Qual è la differenza tra Outbound Marketing o Inbound Marketing?

Di Riccardo Esposito | Pubblicato il - Aggiornato il

L’Outbound Marketing è invasivo, si basa sulla promozione tradizionale. L’Inbound Marketing è meno intrusivo e si concentra sulla creazione di contenuti di valore per attrarre i clienti in modo organico, naturale, senza forzature.


La differenza tra inbound e outbound marketing è chiara: con l’inbound marketing facciamo in modo che sia il target a trovarci. Con l’outbound marketing distribuiamo il messaggio pubblicitario su un’audience ampia e indifferenziata.

differenza tra Outbound o Inbound Marketing
Meglio fare inbound o puntare sull’outbound?

Parliamo sempre delle principali strategie di web marketing e dobbiamo sapere che non sono pensate per escludersi ma per unirsi. E lavorare al tuo fianco per farti guadagnare di più. Inbound e Outbound marketing sono integrate. Fuse.

Ecco perché il confronto Inbound Marketing Vs Outbound Marketing non dovrebbe avere luogo. Ma è chiaro che c’è sempre una predisposizione: tu quale preferisci?

Differenze tra Inbound e Outbound Marketing

Il marketing in entrata – inbound marketing – punta alla creazione e distribuzione di contenuti che attirano le persone intorno al proprio brand. Il marketing in uscita – outbound marketing – raggiunge i consumatori per interessarli a un prodotto.

Inbound MarketingOutbound marketing
Natura informativa dei contenuti.Messaggi protesi alla vendita.
Messaggi rivolti a un target preciso.Rivolto a un pubblico generico.
Interazione tra mittente e destinatario.Contenuti passivi, senza interazione.
Meno impegnativo economicamente.Altamente competitivo e costoso.
Attività perfettamente misurabile.Difficile da misurare con recisione.

Possiamo dire che la differenza tra Inbound e OutBound Marketing è questa: nel primo vaso usiamo una strategia di marketing per attirare il target preciso con contenuti, nel secondo per invadere il campo e farci notare un po’ da tutti.

Da leggere: come fare storytelling marketing

Cosa significa Outbound Marketing?

Con questo termine (tradotto dall’inglese: in uscita) s’intende una promozione basata sui media tradizionali che tende a inviare un messaggio generico a un target ampio, di grandi dimensioni. Proponendo un messaggio commerciale. Ecco un esempio.

L’Outbound Marketing interrompe l’esperienza utente con il classico messaggio pubblicitario. Ciò rientra nell’interruption marketing, una promozione che abusa dell’attenzione offerta dall’utente. Questo non è per forza un peccato mortale.

L’azienda che nella sfida Inbound Marketing Vs Outbound Marketing sceglie quest’ultima soluzione può avere ottime ragioni per farlo: molto dipende dal target.

Caratteristiche della comunicazione Outbound

Il marketing outbound spara nel mucchio. Anche se si lavora comunque in modo da ragionare sul target ha una visione tipica dei mass media: lancia un annuncio pubblicitario su un pubblico ampio. Nel quale dovrebbe esserci anche quello desiderato. Le caratteristiche fondamentali dell’outbound advertising sono queste:

  • Marketing-centrico.
  • Molto costoso.
  • Raggiunge molte persone
  • Non istruisce l’utente.

La differenza tra marketing inbound e outbound riguarda proprio questo: l’approccio comunicativo. Con la diffusione di messaggi pubblicitari su mass media aumentiamo il potenziale raggiunto ma investiamo tanto. E puntiamo su una comunicazione commerciale. Basata principalmente sul prodotto che si vende, oggetto dell’offerta.

Strategie Outbound Advertising famose

Le strategie di Outbound Marketing sono quelle che mirano a intercettare il pubblico con un messaggio legato al marketing tradizionale. In questo settore rientrano attività di comunicazione outbound classiche e ben note come:

  • Spot televisivo.
  • Passaggi radio.
  • Inserzioni sul giornale.
  • Volantino nella buca della lettera.
  • Pop-up decontestualizzato.

