I dipendenti non esistono più

Può sembrare un'affermazione estrema, addirittura strana. Ma è proprio così, oggi non puoi definirti dipendente anche se lavori a tempo indeterminato. Peggio ancora se il contratto termina.

Questo articolo rischia di attirare l’astio di molti. Però mi sento di lasciare la mia opinione, perché questo è un argomento centrale per chi lavora in una web agency: i dipendenti non esistono. O almeno non esistono più come li abbiamo conosciuti.

I dipendenti non esistono più
Ci sono figure in via di estinzione.

Facciamo qualcosa di grande. Ci sono progetti che cercano nuove forze per gestire campagne SEO, attività di web copywriting, blogging, AdWord, Facebook Advertising, Social Media Marketing. Hanno bisogno di gente in gamba.

Tu sei tra questi. Tu sei un dipendente. Sei uno di quelli che ogni giorno odia i freelance che continuano a lavorare in pigiama e pantofole, ma li benedice con il gesto dell’ombrello quando l’orologio segna le 18.30 o quando arriva il week end.

I dipendenti non esistono più

Almeno non come vengono intesi nell’immaginario collettivo. Dipendente uguale stipendio garantito, poco stress, lavoro dedicato a un unico progetto (AHHAHAHAHAHA) e ferie pagate. I vantaggi ci sono.

Ma la vita è cambiata. Anche l’universo lavorativo. E il dipendente diventa freelance senza partita IVA.

Il dipendente di una web agency deve impegnarsi insieme al suo datore di lavoro, deve abbracciare la causa. E deve combattere insieme a lui per far andare avanti le cose. Perché qua fuori è un brutto mondo (cit.) e chi ha creduto in te non può contare solo sullo stretto necessario per galleggiare.

Per approfondire: personal branding con Facebook

Esiste chi si propone online

Oggi devi fare formazione per migliorare la tua attività quotidiana. Devi fare personal branding per diventare il primo portavoce per la tua azienda. Devi portare idee nuove, devi andare oltre la semplice esecuzione del compito. Perché il successo dell’azienda si traduce maggiore sicurezza per te. Questo è l’investimento.

Ah, un consiglio fondamentale: inizia a lavorare sul tuo blog personale. In questo modo sarà più facile far conoscere il tuo nome e le tue competenze al mondo intero.

Potrai intercettare anche i tuoi clienti, quelli che ti aiuteranno a lavorare come freelance (non credere all’amore eterno, tutto può succedere).

Anche i boss non esistono più

Certo, i dipendenti non esistono più. Oggi chi lavora in una web agency DEVE impegnarsi, deve crescere e generare nuove occasioni per il progetto.

Ma il boss è destinato a scomparire. O forse è già scomparso. Quelli che resistono sono legati a logiche perdenti che prosciugano le risorse, creano sfide interne e rapiscono letteralmente le risorse umane per passare da stagista in stagista.

Una web agency, ma anche una collaborazione è un campo da coltivare: chi lavora lo fa CON te e poi PER te. Questo non si comprende e si rischia di perdere componenti preziose perché non si guarda oltre il proprio naso. Imprenditori, chiedete a chi vi fa portare a casa la pagnotta come sta, se potete fare VOI qualcosa per lui ogni tanto.

Francesca Sollo

Come sottolinea anche Rosa Giuffrè nel suo libro, un dipendente motivato rende il 23% di più. Queste non sono parole nate dal nulla ma dalle ricerche della BITC che porta avanti il concetto dell’employee marketing. Ma queste sono finezze.

Ricordo gli esami di sociologia del lavoro: negli anni Sessanta era già tutto chiaro. Il dipendente non lavora solo per il denaro, ma anche per la gratificazione.

Ci sono i leader che guidano

Di cosa stiamo parlando? Io dipendente devo impegnarmi, devo puntare verso il miglioramento delle mie conoscenze. Devo dare di più. Devo mettermi in gioco e diventare ambassador dell’azienda. Ma tu non sei un boss. Tu devi essere un leader.

