Il giornalismo è morto? Largo ai blogger!

Sarà forse arrivata la fine del giornalismo come lo conosciamo ora? O si tratta solo di un passaggio per rinfrescare un atteggiamento che ormai non porta più grandi benefici al pubblico?

Hai letto il post del Tagliaerbe? Davide ha analizzato l’attuale situazione della stampa online, ed è arrivato a una conclusione che condivido: il giornalismo è morto.

giornalismo è morto
La fine del giornalismo si avvicina?

Siamo circondati dalla spazzatura. Ogni giorno dobbiamo filtrare notizie stupide, inutili, palesemente false. Ci sono testate specializzate in questo modo balordo di fare giornalismo, ma anche i quotidiani nazionali si abbassano a espedienti poco limpidi.

Titoli roboanti, notizie al limite della verosimiglianza, combinazioni di headline e immagini che lasciano intendere contenuti che non esistono: tutto questo attira like, condivisioni, clic, visite e quindi introiti. Ma è giusto fare giornalismo online così?

Tutto si basa sul denaro

La logica è questa: apro un giornale serio, nessuno lo visita, inizio a fare giornalismo spazzatura e a pubblicare notizie non verificate ma ammiccanti.

Faccio leva sulla curiosità del pubblico e la situazione cambia all’improvviso. Senza possibilità di verifica.

L’esempio tipico? Quel fiore di loto inserito con Photoshop sulla schiena e spacciato come infezione legata allo shampoo. Non a caso queste notizie sono legate anche a una forma infantile di complottismo.

Questo meccanismo si lega soprattutto alle pubblicazioni generaliste, ma è ormai un’esigenza comune quella di avere una fonte fidata capace di filtrare i contenuti falsi/spam/inutili e proporre solo qualità. Ecco perché il giornalismo è morto.

Da leggere: come scrivere un articolo di giornale

La parola ai blogger

I titoli pensati per portare visite e i portali che pubblicano notizie di qualsiasi tipo esistono in qualsiasi settore. Così come ci sono blogger che possono infilarsi nelle crepe di questo sistema per arricchire e smistare sui social le notizie utili.

blogger

Non voglio usare il termine content curation, è più articolato. Però questa è la strada: selezionare contenuti, arricchirli, modificarli, migliorarli e inviarli al pubblico.

Il blogging funziona

L’autorevolezza di un blogger è un meccanismo che opera a 360 gradi: si articola come una galassia e non come una piramide. Non c’è un vertice, ovvero il blog, che deve essere spinto dai social, ma una serie di elementi che devono essere curati.

content curation
Cos’è la content curation – Fonte immagine

Questo significa che ogni social può diventare un canale di comunicazione, può diventare un medium attraverso il quale puoi far passare contenuti di qualità selezionati e dedicati a una nicchia. Ovvero un pubblico sempre interessato.

La tua opinione

Il giornalismo è morto? Può essere. Il web è invaso da titoli spazzatura e da contenuti inutili. Come blogger puoi contribuire a creare qualità, ma anche a selezionare e suggerire qualità ai tuoi fan/follower/accerchiati. Questa può essere una buona strada per guadagnare autorevolezza agli occhi dei lettori, non credi?

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

17 COMMENTI

  1. Ciao Riccardo,
    hai ragione. Mamma mia. Il giornalismo sta vivendo un momento di crisi profonda, l’etica viene soppiantata dal sensazionalismo. Questo vale tanto per la versione stampata, quanto per quella virtuale dei medesimi giornali, appesantita da fastidiosi pop up e “discussioni” colorite dei soliti troll frustrati nei commenti (non moderati, of course). Per fortuna sul web si trovano anche contenuti di qualità, e di questo bisogna ringraziare i blogger che si son fatti trovare usando bene i social e che continuano a farsi apprezzare dalla loro nicchia grazie alla content curation.
    Per me ad esempio My Social Web è la prima lettura quotidiana, e sono sempre soddisfatto 😀
    Simone

