Mi dicono che parlo sempre dei freelance e mai dei dipendenti, mi accusano di essere legato alla setta dei lavoratori liberi che possono bere drink in riva al mare mentre mandano email.

Ho scritto molti articoli dedicati ai lavoratori fissi. E poi è inutile farsi la guerra: freelance e dipendenti condividono lo stesso campo: seguono regole differenti ma le somiglianze sono incredibili.

lavoro

Così come al lavoratore freelance consiglio di mettere dei paletti ben chiari alla propria disponibilità (tipo alle chiamate delle 22.30), anche il dipendente deve prendere coscienza.

Deve prendere coscienza che il vero amore nasce per la professione e non per l’azienda. La passione è un motore potente, riesce a smuovere le montagne e a farti fare cose improbabili.

La passione riesce a imprigionarti in un ufficio giorno e notte, riesce a farti ingoiare rospi disgustosi.

La passione è punto di forza e punto debole. Il lavoro che nasce dalla passione ha una marcia in più. Ma può diventare una catena di prigionia legata a chi si trova dall’altro lato della barricata.

your job

Devi amare il tuo lavoro, ma allo stesso tempo devi dosare il legame con l’azienda. Perché non puoi sapere quando smetterà di amarti, non puoi sapere quando l’azienda non avrà più bisogno di te.

La tua passione per il lavoro è sempre la stessa, ma all’improvviso non sei più speciale. Sei sacrificabile al dio pagano della precarietà. Cosa farai quando la situazione precipiterà?

Inizierai la carriera freelance?

Prima devi trovare i clienti, e per iniziare a lavorale a un prezzo ragionevole devi essere autorevole: il tuo nome deve essere conosciuto, deve essere sinonimo di qualità. Qualche consiglio:

Devi rispettare l’azienda, devi dare il massimo. Devi essere speciale per le persone che ti offrono il lavoro. Ma il vero amore non è per il posto fisso: è per il tuo lavoro, quel lavoro che ti seguirà ovunque. Non credi?

5 COMMENTI

  1. Non è la quantità che fa la differenza, e la passione va controllata.
    Parliamo allora di qualità, il punto di forza di un’azienda (o di un cliente) sono le persone, non come semplici esecutori a cottimo dei desiderata della proprietà, della direzione o del cliente ma come soggetti competenti, appassionati e innamorati: del PROPRIO LAVORO.

    Mi sembra che il momento attuale offra una grande opportunità, alle imprese e alle persone: quella di essere se stessi.
    Che cosa intendo dire?
    L’impresa è fatta di persone e se la “biodiversità aziendale” è riconosciuta come un valore allora le persone vivono il lavoro come proprio, in una “casa” che sentono loro ma che non è detto sia per la vita.
    E “cosa farai quando la situazione precipiterà? Inizierai la carriera freelance?” (cit. Riccardo). L’azienda e il dipendente dovrebbero entrambi condividere un punto: lo spirito (preventivo) da freelance viene in aiuto ad entrambi!

    Che bello incontrare aziende dove le persone si immedesimano nel marchio ma al tempo stesso sono persone di qualità dotate di autonomia di operato (e di giudizio): ci si accorge subito dell’aria diversa che si respira, e lo nota anche il consulente!
    Grazie Riccardo per l’articolo, vien voglia di fotocopiarlo e distribuirlo fuori da certe aziende..

  2. Grazie. È esattamente la situazione in cui mi trovo io!

    La passione per il mio lavoro mi spinge sempre a fermarmi fuori orario e ingoiare rospi vari. È una possibilità di crescita, certo.

    Il problema è quando i “capi” ci prendono gusto e approfittano un po’ troppo della tua disponibilità…

    • Il problema, aggiungo, è che pochi sanno comandare veramente. Sfruttare un dipendente vuol dire non approfittare della risorsa più utile che può portare all’azienda: la passione. Una volta persa non si ritrova più.

  3. ..e tutti quelli che riescono a farti odiare il proprio lavoro? io mi trovo in un periodo veramente oscuro. Colleghi che non ti aiutano e che non fanno squadra, capi che non sanno nemmeno quello che stai facendo e poi ti vengono a dire che stai facendo tutto sbagliato..non è demoralizzante??grazie Riccardo per questo articolo, mi ha risollevato decisamente il morale.

    • Certo Rosa, è demoralizzante. Molto demoralizzante. Purtroppo non esiste una scuola che insegni a essere un buon superiore o un collega decente. A volte dobbiamo fare affidamento sulla bontà dello spirito umano, sulle singole sensibilità.

      Spesso tutto questo viene disatteso. Con risultati pessimi per l’uomo e per l’azienda. Se hai voglia di raccontare la tua esperienza…

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