotto è veramente valido?
  • I clienti sono soddisfatti del prodotto o del servizio?
  • È stato fatto tutto il possibile per ottenere il massimo dall’e-commerce?

Ecco il tipico scenario italiano

Te lo descrivo. Situazione statica con notevoli errori strategici e richiesta imperativa: prendi in mano la situazione, fammi vedere cosa sai fare.

Più ci fai guadagnare e più guadagni tu. Nessuna percentuale, nessuna garanzia. Solo un’idea, una promessa. E tu riesci a intravedere possibilità di guadagno.

Ma sai cosa dico io? Basta. Dico basta a queste proposte. Non voglio più dare credito a queste idee figlie di una cultura capitalistica che ancora non ha capito il valore di un freelance felice di fare il proprio lavoro ben retribuito. Il ragionamento è semplice:

Freelance retribuito il giusto

Non c’e vantaggio in queste proposte. Forse una su mille si salva, ma nella mia esperienza ho avuto solo esperienze negative. Mi sono salvato solo quando ho imposto dei limiti. Ma voglio proporti un esempio per essere ancora più chiaro.

Vado dal macellaio, compro 1 Kg di carne e lo pago solo se mi sazierà? No. Compro 1 Kg di carne, lo pago e me lo mangio. Se non rispetta le mie esigenze quel macellaio avrà perso un cliente. Funziona così anche con i freelance, fidati.

Per approfondire: come guadagnare di più su internet

Come guadagna un freelance

Sono sicuro che anche tu hai avuto esperienze del genere. Sono sicuro che anche tu hai avuto un’offerta fantastica da un nababbo che voleva farti diventare protagonista di una favolosa avventura. Perché non racconti la tua esperienza nei commenti?

22 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo,

    ci tenevo solo a farti i complimenti per l’articolo, perchè hai preso una grossa fascia di utenti, non solo i freelance.

    Spesso e volentieri capita anche ai procacciatori di affari questo tipo di “trattamento”.
    Una volta si proponeva uno specifico lavoro ad una specifica azienda e se andava a buon termine l’accordo si guadagnava sul venduto.
    Adesso, negli ultimi anni, guadagni sull’incassato. Ed è già una buona cosa se riesci davvero ad averli tutti, perchè molte aziende/clienti ci rimangono a cavallo e poi non riescono a saldare quanto dovuto.

    Era solo un piccolo esempio, scusa se ho divagato.
    Complimenti di nuovo.

    Ciao

  2. Situazioni già sperimentate. Aggiungo:

    “Fammi un prezzo politico”. Tradotto: fammi spendere poco e il cliente mi pagava la metà di quanto chiedevo. Ma in quel caso era per illustrazioni, non per testi.

    “C’è davvero tanto lavoro, ma tanto”. Tradotto: il cliente non si faceva più sentire. Così per disegni e per contenuti.

    Non rispondo mai ad annunci di lavoro sul web writing, perché come sai pretendono di farti l’elemosina. Prendo clienti attraverso un paio di siti, uno di article marketing e il mio blog, nell’attesa che nasca il mio nuovo progetto. Quindi sono io che decido il costo dei miei testi, della mia scrittura.

    Un atteggiamento del genere l’ho visto anni fa da una cliente a cui stavo realizzando il sito. “Ma ci guadagnerò io con questo sito?”

    La risposta che meritava era: non è un mio problema se ci guadagnerai. Se io mi faccio realizzare un ufficio, pago e basta, non dico alla ditta edile “ehi, ma l’ufficio che mi stai facendo mi porterà clienti?”

    Idem se compro un’auto aziendale, un iphone per lavoro, ecc. Pago, perché ho acquistato un prodotto.

    Mi hai dato idea per un post, dove ti citerò come faccio sempre quando qualcuno mi “suggerisce” un post. Ma non so se uscirà nel blog attuale, forse è più indicato nel blog futuro.