  2. Grazie Riccardo…
    al contrario di quello che dici tu, secondo me, proprio grazie alle azioni che suggerisci (proprio per la dinamica del social in tutti i sensi) e alla strada intrapresa, siamo solo all’inizio lo so, da Facebook per la certificazione dei siti news, la situazione, rispetto a questo momento, non potrà che migliorare. Almeno per quanto riguarda le notizie false, infondate…
    Per il resto la vedo dura 🙁

  3. Importante riflessione. Ma invece i blog come stanno? Anche li un sacco di spazzatura. Anche se non hanno la presuzione di essere chiamati testata giornalistica.

    • I blogger stanno messi non benissimo, però il blogger deve avere l’appoggio del pubblico. Il blogger non può procedere all’infinito con questi espedienti: può farlo una volta, può farlo due. Ma poi viene tagliato fuori da quella nicchia che ti permette di massimizzare le entrate.

      Il mio ragionamento è semplice: testata giornalistica fuffosa punta alla massa, ai clic, alle visite. Vuole fare cassa e in fretta. Il blogger non può puntare a questo, non può puntare alle entrate dirette: non può guadagnare direttamente, cioè può farlo ma a rischio di compromettere il guadagno indiretto. Ovvero quello che nasce dalla sua identificazione come esperto del settore.

      Io non uso il blog per guadagnare con i banner: lo uso per farmi conoscere come blogger e trovare nuovi lavori. Se inizio a fare fuffa tutto questo crolla!

  4. Io più che altro penso che il problema non sia solo della spazzatura che gira ma anche delle persone che leggono e che condividono e sharano. credo che in tutto questo ci sia davvero una grossa superficialità. una volta su facebook una mia amica ha condiviso un articolo ignorantissimo sull’essere vegetariani. Visto che io sono vegetariana mi sono sentita tirare in causa e l’ho letto. Quando ho finito di leggerlo ho scritto un commento a questa ragazza chiedendole su che basi provate e scientifiche aveva deciso di condividere una simile stupidaggine. risultato? Mi ha tolto l’amicizia da fb 😀

    • Ok, questo è un caso clinico però 😀

      In realtà hai ragione, c’è una grande superficialità. Ma soprattutto c’è la presunzione di non poter sbagliare. Nessuno si prende la responsabilità di dire: “ok, ho condiviso una stupidata”.

      Non trovi?

      • Io penso che bisognerebbe condividere di meno e pensare di più 😉 Purtroppo sembra che per emergere si debba sempre pubblicare qualcosa di straordinario. Penso che visto che non si può sperare che certe cose non vengano più pubblicate si possa però provare a non leggerle più. è il lettore che dovrebbe scegliere di voler leggere solo contenuti di qualità 🙂

  5. Ciao Riccardo,
    fortunatamente fra i blogger c’è rimasto un vantaggio: siamo noi pubblico che decidiamo fino a quando il blogger X, Y e Z può ”andare”. Nel momento in cui un blogger inizia a pubblicare fuffa viene immediatamente radiato fuori dalla sua nicchia.

    Non è possibile con altri tipo di giornali e testate online che, purtroppo, nel bene o nel male sono seguiti.

    Secondo te in futuro cambierà qualcosa anche per loro?

    Michele

    • Ciao Michele,

      Cambierà qualcosa? Probabilmente è già cambiato: se si sono ridotti a pubblicare titoli e immagini da rotocalco rosa per fare traffico vuol dire che stanno alla frutta. Come diceva giustamente Davide, questi progetti di quotidiani online gestiti da giornalisti/blogger sono destinati a fallire perché la nicchia è già satura. La gente segue Repubblica e Il Corriere per trovare le notizie, il resto si trasforma in un progetto difficile da far sopravvivere.

      Ma poi – e questa domanda sta solleticando la mia penna – un giornalista può essere un blogger?

