Volevo pubblicare un articolo dedicato ai pericoli dei contenuti programmati durante le vacanze, ma lo farò domani. Lo farò domani perché ieri ho ricevuto l’ennesima email firmata da una persona che sta per mollare.

Esatto. Sta per mollare i suoi sogni. Judith (nome di fantasia, omaggio ai A Perfect Circle) non può sopportare ancora per molto il precariato che affligge la condizione di chi lavora con la scrittura.

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Che sia sul web o su carta fa poca differenza. Anzi, chi lavora offline ha maggiori difficoltà perché (tendenzialmente) ignora gli strumenti che possono sviluppare il personal brand. E questo è un male.

La verità è semplice, evidente, lampante. Judith è entrata nel vortice: lavora per la visibilità. Grande errore. Cioè, mi spiego: impiegare una parte del proprio tempo per farsi pubblicità è cosa buona e giusta.

Anche io lavoro per la visibilità, ma scelgo bene le collaborazioni. Chi mi aiuta a raggiungere i futuri clienti è partner della mia avventura freelance. Chi, invece, mi propone piccoli compensi in cambio di grande esperienza (sulla carta), di visibilità e di future collaborazioni si guadagna un ottimo “no grazie”.

Ecco, a Judith hanno detto questo

Hanno promesso guadagni se le cose andranno bene, se il gruppo farà un buon lavoro. Ma ti rendi conto di quanto sia facile da aggirare questo accordo? Chi fa parte di questo gruppo? Qual è l’obiettivo?

Judith ha accettato questa offerta perché pensa di dover fare esperienza. Ma questa esperienza va avanti da anni. E  l’obiettivo di fa sempre più lontano, l’idea di guadagnare con la scrittura rimane un sogno.

Purtroppo è un circolo vizioso

Ogni esperienza potrebbe essere quella giusta. Ogni tirocinio potrebbe essere quello del lavoro. Ogni collaborazione potrebbe farti conoscere la persona della svolta. Quel professionista che all’improvviso vede grandi potenzialità nella persona che sta lavorando sodo nella scrivania di fronte.

E invece niente. C’è solo il lavoro gratuito. Ma io dico basta a questa storia. Lo so che ti può sembrare assurdo ma anche tu devi dire basta. Judith, dico a te e a tutte le persone che si trovano nella tua situazione: basta.

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Devi smetterla di togliere tempo e risorse alla tua professionalità per scrivere al servizio di persone che non possono aiutarti.  Dobbiamo crederci, ti dicono. Ma chi crede in te?

Dividi la giornata in due parti: la prima deve essere dedicata al lavoro, quello che può o potrebbe fruttare un guadagno, l’altra metà invece rivolgila al tuo brand. Magari al blogging, al lavoro sui social. Trasforma il tuo nome in un sinonimo di garanzia.

Come?

Ho racchiuso i principi base in questo articolo per Giorgiotave, ma la sintesi è semplice: devi diventare esperto/a del settore. E lo devi fare con la tua personalità, senza mollare la presa alla prima difficoltà.

Il trucco sta in questo passaggio: guadagnare indirettamente. Ovvero per farti conoscere come persona adatta per un determinato lavoro. C’è gente che regala libri per raggiungere questo obiettivo. C’è anche gente che li vende in libreria (a proposito… tutti ponti?).

Il punto, mi rivolgo sempre a Judith, non è perdere 1 ora per scrivere un articolo che non verrà pagato. Io posso perdere anche 1 settimana per preparare un intervento. Ma quanto frutterà questo investimento?

Devi solo rispondere a questa domanda, Judith. Solo a questa domanda. Puoi fare tutta la pratica di questo mondo per i primi sei mesi. Per un anno. Poi devi imparare a dire di basta. Semplicemente basta.

E devi iniziare a puntare sul tuo nome. Chiedimi come nei commenti. Risponderò con piacere.

Riccardo Esposito
Sono un web writer freelance. Mi occupo di scrittura online dal 2009, mi sono specializzato nella stesura di piani editoriali per blog aziendali. Ho scritto 3 libri dedicati al mondo del blogging e della scrittura online.

16 COMMENTI

  1. E’ verissimo, purtroppo chi lavora come freelance si trova spesso a fronteggiare questo incubo. Chi lavora nel campo della cultura ha poi lo spettro della fase progettuale, mai retribuita (in merito segnalo la bella riflessione di Claudio Giunta http://www.claudiogiunta.it/2012/03/le-idee-si-pagano/). E’ vero bisogna dire no… Ma va insegnato il come. Io tante volte rimango spiazzata (nonostante tutto!) dall’ennesima richiesta del “mi mandi un progettino”…

  2. Piacevole lettura in treno, per iniziare bene la giornata. Grazie Riccardo!

    Grazie perché dai voce al pensiero di molte persone che come Judith vivono ogni giorno in questo modo, sperando che un domani possa avverarsi quella famosa frase “…finalizzato ad assunzione” oppure “possibilità di inserimento” e via dicendo.

    Credo che molte persone debbano un po’ fare i conti (come hai detto tu) con chi hanno di fronte. Nel senso, se lavori per farti pubblicità, cerca di scegliere bene il blog (o per chi scrivi/lavori), in modo che posso offrirti qualcosa sia in termini di visibilità, ma anche come esperienza a livello umano e lavorativo.

    Non tutti purtroppo capiscono questo, e poi la situazione è ancora più complicata dal momento che siamo in Italia.

