5 autori che hanno segnato il mio modo di scrivere

Ci sono dei nomi che ti permettono di entrare in confidenza con la scrittura, puoi avere grandi intuizioni con i consigli di chi ti consente di migliorare il tuo modo di creare il grandi opere.

Essere un blogger non vuol dire sapersi muovere tra pagine web, tweet e piattaforme social. Un web writer è anche un piccolo scrittore e difficilmente riuscirai a fare un buon lavoro se non individua gli autori che hanno influenzato la scrittura.

gli autori che hanno influenzato la scrittura
Gli autori che hanno segnato il mio modo di scrivere.

La passione è la base ma non basta: esistono le regole della grammatica, l’ortografia, la sintassi. E poi c’è lo stile che caratterizza la penna di uno scrittore e lo rende unico, riconoscibile tra mille. Ecco gli autori che hanno influenzato la mia scrittura.

Franz Kafka

Un autore talmente incisivo che è riuscito a piegare la lingua corrente al suo nome (situazione kafkiana).

Frank Kafka è sicuramente uno scrittore che riesce a descrivere gli stati più morbosi dei suoi personaggi ma io, personalmente, l’ho amato per la sua incredibile capacità di gettare il lettore all’interno della narrazione.

Cosa ha insegnato a me la scrittura di Franz Kafka?

Mi piace la semplicità e la capacità di andare direttamente al punto. Ecco due esempi presi dalle prime righe de La Metamorfosi (1915) e Il Processo (1925):

“Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogli agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo”; “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato”.

Qui non c’è spazio per lunghi preamboli, introduzioni o incipit: il lettore viene catapultato nel cuore dell’incubo! Per me è tra gli autori che hanno segnato il mio modo di scrivere.

Charles Bukowski

Diretto, semplice e tagliente: non sono necessarie altre parole per descrivere la scrittura del grande Charles Bukowski. Questo autore statunitense mi ha sempre affascinato per il suo modo di raccontare le sue storie di vita vissuta, le risse, le sbornie, le giornate trascorse all’ippodromo e le sue avventure esuberanti.

Cosa ha insegnato a me la scrittura di Charles Bukowski?

Se dovessi scegliere un aspetto della sua scrittura indicherei sicuramente lo scambio di battute nelle discussioni: sembra di ascoltare veramente dei balordi di strada.

Jack Kerouac

Chi non conosce lo storico autore di libri come Big Sur (1962) e I vagabondi del Dharma (1958)! Jack Kerouac ha scritto una delle opere fondamentali (On the road – 1957) su un rotolo di carta per telescrivente lungo 36 metri con un obiettivo.

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Un grande autore, Jack Kerouac.

Ovvero riportare fedelmente quello che aveva vissuto. Jack Kerouac ha descritto il suo stile come una prosa spontanea, un flusso di parole e idee che si avvicinano agli arrangiamenti della musica jazz. La coscienza dello scrittore alterata, delirante.

Cosa ha insegnato a me la scrittura di Jack Kerouac?

Scrivi d’istinto, lascia scorrere le mani sulla tastiera e fatti trasportare dalle idee che avvolgono la mente. Unica controindicazione: attenzione alla rilettura finale.

Italo Calvino

Infinita è la mia passione per Italo Calvino. È facile perdere la testa per questo autore ligure che riesce addirittura a combinare l’immutabilità di un testo cartaceo con l’infinita profondità di un ipertesto. Le opera che preferisco di Italo Calvino si iscrivono nel periodo combinatorio, quello che gli permette di firmare opere come:

  • Il castello dei destini incrociati (1973).
  • Le città invisibili (1972).

L’influenza della neoavanguardia è evidente nei lavori di Italo Calvino, anche se lo scrittore se ne distanzia grazie a uno stile sempre comprensibile: nei due libri che ho citato questa comprensibilità si mescola con un uso sapiente dei codici comunicativi. I tarocchi diventano un linguaggio, il romanzo riflette su se stesso…

García Márquez

Impossibile non innamorarsi di Gabriel García Márquez, scrittore colombiano che nel 1982 è stato premiato con il Premio Nobel per la Letteratura.

“Ursula era il loro giocattolo più divertente. La consideravano come una grande bambola decrepita che trasportavano e mettevano negli angoli, vestendola di stracci colorati e pitturandole la faccia con nerofumo e annatto, e una volta furono sul punto sbuzzarle gli occhi, come facevano coi rospi, con le forbici per potare.”

La sua opera principale (e più conosciuta) è certamente Cent’anni di solitudine (1967) dove Márquez unisce il suo classico realismo magico con una scrittura veloce.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

4 COMMENTI

  1. Bukowski è il migliore. Mi trascina in ogni suo racconto per lo stile rozzo, istintivo e spartano. Sembrano dei pezzi grezzi di gesso, senza abbellimenti, che rimangono magnifici nel tempo. 🙂 Per Il Processo, potrei fare un tema. Come mi incupisce Kafka, nessuno! Ed è positiva la cosa, eh

  2. Bè Garcia Marquez era stupendo, invito tutti a leggere L’autunno del patriarca, libro con cui ha rotto completamente tutti i canoni della letteratura.
    Detto questo, i miei sono: Garcia Marquez, Tabucchi, Calvino, Kafka. Continuo a sostenere da anni che, se il Tempo non lo avesse preso in anticipo, Tabucchi avrebbe prima o poi vinto il Nobel per la Letteratura. Purtroppo non ha fatto a tempo.

  3. Marquez, se in Cent’anni di solitudine ha inventato un mondo, nell’Autunno del patriarca ha praticamente inventato un linguaggio.
    Aggiungo alla lista Hemingway, per la vividezza con cui descrive le situazioni e per aver traghettato il linguaggio scritto dalla modernità alla contemporaneità.

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