Riprendo a scrivere dopo qualche giorno di pausa con una nota polemica nei confronti dei colleghi: i social non sono la sputacchiera del web, non dovrebbero essere usati per creare contrasto.

lamenta

Mi capita spesso di leggere status sui diversi social network dedicati al proprio lavoro, all’esperienza quotidiana, e quasi sempre è una comunicazione negativa. Una critica più o meno velata.

Il cliente non paga, il cliente copia, il progetto non decolla a causa del malcostume generalizzato. Ci sono decine di combinazioni: i contatti ti chiedono mille preventivi, poi ignorano il tuo punto di vista e intervengono sul blog senza consultarti. Per non parlare di quello che succede sulle pagine Facebook.

Il modo giusto per lamentarsi

Mi sono trovato in tutte le situazioni possibili: sono online dal 2008 e ho vissuto ogni affronto possibile. E ho capito questo: un professionista non si lamenta online. Magari lo fa offline con un amico (chi viene a prendersi gli aperitivi a Piazza del Gesù lo sa), con una persona intima e confidenziale.

E non si tratta di mentire o di essere ipocrita nei confronti del pubblico: in questo modo non stai comunicando nel miglior modo possibile la tua figura, il tuo essere un professionista del web.

Ok, mi fermi e mi rassicuri: “Guarda che i miei amici e i miei follower sono d’accordo, mi danno ragione”. A chi importa questo? Se stai usando i social come una persona qualsiasi per me è ok: non ci sono problemi. Ma se hai deciso di sfruttarli per fare personal branding devi ponderare ogni passo.

problemi

Lamentarsi su Facebook o su Twitter non è una buona strategia – almeno dal mio punto di vista – e non fa di te un professionista, una persona che risolve i problemi e non li sbandiera in piazza.

D’atro canto mi metto nei panni futuro cliente che legge i tuoi aggiornamenti: un giorno sarai in disaccordo con me e lascerai su Facebook tracce del nostro rapporto burrascoso? Perché dovrei espormi a questo rischio.

I lamento diventa comunicazione

È vero anche che il lamentarsi può diventare parte integrante della comunicazione, soprattutto se perde il carico di vittimismo e viene declinato in forma attiva per aiutare le persone a non commettere lo stesso errore. In questo caso trovo un valore positivo nel lamentarsi che perde il suo peso.

Perché questo è il punto principale, l’inutilità della lamentela. Non voglio cadere nel banale “Per essere vincente devi apparire vincente” ma preferisco essere attivo nella comunicazione online: ti aiuto a risolvere il problema, non ti investo con le negatività che investono il mio mondo.

Perché in questo modo diventi un peso, ti trasformi in una vittima sacrificale, in una persona che ha bisogno di aiuto e che non può aiutare. Questo significa che non sei un buon professionista del web? No, non credo questo. Ma è la comunicazione che stai portando avanti a suggerirlo.

Da un lato fai pubblicità e sfrutti il blog per avviare un buon processo di inbound marketing. Vuoi dare una svolta al tuo lavoro, vuoi trovare nuovi clienti online e quindi pubblichi ogni giorno i tuoi articoli per intercettare potenziali clienti.

Al tempo stesso usi i social per comunicare disagio e per lamentarti in comunicazione dello stato attuale delle cose: mi sembra un controsenso. Usa i social per veicolare valore, oppure per fare storytelling della tua professione mettendo in risalto aspetti negativi (ci sono, non li puoi ignorare). Ma non lamentarti, o almeno non sempre.

La tua opinione

Siamo esseri umani, lo so bene. E so che c’è un grande bisogno di condividere sentimenti, emozioni, stati d’animo. Trova un modo virtuoso per farlo. Aiuta persone nella tua condizione a risolvere il tuo stesso problema. Il mio consiglio è questo: non usare i social per lamentarti del tuo mondo. Sei d’accorso? La vedi in modo diverso? Aspetto la tua opinione nei commenti.

12 COMMENTI

  1. Concordo su tutto e anche io, come te, non capirò mai quelli che passano le loro giornate a lamentarsi sul web del proprio lavoro.
    Nel mio settore questo fenomeno è ancor più diffuso: “l’azienda X ha mandato i prodotti a Tizia ma a me no”; “il blog Y non ha seguito eppure lo invitano a tutti gli eventi” e così via.
    Io, personalmente, preferisco cercare di capire perché non vengo invitata ad alcuni eventi e cercare, con un atteggiamento positivo, di arrivarci.
    Per quanto riguarda i clienti, poi, a mio avviso non c’è nulla di peggio di tirare la frecciatina anonima ma che però il diretto interessato potrebbe capire. Se hai un problema contatta direttamente il cliente. Punto.

