Come scrivere un blog in inglese

Di Riccardo Esposito | Pubblicato il - Aggiornato il

Conviene scrivere un blog in inglese? In linea di massima sì, è una buona idea tradurre gli articoli e pubblicarli in modo da raggiungere un pubblico ampio. Non si tratta solo di usare le giuste parole inglesi in italiano: devi tradurre bene.

aprire un blog in inglese
Conviene aprire un blog in inglese.

Scrivere e pubblicare gli articoli in inglese porta una serie di vantaggi difficili da ignorare. In primo luogo hai un bacino più ampio, puoi rivolgerti a un pubblico immenso e quindi puntare a numeri maggiori. Puoi aumentare le visite ma anche:

  • Le condivisioni.
  • I commenti.
  • L’autorevolezza.
  • I clienti.

Puoi far conoscere ovunque il tuo blog. Ci sono diversi aspetti da affrontare e calcolare se vuoi iniziare questa nuova avventura. I vantaggi di un articolo tradotto in inglese li conosci, ma oggi voglio spiegarti come scrivere un blog in lingua inglese.

Definisci obiettivi del blog inglese

Quando vuoi aprire un blog in inglese hai bisogno di uno scopo. Perché stai facendo tutto questo? Perché hai deciso di tradurre i tuoi post? Come scrivere un blog in inglese se non hai un obiettivo? Lo fai solo per aumentare le visite?

obiettivi

La guerra delle visite è importante. Il consiglio è semplice: devi dare uno spessore a tutto questo. Devi definire degli obiettivi e dei KPI.

Tutte queste persone che arrivano grazie alla pubblicazione di testi in lingua inglese: dove andranno? Cosa faranno? Perché le stai attirando?

Per scrivere un blog in inglese hai bisogno di un core business differente. Perché sbatterti per far arrivare persone sul progetto che non puoi monetizzare? E tu sai che uno dei grandi snodi di questo settore risponde al come guadagnare con un blog.

Puoi gestire un cliente inglese? Puoi lavorare come copywriter o come blogger per un progetto che risponde alla lingua anglosassone? No? Un simile impegno ha bisogno di un ritorno per decidere se scrivere un blog in italiano o inglese.

Da leggere: come tradurre una pagina web

Individua argomento e dominio

Due passaggi fondamentali per capire come scrivere un blog in inglese e avviare la tua nuova attività. Primo step: acquistare un dominio di secondo livello. Quindi:

  • Studia i migliori esempi di blog in inglese.
  • Decidi se scrivere un blog in italiano o inglese.
  • Scegli un nome blog semplice da ricordare.
  • Deve essere anche facile da scrivere.
  • Assicurati che il nome dominio sia significativo.
  • Tutto questo sia per gli italiani che gli inglesi.

Se hai in mente di scalare una serp internazionale e posizionarti anche su Google.com assicurati che sia comprensibile da italiani e inglesi e non solo dai tuoi connazionali.

Valuta anche la migliore estensione dominio (TLD), calcolando sempre che un .com è sicuramente più comune e noto a livello internazionale. Ecco una lista utile:

Quali sono i domini che hanno più fiducia
Quali sono i domini che hanno più fiducia – Fonte immagine

Attenzione anche a scegliere un argomento blog più seguito che sia effettivamente noto e diffuso all’estero, un tema che in Italia può essere di dominio pubblico non è detto che sia altrettanto diffuso all’estero. E vice versa, questo chiaro.

Per avere un buon indicatore e creare un blog in inglese di successo usa Google Trends per valutare la diffusione di un topic a livello internazionale e sul territorio.

Devi aprire un blog in inglese

Il primo punto da superare porta l’etichetta dei tecnicismi. Creare e aprire un blog adatto a ospitare contenuti differenti da un punto di vista linguistico non è semplice.

Soprattutto se vuoi ottimizzare da un punto di vista SEO. Ci sono template WordPress pensati per ospitare più lingue, e questo è un bene per il blog inglese.

Come creare un sito web in più lingue.

È facile aprire un blog in inglese? Un template WordPress multilingua ti permette di superare le difficoltà per rispettare i parametri dell‘organizzazione dei contenuti.

Se vuoi creare un blog in inglese e italiano devi avere un plugin che ti consenta di gestire al meglio le due versioni della lingua. Il migliore è WPML, estensione per creare un sito multilingua che ti consente di organizzare le traduzioni per la SEO.