Devi guidare, non comandare. E soprattutto devi rispettare il prossimo. Devi essere in grado di delegare, di affidare un progetto a un dipendente senza pensare a ogni dettaglio. Ma devi trattare il prossimo con onestà. Questa è la base.

dipendenti non esistono
I dipendenti non esistono più.

I dipendenti intesi come semplici esecutori sono diretti verso l’estinzione. Oggi ogni individuo deve guardare la spalla del proprio leader perché dal suo successo dipende anche lo stipendio. Al tempo stesso il boss diventa leader, rispetta il prossimo.

Da leggere: come diventare freelance

La sintesi del ragionamento?

Prendere coscienza del cambiamento. Del fatto che tu dipendente non puoi continuare a galleggiare, e tu imprenditore non puoi continuare a prosciugare risorse.

La felicità delle persone che lavorano per te è collegata alla qualità del lavoro svolto. Una qualità che cresce in modo esponenziale se il dipendente supera il suo essere semplice impiegato. Questa è la mia idea. Secondo te funziona?

21 COMMENTI

  1. Non so se rispondo correttamente. L’altro giorno commentando uno status su facebook dicevo che il posto fisso è morto. Sono stato preso per matto. Invece lo lego al tuo “il boss non c’è più”. Al giorno d’oggi bisogna mettere se stessi in tutto quello che si fa per essere felici. Nel momento in cui schiaccio qualcuno o sono schiacciato da qualcuno non posso esserlo.

    Spero di esserti stato utile

  2. condivido questa idea al 100%. personalmente da dipendente ho sempre cercato di lavorare secondo questa idea di collaborazione e condivisione di obiettivi e traguardi. Devo dire che non è sempre facile e che non sempre si trovano ‘boss ‘ in grado di essere leader, ma io non potrei lavorare diversamente perché comunque ho sempre raccolto tante soddisfazioni personali da questo modo di lavorare. Però guardandomi intorno e parlando con tante persone temo che siamo ancora molto lontani da una reale presa di coscienza su come le cose stanno cambiando, sia sul fronte lavoratori che sul fronte imprenditori…..

  3. Questo articolo e l’immagine in particolare rispecchiano le fondamenta del mio lavoro e del lavoro del mio gruppo all’interno del network marketing, Settore ancora oggi preso poco in considerazione ma che a opinione di molti sarà la naturale evoluzione del lavoro come concepito oggi. L’obiezione più comune alla quale ci troviamo davanti è che il nostro è un lavoro piramidale, a questo noi rispondiamo con :” e la tua azienda? non è piramidale?” Vi troviamo il CEO, i dirigenti, i responsabili, capo area e alla base della piramide i comuni impiegati che lavorano ogni giorno vendendo il loro tempo in cambio di un compenso, andando a far crescere l’attività di qualcun’altro. I dipendenti esistono ancora, ma tutto sta cambiando. Grande Riccardo.

  4. Bell’articolo Riccardo, mi rivedo in quel che dici. Ho cambiato spesso lavoro perché, in quanto dipendente, non sono mai stato guidato da leader ma sono stato sempre abbastanza sfruttato. Ora ho cambiato per l’ennesima volta e sono finito in una grande azienda, con lavoro sicuro e NOIOSO.

    Penso: tra un paio di anni riuscirò ad essere felice e sereno come libero professionista? Ti confesso, mi piacerebbe, anche rinunciando a qualche benefit rilevante di cui godo ora. Ma la domanda rimane sospesa, perché se so che dal punto di vista professionale farei ciò che mi piace e al massimo, però… dal punto di vista economico che succederebbe?!

    è un bel trade-off…

  5. Il mondo non solo è cambiato, ma continua ad accelerare in modo esponenziale.
    Solo chi assumerà la consapevolezza di ciò potrà vivere meglio (ovviamente anche in ambito lavorativo).
    Grande Riccardo!!!