    • Anche perché io, da potenziale cliente, penso: lo farà anche con me? Immagino che tutto questo sia un deterrente, ecco. Qualcosa da evitare per definire professionalità e fiducia: i problemi te li risolvi in privato.

  2. Concordo con quello che hai scritto, anche perché se passi tutto il tempo a lamentarti di clienti, colleghi e affini forse il problema sei te.

  3. Anche io concordo con ciò che hai scritto nel post ma applicherei questa questione anche su larga scala, rivolgendosi non solo ai professionisti del web ma anche alle persone che si lamentano sempre sui social anche delle loro questioni personali.

  4. Mi tornano in mente gli anni in cui lavoravo a un call center inbound di una grande società di telefonia. Il compito era rispondere ai clienti e supportarli per la soluzione del problema.
    Avevo un collega che si lagnava quotidianamente che i clienti chiamavano solo per lamentarsi. :-O
    Per fortuna al tempo i social erano poco diffusi. 🙂

  5. Concordo con tutto che hai scritto Riccardo. Infatti i problemi te li devi risolvere in privato senza buttare addosso ai tuoi contatti. E sicuramente non si risolvono semplicemente sfogandosi pubblicamente, aspettando qualche commento che ti dia ragione senza conoscere la situazione. Forse funziona se vuoi continuare a buttare lo sporco sotto il tappeto…:-)

  6. Proprio qualche giorno fa riflettevo su questi aspetti: mi è capitato più volte di trovare, soprattutto all’interno di gruppi Fb dedicati al social media marketing, lamentele in merito agli atteggiamenti dei propri clienti. A volte queste sono così circostanziate che per il cliente stesso è facile riconoscersi.
    La cosa che più mi stupisce e che i contenuti di alcuni di questi gruppi sono pubblici per cui chi va lì a lamentarsi finisce per cadere in uno degli errori più ingenui e tipici che troviamo sui social: confidarsi con il mondo in merito a questioni che dovrebbero rimanere riservate.
    Il rapporto di lavoro si basa infatti sulla fiducia e richiede riservatezza. So che a volte si sente il bisogno di un confronto e magari di uno sfogo, ma se ci occupiamo di comunicazione sul web non possiamo cadere in certe dinamiche.
    Ottima la tua idea di rivolgere in positivo il problema, mostrando che tu sei quello che i problemi li risolve… 😉

  7. grazie per questo articolo Riccardo. Volendo si può condividere una difficoltà o preoccupazione, ponendola magari in ottica di confronto e stimolo reciproco. Ma la lamentela no, soprattutto se sterile. C’è bisogno di positività e gioia sui social 🙂

  8. Sai cosa? Io sono d’accordo. Però devo dire che anche il voler trasmettere positività a tutti i costi e in modo forzato non sia a mio avviso una strada percorribile.
    Lo vedo fare tutti i giorni da persone che conosco.
    Li leggo carichi, felici, pieni di una gioia senza freni anche solo per un incontro preliminare.
    Dopo un po’ mi mettono un’ansia terrificante!
    Oltre a ciò, dopo un po’ questi atteggiamenti mi puzzano anche un po’ di forzatura e di finzione…

    • Sai cosa? Hai aperto uno scenario interessante. Io la vedo così: niente paranoie, niente palle al piede. Ma neanche falsità e finto buonismo. Solo cose utili per il lettore, quindi anche gli estremi dall’altro alto sono da evitare. Secondo me.

  9. Nulla di più facile che lamentarsi per farsi compatire. Chi diceva poi “mal comune mezzo gaudio”? Si cerca di condividere le esperienze negative per ricevere un minimo di conforto.
    Eppure non posso essere più d’accordo con le tue riflessioni! Riscontro nel blogging, in generale, una positività ben superiore alla media che, al di là dei motivi per i quali non ci si dovrebbe lamentare che esprimi nel post, è sicuramente qualcosa che fa bene a tutti.

RISPONDI AL COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here