Per aprire un blog in inglese e scrivere al meglio anche in chiave SEO copywriting assicurati che il plugin ti permetta di intervenire anche sui meta tag come il title e la meta description. Questi elementi sono fondamentali per scrivere un blog in inglese.

La mia esperienza personale: diffida dalle soluzioni semplici. Non sono uno sviluppatore, non so creare un blog multilingua ma ti posso assicurare che la semplicità in questo caso non paga mai. E soprattutto – banale ripeterlo ma meglio farlo – non mischiare due lingue diverse in un unico sito o blog. Ogni lingua deve avere una versione del progetto.

Cura il targeting internazionale

Questo è un aspetto delicato dell’ottimizzazione SEO per il blog. Se vuoi creare un sito web in inglese e in italiano, o anche in più lingue, devi fare in modo che sia chiaro quale pagina mostrare su un determinato motore di ricerca. Quindi?

L’articolo del blog scritto in inglese deve posizionarsi su Google.com, quello redatto in italiano su Google.it. E quello per gli inglesi su Google.uk. Questo targeting può avvenire a livello di pagina grazie al tag hreflang . Ecco un esempio di codice:

<head>
 <title>Pagina esempio</title>
  <link rel="alternate" hreflang="en-gb"
       href="https://esempio.com/pagina.html" />
</head>

Questa soluzione, che puoi mettere in pratica anche con i vari plugin WordPress per creare un blog multilingua, consente di dare a Google le informazioni giuste su che tipo di pagina deve presentare. Oppure puoi scegliere una struttura URL specifica

URLEsempioCaratteristiche
ccTLDmysocialweb.frTargeting chiaro.
Sottodominide.mysocialweb.comFacile da configurare.
Sottodirectory mysocialweb.com/fr/Per piccoli siti.

Tra gli esempi blog in inglese, soprattutto progetti personali, noto una diffusione dell’hreflang come soluzione per gestire il targeting: è quella più semplice.

Come scrivere un blog post in inglese?

Bloggare in inglese vuol dire scrivere in inglese. Attenzione, scrivere e non tradurre quello che hai creato dall’italiano in inglese. Devi reinterpretare la fonte contestualizzando i contenuti che hai pensato per la tua lingua madre.

La lingua non è la somma di verbi e vocaboli. Se vuoi bloggare in inglese devi avere delle competenze linguistiche avanzate. Non devi scrivere ma pensare come un inglese. E usare i suoi giochi di parole, le sue metafore, la sua ironia.

Leggere blog in inglese vuol dire anche migliorare la tua attività di blogging e scrivere meglio nella lingua di Shakespeare. Ma devi fare molta pratica in questo campo e imparare, in primo luogo, le regole per evitare errori di grammatica.

Gestisci i commenti di un blog in inglese

Devi scrivere meglio e gestire i commenti in inglese. Ovvero le interazioni che nascono – o che dovrebbero nascere – nei post. Le persone lasciano domande, critiche e approfondimenti. E tu devi rispondere. Sai aprire un blog in inglese?

Ti fai scrivere gli articoli da un ghost blogger, magari anche da una persona in gamba. Come continua la tua attività di blog in inglese? Come rispondi ai commenti di chi cerca spiegazioni? Come porti avanti la tua attività di comment marketing?

Credi che sia sufficiente pubblicare contenuti per ottenere grandi risultati? Devi farti conoscere nel social web. E per questo ci vogliono anche i commenti WordPress.

Interpreta il tone of voice di chi lascia il proprio intervento, devi essere in grado di individuare i commenti spam anche se vengono pubblicati in lingua inglese.

Fai promozione con i profili Social Media

Il tuo blog in inglese ha bisogno di una robusta attività di social media marketing. Sai, quelle cose che si fanno con Facebook, Twitter e LinkedIn… ecco, sai bene che fare blogging non vuol dire solo scrivere ma anche creare interazioni sui social.

Aprire un blog in inglese
Vuoi gestire un blog in inglese?

Ma anche se non vuoi spingerti avanti nella tua strategia di social media marketing, anche se vuoi solo condividere sui social i tuoi post in inglese: come ti muovi?

Voglio dire, usi i tuoi account in lingua italiana? Ti muovi attraverso gli account che hai sempre usato per i post in lingua italiana? Credi che sia giusto così? No.

Io credo che sia necessaria una riflessione alla base di una strategia di SMM per i contenuti in lingua inglese. Magari con degli account nuovi da gestire con Hootsuite o PostPickr. Ecco, scrivere articoli in lingua inglese esige anche questo.