Esatto, non si parla di Outbound Marketing solo nella pubblicità offline. Anche il web è pieno di esempi legati all’interruzione e che si avvicinano pesantemente allo spam.

banner blindness
Esempi di banner blindness secondo Jakob Nielsen.

L’Outbound Marketing se fatto male diventa un fastidio. E viene combattuto con strumenti che vanno dallo zapping alla banner blindness fino a raggiungere l’AdBlock. Che impedisce alla pubblicità dinamica di presentarsi sulla pagina.

Vantaggi e svantaggi dell’Outbound Marketing

L’outbound marketing ha due grandi vantaggi: ti consente di raggiungere un pubblico che ancora non ti conosce e abbatte i tempi come nessun’altra strategia di marketing fa. Basta un passaggio televisivo su una rete nazionale in prima serata.

Però stiamo parlando di una tecnica invasiva, spesso etichettata come spam, fastidiosa. Da rifiutare. Inoltre i costi da sostenere sono titanici. Per esempio, nel 2021 la CBS ha aperto la gara per spot commerciali di 30 secondi durante il Super Bowl a 5,6 milioni, qui invece trovi il listino RAI www.raipubblicita.it/listini.

Cos’è l’Inbound Marketing: la definizione

La traduzione letterale, il significato della parola inbound è chiaro: in entrata. E sintetizza la capacità di intercettare le persone giuste nel momento in cui hanno bisogno di te, senza interrompere il normale flusso che porta l’individuo a costruirsi la propria dieta mediatica. Questa per me è la definizione di Inbound Marketing.

Guadagnare inbound
La citazione storica sull’Inbound Marketing.

Quindi rientriamo nell’idea di guadagnarsi la fiducia dell’altro, fare in modo che sia l’utente a cercare ciò che abbiamo deciso di mettere in campo per fare promozione online e offline del nostro brand. Ma cosa significa lavorare in questa direzione?

Caratteristiche dell’Inbound Marketing

l marketing inbound si caratterizza per una strategia capace di calamitare clienti verso i tuoi prodotti e servizi. Questo avviene grazie a una strategia di content marketing e di distribuzione che avviene in modi differenti. Le caratteristiche:

  • Customer-centrico.
  • Più economico.
  • Basato sui contenuti.
  • Raggiunge poche persone.

Nella lista di tecniche inbound troviamo la SEO ma anche il PPC, senza dimenticare l’email marketing, la lead generation, il blogging e lo storytelling aziendale.

Funnel e campagne di Inbound Advertising

In questa grafica di Moz puoi individuare i due versanti: inbound marketing e interruption marketing. Da un lato hai la pubblicità classica, quella basata sull’interruzione dell’utente che prevede un’ampia disponibilità economica.

Dall’altro lato, invece, hai l’inbound marketing con una serie di strumenti che riconoscerai: blog, SEO, Social Media Marketing, Influencer, Video e PPC.

inbound e interruption marketing
Confronto tra Inbound e Interruption Marketing.

Sì, anche i contenuti sponsorizzati sono Inbound Marketing. Così come lo sono il native advertising e lo storytelling. La grande differenza tra outbound e inbound marketing è nello strumento, ma soprattutto nella strategia di fondo: aiutare il prossimo, guadagnarsi il privilegio di entrare nei suoi interessi.

Il PPC è uno strumento che mi permette di pagare per essere presente, ma l’obiettivo è questo: farsi trovare quando l’utente ha bisogno di te. E non bombardare il lettore con messaggi morbosi e senza un reale collegamento con le sue esigenze.

Da leggere: strategie di inbound marketing per B2B

Vantaggi e svantaggi dell’inbound marketing

Il primo vantaggio: non è invasivo, non investe l’utente ma lo attira diventando un riferimento per ogni fase della funnel di vendita. Inoltre può essere misurato e ottimizzato in ogni momento grazie alla possibilità di definire dei KPI precisi.