    Ribadisco, post interessantissimo.
    Grazie Riccardo 😉

    • Ciao Marko,

      Ci sono tanti progetti validi che ti permettono di scrivere e di fare pubblicità al tuo nome. Ne cito tre:

      http://parliamodigitale.it/
      http://www.yourinspirationweb.com/
      http://www.4writing.it/

      E poi c’è Webhouse, il progetto al quale sono legato. Ho trovato diversi clienti attraverso questo canale. Questo è solo un modo per dire che il lavoro gratuito è il male assoluto quando viene svolto senza criterio. Ma quando viene organizzato bene può essere davvero utile.

      • Esatto! Molti di questi li conoscevo già. Sono tutti fantastici progetti degni d’interesse.

        Ne seguo 2 di 3 che hai menzionato e devo dire che ci sono moltissimi contenuti di qualità che condivo spesso.

        Ora che ne conosco un terzo non esiterò a darci un’occhiata.

        Grazie ancora 😉

  3. Caro Riccardo, com’è vero! La situazione di chi come me è mamma, figurati, è molto molto peggio. Perché alla necessità di essere pagati si somma a quella del non avere nessun tipo di garanzia. Ho scritto un post sul diritto alla maternità di una freelance ed è per questo che una cara amica online questa mattina mi ha segnalato il tuo articolo. Dico a Judith di non mollare, dico a tante altre donne di prendere coscienza delle proprie capacità, siamo sempre alle prese con la paura di non essere abbastanza brave, di non saperne abbastanza, ma non cadiamo nell’errore di farci mettere i piedi in testa. Nessuno ha il diritto di sfruttarci, ma dobbiamo essere noi le prime a crederci.

  4. Sposo in pieno la tua visione, a maggior ragione uno delle tua esperienza non può accettare prese in giro.
    Ma anche io, che sono ancora in costruzione (soprattutto a livello di visibilità), non lavoro più per la fama, collaborazioni virtuose a parte (vedi 4writing e Ninja Marketing).
    Ciao!

  5. Ciao Riccardo,
    come sempre su questo tema il tuo ragionamento non fa una piega. Sono reduce da una “discussione” con uno studio legale. Cercavano un ghostwriter, a p.Iva, a tempo pieno.
    Già qui i presupposti per lasciar perdere erano belli evidenti, ma mi son detto: tentiamola e vediamo che hanno da offrirmi.
    Così ho fatto ed ecco la loro proposta: 500€ più un tot ad articolo (che ancora non so a quanto ammonti) per pubblicare un articolo al giorno, creargli un blog, gestirgli i social.
    Ho detto chiaramente che per quella cifra non se ne parla ed ho rilanciato con la mia proposta, spiegandogli che, anche se mi piace scrivere, è comunque il mio lavoro e con questo ci devo campare.
    La loro risposta? ..”Tanto qualcuno che scrive e che accetterà, lo troviamo comunque”.
    Non importa come scriva, quale sia la sua professionalità, la sua esperienza, quanto ne sappia del mondo del Web. Scrive. E a poco prezzo.

    Fortuna che sono molto zen.

    • Tanto qualcuno che scrive e che accetterà lo troviamo comunque.

      Questa è la soluzione. Però poi quando i risultati non arrivano… sai quanta gente ho incontrato sulla mia strada che ti chiamano solo per avere conferma del fatto che poi, in fin dei conti, il web non serve a niente? Molti ti chiamano non per avere aiuto ma per fallire ed accontentare la propria idea. E cioè che il web è un mare di fuffa. Ma solo perché va oltre il pensiero mediocre.

  6. è tutto molto difficile, davvero; non nascondo che da alcune settimane mi sento parecchio scoraggiata. Ad ogni modo, grazie per il post che comunque mi conferma che faccio bene a lasciar perdere i fantomatici progetti alla “ci devi credere!”

  7. Ciao Riccardo,
    Ti ringrazio per aver citato ParliAMO Digitale tra i progetti degni di interesse 🙂

  8. Ciao Riccardo,
    il problema è che le aziende credono ”e che ci vuole a scrivere un articolo, mio cugggggino me lo fa aggratis”. Non sanno cosa vi è dietro la stesura di un articolo di 400-500 parole (per prendere in considerazione quelli più corti): studio della tematica, ricerca, ricerca keywords per l’ottimizzazione sui motori di ricerca.

    Ora, fino a quando scrivere per la visibilità mi porta vantaggi (che possono essere di qualsiasi tipo, per esempio nuovi clienti, l’ampliamento del mio network o la partecipazione gratuita ad eventi) è un conto, ma di visibilità non si campa. Se devo lavorare per l’ultima azienda ”per visibilità” preferisco dormire.

    PS: grazie per aver citato 4writing 🙂

    Michele

    • No Michele, il problema (non solo per la scrittura) è che qualcuno si ostina a lavorare gratis per la visibilità o a prezzi stracciatissimi e con la corsa al ribasso. Se lo fa il “cugggggggino”, si risponde “va bene, fallo fare a chi vuoi, io sono qui e questo X è il mio prezzo, punto”.

      • Ciao Andrea,
        ma fino a quando un progetto di un certo livello mi può portare molti benefici per un mio piccolo contributo, il lavoro per visibilità sta bene.

        Ma non che ogni pincopallo che apre un’azienda paga ”in visibilità”.

  9. E vorrei aggiungere una cosa: pensate alle conseguenze pratiche. Un progetto “per visibilità” porta via tempo nel quale potresti trovare progetti migliori. Se avete anche solo il minimo dubbio sulla concretezza/genuinità dell’esperienza “per visibilità” che propongono dite di no, spenderete meglio il vostro tempo cercando clienti migliori!

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