  3. Secondo me la colpa è anche un pò nostra, che permettiamo che succedono cose del genere… meglio perdere questi clienti anche perchè le aziende che ti affidano un lavoro solo perchè sei economico ti lasciano appena trovano un altro più economico…. ci vorrebbe non dico un albo ma una sorta di elenco o qualcosa di alternativo per noi che lavoriamo sul Web

    • Sono d’accordo con te… un albo ci vorrebbe. Proprio in questi giorni mi sto chiedendo infatti quale possa essere il tariffario di un professionista della scrittura del web. Molti dicono che si va meglio a preventivo… commisurando le proprie esperienze e le proprie capacità.
      Io come scribacchino mi sono sottoposto a tutto: ho provato a farmi pagare un fisso mensile, a farmi pagare un tot ad articolo e a farmi pagare su tariffario o su preventivo. La verità è che trovi chi ti considera esoso perché chiedi quello che per te è il giusto, chi ti fa i conti in tasca calcolando che per scrivere impieghi un tot di tempo e quindi dovresti prendere questo tot all’ora. Ho provato anche quello che viene spiegato sopra nell’articolo: ho tenuto un blog gratis per un anno con la promessa di future provvigioni legate all’advertising, alle promesse di entrare nell’albo giornalisti ecc. Ero alle prime armi e ci sono cascato. Lo ammetto. Ma in fondo mi è servito per fare gavetta. Per imparare un po’ di mestiere e sperimentare. Uno stage gratuito di un anno.
      Se volete darmi il vostro feedback su suggerimenti per il giusto compenso di un copy web https://plus.google.com/111487844556943443857/posts/f1sBwzL81j2

  4. Io figurati che ormai mi sono talmente rotto le scatole di certa gente che arrivo a demonizzare, in alcuni casi, anche solo l’idea di lavorare gratis per farsi pubblicità: nel mio settore, SEO ma soprattutto informatico, questo sembra essere un lasciapassare perchè la gente ti chieda lavoro a mo’ di “favore personale” (qui c’entra molto la cultura “del compare,” delle mie parti, ma lasciamo perdere…)

    Il lavoro si paga, e anche bene, punto. 🙂

    • Mi arrivano minimo 3 email al giorno che mi chiedono piaceri personali, consigli per diventare webwriter, partecipazioni a eventi senza compenso e senza rimborso spese.

      Indovina qual è quella che odio? La terza… le prime due le accetto, anche se a volte le ignoro. Ma la terza richiesta per me è veramente assurda.

  5. Ci prendono per la “gola” . A chi non interessa un progetto di business chi riguardi informatica , web , social media o altro che porterà guadagni e vantaggi per tutti ?Ti dicono :<>.Allora cominci a crederci e a vedere una luce in fondo al tunnel .Grazie a Riccardo Esposito per questo articolo in molti si renderanno conto che forse è meglio uscire dal tunnel dalla parte dove si è entrati , perchè come diceva un comico bisogna stare attenti :la luce in fondo al tunnel potrebbe essere un Tir che ci viene contro!

  6. Mi permetto di aggiungere un elemento ad un quandro già ben descritto: tu imprenditore mi chiedi dei risultati, e di pagarmi su questi. Mi dici che il futuro sarà di chi vale, e tutta una serie di amenità e giocosità.
    Ma chi è imprenditore decide e rischia. Al freelance viene chiesto di essere imprenditore ma solo con la parte relativa al rischio.
    Dunque il contesto dovrebbe cambiare. Caro imprenditore, tu metti i soldi, io (freelance) l’intelletto, ma se mi chiami (perchè spesso veniamo chiamati) io freelance decido.

  7. Ciao Riccardo,
    complimenti per l’articolo. Nonostante il tuo stile sempre molto pacato ed educato, questa volta un (bel) po’ di fastidio si intuisce.

    Io mi trovo ad avere un problema simile, ho la fortuna di essere assunto in pianta stabile, anche se lo stipendio non è certo faraonico, ma per cominciare non avevo tante alternative.