  6. Ciao Riccardo,
    bel post. Si, qualche polemica magari te la sei tirata. Ma condivido in pieno il tuo punto di vista. Aggiungo qualche domanda destinata a chi si ostina a pensare che l’unico modo per vivere dignitosamente sia quello di cercare il posto fisso, e magari lavora in una realtà microscopica: hai idea di quali siano le spese fisse che deve sostenere il tuo boss (mettici anche il suo nucleo familiare a carico tra le spese, l’affitto etc)? credi che il tuo boss stia lavorando bene e il suo lavoro possa coprire ampiamente le spese (mettici anche il tuo stipendio tra le spese)? Fra cinque anni quali traguardi raggiungerà l’azienda? Credi che in quella data tu sarai ancora lì, forse in virtù del valore che solo tu puoi dare all’azienda?
    Simone

    • Il futuro è sfaccettato, incerto. Il posto fisso non ha diritto di esistere, nel senso che questo mondo non ce lo consente. O ci diamo una sveglia tutti insieme, o la situazione rischia di diventare difficile. Per il dipendente e per l’imprenditore.

  7. il mio Capo (ma lo chiamo così quando devo prenderlo in giro) mi ha girato questo link e credo che qualsiasi Azienda dovrebbe avere la visione che hai descritto tu.
    Ho sempre lavorato ragionando da “imprenditore-di-me-stesso e ho cambiato diversi posti di lavoro, principalmente per cercare nuovi stimoli, ma anche per contrasti con il Boss “old-school”.
    Il futuro però è senza posto fisso e senza boss; o meglio, un’azienda dove il boss si trasforma in leader per guidare (non comandare) i suoi dipendenti che si trasformano in follower.
    Ma la domanda sorge spontanea: chi dovrebbe leggere prima questo post, il boss o il dipendente?
    Perché magari non leggerlo insieme e commentarlo, per costruirci sopra un principio di collaborazione?
    Grazie per le tue parole scritte, sempre molto importanti.

    • Il boss e il dipendente. Questo è un articolo che le persone dovrebbero condividere in ufficio, dovrebbero leggere insieme durante la pausa caffè. Questo è un articolo non bello per la sua forma, ma per la sua essenza. Almeno credo. Questo è un articolo per crescere insieme, o almeno è l’idea che avevo quando l’ho scritto.

  8. Riccardo quanto dici è vero ma aimè soprattutto in italia esistono più boss che leader. Dall’alto comandano e tu devi agire, perchè tu sei il dipendente, lo schiavo, lui ti paga lo stipendio e quindi la tua vita gli appartiene. Qualunque cosa dica, anche se sbagliata la devi fare tanto poi i cazziatoni li prenderai sempre tu, anche per direttive imposte da lui stesso.
    La collaborazione, condivisione di idee, progetti, iniziative ci può essere ed è sicuramente un bene per un’azienda, qualunque sia il settore in cui essa agisce ma un buon imprenditore deve saper anadre oltre i saper ascoltare, non deve fare finte, deve ascoltare veramente e valutare i consigli di un collaboratore(dipendente è una parola bruttissima).

  9. Ciao Riccardo,
    bella la tua riflessione sui capi (non sempre realistica, ma bella vision, comunque).
    Però ti assicuro che la mia (nostra) generazione non ci ha mai pensato un secondo, di cercare un lavoro come dipendente per avere un posto assicurato a vita, dove farne poca e concentrarsi su un progetto solo, specie se lavori in una web agency. Un contratto da dipendente (per chi ce l’ha) è una protezione quando chiedi un mutuo e un modo per dormire la notte, sapendo che il tuo posto non è sicuro come un impiego in banca nel 93, ma domani darai da mangiare ai tuoi figli (dopodomani non sai); è un modo per sapere (più o meno con certezza) quante tasse pagherai e a quanto ammonta il tuo stipendio netto.
    Nessuna rivalità con i freelance: apprezzamento per i plus di quella scelta, timore per i minus.
    Dipendente o freelance più che scelta è circostanza.

    • Ciao carissima!