Inoltre è meno costoso dell’outbound marketing. D’altro canto per ottenere lead qualificati hai bisogno di tempo e competenze: l’inbound marketing necessità di un approccio completo, non è il massimo per chi cerca successi rapidi e immediati.

Esempi di inbound e outbound marketing

Inbound MarketingOutbound marketing
Blogging.Pubblicità televisiva.
Interventi pubblici.Inserzioni su giornali.
SEO.Banner su siti web.
Video Marketing.ADV radiofoniche.
Influencer Marketing.Video Ads.

Marketing inbound e outbound si escludono?

Questo è il punto: non si tratta di una battaglia ma di una scelta. Non puoi decidere se fare o meno Outbound Marketing in base a una presa di posizione. O meglio, questa metodologia di promozione viene vista come pesante e antica (quasi fastidiosa) in molti contesti. Ma per un determinato tipo di target funziona ancora.

Pensa alla Tv: non è difficile notare grandi brand come Amazon, che mai avrebbero pensato di fare spot televisivi, che interrompono la fruizione del palinsesto con il classico spot dopo il TG della sera. In quella circostanza è la soluzione migliore.

L’Inbound Marketing è la soluzione per le piccole aziende, per chi non può spendere grandi capitali in pubblicità, ma nessuno vieta che il confronto Inbound Marketing Vs Outbound Marketing si trasformi in una fusione virtuosa. Sei d’accordo?

Riccardo Esposito

Sono un senior copywriter e un web writer freelance specializzato in AI e scrittura testi per landing page. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online (bio di Riccardo Esposito).

Categoria: Marketing

10 commenti su “Qual è la differenza tra Outbound Marketing o Inbound Marketing?”

  1. Il problema nasce quando si scrive articoli fini a se stessi o si gestisce un blog di news o recensioni. Se utilizzati in maniera “educata” ed utile al lettore, i banner pubblicitari svolgono un ruolo importantissimo per il web come lo conosciamo oggi. Molti siti di informazione offrono i loro contenuti gratuitamente proprio grazie ai proventi ottenuti da tali banner. Sinceramente, a patto che questi non risultino invasivi e che non compromettano l’utilizzo del sito, preferisco che si continui con l’utilizzo degli ads piuttosto che essere costretto a pagare una sottoscrizione a pagamento per poter accedere agli articoli. Talvolta tali banner possono addirittura risultare interessati, altre volte decisamente meno ma in quei casi credo basti ignorarli. Comunque mi trovo in gran parte d’accordo con quanto affermato nell’articolo. I blog autopromozionali o autoreferenziali, non hanno bisogno di banner pubblicitari, tutt’altro. Si potrebbe addirittura correre il rischio di dare maggiore visibilità alla concorrenza.

    1. Riccardo Esposito

      I banner possono essere interessanti? Certo, tutto dipende dalla user experience e dalla qualità del contenuto. Quando avevo adsense bastava inserire la parola chiesa in un articolo per avere le pubblicità di radio maria. Non è possibile lavorare in questo modo, rischi di vanificare tutto il lavoro. Meglio lavorare sulla qualità dei contenuti: io oggi lavoro come webwriter e formatore, e lo faccio solo grazie al mio blog.

    2. D’accordo con te: non riesco a capire come questo discorso si sposi con blog di notizie e review. Ma forse ne so ancora troppo poco

      1. Riccardo Esposito

        Non tutti i modelli sono uguali. A volte l’inbound marketing non è la strada da percorrere o non è la principale. Perché credi che non sia applicabile con i blog di notizie e review.

        Pensa, ci sono persone che cercano “recensione nuovo telefonino”. Trovano il tuo contenuto e lo comprano. Magari da un link affiliato. Anche questo è inbound marketing.