    Da parte dell’azienda non c’è la minima cultura di internet (da intendersi in senso davvero molto, troppo ampio) e gli obiettivi del reparto social media sono esclusivamente la produzione di numeri, quali non lo sanno nemmeno loro, da girare ai commerciali per vendere. Vendere cosa? Una qualche visibilità, che tuttavia l’azienda stessa non ha, giocando sulla ancor più dilagante ignoranza di chi compra.

    Il tutto, senza stanziare alcun fondo per l’acquisto di spazi pubblicitari. Inutili le mie, credo legittime, rimostranze e il tentativo di spiegare che, non so questo non è il modo giusto di fare, ma non è nemmeno un modo di fare!

    C’è l’arroganza dilagante, producendo noi media, che il prodotto sia ottimo, solo la gente non lo capisca. Si creano prodotti basandosi su metodi pubblicitari pre anni 90 e si ignorano totalmente gli ultimi 5 anni di storia del web e le relative trasformazioni. Per farvi capire cosa intendo, si sentono queste frasi:
    “Si potrebbe far pagare ai clienti 10 centesimi per ogni visualizzazione youtube del loro spot sul nostro canale”. – Canale che per la cronaca è imbarazzante per la scarsa qualità dei contenuti.

    La tristezza e la depressione più profonde si toccano nel rendersi conto che i ragazzi dello staff avrebbero idee valide, contenuti interessanti e, grazie all’azienda, i mezzi, ma non sono mai ascoltati in quanto la direzione ha quesa posizione:
    “Io sono il padrone, io metto i soldi, io decido”. Anche se non ho la più pallida idea di cosa sto facendo.

    Scusate se mi sono divulgato, ma qui sembra di vivere nel paese delle merDaviglie.

  8. La “morale” del tuo articolo è il motivo per il quale il nostro PIL cala mentre quello degli altri Paesi, seppur di poco, ha ripreso a salire.
    L’italiano medio pensa di essere furbo quando, invece, è solo un povero…beeep!

  9. Condivido quanto scrive Riccardo, il lavoro si paga. Si può accettare rischio di impresa quando si fa impresa, quando le persone sono direttamente coinvolte in un progetto che diventa proprio. Negli altri casi l’imprenditore serio paga e ringrazia.

    • Mi hai tolto le parole di bocca. Il rischio imprenditoriale è dell’imprenditore, e un freelance ha già il suo di rischio: vendere i suoi servizi. Non ho mai accettato lavori di questo tipo.

  10. Ciao Riccardo, sai che qui mi cogli sul vivo e che ho già dedicato diversi articoli all’argomento. Rivolgiti ad un professionista e pagalo BENE!
    La sua soddisfazione sarà la carta vincente del tuo brand.
    Mi è capitato proprio da poco che mi chiedessero di studiare una strategia di comunicazione on-line (a gratis) per farla poi gestire ad un consulente che avevano trovato loro… o.O
    La riposta è stata che la mia agenzia avrebbe studiato la strategia per il loro brand solo a fronte di remunerazione e di gestione totale. Non li abbiamo più sentiti…
    Certo che se il consulente che hanno trovato non sa studiare la strategia mi viene il dubbio che sia l’ormai famoso cugino che fa tutto a 50,00 €
    E’ ora di dire basta!
    E’ ora che venga riconosciuta la professionalità e venga pagata adeguatamente!

  11. Ciao a tutti, l’articolo di Riccardo è semplice ed efficace e il dibattito interessante ed educato. Mi ritrovo in molte delle cose dette, soprattutto per quanto riguarda le aziende stesse. Senza voler parlare della disoccupazione, nelle aziende c’è un enorme potenziale sprecato da boiardi che sono padroni solo della borsa. Una situazione triste e umiliante che va ancora al di là del valore degli stipendi. Essere trattati in qualità di “gente che prende lo stipendio” e non da persone in grado di contribuire a migliorare il lavoro grazie alle personali idee ed esperienze è davvero umiliante. Non ho ancora perso la speranza che qualche buona idea possa passare, ma devo ammettere che è sempre più dura mantenere la propria motivazione quando le uniche forze che sembrano contare sono i soldi, la burocrazia e il potere. Il mantra degli imprenditori italiani.