      Sicuro? Puoi parlare per tutti? Guarda, oggi i ragazzi sono consapevoli della condizione attuale. Quello che a volte manca, in base alla mia esperienza personale, è l’iniziativa individuale. Quella spinta in più che deve fare la differenza.

      A volte manca perché la persona non ha gli stimoli giusti, a volte manca perché viene mortificata da elementi esterni, a volte manca perché le persone sono abituate a seguire uno schema scolastico rigido in cui devi fare i compiti e il tuo compito si limita a quello. Quindi porti questo modello nel sistema lavorativo e ti trovi male.

      Non credo che esistano molti casi di incapacità totale. In ogni individuo c’è una punta di genio.

  10. È cambiato tutto negli ultimi anni, il posto fisso è diventato qualcosa per pochi eletti, nella maggior parte dei casi i soliti raccomandati, figli di qualcuno. Questo modo di fare è molto diffuso nel bel paese, in molte realtà aziendali diventa una piaga mortale per l’azienda stessa, perché invece di fare spazio a persone competenti che possano portare reale utilità, contribuire in modo positivo con il loro ruolo fanno il contrario, sono un peso. Possiamo definirli nullafacenti, che pensano solo allo stipendio a fine mese il resto poco importa. Non sono propensi a collaborare, a prendersi rischi, a dare nuove idee, fanno il loro, a stento, e basta.
    L’unica cosa che un po’ invidio in queste persone e lo stipendio che hanno a fine mese, che come diceva qualcuno qualche post più su e una garanzia, per certi versi, se vuoi comprare casa, un’auto, fare un viaggio, fare la spesa, vivere… il resto non mi piace non sono il tipo che aspetta che le cose arrivino da se, cerco collaboratori che condividano obiettivi in comune, idee, progetti, che non siano solo spinti dall’interesse di avere il gruzzoletto a fine mese, i soliti soldi. Difficile trovare collaboratori validi, ognuno parte col presupposto di pensare solo al proprio orticello, ma piano piano le cose stanno cambiando perché per realizzare alcuni progetti c’è bisogno di persone specializzate in diversi settori, non si può fare tutto da soli, e allora inizia ad esserci quell’apertura che potrebbe portare a far nascere ottime collaborazioni, nuove idee, nuove aziende, nuovi modi di lavorare.

    • Lo stipendio. Sai cosa? Lo stipendio può essere il nemico da sconfiggere, il freno che ti impedisce di prendere una decisione. In fin dei conti mi conviene, mi prendo lo stipendio fisso e nessuno me lo toglie. Nel frattempo stai perdendo l’occasione di crescere.

      Ben inteso, io sono il primo a frenare gli animi troppo frettolosi. Per diventare freelance devi riflettere bene sulle tue possibilità, sulle tue caratteristiche. Ma a un certo punto devi andare.

  11. Se a te va di votarti al martirio lavorativo fai pure… ne riparliamo quando avrai 70 anni e capirai che il tempo perso per i progetti dei boss (sottopagati e sotto la soglia dei diritti minimi del lavoratore) non te lo ridá indietro nessuno…

      • Perché sono esattamente le cose che sto facendo io. Sposare la causa, fare sempre formazione e aggiornamento, personal branding ma sempre in funzione dell’azienda, delegare (con il tempo) ad altri, essere propositivo e proattivo, credere in quello che faccio ma anche nell’azienda per cui lavoro. Insomma, credo che il tuo articolo abbracci perfettamente l’idea di come deve essere un dipendente oggi, soprattutto se lavora nel digital. L’epoca di Fantozzi è finita, il mercato è competitivo, i contratti a tempo indeterminato lo sono solo sulla carta, bisogna fare molto più del necessario e farlo con passione e impegno. Non parlo di ore lavorative eh, ma di qualità del tempo speso sul lavoro. Questo però dipende molto anche dall’azienda, perché a volte ti ritrovi, nonostante la buona volontà, ed essere frustrato. Per fortuna qui non è così 😉

        • Immagino. E evi essere fortunato, molte aziende non riescono ad andare oltre il proprio naso. Vedono la crescita del dipendente come fumo negli occhi…

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