      • Ciao Riccardo,
        secondo me blogger e giornalista sono due professioni completamente separate. Il giornalista deve essere oggettivo su un evento, non può e non deve (nei limiti del possibile) schierarsi sugli eventi che narra.

        Il blogger, invece, può far trapelare il suo punto di vista. Per me sono due cose nettamente separate, che ne dici?

  6. I giornali sono concettualmente vecchi. In questi anni ho trovato molte fonti di grande interesse in rete, grazie a persone che esprimono opinioni cercando di andare oltre le solite banalità. Un blog che cerca di approfondire un tema in modo serio, è una grande risorsa, se dovessimo informarci solo con i quotidiani e la tv sarebbe un disastro. Certo forse dovrebbe esserci un utilizzo più maturo da parte delle persone. Facebook sembra la tv del 21esimo secolo. Qualsiasi assurdità diventa subito un post con migliaia di condivisioni.

  7. Un piccolo contributo alla discussione http://www.notizienazionali.net/notizie/interviste/280/il-giornalismo-imprenditoriale-nuova-strada-per-la-professione

    • Ciao Antonio,

      Puoi integrare il tuo commento con una spiegazione di quello che stai postando? Cosa è questo link? Di solito non approvo commenti come questi: i link vanno bene ma devono essere commentati. Il piccolo contributo alla discussione lo dai commentando e poi, se necessario, mettendo il link.

      Grazie.

      • Da più parti si parla di una sorta di giornalismo imprenditoriale

        Tradizionalmente occuparsi di attività imprenditoriali o commerciali non è compito del giornalista, ecco perché oggi ad alcuni la definizione di “giornalismo imprenditoriale” suona strana. Per anni i professionisti dei media si sono impegnati a rinforzare la netta separazione fra la parte redazionale da quella imprenditoriale e commerciale dell’azienda. Ma i tempi cambiano e, ora che i contratti di lavoro a lungo termine e le certezze diminuiscono, anche nel giornalismo, i professionisti dei media avvertono la necessità di reinventare alcuni aspetti del giornalismo puntando ad esempio maggiormente sull’autopromozione.

        I tempi sono cambiati probabilmente quando chiunque ha potuto aprire il proprio blog e fornire la sua comunicazione e informazione avendo come spettatore potenziale l’intera popolazione mondiale. Ma chi è questo soggetto ? E’ un giornalista ? No, non è iscritto all’albo… Tuttavia fa informazione e magari fa dei numeri superiori a quelli di importanti quotidiani. E poi c’è di più: costui è anche proprietario del mezzo su cui scrive, perciò tecnicamente egli è anche un editore… O no ? E l’Ordine dei Giornalisti cosa dice ? Bho tutto tace… l’importante è che i ragazzi continuino a frequentare costose scuole e università di giornalismo e poi a pagare l’iscrizione annuale all’albo alimentando un sistema autoreferenziale di formazione che produce più disoccupati delle stesse facoltà di farmacia.

        http://www.notizienazionali.net/notizie/interviste/280/il-giornalismo-imprenditoriale-nuova-strada-per-la-professione

  8. Ciao Riccardo, ti leggo spesso, anche se non sempre commento. Questa volta lo faccio. Voglio subito suggerire qualche alternativa alle testate ormai concentrate ai click e a fomentare la vacuità. Leggete Il Manifesto: penso che on line stiano facendo un bel lavoro. Ovviamente, nel mare magnum della mediocrità i bravi ci sono, sia tra i giornalisti che tra i blogger. In ogni caso, anche parafrasando il Taglierbe, nessuno dovrebbe accettare di scrivere per più di qualche mese senza essere pagato, a meno che non si lavori già. In questo caso ovviamente bisognerà avere realmente qualcosa da dire. In conclusione: la ciccia è poca e troppi i galli a cantare. La qualità c’è ma spesso naviga in acque basse. Ciao, Marina Bisogno.

    • Che piacere leggere il tuo commento, Marina. Seguirò il Manifesto, ma anticipa qualcosa: cosa ha di speciale?

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here