  12. Interessantissimo articolo! Complimenti. Argomento da me molto sentito perchè proprio in questi giorni mi sono trovato in una situazione simile. L’imprenditore mi ha proposto una provvigione sui prodotti/servizi venduti tramite il sito che avrei dovuto realizzare. Non ho accettato e mi han chiesto anche come mai in questi tempi di crisi. Ho fatto una controproposta che io ritengo giusta , ma devo ancora capire, qualora accettasse, se riuscirà ad onorare l’impegno economico.

  13. La mia esperienza: dopo essermi laureato venni contattato da uno pseudo imprenditore che voleva vendere prodotti di arredamento di interni sul web. All’inizio mi disse di fare un preventivo includendo, oltre alle attività di Web Marketing da svolgere, anche la mia retribuzione, e gli feci una proposta economica davvero irrisoria. Nonostante ciò, mi rispose che al momento non disponeva di molte risorse e che nei primi mesi mi avrebbe ripagato in visibilità presentandomi ai suoi partner e fornitori e, addirittura, facendomi partecipare come speaker a convegni da lui organizzati. Risultato: tutta la fase di analisi e pianificazione che ho realizzato l’ha avuta senza uscire un euro, e così dopo un po’ di tempo ho deciso di abbandonarlo (tutt’oggi, va avanti a forza di collaborazioni gratuite e tirocini universitari).

  14. Prima di tutto complimenti per l’articolo, che spiega concetti scontati per chi lavora da tempo, ma non per chi si sta avvicinando al mondo del lavoro. Ritengo che il problema sia più ampio, nel senso che finché pur di lavorare ci saranno coloro pronti a svendere le proprie conoscenze e il proprio lavoro, ciò farà il gioco di tutti i disonesti che vogliono sfruttare i giovani e gli ingenui. E’ importante quindi diffondere la seguente cultura: se lavoro mi paghi, con le promesse non ci pago il mutuo o l’affitto. Diciamo che sono finiti i tempi in cui “la si dà per l’amor di Dio”. Ragazzi fatevi pagare!

    • A volte il pagamento in visibilità può andare bene. Ma dipende sempre dal come e in che misura. Anche io lavoro gratis, ma solo per pochi fortunati.

  15. Ho letto in qualche commento di un fantomatico “albo” in grado di “salvare” la situazione. Sono sulla sponda completamente opposta. Non appena inizieranno a legiferare troppo sull’argomento il sistema collasserà inevitabilmente.

    Tuttavia volevo condividere con voi una faccenda che, a dire il vero, mi ha lasciato di stucco. Proprio tra i post di Riccardo, che seguo e a cui rinnovo in continuazione i complimenti, leggevo che non bisogna svalutare il proprio lavoro (e in un certo senso questo post ne è ulteriore esempio). Eppure a me capita di trovare non solo chi ti offre poco, ma addirittura chi per scrivere ti chiede il pagamento “a pacchetto” di denaro. Credo che il problema sia tutto qui. Mi sa tanto di quei ragazzi che pur di accumulare ore (e punti) in una scuola privata pagano pur di “star lì ad insegnare”.

    E’ vero che ci sono dentro soltanto da marzo ed è pur vero che non sono un “Picasso della scrittura”, ma pagare per fare il “mio lavoro” è una cosa che mi fa tremendamente “incazzare”. (Posso dire “incazzare” sul tuo blog Riccardo?)

  16. Ottimo articolo , lo prenderò come riferimento, gestiamo un piccolo sito e il vostro blog è diventato una scuola seo per tutti, diciamo che il web marketing è una cosa che ogni giorno costa di più per i cambiamenti nel algoritmo di google ma cmq si paga è si ha altrimenti niente lavoro. saluti

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