Da leggere: esempi di blog da seguire

Aprire un blog in inglese

No, questi punti valgono per qualsiasi lingua. Il problema non è la lingua inglese o quella spagnola, ma l’impegno necessario per gestire un blog multilingua.

Non basta aver preso buoni voti al corso d’inglese per guidare un blog nelle acque sconosciute – ricche ma tempestose – del blogging in lingua inglese. E tu invece? Ti lasceresti in un’avventura in lingua inglese? Ti piacerebbe pubblicare anche per un pubblico diverso da quello italiano? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito

Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

Categoria: Blogging

13 commenti su “Come scrivere un blog in inglese”

  1. Lavorando in svizzera mi capitano spesso clienti che mi chiedano del multilingua per i loro siti, è sempre difficile riuscire a capire cosa sia meglio per un progetto: se un unico dominio con il multilingua e delle sottocartelle per le diverse lingue oppure un vero e proprio multisito.
    Banalmente, penso sempre che la cosa più semplice sia proprio il multisito, anche se non è quella certamente più economica!

  2. Ciao Riccardo,
    come ho già scritto nella discussione che ha preceduto questo articolo, bloggare in una lingua diversa dalla propria (e cercare di avere successo! Altrimenti per cosa ti fai un mazzo così in un’altra lingua?) è veramente complesso… Anche conoscere la lingua benissimo non basta.. Bisogna che tu sia immerso nella cultura, in quello che accade tutti i giorni, in quella ricchezza “non tangibile” che però comunque ti arriva e ti coinvolge quando si vive quella cultura, quella nazione… Poi dipende anche dall’argomento: se sono argomenti molto tecnico/scientifici è già più semplice secondo me… Se si va sul lato culturale/umanistico rischi il bagno di sangue… 🙂
    Ciauz!

  3. Stefano Pediconi

    Ciao, ho sempre avuto l’idea di lavorare sul mio blog anche in inglese ma vedo che sei riuscito a mettere su carta tutte i dubbi che finora mi hanno fatto desistere. A dire la verità, avrei l’obiettivo di lavorare con l’estero più di quanto faccia ora ma penso possa essere un buon compromesso iniziale tradurre solo qualche articolo significativo piuttosto che ripensare il blog. Che ne dici?

  4. Benedetto Motisi

    A me lo hanno proposto un paio di volte negli ultimi mesi “ma perché non blogghi anche in inglese?”

    Al di là del fatto che è vero – i joke, le metafore, le espressioni – le maneggi al 100% solo se vivi un’altra cultura (sebbene da nerd maledetto gran parte dei riferimenti miei sono quelli :D) , ma c’è tutta una componente, di partecipazione “social” che hai ben definito, molto molto molto impegnativa da curare.

    Fermo restando che se mai fosse, anche se a scrivere me la “cavicchio” (seppure credo di conoscere quasi meglio lo slang che la grammatica tradizionale XD) , se dovessi mai interagire a “voce” replicherei quelle figure da accento alla Super Mario (*mamma mia*) che ho.

    my two cents!

    1. Riccardo Esposito

      Allora approfitto della tua conoscenza, Ben, per fare una domanda: potrebbe fare bene al blog la presenza di grandi contenuti in lingua inglese per puntare a un discorso link building con un profilo diverso da quello dei classici blog italiani? Voglio dire… Ci giriamo sempre gli stessi link, pochi hanno link in ingresso di qualità da una fonte estera. Potrebbe essere un vantaggio?

      1. Benedetto Motisi

        Eccoci 😀

        A livello di trust generale si, visto che sono risorse in tema. Ma non credo su singole query, visto che sarebbe proprio un’altra lingua e quindi un altro tipo di localizzazione delle esigenze 🙂

        Io sarei per sviluppare su un nuovo sito fra l’altro (considerando che .it sono domini con una geolocalizzazione italiana).