  2. Ciao Riccardo. L’inbound marketing è il futuro, ma è ancora in una fase embrionale nel nostro Paese. Ed hai ragione: la pubblicità che mette al centro il consumatore, anziché il prodotto, non dovrà mai temere nulla, ancor meno gli ad block.
    Purtroppo, le potenzialità del funnel di Hubspot (lo conosco a memoria quel grafico finale) non tutte le aziende ancora le percepiscono come un modo per incrementare davvero valore e fatturato.
    Tu che ne pensi?
    A presto!

    1. Riccardo Esposito

      È così, non tutti hanno capito la forza dell’inbound marketing. Ma non è una colpa, o meglio: sono in tanti a comportarsi così e spesso è solo una questione di abitudine. Difficile rivoluzionare le regole aziendali da un giorno all’altro.

  3. Salve, intervengo anche io in questo ottimo articolo per dire la mia. Innanzitutto, secondo il mio parere il mercato dei banner può ancora essere un mercato interessante. Io, per esempio, ho acquistato il mio PC tramite una pubblicità su un sito di news informatiche. Devo dire che se non avessi visto quella pubblicità avrei preso un altro PC forse meno performante di questo che ho ora ad un prezzo maggiore. Lasciando da parte questi piccoli dettagli sono estremamente contrario all’utilizzo di strumenti come ADBlock. AdBlock a mio avviso dovrebbe avere una politica totalmente diversa e “accettare” i network seri come per esempio “Adsense”. Ovviamente a nessuno piace vedere banner che ti “sparano” audio appena entrato in un sito, sono quelli che odio maggiormente. Un sito pulito, che rispetta l’utente perchè deve essere penalizzato anche lui? Adblock attacca tutti, buoni e cattivi indifferentemente da tutto. Inutile parlare della whitelist, da molti inesistente. Una volta che elimina tutte le pubblicità perchè accettarne altre? La maggiorparte degli utenti per noia non setterà mai una whitelist su adblock. Adblock è diventato uno strumento di comodo. Uno strumento che ti offre la possibilità di eliminare tutta la pubblicità e di usufuire di contenuti, video, etc del tutto gratuitamente. Per esempio youtube ha sostituito la televisione. Se tutti filtrano le pubblicità il servizio youtube come tanti altri CHIUDE e allora torniamo a vedere PIPPO BAUDO e un posto al sole. Adblock nato come un sistema “Democratico” che tra l’altro non è, mina la libertà di altre persone.

    1. Riccardo Esposito

      Anche questo è vero. Forse chi ha fatto spam con le pubblicità ha tirato troppo la corda. Così come lui ha la possibilità di inserire banner decontestualizzati ovunque io ho quella di tutelarmi.

  4. Ciao, ovviamente sto dalla parte dell’inbound marketing tutta la vita 🙂
    Non disdegno comunque banner NON invasivi, discreti, che si incorporano bene nel design della pagina e che non disturbano la fruizione del contenuto. Inoltre il banner dovrebbe puntare a risorse davvero valide e quindi essere veramente un valido suggerimento. (Su un sito di cui ho grande fiducia nell’autore non mi aspetto di trovare pubblicità a “robaccia”. L’autore del sito in cui ripongo fiducia è per me un filtro che mi garantisce una certa bontà del prodotto promosso dal banner e quindi sono anche più portato a tolleralo e a cliccarci volentieri per scoprire di che cosa si tratta, ma “guai a lui se poi è fuffa”).. eheh!
    E comunque ripeto per concludere: inbound marketing, sempre!
    Ciao!

    1. Riccardo Esposito

      Sai cosa? Anche la pubblicità è inbound marketing. Anche il banner fa parte di questa logica. Il punto non è cosa è o cosa non è inbound marketing: è la logica che fa la differenza. Leggo articolo dedicato al social media marketing? Esce un banner per un corso di social media marketing. Non un video sulla vacanza in Croazia.

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