  5. Charis Fisher

    Ciao Riccardo! Sono contenta che le sia piaciuto la mia traduzione.
    Capisco le vostre ragioni per non bloggare in inglese: se non si può fornire ai client internazionali TUTTI i servizi professionali che si offre in inglese (compreso SEO per esempio), non c’è una ragione per bloggare in inglese.
    Comunque, se volete creare relazioni con altre aziende americani o inglesi dell’industria, se si vuole attrarre clienti anglofoni, bloggare in inglese può essere utile.
    Scrivo il mio blog di traduzioni perché i professionisti anglofoni dimenticano spesso che esistono esperti dell’industria che NON scrivono solo in inglese. Siamo egoisti in questo rispetto per la fortuna di esser nati anglofoni.
    Lo scopo del blog, quindi, è di informare il mercato inglese sul talent italiano, francese o europeo, di dare una voce a chi non parla inglese.
    Se a voi piace quest’idea di democratizzazione linguistica, vi consiglio di leggere i miei altri articoli, tradotti da italiano, francese ed altri lingue europee.
    All the best!
    Charis

  6. Concordo al mille per cento con Riccardo, operando dei distinguo perchè la questione è molto variegata e dipende da tanti fattori per i quali scrivere in Inglese può andare dal “lascia stare è una perdita di tempo” a “ma sei ancora lì che ci stai pensando?”. 😉

    Di sicuro se volessi tornare alla lingua Italiana non credo che farei un sito multilingua, proprio per le difficoltà descritte da Riccardo.

    Io su Internet scrivo quasi totalmente in Inglese e consiglio caldamente ai Colleghi Psicologi di fare altrettanto, o almeno provarci.

    Quando è consigliabile scrivere in Inglese?

    Qui calza a pennello la metafora dello stagno di palude e l’oceano.

    Prima di tutto se il tuo settore professionale in Italia è stra-saturo ed intasato e le risorse per esso disponibili sono prosciugate.
    In questo caso scrivere in Inglese è un po’ come uscire da uno stagno di palude ed entrare in un oceano, con i pro e i contro.

    Altro elemento è la differenza di mentalità, almeno per ciò che riguarda i temi più Sociali (nel senso di Servizi Sociali).

    In Italia ti chiedono una mano, all’estero ti propongono una partnership, con tutte le differenze che comporta…sia in termini di valutazione della tua Professionalità che di compenso economico.

    Questa differenza di mentalità si riflette anche su altri elementi.

    Ad esempio all’estero è più facile entrare in contatto con personaggi di un certo livello, sicuro che otterrai risposta.
    E sei sicuro che valuteranno la tua idea in base al loro reale valore e non in base alle tue conoscenze e giri politici.

    E questo a sua volta si riflette sulla modalità di scelta del collaboratore, più legata ad una reale ricerca della risorsa migliore che al ricorso all’amico dell’amico.

    Certo devi conoscere l’Inglese che, sebbene debba comunque essere di un certo livello, potrebbe essere in realtà un falso mito.

    Se vuoi fare il copywriter oppure farti conoscere dalla Harvard o MIT allora devi essere ineccepibile.
    Per tutto il resto puoi permetterti un livello più basso: quando alcuni mi fanno notare che io non conosco l’Inglese da madrelingua rispondo sempre “Neanche loro”. 🙂

    A meno che tu non voglia interessare gli Inglesi (una piccolissima percentuale nel panorama globale del Web), puoi permetterti di rilassarti.
    E gli Americani? Tranquilli: non lo conoscono neanche loro… 😀

    Ci sono poi ambiti professionali (come la Psicologia) in cui le persone sono più interessate al contenuto che non alla grammatica o alla qualità di un video (e lo dico per esperienza).

    Ripeto: ovvio che un minimo di decenza è richiesta!

    Tutto questo se si vuole approdare al Mercato internazionale, altrimenti no: scrivere in Inglese per aumentare le visite e visualizzazioni del Mercato italiano è tanto una perdita di tempo quanto controproducente.

  7. Non ho mai pensato si scrivere in inglese proprio per i motivi che evidenzi. Certo ho delle interviste in lingua inglese, come ho anche alcuni articoli tradotti, ma penso che per scrivere in una determinata lingua bisogna essere in grado di pensare con quella lingua

  8. Antonio Musarra

    Buonasera Riccardo.
    Realizzare blog con il supporto multi lingua non è un problema, Worpress, Liferay, Drupal o altri sono ormai da tempo bravi a gestire contenuti multi lingua e con semplicità. Anche dal punto di vista SEO i maggiori plugin hanno il supporto per il multi lingua.

    Riguardo la scrittura hai pienamente ragione ma nel mio caso è più semplice grazie al tipo di argomento, si tratta di scrivere in inglese tecnico informatico, raramente faccio uso di giochi di parole, metafore o altri costrutti complessi. Spesso faccio il contrario per alcuni articoli, primo scrivo in inglese e poi faccio la versione in lingua italiana. Un metodo che adotto per migliorare la mia scrittura è quello di leggere libri in lingua inglese che trattano gli argomenti da me trattati. Altre risorse che potrei segnalare a riguardo sono:
    1. Scrivere in inglese (soprattutto sul web) di Chiara Di Loreto
    2. Scrivere un articolo tecnico-scientifico di Alberto Falossi
    3. Come scrivere un articolo tecnico in inglese di Antonio Strozzi

    La diffusione degli articoli tramite i miei canali sociali (twitter, Google+, LinkedIn) in lingua inglese avviene cosi come per quelli in lingua italiana, unico account, non ho account differenti per lingua, altrimenti la gestione diventerebbe troppo onerosa, per semplificare in genere utilizzo Buffer. Da qualche tempo, LinkedIn consente di gestire il proprio profilo in multi lingua.

    Il mio blog (come sai) tratta argomenti in ambito tecnico/informatico, è stato quindi per me quasi naturale pensare ad un blog in multi lingua, i miei contenuti sono rivolti a tutti. Dalla mia personale esperienza e da quella dei miei lettori ho notato che gli informatici italiani effettuano ricerche direttamente in lingua inglese. Scrivendo in lingua inglese ho ricevuto parecchi feedback positivi e per articoli scritti solo in lingua italiana ho ricevuto richieste da lettori non italiani di scrivere la versione inglese.

    Cercando di concludere questo lungo commento, direi che rendere il blog multi lingua è d’obbligo quando il proprio obiettivo è uscire fuori dal nostro continente con la consapevolezza che il lavoro richiesto non è affatto semplice.

  9. Federico Presta

    La butto lì: e se l’obiettivo del blog in inglese (possibilmente su un altro dominio .com) sia quello di generare profitti tramite AdSense e banner vari? Vista la possibilità di ottenere più visite grazie ad un enorme bacino d’utenza (da vedere come raggiungere, se con SEO, SMM ecc.), si potrebbe pensare al blog inglese come uno strumento extra per monetizzare. Così si può lasciare il blog italiano pulito e dedicato a migliorare personal branding e ottenere contratti lavorativi nel settore, e aggiungere una entrata in più tramite un progetto alternativo che ripropone molti dei contenuti principali in lingua inglese.

    Potrebbe essere un plus interessante, ma bisogna sempre valutare se il gioco vale la candela!

  10. Blogger in inglese non è semplice. Come mi ha insegnato il mio percorso universitario, non si tratta meramente di tradurre in inglese ciò che pensiamo o abbiamo scritto in italiano; si tratta, invece, di tradurre la nostra cultura in quella britannica… E non è sempre così facile. Una volta, per esempio, nella mia intricata carriera universitaria che mi ha portato alla laurea in lingua e letteratura inglese, mi è capitato di dover tradurre “vigile urbano” e, salvo poi scoprire che si può dire “traffic cop” cioè poliziotto del traffico, l’ho tradotto come “policeman” cioè poliziotto… Perché a mia memoria i vigili urbani esistono in Italia, ma non nei paesi anglosassoni. Ed ecco qui la traduzione fra culture, che però è qualcosa di molto più complesso e multisfaccettato.
    Detto questo, e consapevoli di queste difficoltà, perché non provarci? Tuttavia da parte mia consiglio preventivamente di affacciarsi su Twitter: seguire vere e proprie conversazioni tra coetanei britannici o capire lo slang della star del cuore ci può aiutare, ci forgia e ci aiuta a capire che l’inglese usato quotidianamente dai britannici non è sempre quello ipertensione regolato che impariamo sui banchi di scuola.
    Happy English everybody! Buon inglese a tutti!

  11. Sto per lanciare il mio blog e avrei bisogno di aiuto. Sono al corrente di tutti i pro ed i contro. SEO, pubblico potenziale, etc. Parlando di contenuti: su uno stesso sito, il contenuto in inglese non è interessante come quello in italiano. Semplicemente perché se scrivo un articolo, per esempio, su cosa fare a Lubecca in Italiano, ha molta, molta meno concorrenza che in inglese. Long tail keywords ‘libere’ in Italia secondo me ce ne sono. E sicuramente bisogna scrivere contenuti interessanti! La mia nicchia è quella del budget Travel e in inglese è veramente troppo satura. L’inglese lo conosco bene (date un’occhio e giudicate), ma farsi spazio, impegno quanto vuoi, è veramente dura. Cosa ne pensate? Cosa consigliate? Cheers

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.